17 Ago Simona Cleopazzo, Movimenti Terra
Simona Cleopazzo, Movimenti Terra, Collettiva Edizioni,pag 108, 15 eu
Bisogna riconoscere al poema in versi Movimenti Terra di Simona Cleopazzo il merito di una scrittura in stato di grazia. Suddivisa in tre tempi (dal ’72 al ’99), tre gironi danteschi, l’esperienza autobiografica della poeta sfiora la verità senza svenderla, consegnandoci un’opera letteraria importante, priva del privilegio dell’essere. «Io/l’inconveniente di essere nata/con un corpo nuovo di zecca». La poeta si percepisce come Miss Nessuno, nel suo racconto non c’è autocompiaciento od orgoglio represso. Il richiamo alla lotta politica e anticapitalista del mondo operaio prima e della controcultura universitaria di Bologna poi, incanta. Un racconto malinconico, mai compassionevole, sulla resistenza umana. Un diario minimo e irriverente che si costruisce nella diacronicità tra lingua e vita, come accade oggi anche nei versi di poete come Carnaroli e Racca. Cleopazzo lega lo sguardo individuale a una voce collettiva. Un coro di donne denudate dai ruoli che cambiano il punto di vista del racconto: figlia, studentessa, madre (Ho solo latte e quello le do), scrittrice (approfitto degli spezzoni di tempo/tra un articolo e l’altro/dei trentacinque secondi del semaforo pedonale) In un’epoca in cui l’ego è diventato un onnipresente spauracchio, Cleopazzo ci rinuncia e sceglie un nobile (e commovente) “noi”. Non sappiamo niente del futuro, ma possiamo saperne qualcosa cavalcando la Storia come una febbre che non passa mai del tutto.

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