17 Ago Marina Pierri, Gotico salentino
Marina Pierri, Gotico salentino, Einaudi, 240 pag, 17,50 eu
Non c’erano dubbi che Marina Pierri ci avrebbe donato una personaggia indimenticabile. Filomena Quarta, ex giornalista 40enne, stufa di essere un numero, da Milano rientra nell’immaginaria Palude del Salento, dove è nata e cresciuta e dove, da poco, ha perso il padre. È fragile ed è selvaggia. È una di noi. Sa ciò che vuole. Dice ciò che pensa. Detesta la compassione. Coltiva il lato perturbante del femminile, trovando nel mistero un dono più che un’anomalia. «Mi sono appassionata alla letteratura gotica perché la morte mi chiamava, ma pure tappandomi le orecchie non riuscivo a fuggire il richiamo.» Il mistero è la chiave per entrare in Gotico salentino, primo romanzo della studiosa barese, d’origine salentina, nota per i saggi illuminanti sui nuovi archetipi femminili. Filomena in effetti è una strega contemporanea. Ha la leggerezza mischiata al fervore saggio dentro un’anima che, nell’ombra delle relazioni, si sente a suo agio. Sin da bambina, quando le appare per la prima volta, non ha mai avuto paura de “la malumbra”, lo spettro di una monaca piena d’odio che infesta la Dimora Quarta – in Salento – che Filomena ha ereditato e vorrebbe trasformare in un B&b. «È una piaga smarrire le proprie origini, ed è per questo che mi sono imposta di restare nonostante il rapporto ambivalente con l’Unheimlich che caratterizza i miei luoghi d’infanzia.» Il romanzo è un intenso epistolario rivolto alla sua analista, a Milano, alla quale confessa che la sua vocazione non è affaristica. «Non sono più la bambina che vede i morti; sono la donna che vede i morti. Evocherò un altro scrittore, o un’altra scrittrice che mi aiuterà a sistemare il romanzo.» Parole che si avverano quando nella dimora “arrivano” Mary Shelley e Shirley Jackson, le scrittrici adorate che l’aiutano, con spirito ironico di sorelle, a risolvere i guai e a scrivere il primo romanzo. Pierri intreccia le atmosfere noir con l’intimità delle strutture sentimentali. Come un carillon, messo da parte e poi ritrovato, Gotico salentino celebra i nostri fantasmi. Non potremmo scrivere, e forse vivere, senza.

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