Italo Calvino, il mio Maestro interstellare

(Questa è la versione integrale del ritratto + lettera dedicati a Italo Calvino, originariamente pubblicato in “Mimì” su “Il Quotidiano del Sud”, domenica  13 ottobre)

Italo Calvino, l’intellettuale italiano più amato dagli italiani, ha avuto una vita e un’anima cosmopolita. A cominciare dalla sua nascita, avvenuta a Cuba, il 15 ottobre di novantasei anni fa, quando Mario, suo padre, agronomo, si era trasferito a Santiago di Cuba per effettuare studi sulla canna da zucchero. Insieme con la moglie, Eva Mameli esperta di botanica e prima docente italiana della materia presso l’università, la famiglia Calvino ritorna in Italia, a Sanremo, quando Italo ha cinque anni. Una prima infanzia lontana dalla patria e molto verde,quella dello scrittore che ricorderà la passione paterna per il verde nel racconto “La strada di San Giovanni”, pubblicato nel ’61. Dieci anni dopo la morte del padre con il quale da ragazzo attraversava in silenzio questa strada che li conduceva dalla città alla campagna.

Quando nell’estate del ’44 Calvino, ventenne, s’arruola nell’esercito dei partigiani, sceglie come nome in codice “Santiago”, proprio la città in cui era nato. Nel ’62, quasi 20 anni dopo l’esperienza partigiana in cui Calvino conosce anche il carcere, torna a Cuba e lì sposa Chichita, la moglie argentina, una traduttrice dell’Unesco che diventerà l’inseparabile consigliera dello scrittore. Nel frattempo in Italia, Calvino è già uno degli scrittori con maggiore seguito tra lettori e intellettuali, le sue anime gemelle tra cui Primo Levi, Cesare Pavese e Natalia Ginzburg. Subito dopo la Seconda Guerra Mondiale vive a lungo a Torino, una città che trova a lui somigliante: priva di fronzoli, solenne e dedita al lavoro. Qui nasce il personaggio per ragazzi, “Marcovaldo”, il cittadino naif inadatto al grigiore industriale in cerca di natura e bellezza ad ogni angolo. Calvino è astuto nel creare dentro la realtà macchiette fantastiche che simbolicamente sono la riprova delle prima fragilità della nostra società. Ad uno dei suoi racconti più sarcastici, “Furto nella pasticceria” si ispirerà Mario Monicelli per creare i personaggi di “I soliti ignoti” (1958), divenuto un cult della commedia all’italiana. La commistione con altri tipi di scrittura, Calvino la sperimenta anche con una breve esperienza di cantautorato pop (la cui canzone più riuscita “Oltre il ponte” è stata ripresa più di recente dai Modena City Ramblers).

Alla fine degli anni Sessanta, dopo la nascita della figlioletta Giovanna, Calvino si trasferirà a Parigi con la famiglia. Un tentativo autentico, seppure chic, di rendersi invisibile rispetto al sempre più cresciuto consenso editoriale: “Quando mi trovo in un ambiente in cui mi illudo di essere invisibile sto bene, agli scrittori esibirsi di persona non conviene affatto.”

Calvino fin dal suo esordio, con il romanzo “Il sentiero dei nidi di ragno” (1947), una favola di bosco sulla guerra civile, coltiva il sogno di essere invisibile. Introverso di natura, serio fino a non avere altri “passatempi” all’infuori del lavoro di scrittore e di redattore e ufficio stampa per l’Einaudi, Italo Calvino ha scritto storie che sono il contrario della noia. È stato un uomo autoironico, definiva l’autoironia “la condizione prima dell’intelligenza”. L’aspetto giocoso dell’autore si avverte nello sguardo con cui inventa i personaggi. Cosimo, “Il Barone Rampante” è un ragazzino che sceglie di vivere su un albero, lontano dalla famiglia e dalla realtà. Il libro esce nel 1957, nello stesso anno in cui lo scrittore lascia per sempre il PCI con una lettera pubblicata su “L’Unità”: La via seguita dal PCI […] attenuando i propositi rinnovatori in un sostanziale conservatorismo, m’è apparsa come la rinuncia ad una grande occasione.”

Nella sua vita ha realizzato più cose di quante forse ne immaginava. Compreso quel viaggio americano, a New York. Dopo il quale in “Un ottimista in America” scrive: “Negli Stati Uniti sono stato preso da un desiderio di conoscenza e di possesso totale di una realtà multiforme e complessa e altra da me, come non mi era mai capitato. È successo qualcosa di simile a un innamoramento”.

Partigiano, giornalista, redattore, intellettuale, disegnatore, soggettista e autore tradotto in oltre 50 lingue. Italo Calvino ha scritto con gli occhi immersi nella totalità del mondo. Ha creato personaggi surreali, città invisibili, mondi impossibili, rifugi inespugnabili per “(…) cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.” Italo Calvino è morto vicino Siena, nel 1985, poco prima di pronunciare le famose “Lezioni Americane” all’Università di Harvard e pubblicate postume nel 1988, come cartoline interstellari provenienti, queste sì, dal paradiso.

Caro Italo,

sei stato uno scrittore interstellare. Qualche galassia è lassù che splende, in attesa di essere riconosciuta come un’altra meraviglia che hai creato tu. Tra qualche millennio scopriremo il pianeta Calvino, abitato da Marcolvaldo, dove distese e distese di alberi fanno da tana a frotte di ragazzini che crescono spontanei sui rami. Un luogo governato da Palomar, un governatore che si esprime attraverso il silenzio. “Il signor Palomar non riesce a spiccicare parola. Il fatto è che lui più che affermare una sua verità vorrebbe fare delle domande, e capisce che nessuno ha voglia di uscire dai binari del proprio discorso per rispondere a domande che, venendo da un altro discorso, obbligherebbero a ripensare le stesse cose con altre parole, e magari a trovarsi in territori sconosciuti, lontani dai percorsi sicuri.”

Nel pianeta Calvino ci sarà sempre qualcuno disposto a mordersi la lingua prima di parlare a vuoto, per non ripetere sempre le stesse cose. Dai torrenti, lungo le montagne “Cosmicomiche”, sgorgherà un’acqua magica che appena bevuta corregge tutti i congiuntivi. Anzi, fa molto di più! Li inonda di senso. Così non avremo solo gente che sa il congiuntivo ma anche gente che alla forma associa un significato. Fine delle belle frasi fatte.

Il pianeta Calvino, come scopriranno presto, sarà circondato da sei costellazioni: Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità, Coerenza. Si potrà scegliere la propria a patto di esserle fedele, sempre: “Per riconoscere una costellazione la prova decisiva è vedere come risponde quando la si chiama”, dice Palomar. Caro Italo, nel Calvino restituiremo un significato alle parole e allora leggerezza significherà di nuovo “assenza di pesi sul cuore” e smetterà di equivalere ad “assenza di compassione”; chi cercherà interazione e condivisione, sbarcherà sulla costellazione Molteplicità che smetterà di essere sinonimo di “confusione”, come avviene oggi sulla Terra.

Grazie a te, Italo Calvino per il pianeta che hai formato, per le nuove costellazioni, per tutti gli alberi e per tutti i ragazzini. Noi siamo pronti a trasferirci in massa. Se anche tu che ci stai leggendo, vuoi trasferirti sul Calvino, devi stare solo attento a una cosa, intanto che vivi sulla Terra: “prima di guardare le stelle devi togliere il coperchio al telescopio”.

alessandra

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