“Vado, mi vendo e torno” di Osvaldo Risiglione – #Dopolavoro letterario n. 7
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“Vado, mi vendo e torno” di Osvaldo Risiglione – #Dopolavoro letterario n. 7

Giovanissimo, maledetto senza fingere, estremista. Le sue parole sono immagini, visioni che sono pietre (dentro, nelle tasche). Osvaldo Risiglione ha una potenza narrativa che non può  e non deve passare inosservata, anzi non letta. Questa raccolta di poesie merita una lettura, e la pubblicazione.

(Foto di Henri Cartier-Bresson)

 

 

LA NAVE CHE AFFONDA

Vorrei essere uno di quegli insetti, che Proust descrive
Nella ricerca.
Che immobilizzano le prede, lasciandole accanto ai figli
Cosi avranno caccia facile, e cibo fresco. Ancora vivo.
Vorrei essere l’unico ramo secco, che sfonda la roccia dello strapiombo
dopo di me
il vuoto, poi
l’oceano. Forse.
Vorrei essere la maestria,
Quella con cui il bugiardo mente,
Senza mai essere scoperto, ma suscitando dubbi.
E’ splendido suscitare dubbi.
Vorrei essere i piedi del tavolo, guardarti
Tra le gambe, in estate,
quando la mattina indossi una misera e piccola gonna.
Vorrei essere la mattonella rialzata, sul tuo cammino
Farti perderti l’equilibrio, vorrei essere poi quella terra
Sporca
Che accoglierà il tuo equilibrio perso.
Vorrei essere l’odore di pasta al sugo, per ricordare ai passanti
la bellezza delle proprie cucine, con i fuochi accessi
L’acqua a bollire.
Vorrei essere qualcosa da dire, quando impantanato
Nelle incomprensioni del quotidiano
Rimango muto. Dio, quanto mi fa schifo.
Vorrei essere il rumore dei bar, aperti fino a notte fonda
In pieno centro. Disturbare…
Vorrei essere quel niente, che tu intendi quando
Stanco
Ti chiedo: “Che hai?”
Vorrei essere i tuoi occhi, per vedermi, più
Di quanto sono.
Vorrei essere Moby Dick, a Milano
Per chiedermi, una volta per tutte: “Che diavolo ci faccio qui?”
Vorrei essere una persiana,
Di quelle che ti permettono di tenere la finestra aperta,
Senza essere vista, dai vicini, e vorrei, giuro
Essere i tuoi vicini, per provare a spiarti.
E poi, ancora, il caldo. Torrido.
Far sudare la gente, ricordargli
Anche quando riposano
Gli sprechi della fatica.
Vorrei essere le mani di un medico, chirurgo
Aprire le carni, e ogni tanto, sbagliare
per riaprire, e sistemare tutto. Tutto.
Vorrei essere. Ciò che non è mai accaduto,
Far riflettere, sui rischi corsi,
Per contare le perdite.
Vorrei essere la croce di Cristo, per tastarne il peso
La nave che affonda, il topo che fugge.
L’idea che affiora, e la paura; Quanta paura ti farei…
La pietra, dura e secolare,
Che impedisce la frana.
Vorrei essere quel che era di Cesare.
La saliva, inumidire, permetterti di urlare
I si. I no. I forse.
La sabbia che ti entra nel costume, ti graffia
La pelle.
Il permesso di tua madre,
Quando le chiedi di poter rientrare più tardi.
Il punto, dopo un lungo periodo, a volte
Anche la virgola.
L’interruttore che trovi nel buio di una stanza sconosciuta. Il suo Click.
La coliche dei neonati,
Per insegnargli il dolore. Subito.
Vorrei essere il mobile che assembli,
Intuire il tuo impegno
Vorrei essere tutto quello che ti sei persa, mentre dormivi.
E quando tutto questo lo sarò stato, solo allora
Cara
Vorrei essere ricordo, entrarti dentro
E non uscirne più.

 

 

DOVE SONO FINITO?

Io non attraverso la vita, come tutti.
La scalo.
Sono in cerca delle poche cose necessarie,
Non le ho mai trovate, per questo distruggo.
Che è meglio.
La notte, mentre aspetto il sonno
Accendo la luce
Spero di poter mettere a fuoco,
invece che dare fuoco, e sprecare acqua.
Ma non posseggo più quella scintilla,
La pietra focaia verbale
E’ ormai consumata.
Attendo, sempre con ansia, i ritorni
Mi mancano le cose lontane, che poi vicine
Temo rimangano. E allora le spingo. Le soffio.
Via.
Ho messo radici a metà salita
Il mondo è bello anche da qui. Potrei, dovrei accontentarmi.
Io che posso.
Ma nonostante le inutilità mi riescano sempre decenti,
Nonostante le opzioni della stabilità
Nonostante te, e tutto
Il peggio e il meglio,
Il passato e il futuro, che è sempre passato nel momento sbagliato…
Mi supplico di scalare.
Mi supplico.
E tanto noioso, quanto triste.
Potessi farlo tu, per me.
Quando spengo la luce, è perché si è fatta chiassosa
La notte.
Ho pensato troppo, come sempre
E alla fine mi sono perso
Ogni passo, adesso, è pericoloso
Fino a prova contraria
Non saprò mai se scendo, o salgo.
Che è meglio.
Per questo non ti chiedo mai, dove sono finito?

STORIA

Il mio letto sembra il Vietnam, la mia stanza

Hiroshima.

La tavola Waterloo.

La cucina il Kosovo.

Entri in bagno, e ti pare Verdun.

Avrai ragione, amore mio

quando dici

che ti sembro perennemente in guerra, ma

senza nemici.

 

FISICA

Vuoi ballare? Mi chiedi

Io non so, ballare

Penso
fissando i tuoi fianchi,

splendidi e stretti

che i miei occhi ci passano spalle a muro,

come sul ciglio di una voragine.

Potrei mentirle,

e poi, pestandole i piedi, quei fantastici piedi

dirle
“E’ per non farti volare via. Ti salgo addosso.”

Cristo quanto sarei ridicolo.

O inventare una pubalgia, spesso

Funziona.

O semplicemente potrei afferrarla

Come fosse la sbarra della metro, quella a cui ti reggi

Mentre immobile viaggi, in mezzo agli scippatori

(La metropolitana è un’ottima similitudine

Dell’amore.)

Potrei afferrarla, dicevo

E iniziare a ruotare, sai, insieme

I passi non li sbagliamo, li creiamo

Un moto circolare uniforme

A vederlo, Galileo bestemmierebbe tutti i santi in ordine cronologico,

poi alfabetico (in fondo lui è un genio),

tanto è elegante, il nostro cerchiare.

E intanto che penso al nostro danzare,

tu

mi scuoti

sorridi

“Segui me”, dici.

E io penso, che se tu fossi una pietra

Lanciata nel lago, in Novembre

Per creare i cerchi

Mi tufferei, anche vestito

Ti seguirei

Impedendoti, afferrandoti

Di andare a fondo.

 

IO

Sii felice,
adesso che puoi.
Corri.
Stringi.
Ama come hai sempre fatto,
ridi come sempre hai fatto,
corrugando le labbra,
i tuoi zigomi, che tanto ricordano i miei.
Per questo grazie.
Tu punto focale, primo passo
ciò che oggi sono.
Sii felice,
ed io, arretrando, sotto attacco, ancora in lotta non dimenticherò di respirare.
Mai.

 

2.

Ho venduto l’auto-
ora
posso sentirmi lontano.

 

#dopolavoroletterario è la rubrica riservata a chi ha seguito un percorso di scrittura oppure uno dei miei corsi. Per partecipare basta inviarmi un testo, magari frutto del lavoro svolto insieme. Per conoscere le novità in arrivo scrivimi o iscriviti alla mia newsletter).

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