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La cucina del racconto #3

Mercoledì 9 dicembre alle ore 20.00 ritorna #lacucinadelracconto. Il format che lega lezioni di cucina a lezioni di scrittura creativa. L’appuntamento è sempre da Eataly, a Bari.

Ci avete mai fatto caso che a volte è grazie a chi si mette da parte che un personaggio diventa protagonista di una storia? Questa è la domanda da cui partirò la prossima volta in cui impareremo a far funzionare in una storia i personaggi secondari, come al solito cucinando e in questo caso prepareremo due secondi di carne insoliti.

Cose da dire riguardo l’appuntamento precedente

Il laboratorio di cucina è stato chiaramente il momento più atteso della serata. Del resto, Giovanni Rana, il cuoco (no, non ha inventato i famosi tortellini, non è lui) ha stupito tutti con un risotto “rainbow” dove ogni colore rievocava un sapore della stagione in corso.  Non è stata da meno la seconda protagonista dei primi piatti ovvero una variante della cacio e pepe.

Quanto al laboratorio di scrittura, più temuto e per questo più appassionante, ci sono state delle novità. Tutti insieme abbiamo inventato un protagonista, un personaggio cioè che da ora in poi terrà le fila delle prossime storie che inventeremo. Questo personaggio si chiama Ettore. Ho chiesto a tutti di scrivere un breve incipit in cui coinvolgere Ettore. Ad oggi, non ci sono risposte se non quella di Michele Scaranello, autore che ho incontrato spesso nei miei corsi e non solo. Il suo Ettore è questo qui.

Un invito non si rifiuta mai. Lo diceva pure il mio oroscopo della settimana. A quest’ora avrei dovuto preparare i manicaretti ma eccomi qua, in questo teatro, seduto in terza fila, circondato da una platea di donne e politici. Edda mi ha invitato a un simposio. Lei è la moderatrice e dal palco intervista luminari dalle gotte larghe come zucche, e antilopi del femminismo sfrenato. Le ho fatto un cenno di saluto e lei l’ha accolto con lo sguardo. E’ concentrata, non ammette distrazioni. Edda mi piace ed è già fidanzata, ma non esistono piatti impossibili. Stasera non è un mezzobusto da incantare con le mie pietanze e finalmente posso ammirare le sue gambe accavallate. Vorrei impastare le mani fra i suoi capelli scuri come i miei e vellutarli come per una fonduta di cioccolato. Sprofondo nella poltrona, gli argomenti non m’interessano. Piuttosto mi angoscia la paura che gli indumenti si siano impregnati di qualche strana flagranza. Sollevo il bavero della giacca e mi annuso. Mi annuso in continuazione, e ogni tanto mi capita di avvertire una zaffata di soffritto. Porri o friarielli? Non so. Trascino la mano sul collo, sperando che il mezzo litro di colonia abbia fatto il suo dovere e sepolto ogni lezzo; poi, con nonchalance, avvicino il palmo al naso. È terribile: avverto un miasma di broccoli stufati. Mi guardo intorno. La mia vicina ha lo sguardo torvo. Forse è inorridita, o forse sta pensando a quella povera di Edda che magari dovrà strofinarsi a me, sopportando questa disgustosa esalazione. Per l’imbarazzo, il sudore ruscella dai miei riccioli. Guardo l’orologio. Mustafà, il mio gatto, stasera non gusterà la creme Bovary che gli avevo promesso. L’ho lasciato a casa, e speriamo che non combini casini! Uno di quei sapientelli dall’aria altèra cerca di strigliare la mia Edda. Minchia: vorrei alzarmi di scatto e salire sul palco. Invece mi blocco sui braccioli. Giuro: se lo prendo fra le mani, lo spadello di santa ragione. Lei invece riesce a domarlo. Con le parole. Edda ci sa fare. Allento la tensione. È il nostro primo appuntamento, penso. E già vorrei insinuarmi fra le pieghe del suo cuore (per la verità anche quelle della sua camicetta andrebbero bene), e restar lì, a mantecare. Lentamente, come la crema di zenzero nel risotto. Che casino! Ormai confondo cibo e sentimenti, ma l’amore si sa, è come una buona portata: ha bisogno di buoni ingredienti per riuscire.

Cose da dire riguardo il prossimo appuntamento

Gianni sta preparando due secondi di carne. Uno di carne bianca, leggermente più semplice; il secondo invece è una proposta valida anche per i pranzi natalizi. un’idea sofisticata, come piace a me.

Io invece sto rileggendo alcuni romanzi brevi in cui i comprimari, i personaggi secondari, svolgono un ruolo fondamentale sia dal punto di vista funzionale che da quello più sentimentale: senza di loro la storia non andrebbe avanti e noi lettori non ameremmo così tanto il o la protagonista.  Gli autori che servirò su un libro d’argento sono: Cesare Pavese, Eskol Nevo e altri che ora non vi dico.

Ditemi invece voi qual è il vostro comprimario preferito? Lo raccontate mercoledì prossimo?

Cose da portare.

  • Gli esercizi a casa per chi li ha fatti.
  • Un libro che abbia un personaggio secondario indimenticabile.
  • Un quaderno e una penna, per scrivere le ricette.
  • La puntualità.

Per Informazioni: Tel. +39 080 6180401
Per acquistare il singolo evento è possibile farlo direttamente presso la sede di Eataly Bari oppure online.

(Vi siete iscritti alla mia newsletter?  La prossima arriva il 7 dicembre. )

(Ringrazio Annalisa de Benedictis aka Queen’s Kitchen per le foto dei primi piatti)

5 Consigli per scrivere di sé, di Alessandra Minervini

La prima volta che ho partecipato a un corso di scrittura narrativa ne ho scelto una sulla scrittura autobiografica, mi sembrava il modo più semplice per cominciare.
Alla prima lezione l’insegnante ci ha detto “Volete scrivere di voi? Sono tutti cazzi vostri”.
Si esprimeva in quella maniera, l’insegnante, e lì per lì non gli ho dato troppa retta.
Ma effettivamente, se pensavo fosse una maniera semplice per cominciare, presto mi sono accorta che semplice non era.
Questa pagina dei consigli è dedicata alla scrittura autobiografica, ed è a cura di Alessandra Minervini.
Alessandra è di Bari. Lavora come consulente per LiberAria e laScuola Holden.  Ha pubblicato racconti sulle riviste “Colla”, “Effe” e sta finendo di scrivere un romanzo che per il momento chiama #OV. Uno tra i romanzi più interessanti che abbia letto negli ultimi tempi. Sulla pagina degli Scrittori del Cantiere si può leggerne.
Ecco i cinque consigli sulla scrittura di sé di Alessandra Minervini.
1) Qualche anno fa la Scuola Holden mi ha chiesto di pensare un corso di scrittura che avremmo avviato insieme a Bari. Così è nato “Una storia tutta per sé”. Che considero un percorso più che un corso di scrittura. Un percorso in cui la parte da protagonista la svolge  la lettura. Si tratta di questo. Se tutti abbiamo una storia da raccontare, tutte (o quasi) le storie che scriviamo ci raccontano. Chi più, chi meno. E allora ho pensato che è meglio partire da questo, da noi, senza fare troppi giri di parole. Per cui per prima cosa, durante il corso, ci si fa una foto. E poi la si mette da parte.
2) Una cosa da fare, per esempio, prima di scrivere di sé è spostare l’ingombro. Cos’è l’ingombro? L’ingombro è quello che ci spinge a scrivere ma contemporaneamente ci allontana dalla scrittura. Non è un nemico. Più un buio. Un buio oltre la siepe della nostra immaginazione. Allora tutti insieme individuiamo questo ingombro. Che poi possono essere anche due, o tre.
3) Poi si scrive. Liberamente. Magari senza staccare le dita dalla tastiera. Si pesca un ricordo. Si prepara l’esca. L’esca è un colore, un odore, una voce, un sapore o una superficie che puoi conoscere solo tu.
4) A questo punto, pescato il ricordo puoi mentire. Puoi cioè iniziare davvero a inventare una storia tutta per sé. Come? Bisogna dire la verità mentendo. E non dimenticare che la vita è noiosa per cui figurati la narrazione della stessa.
5) Non dimenticare la lettura. Ecco cinque “storie tutte per sé” molto utili per questo percorso: L’arte della gioia, Goliarda Sapienza;Sembrava una felicità, Jenny Offill; Seminario sulla gioventù, A. Busi; Il compagno, Cesare Pavese; Lolita, Vladimir Nabokov.
(Questo articolo è precedentemente apparso su “Cantiere di scrittura“, ringrazio Gessica Franco Carlevero)

9.11.15 Ovvero “La mia prima newsletter” #2

(Lunedì scorso ho inviato la mia newsletter. Adesso ti sei fatto un’idea di quello che, una volta al mese, ti scriverò. Ma sappi che questa idea è ancora parziale. Nel testo qui sotto manca una cosa, che è il regalo che avevo promesso. L’ho fatto, ma era riservato agli iscritti. C’è un modo per recuperarlo. Se ti iscrivi alla mia newsletter entro questa settimana, ovvero entro la mezzanotte di domenica 22 novembre, riceverai il bonus).

Newsletter n. 1
Non si finisce mai di iniziare

Chi sono

Sono Alessandra Minervini, vivo a Bari e per lavoro “aiuto le persone a scrivere la loro storia. Nel frattempo le persone che incontro mi aiutano a scrivere la mia”. Questa frase tra virgolette è l’incipit con cui si apre la home del mio sito. In realtà, molti di voi mi conoscono. Sono persone con cui lavoro, con cui vivo, con cui condivido progetti, con cui collaboro o che seguo per la stima che provo nei loro confronti. Un po’ come avviene per un genetliaco tondo, avevo voglia di festeggiare il mio nuovo inizio e avevo voglia di farlo con voi. Ma se ho fatto male, cancellarsi è facile e dal prossimo mese non riceverete più le mie nuove.
Del perché mi sia decisa a mettere su un sito web, ho scritto un paio di righe qui. In sintesi: iniziare una nuova storia. Non ho impiegato molto tempo per pensarci. Ho chiamato la web designer che mi piace, ho studiato e analizzato la mia storia professionale e ho scelto alcuni elementi per raccontare questo nuovo inizio.
 

Di cosa mi occupo

La mia attività si concentra su due aspetti della narrazione: editing e storytelling. Due parole straniere, lo so.
Quello che ho fatto negli ultimi dieci anni è stato raccontare, inventare, progettare, sviluppare e promuovere mondi narrativi. Mondi intimi e solitari, quelli delle persone che ho contribuito a trasformare in autori e scrittori; mondi collettivi e universali, quelli delle storie di piccole grandi imprese culturali.

Quello che farò nei prossimi dieci anni è esattamente la stessa cosa. Solo che lo farò come libera professionista. Certo l’inizio non sarà semplice, e per questo avrò bisogno di una mano e anche di nuove fonti di ispirazione.

– Per ispirarti cosa?
– Lo rivelerò questo mese nel mio blog.

 
Come possiamo collaborare

Sarà una stagione piena di inizi. Per cominciare vi racconto queste due storie.

  • La prima storia si chiama “(Per)corsi di scrittura” ed è un corso a tu per tu, come si diceva una volta, tra me e l’autore. Per questo motivo lo consiglio a chi ha già scritto una storia oppure la sta scrivendo. L’importante è che ci sia già l’idea complessiva (e complessa) di quello che si vuole raccontare. Le lezioni, di minimo un’ora, possono avvenire su skipe o dal vivo e ci sarà sempre un supporto anche via e-mail. 

  • La seconda si intitola “Una storia tutta per sé. Come raccontare se stessi e vivere felici”. Un laboratorio di scrittura adatto a chi ama leggere e a chi non scrive, perché non ha mai cominciato, perché ha smesso all’improvviso, perché non sa di possedere questo talento ma non vede l’ora di farlo. Il corso riparte a gennaio, a Bari, ma possiamo pensare anche ad altre date in altri luoghi. Mi date una mano?

Chi è interessato e vuole avere maggiori informazioni su queste e altre proposte può scrivermi qui: info@alessandraminervini.info

– Quindi nelle newsletter racconti solo quello che fai?
– No, questo è solo l’inizio.

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Dicono che lunedì prossimo ci vediamo a Molfetta

Lunedì 9 Novembre 2015, alle ore 19.00 sono a Molfetta. Sono con gli amici de “Il ghigno” per presentare un romanzo a cui tengo molto. Questo romanzo l’ha scritto Franco Arba e si intitola “Dicono che domani ci sarà la guerra”.

A questo romanzo tengo molto perché l’ho fortemente voluto. Fa parte delle MEDUSE che è la collana che curo per LiberAria.

A questo romanzo tengo molto perché ci ho lavorato parecchio e rappresenta il mio primo lavoro “storico”, nel senso che ci è voluto anche un bel ripasso, in particolare mi sono ristudiata l’entrata in guerra dell’Italia durante la Prima Guerra Mondiale. Cose importanti che non sapevo. E ho cercato, lavorandoci, di stabilire un immaginario parallelismo tra la precarietà dei giovani italiani di allora e quella di oggi. Ricordo le riunioni con Franco in cui dicevo che Enrico, il protagonista, è uno di noi, uno che ha perso il lavoro, la terra, l’amore, uno che combatte una guerra ogni giorno per sopravvivere, per avere ancora il coraggio e la forza di guardarsi allo specchio, di essere fiero di se stesso, di non tradirsi, di non perdere la memoria. Perché è anche un romanzo sulla memoria che definisce la vita e che ci si ritrova, in condizioni appunto precariamente belliche, a rincorrere per sempre.

E mi fa piacere che questo (ulteriore) aspetto sia stato notato e apprezzato da alcune persone, tra cui il giornalista e scrittore Giancarlo Visitilli che nella sua recensione scrive: “Ed è per tutto ciò che la guerra descritta da Arba emoziona, non tanto in rapporto alle morti, tante, troppe, che toccarono anche ai valorosi combattenti sardi, quanto per la guerra come questione privata. Si tratta delle guerre che non si combattono in trincea, ma nella propria personale esistenza, quando, durante le continue andate e i pochi ritorni, ognuno deve fare i conti con una guerra di posizione in rapporto solo ed esclusivamente all’amore”.

A questo romanzo tengo molto perché è una storia che continua a ricevere un’accoglienza calorosa tra i lettori, (raggiunta la prima ristampa in meno di un anno).  E questa cosa, questa cosa che si fanno storie che vengono lette, dicono che sia l’unico motivo valido per continuare a farlo.

Vi aspetto.

P.s. Questi sono tutti gli altri  appuntamenti   di Franco Arba in Puglia.

P.p. s. Chi non si è ancora iscritto alla mia newsletter?

La cucina del racconto #2

Mercoledì, 11 novembre, a Bari, alle ore 20.00, da Eataly, prosegue “La cucina del racconto”, laboratorio creativo di cucina e di scrittura. La serata di intitola  “Cucinare un Primo piatto / Come si costruisce il Personaggio Principale“.

Cose da dire sul primo appuntamento.

  • Grazie.
  • Prima di tutto agli amici e alle amiche che sono venuti a fare il tifo per me ricordandomi di essere una persona fortunata perché compresa e dunque amata, perché l’unica via per l’amore è la comprensione.
  • Quindi ipergrazie.
  • Se volete sapere come è andato l’incipit di questa storia, iscrivetevi alla mia newsletter e saprete ogni cosa.

Altre cose belle del primo appuntamento.

  • Il mio incipit de “La cucina del racconto” scritto da Eleonora Bellini, corsista del laboratorio.“Ogni volta l’inizio è quel momento di distacco dalla molteplicità dei possibili: per il narratore è l’allontanare da sé la molteplicità delle storie possibili, in modo da isolare e rendere raccontabile la singola storia che ha deciso di raccontare”. (Italo Calvino – Appendice alle Lezioni americane)Capannelli di persone attendono che cominci la prima lezione del corso “La cucina del racconto” all’ingresso dell’aula. Mi guardo intorno e tra loro non vedo nessuno che conosco. Mi avvicino alla vetrata che delimita il perimetro dell’aula per curiosare all’interno. Lunghi tavoli, tipo banchi di scuola, sobriamente apparecchiati, si rivolgono ad una grande e bella cucina professionale. Ho un sussulto di emozione, perché non ne ho mai vista una dal vivo. Il cuoco, nel frattempo, si sta portando avanti con la preparazione degli ingredienti delle ricette che realizzerà durante la lezione. E’ arrivato il momento di entrare. Decido istintivamente di sedermi nell’ultima fila, proprio come facevo durante gli anni di scuola. Ed in più, lì ci sono i banchi più alti, che consentono di avere una migliore visione di insieme dell’aula. Anche se dal retro. Cerco affannosamente nella mia borsa dei fogli su cui prendere appunti, avendo dimenticato di portare con me un quaderno o un taccuino. Scatto qualche fotografia alla cucina e all’aula. Poi faccio anche un selfie, da cui traspare tutto il peso della giornata misto all’ansia e alle aspettative per questo nuovo percorso durante il quale cui imparerò “come cibo e letteratura possano fecondarsi tra di loro” (cit.). Tutti in silenzio. La docente introduce il corso. Con la lettura del capitolo “Cozze alla Marinara alla Calvino” tratto da La Zuppa di Kafka di Mark Crick ha inizio questa prima lezione che intreccia l’incipit all’antipasto, con i carciofi in pastella che si abbinano all’appendice delle Lezioni Americane di Italo Calvino; la crema di carciofi che si amalgama all’incipit di “Lunar Park” di Bret Easton Ellis; e le crespelle al pesto e ricotta con salsa di pomodorini e cipolla rossa che anticipano un intermezzo ispirato a “Se una notte di inverno un viaggiatore” di Italo Calvino. Tutto annaffiato da un meraviglioso vino bianco e accompagnato dagli interventi dei corsisti.

Cose da dire sul secondo appuntamento.

  • Il menù del prezioso Gianni Rana, il cuoco che collabora con me in questo laboratorio. Sarà a base di primi (vegetariani). Tra gli ingredienti che utilizzerà ci sono il cacio, la zucca, il pepe, il riso e ingredienti segreti che svelerà solo mercoledì (insieme alle ricette.)
  • I libri che leggerò. Ne anticipo qualcuno. Il protagonista è un uomo che smette di scrivere per dipingere. Il secondo ha per protagonista una ragazzina che vuole diventare una scrittrice. Il terzo vorrei fosse il protagonista di un libro portato da voi.
  • Argomenti seri che renderemo divertenti: differenza tra narratore e protagonista.
  • Improvvisazioni varie,  tra i fuochi e  tra i libri.

 Cose da portare.

  • Gli esercizi a casa per chi li ha fatti.
  • Un libro che abbia un protagonista forte.
  • Un quaderno e una penna, per le ricette.
  • La puntualità.

Per Informazioni: Tel. +39 080 6180401
Per acquistare il singolo evento è possibile farlo direttamente presso la sede di Eataly Bari oppure online.

Cosa c’è di nuovo nel cantiere di Gessica

Gessica Franco Carlevero è una mia amica, anche se non siamo mai state amiche. Nel senso che non ci incontriamo, non ci diciamo che cosa ci mettiamo per uscire e non ci lamentiamo mai della vita. Mai. E io per questo le sono grata, per l’amicizia che non ha interessi se non quella di essere delle compagne di viaggio.

Ha scritto questa cosa QUA.

“Cosa c’è di nuovo, gina?” goes to Turin

In realtà #gina non va a Torino. In realtà #gina torna a Torino che poi è casa sua. Quindi si potrebbe dire, anzi forse si deve, che il 28 ottobre alla libreria Luxemburg #gina torna a casa, cioè a #Torino dove è nata. Nata come storia, che poi è diventata il mio racconto, nata come personaggio e come sentimento. Se non avessi vissuto a Torino, non esisterebbe. Quindi io credo che i genitori di questo racconto siano due, io (che sono la madre) e Torino che invece è il padre. Direi forse il padre eterno.

#gina è il nome della protagonista del mio racconto e questo mio racconto fa parte di una antologia dedicata alle nuove voci femminili.

Il fatto è che io dovrei essere pacata e accennare perfino aneliti di spocchia, candidamente si capisce, nell’annunciare questa cosa della presentazione. Ma la verità è che non ci riesco. La verità è che ogni volta che entro in un tabaccaio o dentro un cinese o in alienante negozio di detersivi, ogni volta che vedo le bolle di sapone vicino alla cassa io vorrei acquistarle e soffiarle almeno fino a un momento prima di arrivare in libreria dove mercoledì prossimo parlerò del mio racconto con Marco Peano, Dario De Cristofaro, ideatore del progetto e con Marco Lazzarotto.

Questo racconto per me non è proprio solo un racconto pubblicato. Ma qualcosa in più. Una cosa che si specchia dentro un dolore doppio. Il momento in cui l’ho scritto (ma ormai son sette anni circa e quel dolore non c’è più)  e il momento in cui è stato selezionato e pubblicato(e insomma quel dolore invece ancora un pochino ce l’ho che non è manco un anno ma devo dire che #gina mi sta aiutando parecchio).

L’ultima cosa che volevo scrivere è che in realtà io parlo di Gina ma qui il protagonista è ‘Vasio.

(Nella illustrazione #gina nella versione illustrata da Francesca Protopapa alias il pistrice)

La cucina del racconto – Laboratorio di scrittura e di cucina

Lunedì, 26 ottobre, a Bari, da Eataly, comincia un nuovo laboratorio di scrittura e di cucina. Questo laboratorio si intitola “La cucina del racconto“.  Ogni appuntamento si articola secondo una doppia chiave di lettura del mondo: il cibo e i libri. Il tema del primo incontro è l’incipit (per me), l’antipasto (per la cucina di Eataly). La chiacchierata letteraria sarà un piccolo viaggio tra gli inizi dei principali romanzi e racconti che hanno fatto, o faranno, la storia della letteratura con incursioni piene di gusto da parte del cuoco che preparerà due antipasti, raccontando le rispettive ricette.

I libri li leggeremo insieme, li smonteremo e scopriremo come e perché l’incipit di un racconto o di un romanzo è fondamentale per avvicinare il lettore. (E non solo i lettori in libreria, quando il libro è ormai edito, ma anche per chi legge manoscritti di mestiere e spesso si trova a dover scegliere anche, ma non solo, in base alla prima sensazione che una storia trasmette).

Prepareremo antipasti – TUTTI VEGETARIANI – a base di crespelle, carciofi, ricotta, erbette (ma non necessariamente in questo ordine) e serviti su letture di Italo Calvino, Bret Easton Ellis, Anna Maria Ortese e accompagneremo tutto con un prelibato calice di vino.

Il laboratorio è rivolto a chi ama cucinare, leggere, scrivere, mangiare.  Non è necessario avere un romanzo nel cassetto per partecipare. Quello che serve è un cassetto. Il testo verrà da sé.

Vi aspetto in molti. Siete già tantissimi.

CONTATTI
Per Informazioni: Tel. +39 080 6180401
Per acquistare il corso intero o il singolo evento è
possibile farlo direttamente presso la sede di Eataly Bari opppure online:
http://www.eataly.net/it_it/la-cucina-del-racconto-corso-completo-eve7556

http://www.eataly.net/it_it/corsi/bari

“Non si può pensare bene, né amare bene, né dormire bene, se non si è pranzato bene”

In Italia si consumano tante parole sul tema: editoria digitale sì, editoria digitale no. Ci vogliono convincere che sia  questo il cuore caldo della situazione editoriale italiana sconvolta dall’avvento del digitale come i monaci benedettini dalla macchina tipografica. Al dibattito non sono mai intervenuta se non una volta dal punto di vista del vantaggio per il lettore, soprattutto.

Quello che bisognerebbe chiedersi, in questo momento storico, in Italia è proprio un’altra cosa. Un tema che ci riguarda tutti, noi che lavoriamo nell’editoria. Qualcosa di più trasversale della morte, una livella virale e karmica. Come mai gli esuli editoriali, ovvero chi cambia/lascia/perde il lavoro con i libri si rifugia in cucina?

A questa domanda non c’è una risposta. Per questo è auspicabile invocarne un dibattito pubblico dedicato. La stampa scrive dei libri di cucina, dei progetti culinari. L’intervistato assume il punto di vista dell’#arrivatoallameta ma non racconta il passaggio, quello che c’è in mezzo.  Il procedimento per cui uno a un certo punto lascia la direzione di un giornale e si mette a fare pagnotte. Smette di mandare comunicati stampi e si inventa ricette.  La domanda è: perché se prima traducevi (quasi gratis) saggi sulla matematica oggi mi racconti come prepari il soufflé?

Non ci credete? Fatevi un giro tra i vostri contatti/amici editoriali. Ci troverete tavole imbandite che farebbero invidia ad Afrodita.

Ma non solo. Quante storie letterarie sono alimentate da descrizioni, immagini, scene, dialoghi culinari? E come mai uno scrittore appena si distrae un attimo dal dibattito (ebook sì/no), si precipita su instagram a pubblicare la foto della sua ultima ricetta? (Sgamato con questi miei click, sì)

Le ipotesi sono diverse. La cucina e la scrittura sono un po’ la stessa disciplina. Richiedono talento, creatività, precisione, abnegazione, dolore immenso e godimento effimero. Ma può anche essere che dopo aver trascorso tanti anni ingabbiati nella perturbante evanescenza del “bello scrivere” e del “figo leggere”, una persona abbia solo bisogno di concretezza. Un passaggio astrologico naturale: dall’aria alla terra.

Per quanto mi riguarda è così. Non conosco con esattezza il motivo per cui, dall’anno scorso, ho deciso di inaugurare i primi progetti letterari in cucina. ( L’ultimo, di prossima inaugurazione a Bari, è questo qui. Vi aspetto!)

Quando mi è venuto in mente di associare la cucina allaread more

(Per)Corsi su Misura

L’IDEA
Se hai un romanzo che non riesci a finire, una storia che non riesci a raccontare o un’idea  creativa che non riesci a sviluppare, possiamo lavorarci insieme progettando un percorso individuale. Questo percorso è fatto di letture, scritture ma soprattutto è un modo per stimolare la creatività. Una fonte di energia inesauribile e rinnovabile.

A CHI SI RIVOLGE
A tutte le persone che hanno un’idea per una storia ma questa storia non riesce a venire a galla. A volte urta i nervi, devasta la serenità; altre volte è la principale motivazione per sorridere guardandosi allo specchio.  Lavoro con chi scrive ed è alle prime armi; con chi scrive da tempo ma senza alcuna soddisfazione personale e pubblica;  con chi non ha mai provato a far leggere la propria storia a nessuno per paura di essere giudicato. Nel percorso su misura non succede. Tranquilli.

COME SI STRUTTURA UN PERCORSO SU MISURA

Si scrive. Ma prima ci si conosce. Per cominciare è utile mandarmi una mail con una proposta o una piccola bozza del progetto di scrittura a cui stai lavorando. Se tra noi scatta quella cosa lì, ovvero l’empatia per la tua storia allora possiamo iniziare a concordare un percorso di scrittura. Una volta stabilito che ci piacciamo, possiamo programmare una serie di appuntamenti, dal vivo o su skype o per email, in cui fare a pezzetti la tua storia. Ogni pezzetto sarà lo spunto per lavorare su un aspetto dello scrivere in generale e in particolare. Ad esempio, l’incipit è un pezzetto e noi ci lavoriamo fino a renderlo perfetto che vuol dire adatto a quello che vuoi raccontare.

COSA  SI FA IN UN PERCORSO SU MISURA

Ci saranno esercitazioni pratiche e brevi lezioni teoriche sulle tecniche della narrazione. In questo percorso il mio ruolo è seguire ogni passo che la tua storia ha bisogno di compiere. A seconda del tipo di narrazione posso fornire una scheda di valutazione (dove evidenzierò i wow e gli aspetti problematici della storia); dopodiché si riparte da zero come se io non avessi letto niente e tu non avessi scritto e insieme risolviamo e risolleviamo le sorti della tua storia.

QUALI OBIETTIVI RAGGIUNGO

Consapevolezza e disciplina narrative. Capacità di mettere in ordine alcuni aspetti del proprio talento.  Una nuova lista di libri bellissimi da leggere. La fine della tua storia. Che in questo caso è solo l’inizio.

COME FACCIO A  FIDARMI DI TE

Come fai a sapere che un libro ti piacerà prima di iniziare a leggerlo?

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