La vita inedita di una scrittrice #36
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La vita inedita di una scrittrice #36

Nella mia cucina c’è un mandarino più grosso di una mela.

Sul marciapiede di casa mia ci sono più cacche di cane che persone.

Ci sono poesie senza rima che sono Poesia lo stesso. Anzi le preferisco in quest’epoca in cui un quadro è tale se non è una tela, un romanzo è sempre un interessante esperimento letterario e i film sono sedute psicanalitiche pubbliche (e si somigliano talmente che se molti registauttori andassero dallo stesso psicanalista assisteremmo a meno girotondi cerebrali e a più film).

Guardo Bari e mi sento come quando guardavo un’altalena, prima di salirci. Felice. Il cielo a filetti, filettato, mi fa impazzire; è dentro di me come un terribile gioiello incastonato sopra il mare,  sopra idee imperiose che non governano nulla: amori apolidi, amori a cottimo. Sguardi eternamente fuoricampo.

Credevo che il fatto di avere i capelli più lunghi significasse che fosse passato del tempo e che quando passa del tempo, qualcosa cambia.

Questo mese è pieno di pieghe, come l’attesa. Molte immagini, solo di film. Niente immagini personali.  Eppure questo tempo mi riserva alcune sorprese: le parole candide di un libro che non ho scritto, un incontro.

Non penso, nel caos, scelgo.

 

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