17 Ago Luca Romano, Derrida e l’immagine
Luca Romano, Derrida e l’immagine, Mimesis, pag 194, 20 eu
Per il filosofo franco-algerino Jacques Derrida (1930-2004) tutto è una citazione. Storia e immagine sono il risultato di una ricombinazione del linguaggio. I suoi studi rappresentano la base delle teorie poststrutturaliste, secondo cui la filosofia è ricca di filiazioni, a cominciare dalla metafisica e dall’arte. Allievo di Foucalt, Derrida 50 anni fa poteva sembrare astratto. Oggi il suo pensiero ci guida nella comprensione dei sistemi simbolici che ricostruiscono la percezione della realtà, differenziando l‘idea dalla sua interpretazione. Per questo il saggio di Luca Romano, dedicato al filosofo “politeista”, si rivela di grande pertinenza. Con devoto rispetto, Derrida e l’immagine inquadra l’opera del filosofo tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80, quando i suoi studi subiscono una presa di coscienza nel rapporto tra immagine dell’opera e traccia che Romano espone nella sua brillante teoria del loop. «L’opera è ogni volta nuova, è ogni volta disponibile ad aprirsi ad altri loop (…) a nuovi contesti all’interno dei quali viene esposta.»

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