Lewis Carroll, il mio Maestro delle Meraviglie

(Questa è la versione integrale del ritratto + lettera dedicati a Italo Calvino, originariamente pubblicato in “Mimì” su “Il Quotidiano del Sud”, domenica  20 ottobre)

Questo è il ritratto di uno scrittore che non si è mai definito uno scrittore. Charles Lutwidge Dodgson, a tutti noto con lo pseudonimo letterario di Lewis Carroll, nacque in Inghilterra nel 1832 da una felice famiglia vittoriana, di origine irlandese. Il padre era reverendo, severo ma giusto capace di imprimere ai suoi undici figli cultura ed educazione; la madre era dedita alla casa e alla famiglia e lo crebbe con devote attenzioni. I problemi cominciarono con l’adolescenza. Da ragazzino Carroll soffriva di balbuzie e quando i suoi lo iscrissero alla Rugby School (1850), annotò l’esperienza come tra le più infelici. Mancino, troppo alto e troppo magro, riccioluto e scuro ma dai vispi occhi chiari, oltre alla balbuzie Carroll ebbe problemi con l’udito e per tutto la vita soffrì di una forma di emicrania che lo isolava dal mondo intorno. Ma, fin da ragazzino, era un genio. Scriveva poemetti e poesie, enigmista della parola e funambolo del fraseggio non-sense. Appassionato di fotografia, matematico di professione. Seduttivo nella sua ambiguità creativa, dalla quale furono ispirati alcuni dei più eccelsi artisti del Novecento: J. Joyce, J. L. Borges e John Lennon. Il leader dei Beatles al mondo delle meraviglie di Carrol ha dedicato più di una canzone. La più nota è “Lucy in the sky with diamonds” della quale Lennon disse: “Era Alice nella barca. Mentre compra un uovo, si trasforma in Humpty Dumpty. La donna che la serve nel negozio si trasforma in una pecora e il minuto dopo stanno entrambe remando in una barca per andare da qualche parte, chissà dove.”

Dopo aver scattato ritratti a personaggi famosi, tra cui il poeta italiano DG Rossetti e il pittore inglese John Millais, i suoi soggetti fotografici divennero le ragazzine. Sebbene la fotografia fosse principalmente un hobby, Carroll vi dedicava molto tempo. Era il suo modo per stare in mezzo alla gente,osservandola dietro l’obbiettivo. Fotografava bambine in ogni possibile situazione, compresa la nudità. Nonostante le congetture, non ci sono prove reali di abusi sui minori contro di lui.

Nel 1856, la famiglia Liddell e le tre figlie si trasferì a Christ Church, diventando i vicini di casa dei Dogson. Carroll conquistò la loro fiducia, divenendo l’amico di famiglia. Spesso portava le tre sorelle, Lorina, Edith e Alice, a fare lunghi giri in barca sul Tamigi. Fu in una di queste spedizioni che gli venne l’ispirazione per “Alice nel paese delle meraviglie”. Proprio nel 1856 iniziò a scrivere le prime opere umoristiche e divenne “Lewis Carroll” traducendo il suo nome e il suo secondo nome in latino, invertendo il loro ordine, e poi traducendoli nuovamente in inglese. Lewis è infatti la versione inglese di Ludovicus, da cui deriva Lutwidge, il suo secondo nome, mentre Carroll è l’anglicizzazione del latino Carolus, cioè Charles.

L’unico modo in cui si sentiva se stesso era dentro quello pseudonimo che lo proteggeva dal suo ruolo sociale di professore emerito in matematica a Oxford. L’insegnamento non era il suo lavoro ideale, la balbuzie rendeva difficile tenere lezione. Molti dei suoi studenti non erano interessati alla sua materia. Tuttavia Carroll escogitò astuti enigmi matematici e domande di logica per cercare di rendere più attraenti i suoi discorsi spezzettati. Nel corso della sua vita, ha suggerito soluzioni per molte questioni, comprese alcune regole per i tornei di tennis. Ma, soprattutto, ideò la nyctografia: un sistema per scrivere al buio. Carroll si svegliava di notte con alcuni pensieri che voleva annotare. All’epoca scrivere nel cuore della notte significava accendere la lampada ad olio per poi rispegnerla dopo poco. Un sistema poco congeniale. Così Carroll s’ingegnò.”Chiunque abbia avuto, come spesso ho fatto io, la necessità di uscire dal letto alle 2 del mattino in una notte invernale, accendere una candela, e appuntarsi alcuni pensieri che avrebbe altrimenti dimenticato, converrà con me quanto scomodo possa essere. Tutto ciò che devo fare adesso, se mi sveglio e penso qualcosa che desidero appuntare, è prendere da sotto il cuscino un piccolo taccuino contenente il mio nyctografo, scrivere alcune righe senza nemmeno dover mettere le mani fuori dalle coperte, rimettere a posto il libretto, e tornare a dormire. Ho prima provato ad utilizzare le file di fori quadrati (poco più di mezzo cm quadrato l’uno -la misura che ho trovato più comoda), come contenitori per le lettere; non è stata una brutta idea, ma le lettere risultavano ancora illeggibili. Quindi mi sono detto “Perchè non inventare un alfabeto quadrato, usando solo punti agli angoli e linee ai lati?” Ho presto scoperto che, per rendere più facile la scrittura, era necessario sapere dove iniziassero esattamente i quadratini. Per questo ho stabilito la regola secondo la quale ogni lettera-quadrata doveva contenere un chiaro puntino nero nell’angolo in alto a sinistra.Sono riuscito ad ottenere 23 diverse lettere-quadrate, somiglianti alle lettere che devono sostituire. Pensate al numero di ore di solitudine trascorse da un uomo cieco, spesso passate a non far nulla, quando egli sarebbe probabilmente felice di annotare i propri pensieri; e vi renderete conto di quale benedizione gli concederete donandogli un piccolo “indelebile” libro di memorie con un nyctografo e insegnandogli l’alfabeto-quadrato.” La versione finale della sua invenzione fu registrata nel 1891.

Poco prima del suo 66esimo compleanno, Carroll ha avuto un grave caso di influenza, sfociata in polmonite. Morì il 14 gennaio 1898, lasciandoci alle spalle un enigma irresolvibile. La sua anima.

Caro Lewis Carroll,

“di solito Alice si dava degli ottimi consigli, però poi li seguiva raramente”. Professor Carroll o Dogson come preferisce, vorrei con la presente obbligare ufficialmente alla lettura della tua Alice, soprattutto nelle scuole dell’obbligo. Il motivo è semplice. Alice non solo è irresistibile. Ha una caratteristica essenziale per la crescita e il benessere dei ragazzi, futuri adulti, non c’è morale. Questo è il dono che ci fa una ragazzina che, in realtà, non ha genere sessuale come non ha età. Vive dentro ognuno dei suoi lettori, non appena questi si immergono nelle sue meraviglie. A differenza di Pinocchio, per esempio. Dove invece la morale è più forte della personalità del ragazzo di legno. Se i due si fossero incontrati a metà strada, tra il Paese delle meraviglie e quello dei Balocchi, la ragazzina al burattino gliela avrebbe fatta passare presto tutta quella voglia di mentire.

“Non immaginarti mai di non essere altro da quello che potrebbe sembrare agli altri che ciò che eri o potevi essere stata non fosse altro da ciò che eri stata e che avrebbe potuto loro sembrare essere altrimenti”.

Alice è un mito, vive di luce propria. Come tutti sbaglia, ma non si fa abbagliare dai suoi errori. A differenza dei burattini, quando Alice fa una sciocchezza se ne rende conto. Da sola. Questo è il prezzo che paga. La consapevolezza. Non aspetta che qualche fata turchina o grillo “pedante” le indichi la strada per la redenzione. Alice sa che la redenzione non esiste. Esiste la vita che non ha senso tanto vale caricarla di non-sense.

“Ultimamente erano successe tante di quelle cose strane che Alice aveva cominciato a credere che di impossibile non ci fosse quasi più nulla”.

Caro Lewis, come hai fatto a creare una roba come Alice dentro l’Inghilterra vittoriana e rigida, capace di indebolire i deboli senza dare loro il beneficio del dubbio? I dubbi sono le pile della crescita psicologica e il fatto che Alice ne sia invasa non fa che renderla la cittadina ideale di un Paese delle Meraviglie che oggi, come allora, possiamo abitarlo solo ad occhi chiusi o in punta di penna.

“Sapeva che sarebbe stato sufficiente aprire gli occhi per tornare alla sbiadita realtà senza fantasia degli adulti”.

alessandra

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