A brulichio, Pasquale Vitagliano
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A brulichio, Pasquale Vitagliano

A brulichio, Pasquale Vitagliano, Oligo Editore, pag 68, 13 eu

Il legame tra l’arte di scrivere e l’arte di camminare è leggendario. Entrambe si basano su sé stesse e sulla volontà, tutta umana, di curiosare nel mondo. A questo proposito il saggio Camminare di Henry David Thoreau,concepito per una conferenza nel 1851, è ancora oggi un viatico indispensabile per chi attraverso il cammino personale di un autore cerca una connessione con il mondo. Raccontare i luoghi con il proprio passo sostiene un’idea di letteratura genuina ma mai ingenua. Che ci convince. Dietro ogni cammino, e luogo, si riversa un’ispirazione narrativa come soglia di relazione tra passato e presente. E in controluce non può che esserci un ideale di futuro. A brulichio, l’ultimo accurato lavoro di Pasquale Vitagliano, è tutto questo. Un ponte di parole, di luoghi e di passi che unisce i pensieri nel tempo e nello spazio all’interno di una Puglia che si fa universo. È un saggio, un poema, una guida poetica, un viatico che accarezza l’unione tra scrittura e cammino. Tra spirito e materia. Pasquale Vitagliano sceglie bene il termine “brulichio” per titolore il suo scritto. Con il termine “brulichio” si indica il movimento in apparenza agitato, scosso, di una moltitudine di esseri. Il brulichio di Vitagliano unisce ai luoghi due concetti di mondo come spazi di appartenenza. Il viaggio narrato è un limen sentimentale, un confine di chi vive la propria terra come varco da lasciarsi alle spalle e come approdo da inseguire. Difficilmente come meta definita o come oasi di pace. «Più che raccontare una regione, questo poema di Vitagliano è una riflessione intorno a un luogo amato e descritto mescolando le proprie alle visioni altrui.» Nella sua ineccepibile prefazione Raffaele Nigro mostra quanto il volume di Vitagliano sia importante non perché offre una bozzettistica pugliese di cui non abbiamo bisogno e nemmeno per inculcarci un’idea primigenia del territorio. In A brulichio l’autore scava nelle bellezze e nelle ferite della regione, trasferendo in entrambi i casi la sua fascinazione per un territorio che non sarebbe tale senza la maestosità di Castel del Monte e delle basiliche romaniche come senza l’Ilva, il delirante fallimento del miracolo italiano a Taranto. Un’attenzione particolare l’autore riserva ai piccoli borghi pugliesi, spesso accompagnati da un’immagine al carboncino dello stesso Vitagliano. Ci sono i piccoli borghi del Salento più interno, come Soleto; quelli più nascosti dal turismo e meno noti come Sovereto, frazione di Terlizzi, considerato un territorio del cuore. «Proseguendo a spirale finisco tra i lecci. Tra i lecci oppure tra le spine. Secondo una prima ipotesi il nome di Terlizzi deriva da Trelicium, tra i lecci, con riferimento a questi alberi di cui la zona era ricca.» Una lettura consigliata a chi vive i nostri luoghi come frattali, segue con incanto storie antiche e nuove e si fida di un narratore, un po’ poetico viandante e un po’ esploratore esperto, abile nell’unire la Storia all’atmosfera naturalistica pugliese.

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