Simone de Beauvoir, la mia Maestra Circolare

(Questa è la versione integrale del ritratto di Simone De Beauvoir, originariamente pubblicato in “Mimì” su “Il Quotidiano del Sud”, domenica  23 febbraio)

“Il destino delle donne è uguale a quello degli uomini.” Nel maggio del 1949 esce in Francia, per la casa editrice Gallimard, Il secondo sesso, l’opera simbolo di generazioni di donne. A scriverlo è Simone De Beauvoir. Vent’anni prima, nel 1929 alla Sorbona, la ragazza perbene di Francia (bella borghese e baciata dalla fortuna) conosce l’uomo della sua vita, Jean Paul Sartre. Entrambi sono studenti di lettere, fisicamente non ci azzeccano molto l’uno con l’altra( lei algida ed elegante, lui bassino e non particolarmente curato), eppure da quel momento un’appartenenza, che supera il sentimento amoroso e l’attrazione sessuale, li legherà per tutta la vita. Tra Simone e Sartre immediatamente si instaura un legame panottico: nelle loro vene scorre lo stesso sangue. Vent’anni dopo l’uscita del noto volume, nel pieno del maggio francese sessantottino, i due saranno considerati gli intellettuali simbolo della protesta giovanile contro tutto e contro tutti. Cos’ come visse lei, Simone De Beauvoir, sempre sulle barricate tanto da sembrare, ai suoi lettori meno ammirati, mossa da pose esageratamente antisessiste. “Donne non si nasce, lo si diventa. Nessun destino biologico, psichico, economico definisce l’aspetto che riveste in seno alla società la femmina dell’uomo.”

Nata a Parigi nel 1908 da una famiglia alto-borghese, caduta in disgrazia per la bancarotta del nonno materno, Simone si immerge presto nei libri. “Tutta la mia educazione mi assicurava che la virtù e la cultura contano più del denaro e i miei gusti mi portavano a crederlo; perciò accettavo serenamente la modestia della nostra condizione. Fedele al mio atteggiamento ottimista, mi convincevo perfino che essa era invidiabile.”

Nei primi anni ’30, dopo la laurea alla Sorbona, si dedica alla scrittura e all’insegnamento di filosofia all’università, per poi accettare la cattedra in un liceo di Parigi. Sempre elegante e in tiro, con acconciature all’ultima moda, labbra dipinte di rosso, Simone troverà stretta la la mansione di insegnante che infatti abbandonerà presto per dedicarsi alla scrittura.

Sono gli anni in cui scopre l’Europa, compresa l’adorata Italia, al fianco di Sartre. Sartre si rivolge spesso a lei chiamandola “castoro”: “Ti abbraccio con tutta la mia forza, mio caro castoro dolce, e ti amo con tutto il cuore. Mi manchi”. Castoro per la laboriosità, per l’operosità e probabilmente anche per l’alacrità con cui procurava nuove prede al suo uomo. Non è possibile raccontare la De Beauvoir senza accennare almeno al suo uomo. Bizzarro destino, per chi alle donne consigliava: “Liberatevi, elevati, non relegatevi in un ruolo marginale. Avete mente, cuore, cervello, pensiero. Rialzatevi e porgete le spalle, se è necessario.” Durante la guerra i due, invece, si rifugiano nelle campagne francesi. Scrivono, si amano, vogliono cambiare il mondo a cominciare dal proprio. Nel ’42 Simone pubblica il suo primo romanzo, L’invitata.

Impegno politico, attivismo femminista, lavoro da scrittrice e da filosofa, il ritratto letterario di Simone De Beauvoir interseca necessariamente quello personale. Scrive per farsi conoscere al suo pubblico, rimuovere le ipocrisie e le ambiguità che inchiodano gli scrittori a “non esseri umani”, cioè a esseri al di sopra degli altri. Dentro ogni sua pagina c’è un pensiero per le donne a cui Simone dice, sostanzialmente: “Tutte le donne si credono diverse; tutte pensano che certe cose, a loro, non possano succedere. E si sbagliano tutte.”

Senza voler indugiare troppo sulla gloriosa relazione sentimentale dei due esistenzialisti francesi, è importante però leggerla come una sorta di “molotov” che seppure a scoppio ritardato ha drasticamente influenzato la visione generale della vita di coppia. Il forte legame che i due instaurano si struttura sulla totale fiducia professionale e personale. Sartre non scrive niente che non sia approvato da Simone, Simone non ama altre persone che non siano amate anche da Sartre: ragazze, soprattutto studentesse. Si susseguono nella loro vita Olga, Natalia, Wanda:  “Ammaliati e ammaliatori al tempo stesso, ci amavamo di un amore circolare”. Quando pubblica, nel 1967, La donna spezzata, il ritratto di tre donne abbandonate, devastate dall’assenza di un uomo, il suo femminismo non è pretesto letterario ma scoperta del sé. Se è diventata la paladina delle donne è stato per la capacità di mettersi in gioco, di gettare le sue stesse ferite in pasto alle parole. “La chiamano indulgenza, saggezza, quest’inerzia del cuore; e invece è la morte che si installa in noi poco a poco.” L’amore circolare è un amore libero ma vigilato in cui la fedeltà, come promessa di scelta a priori, viene sempre rispettata. Infatti quando si trasferiscono in America, alla fine degli anni ’40, s’innamorano visceralmente di altre persone, ma mai nessuno prende il posto di Simone e di Jean Paul nelle rispettive vite. Saranno sempre l’uno al fianco dell’altra. Quando nel 1980 Sartre muore, lei lo veglia tutta la notte ed è l’unica a baciarlo prima di lasciarlo andare. La vita letteraria di Simone trova il suo culmine alla fine degli anni ’70, quando alla scrittura saggistica alterna un fervore politico che la porta a prendere posizioni radicali su questioni come l’aborto, il Cile, la questione sovietica e infine quella palestinese.

Oggi di Simone De Beauvoir amiamo la purezza dell’artificio, la capacità di strutturare un romanzo come una vita e viceversa. Quando è morta, nel 1986, ha lasciato un’eredità di vita e di pensiero che nessuna donna, ad oggi, da sola, è riuscita a caricarsi addosso. Ci sono tante figlie e sorelle di Simone, ma non esiste, e non esisterà, un’altra personalità atlantica come lei.

Il fatto è che sono una scrittrice: una donna scrittrice non è una donna di casa che scrive, ma qualcuno la cui intera esistenza è condizionata dallo scrivere. È una vita che ne vale un’altra: che ha i suoi motivi, il suo ordine, i suoi fini che si possono giudicare stravaganti solo se di essa non si capisce niente”

alessandra

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