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Cosa leggi questa estate? I consigli dall’universo «Altri Animali» 2018

Anche quest’estate i miei consigli (e non solo miei) di lettura per i mesi estivi.

Le letture estive sono quelle più importanti, le agogno per un anno intero in attesa di attenuare le letture professionali e concentrami solo su quelle che desidero. I desiderata di questa estate sono (e saranno) alcune recenti uscite: Parlarne tra amici di Sally Rooney; Come un giovane uomo di Carlo Carabba; Cosa faremo di questo amore di Gabriele Di Fronzo. I recuperi letterari adorati:Corpo CelesteL’iguana e Le piccole persone di Anna Maria Ortese; Inseparabile di Lalla Romano; La storia di un matrimonio di A. S. Greer. Una graphic novel: Limoni di Emanuele Rosso. E infine un saggio: L’amore rende liberi di Dan Savage. Se non affogo mi riprometto anche di rileggere Corporale di Volponi.

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I know It’s OVERlove – Il mio romanzo in musica

I know It’s OVERlove
Giovedì 21 Giugno #lettidinotte #ov #vediallavoce #overlove

Parole in musica Tratte dal romanzo Overlove di Alessandra Minervini (Liberaria Editrice)

Voce: Alessandra Minervini, Giorgia Antonelli

Musica: Pierpaolo Guaragno

Il Romanzo «Non esiste un motivo per amare. L’unico motivo dell’amore è l’amore». «Per questo smette». All’inizio del romanzo la protagonista, Anna, dice “Basta”. Lasciare Carmine è una delle prove d’amore più oneste che lei possa compiere. Non è tanto una separazione, che mentalmente non avverrà mai, quanto un abbandono. In apparenza sembra che la scelta sia per salvare se stessa: “Quando si fa schifo bisogna stare da soli”. In realtà, andando avanti, le scelte dell’uno e dell’altra mostrano che ci si può lasciare non per salvare se stessi ma per salvare il proprio amore. L’amore, nel romanzo è così, non corrisponde necessariamente ad aver trovato la soluzione a tutto. Anna vive un amore troppo grande, più grande del contesto a cui appartiene, più grande anche di se stessa al punto che, non riuscendo a superare i propri limiti, molla. La storia con Carmine diventa una rinuncia invece che una salvezza. Overlove è un amore che non salva nessuno se non l’amore stesso.

“Mesi prima Anna e Carmine erano distesi sul letto di un albergo di Lugano, dove Carmine aveva suonato in unplugged all’auditorium. Poca gente, come al solito, molte recensioni. Anna l’aveva seguito per mancanza. Il suo corpo nudo entrava e usciva dalla bocca di Carmine con la stessa leggera musicalità delle note. Lui aveva tenuto i vestiti e gli occhiali, non li levava mai, per via degli occhi svergognati. Ogni tanto spostava l’asta della montatura con l’indice per non ungere le lenti. C’era la musica e poi Anna; Anna e poi Overlove. Lei gli aveva chiesto: «Cosa vuol dire Overlove?» E lui aveva risposto: «Non abbastanza, quindi troppo. Troppo amore non è abbastanza amore». Anna aveva deglutito, allargando le pupille e poi, prendendo coraggio, gli aveva chiesto: «Ma sei sicuro che la gente lo capirà?» «Non m’interessa», e poi: «Della gente non m’interessa».”

#ov su ITALIANSBOOKITBETTER

Ci sono alcuni libri che spesso chiamo in soccorso quando ho bisogno di prendere aria. Delle letture che vado a ripescare quando sento il bisogno di una mano che mi afferri e che mi stani dalla mia zona di comfort. Di questi libri ho sempre avuto difficoltà a parlare perché ho l’impressione che io sia impigliata tra le loro parole e che con le pagine ci siano rilegati dei pezzi di me. Confesso che “Overlove” di Alessandra Minervini rientra a pieno titolo tra i miei libri àncora.

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Overlove su “Sette” del Corriere della Sera

“Overlove” letto e consigliato da Corinna De Cesare.

#ov su PerfectBook

Amore e musica, mancanze e ricerca della felicità, parole a lungo taciute e ascolto delle proprie emozioni: sono questi i principali ingredienti del romanzo Overlove di Alessandra Minervini (LiberAria Editrice). L’autrice ci fa entrare tra le maglie della narrazione, ci conduce alla scoperta del proprio mondo interiore che l’ha portata a scrivere la storia di Anna e Carmine. Un’intervista che, quasi come effetto di un flusso di coscienza, racconta la lunga gestazione dell’opera e l’intensità e il desiderio con cui questa è stata affrontata: scrivere – ci dice Minervini – è un processo creativo imprescindibile dalla conoscenza di sé.

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#ov su ExLibris20

By alessandra RASSEGNA STAMPA

Volevo dirti una cosa, che può sembrarti folle, ma pazienza. Leggere è un po’ come bere del vino. Hai presente quando quelli che ne capiscono di vini ti dicono che dentro ci trovano il retrogusto di frutti di bosco, di noci, di legno, di foglie e dell’anima di qualcuno? Che alla fine te lo dicono talmente bene che, quantomeno i frutti di bosco, li senti anche tu? Ecco. Leggere è così. Voglio parlarti di Overlove di Alessandra Minervini, edito da LiberAria. E di questo ti parlo. Ma non solo. Sarebbe impossibile.

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Dove chi entra urla, su Il faro Palese

Mi lascio chiamare Priso che da dove sto camminando significa Pitale, recipiente destinato a raccogliere l’urina o anche le feci, orinale specifico per bambini. A otto anni sono stato abbandonato dal mio clan familiare composto da più di cinquanta membri tra titolari, affiliati, consoci e nani da giardino. Avevo gettato dieci volte dal terrazzo il gatto che viveva a spese degli abitanti del cortile. Detesto i parassiti.

“Dove chi entra urla” su Il faro Palese

(La rivista è disponibile presso il laboratorio urbano RIGENERA)

#ov sul blog “Mezzapenna”

Partendo da quello che possiamo sapere di te dal tuo magico blog, credo di poter intuire che, a parte Overlove, il notissimo “cassetto“; dove restano chiusi i romanzi debba esser pieno zeppo di scritture. Quali, tra queste, pensi ti sia più riuscita e perché?

Non proprio. I miei comodini non hanno cassetti e per anni non ho avuto, accanto al letto, nemmeno i comodini. Non amo conservare, riporre, predestinare al futuro. Anche le mie scrivanie sono tutte prive di cassetti. La mia attività creativa assomiglia di più a un open space! Sono una persona molto presente e concreta almeno quando devo scrivere. Nella vita poi è tutta un’altra storia. Per cui: no, non ho cassetti.

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Rileggere Tommaso Landolfi – Sul Blog “Altri animali” (Racconti Edizioni)

Torino, dicembre 2003. Qui, e allora, ho comprato i racconti di Tommaso Landolfi. Un volume di oltre 500 pagine che, fino ad oggi, si è adattato bene alle nebbie e alle mareggiate della mia vita. Lo presi senza sapere chi fosse e cosa scrivesse, attratta da: «Scelte da Italo Calvino», lo scrittore pomeridiano che all’epoca inseguivo come se, da un momento all’altro, potessi incontrarlo dietro l’angolo di Corso Re Umberto.

Landolfi, nato all’inizio del secolo scorso vicino Frosinone, è considerato uno scrittore stravagante, dandy, francese (che temo significhi più bravo della media italiana), romantico (nel senso culturale del termine) e raffinato. Leggendolo la prima volta non ci ho capito niente, o quasi, ed è stato per questo che l’ho amato a prima lettura. L’amore è così. Non si sceglie, capita.

Unknown

Se considero tutte le parole che ho cercato sul dizionario durante la prima, la seconda e la terza lettura del volume, questo mi basta a rinsaldare il forte legame che sento con la sua scrittura e la sua visione narrativa. Eccone alcune: scapruginaregordomezereocimandorlobozzima. Sono contenute tutte in La passeggiata che, secondo la divisione di Calvino, rientra nella sezione – Le parole e lo scrivere. Tutti i racconti qui compresi sono esattamente il contrario di quello che è un classico manuale di scrittura. Per questo funzionano bene, come mappe che conducono per strade più lunghe ma verso mete più affascinanti. Non è sfoggio di paroloni, è costruzione di un linguaggio che, soprattutto, nella forma breve considero buona regola: ogni parola è come se fosse una pagina bianca in cui chi legge ri-scrive ciò che sente e desidera.

L’amore e il nulla (che vince già per il titolo) raccoglie storie di sentimenti mancati e occasioni perse: l’amore. In Stazioni morte il protagonista si abbandona a fantasticherie sentimentali lungo «le cosiddette stazioni morte: stazioni cioè dove, per mutate esigenze di servizio o per chissà qual motivo, nessun treno ormai si ferma». Fino a quando non incrocia una «ragazza con frangetta» che lo salva, un dialogo surreale e malinconico che gestisce il sottinteso in maniera esemplare.

Nei vuoti cosmici creativi rileggo questi racconti, e pochi altri, tra cui L’eterna provincia, uno dei più lunghi della raccolta. Il protagonista, con una gamba di legno, furoreggia in paese per le sue conquiste fino a quando non incontra una donna che lo spiazza perché non si accorge (così gli pare) del suo difetto: «Me ne ero innamorato; non per tanto cessavo di odiarla, anzi la odiavo un poco di più». Succede così nei racconti di Landolfi che lui crea dei personaggi che si incollano letteralmente alla pelle. Sono come dei tatuaggi, a volte fanno male e si scoloriscono ma restano sempre lì. A differenza di un tatuaggio, anche grattando forte, non vanno via.

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“Cara amica”, lettera a Goliarda Sapienza su Libroguerriero

Cara Goliarda,

quando ti penso sento l’odore dei limoni. Un odore che incornicia le mani, che sa essere infinitamente aspro pur essendo buono. Quando penso a te sento questo odore falsamente ingannevole e gentile, come la tua scrittura.

Mi sei venuta in mente, Goliarda. Tu che da ragazzina sognavi di diventare Jean Gabin, che hai vissuto la svalutazione dell’intelletto femminile in un modo che apprezzo e spero di poter emulare sempre: fottendotene! (Scusa il termine, ma sono cose in cui è meglio azzardare.) Questo è l’atteggiamento che perseguo con la differenza che tu hai lottato, io mi limito a preservare uno spazio dal quale osservare. Fottendomene, con consapevolezza.

Cosa penso della questione femminile legata al lavoro letterario, in particolare? Mi è capitato di sentirmi discriminata, di essere sempre e solo la sorellina della crew, di provocare un certo scioccato fastidio di fronte all’autonomia di pensiero e azione (letterarie)?

Sì.

Come reagisco?

Fottendomene. Come diresti tu. Forse è una forma di presunzione, forse di difesa. Tutte e due. Intanto, osservo e ti scrivo.

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