Recensione | Angela Giannitrapani, Nella casa accanto, Progedit
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Recensione | Angela Giannitrapani, Nella casa accanto, Progedit

Progedit 2023, 160 pag, 15 eu

Non è vero che la vita è di chi resta. La vita è anche di chi se ne va. Senza la perdita e senza l’assenza Dorotea, Silvia e Francesca non si capirebbero più. Sono le tre protagoniste dell’ultimo romanzo di Angela Giannitrapani che disegna tre ritratti femminili provenienti, per gemmazione letteraria, dal melodramma delicato e matriarcale delle generazioni perdute di Isabel Allende. Un dramma al femminile raccontato con maggiore pudore della scrittrice cilena ma con simile ribaltamento dei sentimenti. Seppure la fine sia annunciata, la trama tiene perfettamente legati i fili della storia. Dorotea è una ragazzina quando gli americani liberano l’Italia. Sa che il passato non torna, come non tornerà Paolo. L’amore della sua vita, complice delle sue gioie più grandi: una casa in riva al mare, dove vivere senza l’inganno del tempo, e una figlia adorata. La vicenda comincia quando Dorotea si riavvicina, dimenticando i dissapori, a Silvia. Una donna «narcotizzata dalla stanchezza», risultato delle scelte cocciute prese contro i genitori. Madre e figlia si assomigliano. Soprattutto le accomuna la diversità dall’adolescente Francesca, figlia di Silvia e in preda a colpi di testa, anche letterali, attuati con frequenza maniacale. Tre profili di donne inadeguate verso i ruoli che il senso comune impone. Molto brava la scrittrice a tracciarne senza giudizi la crescita sentimentale. Tutto sembra cambiare con il cambiare dei tempi. Non è così. Le tre sono lo specchio riflesso reciproco. La storia principale coinvolge Dorotea, e il suo ultimo anno di vita. A questo si intreccia, con una lingua che si sdoppia, il racconto a due voci sulla maternità e sull’amore filiale narrate con la compostezza dei cuori semplici. Nella casa accanto è una messa in scena de lirismo degli oggetti perduti, delle fratture inconciliabili con i desideri profondi e delle mancanze con cui ogni vita fa i conti. Il tono accorato e la dinamica psicologica sono artifici ben intrecciati stilisticamente. Nella sua immediatezza il romanzo risulta un’investigazione introspettiva mai piena di sé. Una ricerca d’amore dentro le smarginature della letteratura.

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