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“Innocua come te”, l’esordio di Rowan Hisayo Buchanan su Exlibris20

Innocua come te è un esordio da leggere. Non solo perché ha vinto importanti premi come il Betty Trask Award e l’Authors’ Club Best First Novel Award. Ve lo consiglio per le luminose doti narrative dell’autrice, la saggista americana, di mamma giapponese, Rowan Hisayo Buchanan. Innocua come te è la storia di una donna che, alla fine degli anni Settanta, abbandona tutto, figlio compreso, per diventare un’artista. Il romanzo si svolge su due piani temporali, la fine dei Sessanta a New York e il 2016 tra New York e Berlino. Ieri e oggi. Ci sono vari approcci per raccontare questo romanzo: la doppia scansione temporale delle storie, passato e presente che segna la trama legata a filo doppio al tema della maternità; i dialoghi brillanti da cui prendere spunto, soprattutto per chi cerca un romanzo in cui i dialoghi portano avanti la storia attraverso la voce dei suoi protagonisti (come dovrebbe essere, sempre). Ho scelto, però, un aspetto della scrittura della Buchanan che ritengo essenziale sia per approcciarsi al libro sia per chi sta scrivendo a sua volta il suo (primo) romanzo. Quest’approccio riguarda la lingua con cui la storia è raccontata.

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“A pelle scoperta” di Francesca Piovesan – #perunalira #14

By alessandra PER UNA LIRA

Nel treno de Lo scompartimento, un racconto incluso nella raccolta Cattedrale di Raymond Carver, c’è un uomo che si rivede dentro i volti e le chiacchiere dei passeggeri. La famiglia, l’amicizia, il lavoro: tutto viene ricreato come dentro un laboratorio. C’è un mondo di dettagli e di piccole cose che sembra esplodere da un momento all’altro e invece non esplode mai. Questo è il mondo narrativo che compone l’esordio di Francesca Piovesan, una raccolta di racconti dal titolo A pelle scoperta, pubblicata da Arkadia editore per la collana SideKar. Si tratta di 15 racconti che cominciano con un esergo rivelatore: Alle piccole cose.  Le cose piccole che nella penna della Piovesan diventano le cose grandi anzi grandissime della nostra vita, sono lega che forgia questi racconti. Le storie sono tutte diverse, eppure appartengono evidentemente allo stesso sguardo. Uno sguardo basso ma non cupo; sempre in attesa che qualcosa avvenga pur sapendo che non avverrà. Appunto, una cosa piccola che sta per esplodere ma che invece la scrittrice decide di disinnescare.

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“Quando una donna” di Sara Maria Serafini – #perunalira #13

Come dice Marcovaldo nell’omonima raccolta di Italo Calvino: “Chi ha l’occhio, trova quel che cerca anche ad occhi chiusi”.
L’occhio per un narratore è il più indipendente tra i nostri sensi. Quello che vede, non lo decide chi scrive. Non sempre, almeno. Ciò che penetra la sua traiettoria è un fattore esterno.
Volendo accostare la scrittura alla fotografia, dovremmo stabilire che queste due discipline necessitano degli stessi strumenti del mestiere. Cambia il loro supporto. Penna e pc per lo scrittore; macchina fotografica per il fotografo. Il risultato, in entrambi i casi, restituisce lo sguardo dell’autore.
In questo caso dell’autrice. Sara Maria Serafini nel suo primo romanzo, Quando una donna appena uscito per Morellini editore, ha guardato storie che forse non voleva o non si aspettava di guardare. E dunque di scrivere. Forse, anche per questo, ha trovato un modo coinvolgente per farlo. Le sue parole riproducono perfettamente uno sguardo, a cominciare dal primo sguardo.

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Cercasi Esordi – Per una Lira su ExLibris20

By alessandra PER UNA LIRA

Per una lira è il titolo di una canzone di Lucio Battisti che comincia così: Per una lira io vendo tutti i sogni miei. E poi la voce a strisce di Battisti racconta la storia di qualcuno che a malincuore si distacca da una parte di sé. Ascoltandola, ho sempre pensato a chi scrive. In particolare agli esordienti. Chi, per la prima volta (e spesso per una lira) consegna il proprio destino al mondo. Nell’incertezza e nell’imprecisione, un esordio insegna a scrivere più di un capolavoro (anche quando le due cose coincidono: David Foster Wallace, La scopa del sistema, 1987). Per una lira è uno spazio dove leggendo le nuove voci della narrativa, italiana e straniera, metteremo in luce alcuni aspetti di un romanzo legati al gesto dello scrivere per la prima volta, ovvero alla scoperta della propria voce.

La rubrica compie un anno il 12 settembre, un anno di scoperte e di storie che mi hanno permesso di raccontare la scrittura e i suoi funzionamenti spaziando dal romanzo biografico ai racconti e passando per il nuovo western americano.

Adesso che questo piccolo spazio di consigli di lettura e di scrittura è cresciuto, mi piacerebbe conoscere da chi legge e da chi scrive e da chi si occupa di libri titoli sia italiani che stranieri in uscita. Purché siano esordi e storie che in qualche modo possano aiutarci a capire come funziona la “spia luminosa” e misteriosa dentro una storia.

Le segnalazioni possono arrivare sia al mio indirizzo (info@alessandraminervini.info) che alla redazione di exlibris20.

“La vita invisibile di Ivan Isaenko”, l’esordio di Scott Stambach – #perunalira #12

La vita invisibile di Ivan Isaenko, esordio dello scrittore americano Scott Stambach (traduzione dall’inglese americano di Ada Arduini), è la vera storia del disastro di Černobyl’. Vera, prima di tutto perché è una storia (in parte) inventata. Secondo poi perché, pur non entrando nei dettagli del disastro, racconta un aspetto della faccenda che scuote più di tutto: la vita dopo Černobyl’.

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“Friday Black” su ExLibris20

Avete presente quando uno dice: ho bisogno di una boccata d’aria e allora esce fa un giro, respira e la testa si ossigena come un vino messo a decantare? Tipo quando ci si sente impallati dentro un’atmosfera viziata e invece si vorrebbe solo respirare aria nuova?

Friday Black, l’esordio strepitoso del 35enne newyorkese, di origini del Ghana, Nana Kwame Adjei-Brenyah (pubblicato da Sur e tradotto benissimo da Martina Testa) è aria nuova, una lunga rinvigorente boccata d’aria pulita.

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L’ESORDIO DI ANNA MARIA ORTESE SU EXLIBRIS20

By alessandra PER UNA LIRA

Cosa possiamo imparare oggi dall’opera prima di autori e autrici del passato? L’esordio di Anna Maria Ortese è una raccolta di racconti, Angelici dolori, uscita nel 1937. La raccolta, pubblicata all’epoca da Bompiani e fortemente voluta dal critico letterario Massimo Bontempelli, rappresenta un’esperienza aliena che la stessa autrice così descrive: «Fare possibile, anzi normale, semplice, l’impossibile». Se l’avesse proposto oggi, questo libro, nessuno l’avrebbe pubblicato o, ancora peggio, pochi lettori (forti e deboli) l’avrebbero amato.

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“Il diner nel deserto” – Come si scrive il protagonista

Se avessi l’abitudine di sottolineare le frasi dei romanzi (altro che darle a qualcuno le terrei tutte per me, come trasferelli indelebili sulla pelle) le pagine de Il diner nel deserto sarebbero corrose dalla punta della mia matita e le mie braccia impiastricciate di frasi tipo: Se qualcuno che ami ti chiede di rinunciare a qualcosa che ami, non farlo. Per fortuna non ho questa fissa della sottolineatura e il libro è rimasto intatto; io dopo averlo letto un po’ meno.

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“L’idiota” di Elif Batuman su ExLibris20

Se mi dovessero chiedere di cosa parliamo quando parliamo d’amore nei romanzi, io risponderei: di principianti. Di chi è talmente alle prime armi da non conoscere le strategie per raccontarlo, l’amore. E dunque riesce a farlo bene, nell’unico modo possibile che si possa fare: con uno sguardo personale. Perché poi, quando si diventa “professori” l’amore finisce. Almeno nei libri. Questo succede a Selin, la protagonista de L’idiota, romanzo d’esordio di Elif Batuman, succede di essere una principiante, in tutto. Di origini turche, ha compiuto diciotto anni e si è appena iscritta ad Harvard, siamo negli anni novanta, Facebook non esiste e l’internet non è ancora un rifugio per anaffettivi ma la scoperta di un nuovo pianeta, bellissimo e niente affatto pericoloso. Il romanzo, suddiviso per mesi e stagioni, è la storia di una giovinezza che si interrompe nel momento in cui Selin si innamora di Ivan. Da quel momento comincia l’arte del maiunagioia. Ma prima c’è il racconto del vero grande amore della protagonista: la lettura, i libri e in particolare i grandi romanzi russi.

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Per una Lira #5: Maestoso è l’abbandono di Sara Gamberini

Tutti sanno che l’amore è una questione di cuore. Ma non tutti sanno cosa sia, il cuore. Sara Gamberini lo sa. Ne conosce i battiti storpi, le parole deludenti, gli afflati accecanti, le rincorse nel fango. Il suo primo romanzo, Maestoso è l’abbandono, pubblicato da Hacca, riproduce una mappa ancestrale del sentimento amoroso e del suo racconto.

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