Recensione | Daniele Scalese, Anna sta coi morti, Pidgin 2023
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Recensione | Daniele Scalese, Anna sta coi morti, Pidgin 2023

Pidgin 2023, pag 164, 17 eu

“Anna sta coi morti” di Daniele Scalese, autore tarantino di nascita e milanese di adozione, ha il passo di una ballata intramontabile. Potrebbe essere un’estensione emotiva e laterale di Ho visto Nina volare di Fabrizio De Andrè: «Luce luce lontana/Che si accende e si spegne/Quale sarà la mano/Che illumina le stelle.» Ne condivide la condizione narrativa di poesia e disperazione, dentro una prosa schietta, concisa, che va dritta al punto senza diventare cruda, senza liquefarsi nella retorica del dolore.  Anna ed Enzo stanno insieme da tempo, aspettano il primo figlio quando Anna scopre di avere una leucemia fulminante. Che fare con la gravidanza? Come suggerisce il titolo, non è una novità per Anna la convivenza con la morte. Di mestiere fa il tecnico dell’obitorio, mentre Enzo, voce narrante della storia in cui si alternano frammenti di lei in prima persona, nella vita non fa niente. Aspetta, è più inanimato dei cadaveri con cui lavora Anna. «Volevo che la vita restasse per come era. Come se non esistesse la malattia.» Vorrebbero stoppare tutto, andare avanti e indietro, cancellare e riscrivere le giornate, perfino i baci. Invece il dolore impera e divide e affronteranno diversamente la sciagura. Lei parteciperà a un talk televisivo, per corroborare il malumore dentro la finzione dello schermo. Enzo prendendo il suo posto in obitorio, scoprirà verità inattese. Una specie di crudeltà involontaria riverbera tra le pagine, si procede per sbalzi temporali, ogni capitolo una piccola risacca di resistenza. Scalese scrive una storia grottesca nella versione più spinta: l’ipocrita cancellazione della autenticità umana. Il romanzo scorre rapido, la prosa è immediata, nervosa senza smarginature nevrotiche. Riproduce bene il contesto in cui la storia si muove: un weird di provincia che punta a sconsacrare il gioco della coppia unita a tutti i costi contro la precarietà del mondo. Forse il mostro si aggira nel salotto, davanti allo specchio, nei baci coi vivi: «Crediamo di voler essere amati ma noi vogliamo essere capiti. Perdonati e liberati.»

 

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