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Overlove su “Sette” del Corriere della Sera

“Overlove” letto e consigliato da Corinna De Cesare.

#ov sul blog “Mezzapenna”

Partendo da quello che possiamo sapere di te dal tuo magico blog, credo di poter intuire che, a parte Overlove, il notissimo “cassetto“; dove restano chiusi i romanzi debba esser pieno zeppo di scritture. Quali, tra queste, pensi ti sia più riuscita e perché?

Non proprio. I miei comodini non hanno cassetti e per anni non ho avuto, accanto al letto, nemmeno i comodini. Non amo conservare, riporre, predestinare al futuro. Anche le mie scrivanie sono tutte prive di cassetti. La mia attività creativa assomiglia di più a un open space! Sono una persona molto presente e concreta almeno quando devo scrivere. Nella vita poi è tutta un’altra storia. Per cui: no, non ho cassetti.

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Dogville, Premio Ferrero

DOGVILLE Trappole, scorciatoie, recinzioni

Dogville, l’ultimo film di Lars Von Trier, è una trappola.

C’è una piccola cittadina popolata da venti anime che mimano la vita.

C’è un uomo che simula mascolinità.

C’è una donna che incarna la crudeltà della bellezza e la bellezza della crudeltà. Perfetta. C’è la Grande Depressione nell’America dei gangster, del proibizionismo, della miseria morale e materiale; in un luogo e in un tempo in cui nessuno dà senza ricevere per la sicurezza della comunità.

Il film è un sistema intelligente nel quale tutti gli elementi di natura sintattica, semantica, corporea, audiovisuale e simbolica convergono intorno allo stesso asse: un linguaggio condiviso.

La prima esca è la trama.

Grace (Nicole Kidman), in fuga da un gruppo di gangster, arriva a Dogville dove incontra per primo Tom (Paul Bettany) un aspirante scrittore, che si mostra disponibile ad ospitarla per beneficare la cittadina, dice. Tom riunisce il Gran Consiglio di Dogville per decidere del destino della fuggitiva che, potrà restare, purché compensi la comunità. In qualche modo…

Sotto le sembianze di una parabola meta-religiosa si cela la triste storia di Dogville: un sincero e commovente racconto di come sia impossibile per l’uomo sfuggire alla sua penosa natura e di quanto questa scoperta sia alienante.

C’è un rapporto di sudditanza dell’istinto sulla ragione per una buona parte del film: gli attori/personaggi sono trattati dal regista come materiale grezzo, cavie da laboratorio; automi che simulano i modelli comportamentali degli esseri umani.

Grace e gli abitanti di Dogville (dog-villani?) deambulano in una cittadina cerebrale: lo spazio è un ibrido tra il classico laboratorio dello scienziato pazzo e il teatro di posa avanguardista.

Non c’è luce naturale nella cittadina, solo chiaroscuri umorali a descrivere il buio dell’interiorità disumana.

Spostarsi tra i perimetri ingessati di Dogville dimostra la pervicace crudeltà di cui i suoi cittadini sono portatori. Ma Ginger (Lauren Bacall) sgrida impietosamente Grace mentre passa per un piccolo sentiero tra i cespugli di uvaspina. Leggi pure: lo star system di vecchio stampo ammonisce le facili scorciatoie della new Hollywood

Spostarsi da Dogville, poi, è impossibile.

È una trappola dove non è lo spazio nè le azioni dei personaggi ad opprimere.

Non solo.

È lo sguardo asfittico ed ossessivo della macchina da presa che comprime nel primo piano i volti degli attori.

È la macchina da presa che si muove o sta ferma come lo zoom di una fotocamera digitale si avvicina o si allontana dal corpo di uno scarafaggio per verificare che, al fondo, uno scarafaggio è un insetto peloso e orribile. La macchina da presa, stretta sui personaggi, è una lente di ingrandimento che parla il linguaggio asfittico del film. Soffoca. Toglie il fiato. Comprime e dice che non si scappa da Dogville

È il linguaggio della claustrofobia quello che l’occhio della mdp mette in scena: il primo piano dei personaggi è la tecnica più azzeccata per ricordarci che l’occhio umano può diventare lo schermo senza soluzione di continuità.

Gli attori si guardano raramente negli occhi: li chiudono, guardano in giù, in su, fissano un fuoricampo che non ci viene mai mostrato perché è nei loro occhi. Girarci intorno è inutile, dicono gli stacchi a vista, isterici, durante i dialoghi volutamente barocchi per termini ridondanti ed argomentazioni pretestuose.

La vile malvagità dell’animo umano è qui dentro, ribadiscono le scritte (Eros e Psiche e Dictum ac Factum) collocate alle spalle di Grace in due momenti, precisi, del film. Il narratore sornione e i titoli dei capitoli, tutt’altro che assertivi, confermano che è proprio vero: qui c’è una sola lingua.

La lingua dell’affabulazione.

Nessuna via di scampo: né per Grace né per i dog-villani né per i senza tetto americani. Nemmeno per noi.

Meglio criminali che gente perbene.

(Questa recensione è stata pubblicata su CINEFORUM 441, dopo aver vinto il Premio Adelio Ferrero nel 2005).

“Dove chi entra urla” con Giò Sada #2

Una prima parte della rassegna stampa sul film tratto dal mio racconto “Dove chi entra urla” pubblicato sulla rivista letteraria “Colla” nel gennaio 2013.

P.s. La “tenda” che alcuni giornalisti riportano è in realtà un sottano (tipica abitazione barese nella città vecchia).

Repubblica Bari:

Sorrisi e Canzoni:

Il Sole 24 ore:

Vanity Fair:

La Gazzetta del Mezzogiorno:

Il Quotidiano di Bari:

TGR PUGLIA

TG BARI

5 Consigli per scrivere di sé, di Alessandra Minervini

La prima volta che ho partecipato a un corso di scrittura narrativa ne ho scelto una sulla scrittura autobiografica, mi sembrava il modo più semplice per cominciare.
Alla prima lezione l’insegnante ci ha detto “Volete scrivere di voi? Sono tutti cazzi vostri”.
Si esprimeva in quella maniera, l’insegnante, e lì per lì non gli ho dato troppa retta.
Ma effettivamente, se pensavo fosse una maniera semplice per cominciare, presto mi sono accorta che semplice non era.
Questa pagina dei consigli è dedicata alla scrittura autobiografica, ed è a cura di Alessandra Minervini.
Alessandra è di Bari. Lavora come consulente per LiberAria e laScuola Holden.  Ha pubblicato racconti sulle riviste “Colla”, “Effe” e sta finendo di scrivere un romanzo che per il momento chiama #OV. Uno tra i romanzi più interessanti che abbia letto negli ultimi tempi. Sulla pagina degli Scrittori del Cantiere si può leggerne.
Ecco i cinque consigli sulla scrittura di sé di Alessandra Minervini.
1) Qualche anno fa la Scuola Holden mi ha chiesto di pensare un corso di scrittura che avremmo avviato insieme a Bari. Così è nato “Una storia tutta per sé”. Che considero un percorso più che un corso di scrittura. Un percorso in cui la parte da protagonista la svolge  la lettura. Si tratta di questo. Se tutti abbiamo una storia da raccontare, tutte (o quasi) le storie che scriviamo ci raccontano. Chi più, chi meno. E allora ho pensato che è meglio partire da questo, da noi, senza fare troppi giri di parole. Per cui per prima cosa, durante il corso, ci si fa una foto. E poi la si mette da parte.
2) Una cosa da fare, per esempio, prima di scrivere di sé è spostare l’ingombro. Cos’è l’ingombro? L’ingombro è quello che ci spinge a scrivere ma contemporaneamente ci allontana dalla scrittura. Non è un nemico. Più un buio. Un buio oltre la siepe della nostra immaginazione. Allora tutti insieme individuiamo questo ingombro. Che poi possono essere anche due, o tre.
3) Poi si scrive. Liberamente. Magari senza staccare le dita dalla tastiera. Si pesca un ricordo. Si prepara l’esca. L’esca è un colore, un odore, una voce, un sapore o una superficie che puoi conoscere solo tu.
4) A questo punto, pescato il ricordo puoi mentire. Puoi cioè iniziare davvero a inventare una storia tutta per sé. Come? Bisogna dire la verità mentendo. E non dimenticare che la vita è noiosa per cui figurati la narrazione della stessa.
5) Non dimenticare la lettura. Ecco cinque “storie tutte per sé” molto utili per questo percorso: L’arte della gioia, Goliarda Sapienza;Sembrava una felicità, Jenny Offill; Seminario sulla gioventù, A. Busi; Il compagno, Cesare Pavese; Lolita, Vladimir Nabokov.
(Questo articolo è precedentemente apparso su “Cantiere di scrittura“, ringrazio Gessica Franco Carlevero)

Cosa c’è di nuovo nel cantiere di Gessica

Gessica Franco Carlevero è una mia amica, anche se non siamo mai state amiche. Nel senso che non ci incontriamo, non ci diciamo che cosa ci mettiamo per uscire e non ci lamentiamo mai della vita. Mai. E io per questo le sono grata, per l’amicizia che non ha interessi se non quella di essere delle compagne di viaggio.

Ha scritto questa cosa QUA.

Che cosa scrivono le donne oggi?

È uscito il terzo numero di effe – Periodico di Altre Narratività, il volume che dal 2012 coniuga le narrazioni inedite con la creatività di giovani illustratori.

Undici autrici italiane e undici illustratrici della scena creativa internazionale, una rivista culturale online, Flanerí e uno studio editoriale, 42Linee, diverse risposte narrative a un solo quesito. Sono questi i numeri di effe#3, che per la prima volta ha deciso di lanciare un appello nazionale – AAA Autrici Cercansi –, tentando così di rispondere a una precisa domanda: «Se raccogliessimo le storie e le intuizioni delle donne che scrivono oggi e in Italia, che cosa leggeremmo?».read more

La letteratura “al femminile” secondo Effe

È sempre alla voce che si torna, quando si parla di letteratura. È sempre una voce unica quella che cerca chi legge, chi seleziona, chi scrive storie. Sono voci uniche quelle che hanno provato a trovare nel mare (secondo qualcuno troppo affollato) del sottobosco letterario italiano i redattori di Effe. Voci femminili, in particolare, alle quali, per la terza raccolta del periodico, assegnare il compito (non facile) di rispondere ad alcune domande: cosa significa, oggi, in Italia, – se significa qualcosa – letteratura “al femminile”?read more

#ov di Alessandra Minervini

dal Cantiere di scrittura di Gessica Franco Carlevero

In primavera ho cominciato a lavorare al sito dedicato agli Scrittori del Cantiere.
Nel frattempo sono capitate talmente tante cose che ora è settembre e il sito è ancora in sospeso.
Quello che ho iniziato a fare, oltre alla parte tecnica e grafica, è raccogliere estratti dei romanzi, piccoli testi degli autori in cui raccontano il loro progetto e l’accompagnamento.
Qualche tempo fa Alessandra Minervini mi ha mandato un pezzo che trovo talmente bello che ne ho abbastanza di tenere tutto da parte per aspettare che il sito sia pronto.
Ho pensato di cominciare a metterlo su questa pagina, nel frattempo che il sito degli Scrittori del Cantiere sia pronto.
Grazie a Alessandra, davvero.

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