“Diario Pelgorilla” di Sissi Patruno – Dopolavoroletterario n. 44

Sissi Patruno è una ragazza molto giovane che ho incontrato in alcuni laboratori, notando subito il desiderio di dare vita a nuove vite letterarie, un desiderio forte ma spesso anche obliquo, come se qualcuno lo spostasse continuamente lontano dalla sua atrice. Saranno luminose le sue storie, quando le finirà. Intanto vi consiglio questo diario immaginario e poetico che lei stessa racconta così: “Una sequenza di passi febbricitanti, discorsi monchi senza soluzione che l’autrice segue mentre si sforza di allacciarsi alla logica dei rapporti umani ancora giovani e immaturi. Diario Pelgorilla è il sangue che sgorga e sul terreno si raggruma in parole, che unisce poesie votate a un simulacro d’amore. Quella gioia potenziale che Pelgorilla, bestia fiera e macigno d’uomo fumoso, ha consumato fino alla cenere nei loro brevi incontri fantastici. Diario Pelgorilla raccoglie le note di uno spartito amore riposto su un pianoforte che non ha mai trovato suonatore, nonché le stupefatte rovine della speranza di un’unione sognata.” Buona lettura!

(Immagine: “Amare troppo”, scelta dall’autrice nel profilo Instagram di @exx.voto)

Poichè tu sei gorilla

io potrei essere, che so?, un maiale

fattezza di strega, profanatore di isole

immagina

su una montagna innevata, io maiale tu gorilla

ma umani

potremmo fare esperimenti del colore dell’Aurora

dischiudere risposte

su noi che ci guardiamo in noi stessi

e abbiamo paura di non capire

mentre il gorilla e il maiale

scivolano in diletto e agonia

aprono fauci e naso, fuori le lingue

io lenta a trascinare i rosei

pesi di sterco

tu a battere il petto

ignorante fracassando la voce

contro i miei singhiozzi

di felice avventura che è la nostra

immagina

quando ringrazio il cielo

tu gridi scagliandoti su me

veloce e potente

ti basta una spinta e il maiale rotola giù,

giù

la verità

la verità è che

Il maiale, di sotto al burrone, è già

carogna per lupi

Se mi avessi detto

Poetessa, guardi, quell’è

Un fosso

Profondo lei non vede il fosso

Attenta al fosso

Se mi avessi detto

Poetessa, lei ci cadrà

Trenta giorni

Di stenti agli occhi morirà

Non è altro che il fosso

Se mi concede

Il permesso,

Poetessa,

Io cucirei poesie

Se lei cade cade

E Pelgorilla ride ride

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Nella mia stanza

non si può vivere senza prima

accendere il lucernaio col sangue,

senza sacrificare brandelli di sè

-della mia poetessa!

E quando fa luce

il caldo sapore di Pelgorilla, di nuovo visibile

gli cola sul gran collo

quatta quatta al principio

dell’amor sacro

poi balzi felini mi vestono

e mostro la lingua biforcuta

orgogliosa e prospera

vedova nera

conto le goccee bevo

bevo Pelgorilla e sono felice.

Questa, signori nostri amanti,

omuncoli,

è l’eredità che ci lasciate:

assoluta e distillata confusione.

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alessandra

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