“Il vento non si arrende” di Elisa Bedoni #dopolavoroletterario n. 48
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“Il vento non si arrende” di Elisa Bedoni #dopolavoroletterario n. 48

Questa è la storia di una ricerca. È la ricerca che Daria intraprende insieme all’amica Sam per trovare Leo, l’uomo che entrambe amano e di cui hanno perso le tracce. La voce narrante di Daria racconta in presa diretta l’incontro con l’amica, da cui si era bruscamente separata anni prima, e la rinascita di un’amicizia perduta. La rinascita di quell’amicizia non può però prescindere dallo svelamento di alcune verità tenute nascoste che hanno causato la perdita di quel legame, per entrambe prezioso, e la scelta di strade di vita che le hanno portate a ritrovarsi sole e senza un chiaro obiettivo. Tengo molto a questo manoscritto. Come si tiene a una radice che si è piantata insieme e si è vista affrontare intemperie e giorni di sete e di ombra e poi vedere fiorire in una mattina di sole in cui era prevista pioggia. Tengo molto a questa storia, abbiamo imparato insieme a volare e voglio che più lettori possibili possano provare la stessa sensazione di libertà. Questo è l’incipit, la foto dell’autrice.

IL VENTO NON SI ARRENDE

L’uomo attraversa il presente con gli occhi bendati. Può al massimo immaginare e tentare di indovinare ciò che sta vivendo. Solo più tardi gli viene tolto il fazzoletto dagli occhi e lui, gettato uno sguardo al passato, si accorge di che cosa ha realmente vissuto e ne capisce il senso.

(M. Kundera, Amori ridicoli)

Si chiamano uccelli veleggiatori. Volteggiano nel cielo in spirali ascendenti, attraversando l’orizzonte in lunghe planate con le ali distese e ferme. Falchi, aquile, gabbiani. E molti altri. Hanno affinato tecniche diverse per le loro esigenze sfruttando le correnti ascensionali e il vento, grazie ai quali percorrono lunghe distanze e raggiungono altezze elevate senza sbattere le ali – o morirebbero di fatica – garantendosi la sopravvivenza nelle lunghe migrazioni o nelle estese perlustrazioni del loro ambiente alla ricerca di cibo. Hanno una meta – i caldi territori del sud dove passare l’inverno o le aree più fresche del pianeta dove riprodursi in primavera – o uno scopo da raggiungere – nutrirsi – e lo fanno con l’aiuto del vento. Un vento favorevole può sospingerli e farli andare più lontano.

Popolano i cieli di tutto il mondo, compiendo imprese da lasciare a bocca aperta. Il biancone, un rapace, raggiunge i nostri territori dall’Africa passando dallo stretto di Gibilterra. Può percorrere fino a cento chilometri in un giorno durante la migrazione. Il falco della regina in autunno parte dai luoghi dove nidifica – in Grecia, Croazia e nord Africa, ma anche in Sardegna e in Sicilia – per arrivare fino in Madagascar. Attraversa l’Africa in un viaggio di diecimila chilometri. Gli stormi di damigelle di Numidia, una specie di gru, per svernare sorvolano la catena dell’Himalaya, con le cime più alte del mondo. I condor delle Ande veleggiano nonostante la grande massa corporea: arrivano a pesare fino a quindici chili, ma vivono in zone battute dal vento, che li aiuta a volare. Gli albatri passano l’ottanta per cento della loro vita veleggiando sulla superficie del mare: sfruttando l’energia del vento possono percorrere centinaia di chilometri senza sbattere le ali.

Ignoravo le particolarità del volo di questi uccelli finché non ne ho conosciuto uno. Leo è un falco: è amico del vento ed è capace di allargare le ali e farsi portare in alto. E non solo col deltaplano. Prima di ritrovarlo non sapevo che si può volare senza staccare i piedi da terra. Leo voleva che ci provassi a volare. La chiamava l’esperienza di massima libertà. E ora che mi sento precipitare nel vuoto vorrei che fosse qui, a spiegarmi come entrare in una corrente ascensionale e farmi spingere dal vento giusto.

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