“Il peso delle ragazze” di Vanessa Marzano – DopoLavoroLetterario n.38
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“Il peso delle ragazze” di Vanessa Marzano – DopoLavoroLetterario n.38

“Il peso delle ragazze” non esisteva prima che io e la sua autrice, Vanessa Marzano, ci incontrassimo. Poi ci siamo incontrate, dette cose per distruggerne certe e arrivarne ad altre. Io lo vedo come un bozzolo, questo manoscritto, che può diventare non una ma due tre quattro vite.  Una specie di armatura che si trasformerà in una intensa esperienza di vita, seppure sulla carta. Il capitolo che state per leggere fa parte del secondo atto della storia, un punto di svolta che segna il destino delle due ragazze protagoniste dentro una città incantevole.  E da questo momento in poi, cominciare a rispondere alla cruciale domanda: Si può continuare ad amare una persona senza vederla per anni, senza sapere più nulla di lei?

(L’ìmmagine è “L’occhio del tempo surrealista”, Salvator Dalì, 1971)

PRIDE

Torino, sabato 17 giugno 2017

Con eccitazione Francesca si stava ammirando la sua spilla a forma di cuore color arcobaleno, che si era appena infilata sulla parte sinistra del suo petto, sopra la maglietta bianca con la scritta GAY PRIDE 2017, anche questa impressa con i colori dell’arcobaleno che il movimento di liberazione sessuale usa come simbolo di amore e rispetto delle diversità. Da sopra la sedia della sua scrivania prese la bandiera e come il giorno prima, se la annodò al collo e uscì.

Torino dava il benvenuto a tutte le famiglie arcobaleno: un’associazione di genitori omosessuali con i loro bambini felici e giocosi; al popoloso movimento di liberazione omosessuale LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali); a tutti i partecipanti (giovani e meno giovani) fieri nel manifestare apertamente con la voce e con gli slogan scritti su dei cartelli la loro libertà sessuale. Giornalisti con i cameramen al seguito erano pronti a immortalare la parata, per poi trasmettere le immagini alla rete regionale e a quelle nazionali; dove ci sarebbero sicuramente stati alcuni telespettatori che davanti a immagini di pace e amore avrebbero storto il naso, la bocca, gli arti e l’intestino per lo sgomento.

All’incirca ottanta mila persone stavano marciando orgogliosi per le vie e nelle Piazze di Torino, e in una di queste, nella Piazza San Carlo tutti rispettarono il silenzio in onore di Erika Poletti, vittima pochi giorni prima degli incidenti avvenuti in occasione di una partita di calcio. Brividi lungo la schiena si fecero sentire, accapponando la pelle a Francesca e alla folla che silenziosa con la banda musicale anch’essa muta attraversò la Piazza, commuovendosi per quella disgrazia.

La festa ritornò colorata, rumorosa ed elettrizzata a marciare per la città. In uno slancio di euforia Francesca salì sul carro del Coordinamento Torino Pride, e sulle note dei Linea 77 con il cuore che pompava impazzito, con tutto il fiato che possedeva e allargando le braccia incitò la folla sotto di lei a intonare la frase: “ libero di essere”. A suon di rock- elettronico Francesca si liberò in un’esplosione di felicità, battendo il cinque a chiunque, sorridendo perfino ai fotografi e ai cameraman che la stavano riprendendo, i suoi arti inferiori e superiori non riuscivano a stare fermi: i piedi saltellavano a tempo di musica e le braccia si muovevano su e giù in una coreografia psichedelica che insieme alle Drag Queen ballerine, vivaci e frizzanti componevano un mix erotico e sensuale a ritmo di sogni, speranze ed emozioni. Lì, tra innumerevoli persone che lottavano contro il loro paese e i suoi pregiudizi, Francesca si sentì in famiglia. Libera dai suoi mostri interiori, felice di stare con il suo popolo così energico e amorevole. Fece un bel respiro, poi assetata si attaccò alle labbra una bottiglietta di acqua e la bevve tutta, ritornando poi nuovamente ricaricata a marciare per la sua città. Orgogliosa di lei, così aperta e umana e di se stessa, così orgogliosa e forte.

Francesca avrebbe voluto abbracciare e baciare tutti i presenti, gridando, come stava facendo, la propria libertà sessuale; desiderava essere amata, Francesca si sentì pervasa da un dolce profumo di vittoria: non era sola a dover combattere contro i pregiudizi del suo paese. In Piazza Statuto il Coordinamento Torino Pride fece il discorso conclusivo tra gli applausi scroscianti della Piazza affollata. Francesca nonostante fosse intenta ad ascoltare con ammirazione, non staccò gli occhi dalla figura longilinea che si era sistemata davanti a lei per fotografare l’evento.

Cosa faccio adesso?

Si slegò la bandiera, si accovacciò per terra e la tirò sulle scarpe di tela di quella ragazza, poi scattante si raddrizzò.

Scusa, è tua questa?” chiese Sara girandosi all’indietro, dopo aver raccolto la bandiera.

Sara… ciao!” esordì Francesca, poi allungando la mano prese la sua bandiera.

Non si era per nulla dimenticata della sera prima, Francesca non avrebbe trovato una scusa per andarsene. Sara era per lei una cura, un effetto placebo che solo guardandola si sentiva meglio, anche quando prendeva pesci in faccia.

Sara le stava per volgere le spalle e ritornare così a fotografare la manifestazione quando Francesca posò la sua mano destra sopra l’avambraccio scheletrico della sua ex compagna di scuola, e sporgendosi verso di lei le chiese timidamente: “Ma… se ti chiedessi di allontanarci da qua e andare a bere qualcosa insieme, tu cosa mi risponderesti?”.

Sara mise via la sua macchina fotografica, fece un ampio sorriso e accennò di sì con la testa alla proposta, presa dall’entusiasmo di quella giornata di festa nella sua città; che solo ora iniziava a guardare non più con occhi e sguardo ostile. Sara si rivolse a Francesca in modo amichevole, sentendo in lei, in quel momento un cambiamento più cordiale e confidenziale.

Si ritrovarono sedute comodamente in un piccolo dehor di un bar a pochi metri dalla Piazza.

Cosa prendi da bere… un caffè?” le domandò Francesca. Contemporaneamente a quella domanda, altre le si materializzarono nella mente: non sapeva i gusti di chi amava.

Tu cosa prendi?” ribatté Sara.

Vorrei sapere a te cosa piace” le rispose Francesca che presa dall’ansia si accese una sigaretta, “Fumi?” le chiese.

Non sapeva nemmeno se fumasse o no, non sapeva assolutamente nulla delle sue abitudini eppure Francesca si perdeva dentro il suo sguardo, si lasciava trasportare dal suo profumo e adorava il timbro della sua voce così sensuale all’ascolto. Francesca si sentì invadere da un godimento fisico che solamente Sara riusciva a trasmetterle.

Si può continuare ad amare una persona senza vederla per anni, senza sapere più nulla di lei?

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