Wislawa Szymborska, la mia Maestra caustica

Questa è la versione integrale del ritratto + lettera dedicati a Wislawa Szymborska, originariamente pubblicato in “Mimì” su “Il Quotidiano del Sud”, domenica  8 settembre)

RITRATTO

La sua vita è stata un paradosso. Il paradosso è una contraddizione rispetto al senso comune, è l'etica del dubbio. Consiste in un ragionamento logico e corretto ma solo se visto a dispetto di qualcosa e di qualcuno. La vita e l'opera di Wislawa Szymborska si possono immaginare così: a dispetto di. 

Non amava dire nulla, rilasciare interviste e tantomeno commentare i suoi versi. Ogni tanto si lanciava in (paradossali, appunto) pennellate agrodolci come, tra le più note: ''Io tendo all'aforisma e alla concisione e ormai credo sia un'inclinazione incurabile''. Tradotto: sono una poetessa a dispetto della poesia.

Wislawa Szymborska è considerata tra le poetesse più importanti del 21 secolo. Solo che a lei questa considerazione pesava come un paradosso. La si può immaginare sinceramente infastidita, più di una rockstar volutamente snob, sollevare le spalle mentre apprende nel 1996 di aver vinto il Nobel per la letteratura. Che paradosso, avrà pensato. Si racconta, peraltro, che abbia passato la maggior parte della cena di gala a Stoccolma fumando sui balconi e bacchettando i commensali ex-fumatori con l'espressione: "Perchè così adesso pensa di non morire?"

La sua giovinezza si svolge al di fuori della brama poetica. Si svolge in una Cracovia, in Polonia, assediata dalle persecuzioni naziste e antisemite (1941 – 1943) alle quali sfugge impiegandosi nelle ferrovie. In questo periodo scopre di avere un talento e pensa che questo sia il disegno. È in questi anni che, dopo il lavoro, comincia a realizzare illustrazioni. Quella di illustratrice, in particolare di libri per ragazzi, è una passione che poi si trasformerà in professione. Quando nel 1945 viene pubblicata la sua prima poesia, Wislawa ha 22 anni. La letteratura la chiama a sé. Alla fine degli anni 40 comincia a lavorare per alcune redazioni di riviste letterarie, occupazione che manterrà con diverse difficoltà. Anzi, si può dire che – paradossalmente – essere una letterata le è costato la carriera.

Quando, infatti, nel 1952 aderisce al Partito Operaio Unificato Polacco, dunque diventa ufficialmente un'intellettuale socialista, esce il suo primo volume di poesie, Per questo viviamo, che lei rinnegherà insieme con il secondo, Domande poste a me stessa. Entrambe le sillogi sono state occultate per sempre dalla stessa autrice. La vita intellettuale polacca è molto fertile, nonostante e forse anche proprio per le persecuzioni prima e il regime comunista poi. Wislawa diventa oltre che illustratrice, redattrice e, oggi si chiamerebbe così, editor: specializzata nella scoperta di autori esordienti. Quando però nel 1966, lascia il Partito, in cui non crede più, Wislawa perde lavoro e spazio e la sua voce, fino ad allora considerata di riferimento, nel suo Paese andrà lentamente svanendo. Intellettuale autentica, e dunque dalla verve caustica, commentò l'emarginazione intellettuale così: "È andata a finire bene. Ora non dovevo passare ore e ore in ufficio, non dovevo leggere chili di testi quasi tutti scadenti. Ora potevo scrivere quello che volevo ".

Dagli anni Settanta continua l'attività letteraria in clandestinità al seguito dell'Unione dei letterati polacchi e la sua ricerca poetica si distanzia dalla politica e dalle questioni civili: "Non ho sentimenti collettivi. Non mi vedo in alcun raggruppamento. Forse a causa della lezione che avevo ricevuto, non potevo più appartenere ad alcun gruppo. Posso solo simpatizzare. L’appartenenza per uno scrittore è solo un problema. Lo scrittore deve avere delle sue convinzioni e vivere in modo coerente."

Aderire al Partito per Wislawa, come per i suoi colleghi intellettuali, corrispondeva a realizzare un'utopia. Fino a quando questa non è diventata un paradosso. Come la storia ha mostrato. La morte, avvenuta nel 2002, la consacra poetessa globale. Al punto da avere, adesso – paradossalmente - lettori e scrittori che non la amano. E si compiacciono di comunicarlo al mondo. Lei saprebbe come metterli a posto, confermando che nel paradosso c'è più verità che nella normalità: "Devo molto a quelli che non amo. Il sollievo con cui accetto che siano più vicini a un altro. La gioia di non essere io il lupo dei loro agnelli. Mi sento in pace con loro e in libertà con loro, e questo l'amore non può darlo, né riesce a toglierlo." 

Cara Wislawa,

dubito di me stessa. Vorrei si potessero far sparire i dubbi come un refuso su word o un libricino fuori edizione. Eppure, non mi contraddico. Invece è proprio la coerenza estrema che fa dubitare delle proprie scelte, spesso anche delle persone e delle situazioni che portano a compierle. Non deve essere stato molto diverso il tuo dubitare. Quella mattina, la immagino un'alba, "sono entrambi convinti che un sentimento improvviso li unì. È bella una tale certezza ma l'incertezza è più bella." la poesia si chiama "Amore a prima vista" e questo ne è l'incipit. Ho sempre dubitato si trattasse di una storia sentimentale. In fondo anche di un ideale, di un progetto,di un'idea ci si innamora a prima vista. Anzi a prima vita. Ma la trama di ogni vita non vale nulla senza gli scherzi del destino. Questo forse è diventare poeti: raccogliere gli scherzi del destino e trasformarli in versi, in sensazioni a cui nessuno ha fatto caso prima di leggerle.

Deve essere stata una mattina, all'alba vero? Quando hai preso le tue raccolte socialiste e le hai fatte fuori come si divide la plastica dall'organico per la differenziata. Quella mattina, nel tuo sacchetto immaginario o magari anche fisico, hai preso i tuoi dubbi e li hai trasformati in certezze. Vorrei poterci arrivare anche io. Vorrei che tutte le persone che sentono dei dubbi profondi, quando scrivono o quando si innamorano (di una persona, di un'idea, di un progetto) " a prima vita", siano in grado di differenziare così bene le proprie parole. Da un lato quelle di plastica che nuociono gravemente alla salute del Pianeta; dall'altro i dubbi organici e le parole biodegradabili. Le parole che si decompogono facilmente, favorendo la crescita di un ecosistema più solido. Amore a prima vista nel finale sostiene il miglior dubbio del mondo: "Ogni inizio infatti è solo un seguito e il libro degli eventi è sempre aperto a metà."

alessandra

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