. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Goliarda Sapienza: la mia musa lavica

Questa è la versione originale del mio articolo comparso sull’inserto letterario “Mimì” ne “Il Quotidiano del Sud”, domenica 13 aprile, dedicato alla scrittrice catanese Goliarda Sapienza

L’odore dei limoni – Lettera per una scrittrice

di Alessandra Minervini

Cara Goliarda,

quando ti penso sento l’odore dei limoni. Un odore che incornicia le mani, che sa essere infinitamente aspro pur essendo buono.

Ti considero un’amica non una maestra, un’ispirazione personale che tengo per mano o in tasca e che porto dovunque e dovunque ti conduco mi danno retta. La tua scrittura è un’ispirazione che non piomba dall’alto ma mi tiene compagnia. Quello che mi ispira di te, sei tu.

Mi vieni spesso in mente. Tu, che da ragazzina, al cinema Mirone sognavi di essere come l’attore Jean Gabin, a cui tutto era concesso in quanto uomo. Anche a me capita di sentirmi non all’altezza. La mia autonomia (letteraria) provoca un certo scioccato fastidio. Il compagno di una vita non vuole condividerti con le Lettere.

Come reagisco? Fottendomene. Un po’ come facevi tu.

Mi chiedo: ma è vero che io, in quanto donna, devo dimostrare di essere più brava? La mia risposta è NO. Non voglio essere una donna che si mette da parte, ma non voglio nemmeno sentirmi in competizione. E non voglio nemmeno fare come le donne che escludono gli uomini. Osservo festival dedicati solo alle donne, ai quali partecipare mi crea un po’ di imbarazzo. Io quando parlo, parlo tanto di uomini. Scrittori che mi ispirano o personaggi maschili a cui devo molto. Se ti ho letto, Goliarda, lo devo a un uomo. Era il 2005, vivevo a Torino e uno dei miei docenti mi passò una versione ben consumata de “L’arte della gioia” (ancora nell’edizione Stampa Alternativa). Me la passò come una molotov. Nel personaggio di Modesta ho trovato tutto: cibo e fame, luce e giorno, mare e pioggia, anche una femmina.

Una femmina che, come te nei tuoi diari, non ha paura di occuparsi della casa, di stirare lenzuola. Si dice: se sei ovunque, sei chiunque. Tu invece hai scelto dove stare e chi essere, tu hai scelto chi amare: la scrittura. “Non sono più giovane, non ho tempo. Devo scrivere.” Così rispondevi a chi ti proponeva questo o quell’altro circoletto. “No, non sono una donna che si guadagna la vita, sono una donna che guarda dalla finestra e ha una camera per se stessa. Vi ripugna? (…) Sono libera e questa libertà la voglio far fruttare”.

Allora ti chiedo: se oggi non è la possibilità di essere libere che manca, perché non fare qualcosa di completamente nuovo invece di spadroneggiare nel vecchio?

Magari, per una volta, qualcosa invece di accadere: cadrebbe giù. Giù i silenzi, giù le parrocchiette, giù i soliti giri, giù le solite lagne, giù le guerre tra poveri. Ci vuole una bella caduta. Non una caduta di stile ma una caduta per un nuovo stile: “Sono caduta tante volte, eppure eccomi qua, in piedi, che ti scrivo. Anzi ultimamente sono venuta alla conclusione che le persone che non cadono, in realtà è perché non stanno in piedi”. Anche io cado, cara Goliarda.

Inventiamo una nuova visione letteraria, un nuovo sguardo e chiamiamolo: Alle cadute di tutte le guerre. Nell’attesa anch’io “stiro lenzuoli”, cerco la pace e l’odore dei limoni.

RITRATTO DI GOLIARDA – UNA DONNA LAVICA

Sai come sono fatta – aveva detto ad una conoscente tre giorni prima di morire – è possibile che scompaia per un po’ per poi tornare all’improvviso”. Goliarda Sapienza è nata a Catania nel 1924 ed è morta a Gaeta nel 1996; è stata un’attrice e poi una scrittrice, è stata una donna alla ricerca di un’identità vivacemente irripetibile.

L’infanzia siciliana, che racconta in “Io, Jean Gabin”, fu segnata dai due eccentrici genitori. La madre, la lombarda Maria Giudice, fu la prima dirigente donna della Camera del Lavoro di Torino e una delle prime a portare avanti le protobattaglie sulle questioni femminili; il padre, Peppino Sapienza, fu un avvocato sindacalista catanese detto “l’avvocato dei poveri”, tanto influente nella formazione della figlia al punto da non mandarla a scuola come gli altri, quando gli altri erano i Balilla. Così Goliarda la vita la imparò dalla vita: per le strade di una Catania malfamata e ambigua, in mezzo alle chiacchiere di pupari e intrecciatori di gelsomino, al cinema Mirone. La sua è una Sicilia fatta di visioni bizzarre, immerse in un’umanità impastata di passionalità bestiale.

I genitori, figure cruciali, li amò tantissimo e molto da loro venne influenzata, crescendo come creatura libera. Gli stessi genitori, che non si sposarono mai e che ebbero Goliarda in tarda età e in seguito alla precoce morte del primogenito (Goliardo) a cui probabilmente la scrittrice fu sempre legata in un immaginario cordone ombelicale, la spronarono a lasciare Catania per trasferirsi a Roma. Qui, era il 1943, studiò al Centro Sperimentale e nel 1947 conobbe il regista Citto Maselli con cui ebbe una relazione more uxorio, lunga quasi 20 anni. La prima parte della sua vita romana fu caratterizzata da una certa mondanità, sempre austera come il suo sguardo, che la portò a calcare palcoscenici teatrali noti e a girare film d’autore con Visconti, Blasetti, Comencini e Zavattini.

Ma le mancava qualcosa. Una mancanza che esplose con la morte della madre, nel 1953, dalla quale Goliarda non si riprese mai del tutto. A parte scrivendo. Fu proprio per l’amore di figlia che, persa la madre, non sapeva dove far fluire, che Goliarda fece la scelta che le cambierà definitivamente la vita: scrivere.

Dovete immaginare, se non l’avete mai letta, una scrittrice che non basta a se stessa. Il suo sguardo si fa parola e fuoriesce dalle cornici stabilite, con la consistenza della lava di un vulcano in evoluzione. Un vulcano che si spegne solo per ricaricarsi, meglio, della materia di cui si compone e riemerge in forma di lava, mai uguale a se stesso. Questo processo di malattia e guarigione avviene attraverso le parole, Goliarda fu salvata dalle parole.

“Una delle tappe d’obbligo che la vita ci impone: quella di essere abbandonati o abbandonare” è un karma che poi ha scontato nella vita, lottando. Goliarda è stata una donna militante: una lotta che non ha a che fare con la militanza politica. Lei ha lottato per rimanere se stessa, esprimendo una soggettività per l’epoca audace e addirittura più all’avanguardia delle femministe “di regime”. Per farlo è passata dalla povertà, dalla lascivia, dall’amore e dalla solitudine. Ma mai nella vita, almeno da quanto si legge, ha desiderato muovere qualcuno a compassione, pur essendo una delle scrittrici italiane più a lungo dimenticate. Nemmeno quando, per disperazione, rubò dei gioielli a casa di alcune amiche Goliarda intenerì nessuno e scontò la pena a Rebibbia nel 1956. Un’esperienza che ispirerà “L’Università di Rebibbia” (1983), romanzo autobiografico in cui non si risparmia.

Per L’arte della gioia, sua opera simbolo finito nel 1976 (dopo 10 anni di lavorio fisico e intellettuale) Goliarda rinunciò testardamente a tutto. Ma perse. La storia di Modesta vide la luce in un’edizione completa solo nel 1998 grazie a Stampa Alternativa, quando ormai la scrittrice era morta e per merito del suo ultimo marito, Angelo Pellegrino. L’opera viene apprezzata con la riedizione Einaudi nel 2008, solo allora lettori e lettrici italiane conoscono un’eroina letteraria che racchiude una buona parte di noi, Modesta. La storia di Modesta fa parte di quel modo di essere che normalmente seppelliamo, con tutta la testa, dentro la sabbia. La vergogna, la cattiveria, la solitudine, l’ipocrisia, la viltà. L’arte della gioia contiene le debolezze umane e le esalta. E questo, soprattutto se si scrive, deve ispirare. Sempre. Quelle de “L’arte della gioia”, non furono donne di crinoline ma donne di rovine.

Goliarda morì, a 72 anni, ma fu ritrovata tre giorni dopo dalla dirimpettaia il 30 agosto del 1996 a Gaeta, il luogo dove vide la luce e il tormento la sua Modesta. Sulla lapide, a Gaeta, c’è una sua poesia, che evidenzia cosa fu per lei l’essere al mondo:

“Non sapevo che il buio non è nero/che il giorno non è bianco/che la luce acceca/e il fermarsi è correre ancora di più”.

Leggendo Goliarda Sapienza si ritrova un antico o un futuro legame. Forse è questa l’arte della gioia che lei cercava, l’arte di diventare artefici dei nostri desideri.

“La rampicante” in concorso al Premio Strega 2019

Da qualche settimana sono stati pubblicati i nomi dei primi romanzi in concorso al Premio Strega 2019, tra questi c’è il “mio” anzi il “nostro” La rampicante,  di cui ho curato l’editing. Ne sono felice e invito chi non l’ha ancora fatto a scoprire questa storia.

“2019 battute per un anno” – Il contest letterario dei Teatri di Bari

«L’appartamento si trovava in una piazza davanti al mare, 
all’ultimo piano di un palazzo 
che l’umidità aveva scorticato.
Per fortuna, nonostante le cicatrici sulla facciata, 
il vento e la salsedine non lo rendevano meno attraente.
Mi colpì subito, 
con quella finestra a tre vetrate 
che ogni giorno si illumina dentro i primi squarci di sole.
È questo il punto della città dove nasce il giorno 
ed è qui che le cose si realizzano più in fretta.
Chi vede il mondo prima degli altri, si sente sempre a casa».
Ho scritto questo incipit per il contest letterario che ogni anno viene indetto dai Teatri di Bari. Sono felice di averlo scritto, sono molto felice che sia stato selezionato e che ispirerà altre storie. Ho scritto questo incipit immaginando un luogo, che ho sempre visto e vissuto dall’interno, per la prima volta dall’esterno. Non esiste nulla di più magico nella scrittura. Aumentare le possibilità di sguardo e di inizio. Invito tutti a partecipare al contest per dare vita a una nuova storia a partire dalla mia.

Il contest si intitola “2019 battute per un anno di teatro”. Si rivolge a tutti gli autori e le autrici under 35 e scade il 3 dicembre. Aiutatemi a diffonderlo nei canali legati alla scrittura e ai racconti. Il regolamento per intero lo potete leggere qui: www.teatridibari.it

Colette: una donna infinita – Incontro a Bologna

Colette è stata una donna infinita. Questo è  il motivo per cui la amo e per cui la considero una donna che mi ispira. Mi piace leggerla, mi piace raccontare la sua vita e le sue opere, che poi sono spesso la stessa cosa, a chi non la conosce. Mi piace difenderla, anche se non ne ha bisogno, davanti a chi storce il naso considerandola una figura in fondo non poi così rilevante. 

La racconto a Bologna il 27 novembre alle ore 18, presso lo spazio CostArena

“Idee per scrivere” – Laboratorio di scrittura alla Fiera del Levante

Da Lunedì 10 fino a domenica 16 settembre , ogni giorno dalle 18 alle 20, sarò ospite dello spazio “Un paese per giovani”, all’interno della Fiera del Levante (pad. 137). Questo è il programma della rassegna con tutti gli ospiti. La partecipazione è gratuita, basta richiederla sui social del magazine “ILikePuglia“, qui le istruzioni.
Si tratta di una versione avventurosa, estemporanea e luminosa di “Una storia tutta per sé“.

Sdradichiamo radici, sciogliamo nodi, spettiniamo bambole, stemperiamo imitazioni, assembliamo ispirazioni.

Questo il programma degli incontri (o giù di lì):

PRIMO INCONTRO. Scrivere di sé è come bere un bicchiere d’acqua. Usare la narrazione per raccontare se stessi è facile come bere un bicchier d’acqua. Con una precisazione: bisogna tener presente che ci rivolgiamo a chi non conosce né l’acqua né il bicchiere da cui beviamo. Una sfida, meno facile di quel che si pensa. Ma non impossibile.

SECONDO INCONTRO. Mettere radici. Per imparare a raccontare se stessi, che sia una storia personale o la storia della propria azienda, è importante conoscere bene le proprie radici. Queste radici fatte di ricordi, di fotografie, di film, di canzoni, di luoghi e di voci rappresentano la materia prima da cui nascono le storie che inventeremo e racconteremo insieme.

TERZO INCONTRO. Il senso delle parole è determinato dai nostri cinque sensi. Quando scriviamo vediamo, sentiamo, odoriamo, gustiamo e tocchiamo il mondo. In questo incontro proveremo ad usare i nostri sensi per scrivere la nostra storia e renderla dunque sempre più simile a noi.

QUARTO INCONTRO. Le forme del narrare sono molto importanti quando si vuole raccontare se stessi per evitare di cadere nella retorica del già visto e del già scritto e dunque  rischiare di non farsi notare dal pubblico dei lettori. In questo incontro i corsisti sperimenteranno metodi creativi per scrivere un diario, un post sui social, una lettera d’amore e un report aziendale.

QUINTO E SESTO INCONTRO. Brand by me! Adesso che abbiamo posto le basi del racconto passiamo dalla teoria alla pratica. Negli ultimi due incontri si sviluppa, si scrive, si corregge e si edita una storia visuale ovvero una storia d’impresa che possa essere non solo letta ma “vista” attraverso gli strumenti della narrazione. Tutte le storie prodotte saranno poi oggetto di valutazione all’interno di un contest di scrittura, dedicato al racconto d’impresa: RACCONTA LA TUA IDEA.

I know It’s OVERlove – Il mio romanzo in musica

I know It’s OVERlove
Giovedì 21 Giugno #lettidinotte #ov #vediallavoce #overlove

Parole in musica Tratte dal romanzo Overlove di Alessandra Minervini (Liberaria Editrice)

Voce: Alessandra Minervini, Giorgia Antonelli

Musica: Pierpaolo Guaragno

Il Romanzo «Non esiste un motivo per amare. L’unico motivo dell’amore è l’amore». «Per questo smette». All’inizio del romanzo la protagonista, Anna, dice “Basta”. Lasciare Carmine è una delle prove d’amore più oneste che lei possa compiere. Non è tanto una separazione, che mentalmente non avverrà mai, quanto un abbandono. In apparenza sembra che la scelta sia per salvare se stessa: “Quando si fa schifo bisogna stare da soli”. In realtà, andando avanti, le scelte dell’uno e dell’altra mostrano che ci si può lasciare non per salvare se stessi ma per salvare il proprio amore. L’amore, nel romanzo è così, non corrisponde necessariamente ad aver trovato la soluzione a tutto. Anna vive un amore troppo grande, più grande del contesto a cui appartiene, più grande anche di se stessa al punto che, non riuscendo a superare i propri limiti, molla. La storia con Carmine diventa una rinuncia invece che una salvezza. Overlove è un amore che non salva nessuno se non l’amore stesso.

“Mesi prima Anna e Carmine erano distesi sul letto di un albergo di Lugano, dove Carmine aveva suonato in unplugged all’auditorium. Poca gente, come al solito, molte recensioni. Anna l’aveva seguito per mancanza. Il suo corpo nudo entrava e usciva dalla bocca di Carmine con la stessa leggera musicalità delle note. Lui aveva tenuto i vestiti e gli occhiali, non li levava mai, per via degli occhi svergognati. Ogni tanto spostava l’asta della montatura con l’indice per non ungere le lenti. C’era la musica e poi Anna; Anna e poi Overlove. Lei gli aveva chiesto: «Cosa vuol dire Overlove?» E lui aveva risposto: «Non abbastanza, quindi troppo. Troppo amore non è abbastanza amore». Anna aveva deglutito, allargando le pupille e poi, prendendo coraggio, gli aveva chiesto: «Ma sei sicuro che la gente lo capirà?» «Non m’interessa», e poi: «Della gente non m’interessa».”

ALL YOU CAN READ – Schede di lettura in promozione

ALL YOU CAN READ – Valutazione manoscritti in offerta per un mese

La scheda di valutazione è uno strumento che fornisco agli autori con i seguenti obiettivi:

1. analisi approfondita del manoscritto (storia, trama, mondo narrativo, personaggi)

2. analisi critica dello stile, della voce, della lingua dell’autrice

3. giudizio accurato sulle questioni strutturali del romanzo

4. giudizio schietto e indipendente sulle eventuali modifiche da effettuare

5. indicazioni specifiche sulla collocazione editoriale del romanzo: case editrici, agenti, self publishing

La scheda non comprende servizio di correzione bozze ed editing, servizi di promozione o di agenzia, stesura della sinossi o tutoraggio face to face. Sono servizi con costi a parte. La scheda è composta da un minimo di due a un massimo di quattro cartelle dattiloscritte.

Questo lavoro normalmente costa tra gli 80 e i 200 euro a seconda del manoscritto, della complessità di lettura e della profondità dell’analisi.

#allyoucanread è una promozione con la quale la scheda di valutazione costa molto meno ma solo se il manoscritto viene inviato alla mia casella di posta elettronica nel seguente periodo: dal 20 dicembre 2017 al 20 gennaio 2018. L’offerta è valida anche per case editrici, agenzie letterarie e liberi professionisti editoriali (con un massimo di 3 manoscritti a testa).

I costi sono i seguenti:

  • 40 euro per un manoscritto (romanzo o racconti) entro le 120.000 battute (spazi inclusi)
  • 50 euro per un manoscritto (romanzo o racconti) da 121.000 battute a 280.000
  • 60 euro per un manoscritto (romanzo o racconti) da 281.000 battute in poi
  • Se non si fornisce il manoscritto stampato e spedito il prezzo della scheda avrà una maggiorazione tra i 5.00 e 8.00 euro
percorsi-su-misura-writing-coach

Newsletter-reloaded-ritorni-promozioni-regali-nuove-idee-e-limoni

“È una legge dura, ma purtroppo se non si fa così non si riescono a mettere due paginette di seguito. Questo è il mestiere dello scrittore: rubare il tempo a tutto, al lavoro per guadagnarsi il pane, alle ore di gioia in più con gli amici che ti tentano – è comprensibile – terribilmente. La sera tardi affronto l’impossibilità di continuare. C’è anche questo: lo scrivere ha necessità biologiche e fisiche inderogabili.” 

La mia parte di gioia, Goliarda Sapienza

La newsletter è tornata e anche i laboratori, i corsi, i regali, le promozioni, i limoni.

CONTINUA QUI

Di cosa scriviamo quando scriviamo di “amore e guerra” – Nuovo laboratorio di scrittura

“Le tue parole mi si addicono”.  J D. Salinger 

“Tutte le storie sono storie d’amore”, recita la prima frase come una spudorata dichiarazione di Eureka Street: tumultuoso romanzo in cui il protagonista viene mollato dalla sua fidanzata. Mettere in scena subito la fine di una storia è uno dei movimenti narrativi che più mi eccita. Un attraente segno di inciviltà.

Qualche tempo fa mi hanno chiesto una riflessione in merito alla scrittura e all’amore ovvero: come si può scrivere d’amore senza essere banali. Alcuni spunti sono diventati un articolo su “Il libraio”. Altri si sono fatti pneumatici dentro la testa. In particolare una parola e questa parola è inciviltà. Se esiste una regola per scrivere, in generale, d’amore in particolare, questa è l’inciviltà. Inciviltà nella punteggiatura, per esempio. Usare un punto o una virgola, in una storia sentimentale, è una dichiarazione d’amore. Sporca le parole per trasformarle in sentimento amoroso.  Lo fa J.D.Salinger nelle lettere indirizzate a Joyce Maynard, la sua amata studentessa di trenta e passa anni più piccola di lui. (Da cui è tratta la citazione iniziale). Oppure, la corrispondenza amorosa tra Pavese e Bianca Garufi? Io le trovo straordinarie lezioni di inciviltà e letteratura.
Avevo già scritto, tempo fa, di come la scrittura di qualcosa poi diventi la padrona di chi l’ha scritta. Nel mio caso l’amore e il suo tormento sono diventati la materia prima, una delle, di conversazione quando parlo di scrittura e non solo. Forse volevo che succedesse da una vita, forse non lo sopporto ma accolgo questo destino. Del resto, i romanzi che hanno spostato qualcosa dentro di me, come persona e come autrice, sono sostanzialmente storie d’amore. A cominciare da Lolita. Un amore che è una derivazione dell’inciviltà. Quanto più un personaggio è incivile tanto più la storia d’amore sarà appassionata. Potrei creare una mappa dell’inciviltà letteraria. E dentro ci metterei mezza storia della letteratura ma anche tanti romanzi recenti italiani che raccontano, in buona sostanza, la mancanza d’amore, la fine di una storia o la separazione, e lo fanno molto bene. Con un profondo senso di inciviltà.  Riflettendo su amore, inciviltà e scrittura mi è venuto in mente che un’altra caratteristica della letteratura sentimentale è la guerra. L’altra faccia dell’amore o forse l’unica, quella più autentica. Da qui, o forse da sempre, è nata in me l’idea di farne un laboratorio. Si chiamerà “Amore e guerra” e girerà per l’Italia insieme a me. Nelle prime versioni del laboratorio ci sarà anche un modulo curato da Giorgio Vasta che si intitola “Avere una storia”.
Anche “Amore e guerra” rientra nel programma e nell’idea di Una storia tutta per sé: il dato biografico e la propria vita, per chi desidera scrivere, rappresentano un giacimento prezioso. Da cui attingere, succhiare e reinventare.
Il prossimo laboratorio di scrittura, visione e percezione autobiografica ricomincia a Bari. A partire da marzo, ospite dell’associazione OMA. Ecco i dettagli.
Mentre per sapere quando #amoreeguerra arriva a Bari, scrivetemi o aspettate ancora qualche giorno.  Intanto questo è il programma generale.
Sono invece già disponibili i posti per partecipare ad #amoreeguerra a Campobasso. Ecco qui tutte le informazioni.

Newsletter n. 4 “Resistere, RI-scrivere, combattere?”

By alessandra NEWSLETTER
Questa è una parte della newsletter che ho mandato a febbraio. Se non siete ancora iscritti, ci sono dei motivi per farlo ora.

Di cosa parlo: John Fante, esordire, resistenza editoriale, autosabotaggio letterario, sorprese

“Per scrivere bisogna amare e per amare bisogna capire”. La frase che ho inciso sulla testata del letto  è questa. Quella del titolo della newsletter è una mia rivisitazione. La frase originale, invece, è una citazione di un autore che amo molto, che ha scritto un libro che amo molto. Amo molto “Chiedi alla polvere” di John Fante, uno di quei romanzi che considero amuleto. Un testo anziano, del 1939, una storia universale. Eterna. Quella dell’aspirate scrittore che in attesa di pubblicare il suo primo romanzo fa di tutto per evitarlo, a volte inconsciamente altre volte con consapevolezza.
L’auto-sabotaggio tra gli autori, e non solo esordienti, è un dettaglio che racconta un’universalità: la paura di farcela. Con il mio amico Demetrio Paolin (di cui a marzo uscirà il suo ultimo maestoso o romanzo: “Conforme alla gloria”, Voland) discorro spesso di questa cosa dell’autosabotaggio e, di recente, in una nostra conversazione, è venuta fuori una cosa che entrambi pensiamo ma che entrambi neghiamo il minuto dopo. Che senso ha pubblicare? Ha un senso insensato. Il che non significa che sia inutile o non auspicabile. Non è quello. La direzione della scrittura deve, prima di tutto, essere quella di terminare una storia. Finire un discorso. Forse per questo ci si boicotta. Per non finirlo.

La paura del giudizio e l’aspettativa editoriale sono un grosso ostacolo per la scrittura. Mi cercano, spesso, persone con un bel progetto in testa ma tantissima paura di realizzarlo. Paura che il sogno si avveri o paura che il sogno non si avveri? Nella mia affollata esperienza di scouting letterario ho ricevuto entrambe le risposte. E se ci penso anche io, ecco, risponderei: entrambe.

Quindi come si fa a non autosabotarsi?

Tanto per cominciare, si scrive. Non serve una storia perfetta. Serve un discorso completo. Serve un progetto, un’idea di scrittura.Tutto il resto, il perfezionamento, la limatura, l’impostazione del manoscritto e la ricerca dell’editore ideale – perfino la trama – sono passi che devono necessariamente venire dopo. Dopo aver compreso qual è la storia che stiamo raccontando. Solo dopo aver portato a termine il proprio discorso, si passa alla fase più temuta, e anche meno facile. Cercare un editore. Perché quando si è finito un discorso si vuole, come minimo, raccontarlo a qualcuno e questo qualcuno, prima dei lettori, è l’editore.
Per scrivere bisogna amare e per pubblicare bisogna combattere? Sì.Per farlo le strade sono tante e la parola che bisogna tenere in mente molto bene è RIFIUTO. Sarete rifiutati fino a quando troverete l’editore giusto, quello che vede nella storia che avete scritto una forma di amorosa corrispondenza.
La ricerca di un editore, e dunque ripeto di un pubblico di lettori, è un aspetto che va valutato con attenzione. Editoria, piccola media grande, che differenza c’è? Poche settimane fa, lo scrittore Giacomo Verri, ha cominciato un discorso  intorno al ruolo della piccola e media editoria italiana, discorso suggestivo per il paragone con la Resistenza partigiana.
Conosco molte persone che hanno pubblicato con estrema difficoltà il loro primo romanzo, e anche il secondo per la verità; conosco ancora più persone che invece non hanno trovato un editore e ne conosco pochissime che si sono arrese e hanno abbandonato l’idea. Molto sta nell’avere dimestichezza con il mestiere di scrivere fatto di fallimenti, di rifiuti, di sabotaggi ma anche di ostinazione. Un primo consiglio è NON PUBBLICARE A PAGAMENTO. Nessun editore dovrebbe chiedere soldi a un autore. Se lo fa, allora il rifiuto deve essere dell’autore nei confronti dell’editore. Sempre.

E adesso la sorpresa. Questa  newsletter torna il 7 marzo. Per tutti gli iscritti (già presenti e per quelli che si iscriveranno da oggi fino al 6 marzo) ci sarà la possibilità di provare  un  percorso di scrittura. Gratuito. Le regole del contest le pubblicherò, la prima settimana di marzo, sul mio blog.

Scriviamoci presto.
Alessandra

Iscriviti alla newsletter!

Iscriviti alla mia newsletter per ricevere aggiornamenti, inviti ad eventi e notizie sui corsi di scrittura.

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi