“Epepe” #guestbook di Eleonora Lombardo

By alessandra 21 Luglio 2016

EPEPE

di Ferenc Karinthy

Adelphi-2015

Dalla copertina: Ci sono libri che hanno la prodigiosa, temibile capacità di dare, semplicemente, corpo agli incubi. Epepe è uno di questi. Inutile, dopo averlo letto, tentare di scacciarlo dalla mente: vi resterà annidato, che lo vogliate o no. Immaginate di finire, per un beffardo disguido, in una labirintica città di cui ignorate nome e posizione geografica, dove si agita giorno e notte una folla oceanica, anonima e minacciosa. Immaginate di ritrovarvi senza documenti, senza denaro e punti di riferimento. Immaginate che gli abitanti di questa sterminata metropoli parlino una lingua impenetrabile, con un alfabeto vagamente simile alle rune gotiche e ai caratteri cuneiformi dei Sumeri – e immaginate che nessuno comprenda né la vostra né le lingue più diffuse. Se anche riuscite a immaginare tutto questo, non avrete che una pallida idea dell’angoscia e della rabbiosa frustrazione di Budai, il protagonista di Epepe. Perché Budai, eminente linguista specializzato in ricerche etimologiche, ha familiarità con decine di idiomi diversi, doti logiche affinate da anni di lavoro scientifico e una caparbietà senza uguali. Eppure, il solo essere umano disposto a confortarlo, benché non lo capisca, pare sia la bionda ragazza che manovra l’ascensore di un hotel: una ragazza che si chiama Epepe, ma forse anche – chi può dirlo? – Bebe o Tetete.

Motivo per leggerlo: Perché le parole sono la soluzione prima e ultima dell’esistenza. Perché c’è sempre un piccolo enigmista dentro di noi che vuole risolvere le sciarade della vita. Perché racconta del futuro che ci possiamo attendere e la metafora dell’ascensore come luogo metafisico dell’amore è geniale. Perché la storia inizia in aria e finisce in mare ed è scritto con precisione e poca indulgenza per il protagonista.

Momento nella vita in cui l’hai letto (o consigli di leggerlo): L’ho letto l’anno scorso interamente sugli aerei che mi è capitato di prendere, desiderando man mano che andavo avanti nella lettura che una qualche avventura modificasse impercettibilmente le mie mete. Leggerlo ad alta quota aiuta a canalizzare diversamente la paura del vuoto.

Citazione preferita: “Non aveva mai pensato fino a che punto le situazioni potessero essere equivoche, e quanto fosse difficile determinare una e una sola reazione; ora ne fece l’amara esperienza. Alla stessa domanda, formulata a parole o mimando, riceveva risposte o troppo lunghe, quindi non interpretabili, o sempre diverse; oppure dei gesti- ma anche quelli, quante cose potevano comunicare!” (pag. 135)

Eleonora Lombardo scrive per Repubblica Palermo. La sua Bookerì è una Vucciria dei libri. Un meticcio franco-siciliano dove si modulano pensieri e pratiche sulla scrittura, la lettura e la creatività. Un giorno con lei scriverò un libro duale. Ma non sappiamo ancora quale giorno.

(#guestbook è la mia stanza degli ospiti dove non manca mai un buon libro. Per partecipare, leggi qui).

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alessandra

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