cicchetti #2
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cicchetti #2


I due, stesi sull’erba, vestiti, si guardano in faccia

tra gli steli sottili: la donna gli morde i capelli

e poi morde nell’erba. Sorride scomposta, tra l’erba.

L’uomo afferra la mano sottile e la morde

e s’addossa col corpo. La donna gli rotola via.

Mezza l’erba del prato è così scompigliata.

La ragazza, seduta, s’aggiusta i capelli

e non guarda il compagno, occhi aperti, disteso.

 

Tutti e due, a un tavolino, si guardano in faccia

nella sera, e i passanti non cessano mai.

Ogni tanto un colore più gaio li distrae.

Ogni tanto lui pensa all’inutile giorno

di riposo, trascorso a inseguire costei,

che è felice di stargli vicina e guardarlo negli occhi.

Se le tocca col piede la gamba, sa bene

che si danno a vicenda uno sguardo sorpreso

e un sorriso, e la donna è felice. Altre donne che passano

non lo guardano in faccia, ma almeno si spogliano

con un uomo stanotte. O che forse ogni donna

ama solo chi perde il suo tempo per nulla.

 

Tutto il giorno si sono inseguiti e la donna è ancor rossa

alle guance, dal sole. Nel cuore ha per lui gratitudine.

Lei ricorda un baciozzo rabbioso scambiato in un bosco,

interrotto a un rumore di passi, e che ancora la brucia.

Stringe a sè il mazzo verde – raccolto sul sasso

di una grotta – di bel capevenere e volge al compagno

un’occhiata struggente. Lui fissa il groviglio

degli steli nericci tra il verde tremante

e ripensa alla voglia di un altro groviglio,

presentito nel grembo dell’abito chiaro,

che la donna gli ignora. Nemmeno la furia

non gli vale, perché la ragazza, che lo ama, riduce

ogni assalto in un bacio c gli prende le mani.

 

Ma stanotte, lasciatala, sa dove andrà:

tornerà a casa rotto di schiena e intontito,

ma assaporerà almeno nel corpo saziato

la dolcezza del sonno sul letto deserto.

Solamente, e quest’è la vendetta, s’immaginerà

che quel corpo di donna, che avrà come suo, sia,

senza pudori, in libidine, quello di lei.

 

Cesare Pavese, “Lavorare stanca”

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