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“L’idiota” di Elif Batuman su ExLibris20

Se mi dovessero chiedere di cosa parliamo quando parliamo d’amore nei romanzi, io risponderei: di principianti. Di chi è talmente alle prime armi da non conoscere le strategie per raccontarlo, l’amore. E dunque riesce a farlo bene, nell’unico modo possibile che si possa fare: con uno sguardo personale. Perché poi, quando si diventa “professori” l’amore finisce. Almeno nei libri. Questo succede a Selin, la protagonista de L’idiota, romanzo d’esordio di Elif Batuman, succede di essere una principiante, in tutto. Di origini turche, ha compiuto diciotto anni e si è appena iscritta ad Harvard, siamo negli anni novanta, Facebook non esiste e l’internet non è ancora un rifugio per anaffettivi ma la scoperta di un nuovo pianeta, bellissimo e niente affatto pericoloso. Il romanzo, suddiviso per mesi e stagioni, è la storia di una giovinezza che si interrompe nel momento in cui Selin si innamora di Ivan. Da quel momento comincia l’arte del maiunagioia. Ma prima c’è il racconto del vero grande amore della protagonista: la lettura, i libri e in particolare i grandi romanzi russi.

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Per una Lira #5: Maestoso è l’abbandono di Sara Gamberini

Tutti sanno che l’amore è una questione di cuore. Ma non tutti sanno cosa sia, il cuore. Sara Gamberini lo sa. Ne conosce i battiti storpi, le parole deludenti, gli afflati accecanti, le rincorse nel fango. Il suo primo romanzo, Maestoso è l’abbandono, pubblicato da Hacca, riproduce una mappa ancestrale del sentimento amoroso e del suo racconto.

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Per una lira #4: Dopo il diluvio di Leonardo Malaguti

Dopo il diluvio è un romanzo strepitoso per il modo in cui la scrittura si fa luogo. L’autore inventa uno spazio nuovo eppure noto. Gioca con i richiami della tradizione grottesca e surreale della letteratura mitteleuropea di altri tempi, di ispirazioni yiddish, per catapultare il lettore dentro una fiaba nera e fantastica. Tutto comincia da un luogo, non sapremo mai dove eppure ci restiamo dentro.

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Per una lira #3: “Voragine” di Andrea Esposito

Prima di scrivere una storia chiediamoci: cosa racconto? Devo raccontarlo o posso farne a meno? Perché quando si scrive non si tratta dell’importanza della nostra vita, ma dell’importanza di una narrazione: cioè l’importanza di dire una cosa importante. Se non sapete scegliere, immaginate uno spazio, interno ed esterno, e decidete cosa raccontare di questo spazio se tutto o solo un metro quadro, per capire cosa è racconto e cosa si può, si deve, tacere. Gli spazi in cui si muovono le storie hanno più contenuto delle parole dei personaggi. Penso ai racconti di Carver o ai romanzi della Strout. I luoghi identificano la storia prima dei personaggi. In qualche modo, il set (termine semplice ma utile) è la storia. Questo succede nel primo romanzo di Andrea Esposito, Voragine, uscito qualche mese fa per Il Saggiatore.

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Per una lira #2 – Come un giovane uomo di Carlo Carabba

Carabba racconta questa storia si pone esattamente sull’asse opposto: quello di una voce molto personale, la definirei una questione privata. Privato è lo sguardo, quasi di sottecchi; privata è la vicenda; privata è la morte e privato è l’amore; privatissima la sofferenza per la scomparsa dell’ultima idea di giovinezza.

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Per una Lira – Parlarne tra amici di Sally Rooney

Parlarne tra amici, opera prima della dublinese e giovanissima Sally Rooney, brillantemente tradotta da Maurizia Balmelli, è un romanzo con una voce unica e allo stesso tempo collettiva. (Se fossimo negli anni Settanta direi che ha una voce “compagna” ma siamo nel 2018 e collettiva rende meglio.)

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Goliarda Sapienza, una donna lavica

Tutto quello che le donne non scrivono, Goliarda Sapienza lo ha scritto. Quasi un anno fa, sempre dentro una cascante sera estiva (ed è simbolico perché lei proprio una desolante sera estiva morì, il 30 agosto), ho scritto una lettera a Goliarda Sapienza, si intitola L’odore dei limoni. Lei per me è aspra, avvolgente, dissetante e dissacrante come l’odore dei limoni specie di quelli buoni anche se in apparenza non sono ancora maturi. Non matureranno mai, non avranno l’aspetto giallo e teso del limone comune: resteranno limoni in apparenza diversi e, per chi si fida, più saporiti.

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Cosa leggi questa estate? I consigli dall’universo «Altri Animali» 2018

Anche quest’estate i miei consigli (e non solo miei) di lettura per i mesi estivi.

Le letture estive sono quelle più importanti, le agogno per un anno intero in attesa di attenuare le letture professionali e concentrami solo su quelle che desidero. I desiderata di questa estate sono (e saranno) alcune recenti uscite: Parlarne tra amici di Sally Rooney; Come un giovane uomo di Carlo Carabba; Cosa faremo di questo amore di Gabriele Di Fronzo. I recuperi letterari adorati:Corpo CelesteL’iguana e Le piccole persone di Anna Maria Ortese; Inseparabile di Lalla Romano; La storia di un matrimonio di A. S. Greer. Una graphic novel: Limoni di Emanuele Rosso. E infine un saggio: L’amore rende liberi di Dan Savage. Se non affogo mi riprometto anche di rileggere Corporale di Volponi.

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Raccontare Jane Austen su ExLibris20

Jane Austen, una donna virale

Raccontare Jane Austen (16 dicembre 1775 – 18 luglio 1817) significa stabilire se è nato prima l’uovo o la gallina, dove l’uovo sta per la scrittrice inglese e la gallina per la letteratura moderna. Se di Colette ho scritto che si trattava di una donna infinita, di Jane Austen posso affermare che si tratta di una donna virale. Proprio come l’influenza. Esiste la “austenite”, non è una malattia vera e propria e nemmeno un morbo. È una sorta di virus che possiede chi della scrittrice inglese ama non solo le storie, ma anche l’epoca e il punto di vista con il quale vengono raccontate.

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Colette, una donna infinita

Colette è stata una donna infinita. Questo è  il motivo per cui la amo e per cui la considero una donna che mi ispira. Mi piace leggerla, mi piace raccontare la sua vita e le sue opere, che poi sono spesso la stessa cosa, a chi non la conosce. Mi piace difenderla, anche se non ne ha bisogno, davanti a chi storce il naso considerandola una figura in fondo non poi così rilevante. Per via di quelle storie di sentimenti sfrenati e di quelle parole così intime da sembrare scontate. Se solo fossimo in grado di dare anche noi parola ai sentimenti che proviamo senza usare mai “amore” o “ti amo” o “anima nell’anima” e così via. Ma tratteggiando con uno sguardo che viviseziona il cuore umano. Forse ci accorgeremmo anche noi di averlo, il cuore. E che non è poi così male.

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