. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

“Non si può pensare bene, né amare bene, né dormire bene, se non si è pranzato bene”

In Italia si consumano tante parole sul tema: editoria digitale sì, editoria digitale no. Ci vogliono convincere che sia  questo il cuore caldo della situazione editoriale italiana sconvolta dall’avvento del digitale come i monaci benedettini dalla macchina tipografica. Al dibattito non sono mai intervenuta se non una volta dal punto di vista del vantaggio per il lettore, soprattutto.

Quello che bisognerebbe chiedersi, in questo momento storico, in Italia è proprio un’altra cosa. Un tema che ci riguarda tutti, noi che lavoriamo nell’editoria. Qualcosa di più trasversale della morte, una livella virale e karmica. Come mai gli esuli editoriali, ovvero chi cambia/lascia/perde il lavoro con i libri si rifugia in cucina?

A questa domanda non c’è una risposta. Per questo è auspicabile invocarne un dibattito pubblico dedicato. La stampa scrive dei libri di cucina, dei progetti culinari. L’intervistato assume il punto di vista dell’#arrivatoallameta ma non racconta il passaggio, quello che c’è in mezzo.  Il procedimento per cui uno a un certo punto lascia la direzione di un giornale e si mette a fare pagnotte. Smette di mandare comunicati stampi e si inventa ricette.  La domanda è: perché se prima traducevi (quasi gratis) saggi sulla matematica oggi mi racconti come prepari il soufflé?

Non ci credete? Fatevi un giro tra i vostri contatti/amici editoriali. Ci troverete tavole imbandite che farebbero invidia ad Afrodita.

Ma non solo. Quante storie letterarie sono alimentate da descrizioni, immagini, scene, dialoghi culinari? E come mai uno scrittore appena si distrae un attimo dal dibattito (ebook sì/no), si precipita su instagram a pubblicare la foto della sua ultima ricetta? (Sgamato con questi miei click, sì)

Le ipotesi sono diverse. La cucina e la scrittura sono un po’ la stessa disciplina. Richiedono talento, creatività, precisione, abnegazione, dolore immenso e godimento effimero. Ma può anche essere che dopo aver trascorso tanti anni ingabbiati nella perturbante evanescenza del “bello scrivere” e del “figo leggere”, una persona abbia solo bisogno di concretezza. Un passaggio astrologico naturale: dall’aria alla terra.

Per quanto mi riguarda è così. Non conosco con esattezza il motivo per cui, dall’anno scorso, ho deciso di inaugurare i primi progetti letterari in cucina. ( L’ultimo, di prossima inaugurazione a Bari, è questo qui. Vi aspetto!)

Quando mi è venuto in mente di associare la cucina allaread more

(Per)Corsi su Misura

L’IDEA
Se hai un romanzo che non riesci a finire, una storia che non riesci a raccontare o un’idea  creativa che non riesci a sviluppare, possiamo lavorarci insieme progettando un percorso individuale. Questo percorso è fatto di letture, scritture ma soprattutto è un modo per stimolare la creatività. Una fonte di energia inesauribile e rinnovabile.

A CHI SI RIVOLGE
A tutte le persone che hanno un’idea per una storia ma questa storia non riesce a venire a galla. A volte urta i nervi, devasta la serenità; altre volte è la principale motivazione per sorridere guardandosi allo specchio.  Lavoro con chi scrive ed è alle prime armi; con chi scrive da tempo ma senza alcuna soddisfazione personale e pubblica;  con chi non ha mai provato a far leggere la propria storia a nessuno per paura di essere giudicato. Nel percorso su misura non succede. Tranquilli.

COME SI STRUTTURA UN PERCORSO SU MISURA

Si scrive. Ma prima ci si conosce. Per cominciare è utile mandarmi una mail con una proposta o una piccola bozza del progetto di scrittura a cui stai lavorando. Se tra noi scatta quella cosa lì, ovvero l’empatia per la tua storia allora possiamo iniziare a concordare un percorso di scrittura. Una volta stabilito che ci piacciamo, possiamo programmare una serie di appuntamenti, dal vivo o su skype o per email, in cui fare a pezzetti la tua storia. Ogni pezzetto sarà lo spunto per lavorare su un aspetto dello scrivere in generale e in particolare. Ad esempio, l’incipit è un pezzetto e noi ci lavoriamo fino a renderlo perfetto che vuol dire adatto a quello che vuoi raccontare.

COSA  SI FA IN UN PERCORSO SU MISURA

Ci saranno esercitazioni pratiche e brevi lezioni teoriche sulle tecniche della narrazione. In questo percorso il mio ruolo è seguire ogni passo che la tua storia ha bisogno di compiere. A seconda del tipo di narrazione posso fornire una scheda di valutazione (dove evidenzierò i wow e gli aspetti problematici della storia); dopodiché si riparte da zero come se io non avessi letto niente e tu non avessi scritto e insieme risolviamo e risolleviamo le sorti della tua storia.

QUALI OBIETTIVI RAGGIUNGO

Consapevolezza e disciplina narrative. Capacità di mettere in ordine alcuni aspetti del proprio talento.  Una nuova lista di libri bellissimi da leggere. La fine della tua storia. Che in questo caso è solo l’inizio.

COME FACCIO A  FIDARMI DI TE

Come fai a sapere che un libro ti piacerà prima di iniziare a leggerlo?

am

Che cosa scrivono le donne oggi?

È uscito il terzo numero di effe – Periodico di Altre Narratività, il volume che dal 2012 coniuga le narrazioni inedite con la creatività di giovani illustratori.

Undici autrici italiane e undici illustratrici della scena creativa internazionale, una rivista culturale online, Flanerí e uno studio editoriale, 42Linee, diverse risposte narrative a un solo quesito. Sono questi i numeri di effe#3, che per la prima volta ha deciso di lanciare un appello nazionale – AAA Autrici Cercansi –, tentando così di rispondere a una precisa domanda: «Se raccogliessimo le storie e le intuizioni delle donne che scrivono oggi e in Italia, che cosa leggeremmo?».read more

La letteratura “al femminile” secondo Effe

È sempre alla voce che si torna, quando si parla di letteratura. È sempre una voce unica quella che cerca chi legge, chi seleziona, chi scrive storie. Sono voci uniche quelle che hanno provato a trovare nel mare (secondo qualcuno troppo affollato) del sottobosco letterario italiano i redattori di Effe. Voci femminili, in particolare, alle quali, per la terza raccolta del periodico, assegnare il compito (non facile) di rispondere ad alcune domande: cosa significa, oggi, in Italia, – se significa qualcosa – letteratura “al femminile”?read more

#ov di Alessandra Minervini

dal Cantiere di scrittura di Gessica Franco Carlevero

In primavera ho cominciato a lavorare al sito dedicato agli Scrittori del Cantiere.
Nel frattempo sono capitate talmente tante cose che ora è settembre e il sito è ancora in sospeso.
Quello che ho iniziato a fare, oltre alla parte tecnica e grafica, è raccogliere estratti dei romanzi, piccoli testi degli autori in cui raccontano il loro progetto e l’accompagnamento.
Qualche tempo fa Alessandra Minervini mi ha mandato un pezzo che trovo talmente bello che ne ho abbastanza di tenere tutto da parte per aspettare che il sito sia pronto.
Ho pensato di cominciare a metterlo su questa pagina, nel frattempo che il sito degli Scrittori del Cantiere sia pronto.
Grazie a Alessandra, davvero.

read more

LIBERARIA: INTERVISTA AD ALESSANDRA MINERVINI

Chi è un editor, cosa fa, come gestisce il rapporto con gli autori. L’agenzia letteraria Studio Garamond ha dialogato con Alessandra Minervini della casa editrice LiberAria.

L’editor: qual è il suo percorso professionale e come si inserisce all’interno di Liberaria?
Dieci anni fa, dopo il master di narrazione della Scuola Holden, ho iniziato a collaborare come consulente della scuola occupandomi di progetti editoriali (corsi di scrittura, concorsi narrativi e scouting). Tutto questo a Torino e un po’ in tutta Italia, di recente anche all’estero. A un certo punto della mia vita, ho deciso di tornare a Bari, non so bene il motivo. In ogni caso è qui che, due anni fa, ho conosciuto Giorgia Antonelli, fondatrice di LiberAria, che mi ha chiesto di costruire insieme a lei quella che ora è la casa editrice.

Com’è strutturato il suo lavoro in redazione? Ci illustri brevemente la giornata tipo.
La mia giornata tipo non esiste. Sono un editor, lavoro con chi scrive e chi scrive lo fa sempre. Anche quando dorme. Non ho orari, non ho giorni stabiliti. Chi lavora con la scrittura sa bene che questo lavoro è sempre con te a volte in modo persecutorio altre volte, direi la maggior parte, in modo compensativo. Come se le storie compensassero quello che manca o può mancare di più materiale nella vita. E questo è un effetto benefico. Il miracolo dei libri. Lavorare a un buon libro è ossigenante. In particolare, per LiberAria, mi occupo della narrativa italiana della collana MEDUSE (http://www.liberaria.it/web/collane/meduse). Anche se al momento, in realtà, sto lavorando a un saggio per i METRONOMI (http://www.liberaria.it/web/collane/metronomi), il cui editing mi mette di buonumore, anche se parla di quattro famosi suicidi italiani…

Quali sono le competenze e le linee guida da seguire quando si lavora con un manoscritto?
L’editor è una persona che fa in modo che un’altra persona scriva ovvero che metta fuori il suo mondo interiore, metaforicamente e no. Quindi l’unica competenza valida è l’empatia. Senza quella non si può fare questo lavoro. (Forse si può scrivere. Non lo so. Non credo che tutti gli scrittori sentano il mondo in modo totalizzante. Ma chi lo fa, ne sono sicura, scrive bene ovvero inventa storie e personaggi eterni). Per scrivere si uccide ciò che si ama e, per questo, l’editor ha il dover etico e la forza morale di aiutare lo scrittore a elaborare il lutto. Come si può farlo senza una innata empatia?

Cos’è, per lei, l’editoria?
Non lo so, non frequento il mondo dell’editoria.

Autore e libro ideale?
Non ho autori o libri ideali. Scelgo tutto con il cuore e l’istinto. Certo, a volte mi posso sbagliare. E meno male! Di solito mi piace lavorare con autori concentrati sulla storia che vogliono raccontare senza esserlo troppo su se stessi. Non sopporto le manie di protagonismo. Le trovo una forma di insicurezza che nuoce alla scrittura. Chi è insicuro, non scrive storie interessanti. Per quanto riguarda i libri ideali, invece, quelli che mi piacciono di più sono quelli che al loro interno contengono una o più visioni. Se non vedo, non credo, mi viene da dire. Ovvero, le storie le trame gli stili sono tutti aspetti della scrittura migliorabili; ma la visione narrativa è l’unica cifra del talento di un autore.

C’è qualche storia su cui vorrebbe lavorare come editor?
Mi piacerebbe molto lavorare su una storia pugliese. Non sono ancora riuscita a trovare qualcosa che mi abbia toccato nel profondo. Ma la ricerca è appena iniziata. Sono sicura che troverò una storia con una visione pugliese che mi colpirà. Questo è (anche) un appello, SÌ.

Rapporto editor-autore: qual è il suo commento e la sua esperienza a riguardo?
È un cortocircuito. C’è spesso tensione, non per forza negativa. C’è corrente. E c’è anche tanta resistenza. Pian piano si (ri)mettono insieme i fili e, in un certo senso, ritorna la luce. Ovvero, il romanzo finisce. E un romanzo per me può dirsi finito solo quando piace a chi l’ha scritto. Terminata la fase di ri-scrittura, il rapporto editor/scrittore inevitabilmente cambia. Matura, in bene o in male. Non sono poche le frustrazioni, lo ammetto, di vedere una storia che tu hai seguito fare vita a sé (per quanto sia questo il percorso doveroso e lecito). Ma la gioia di scoprire, di mettere al mondo anche solo uno scrittore o una scrittrice ripaga di tutto.

Come giudica la sua figura professionale e quali sono le maggiori difficoltà per un editor oggi in relazione alla crisi dell’editoria?
Dal punto di vista dell’editor, che è poi il mio, la crisi è diventata tale da codificare un genere letterario specifico che investe tutto il mondo letterario: il genere CRISI. Non intesa come l’esistenzialismo o l’immalinconire di certa pregiata tradizione letteraria italiana. Non crisi come arricchimento dello stile, delle storie, dei personaggi. Come sbriciolamento delle certezze, perfino del linguaggio. Ma crisi come fretta, come urgenza di vendere e dunque di sbrigarsi. La crisi investe il mio lavoro nel senso che può obbligare a scegliere determinati romanzi alla moda obbedendo al famoso detto “dare al pubblico quello che vuole” (valeva per la tv, ora vale moltissimo per i libri purtroppo). Per fortuna a me non capita. Io posso scegliere i romanzi di LiberAria con versatilità e onestà. Viaggiamo su numeri piccoli. Nell’editore piccolo, c’è il libro buono.

Cartaceo e/o Ebook: qual è la sua opinione?
Il digitale sta diventando, soprattutto in Italia, il rifugio delle storie brevi. Anche noi abbiamo una collana in questo senso, si chiama i SINGOLARI (http://www.liberaria.it/web/collane/singolari). A parte questo, credo che non ci sia nessuna differenza editoriale e/o di contenuto. Anzi, il digitale doveva essere inventato molto prima! Quanti vantaggi avrebbero avuto, all’epoca, i lettori di Proust se il suo editore avesse pubblicato la Recherche in digitale? A parte questa esagerazione, che poi neanche tanto, io di una cosa sono certa: una storia non è meno bella se la leggi su carta o sul kindle.

Tre consigli per un autore esordiente.
Il primo è un monito: non pubblicare mai a pagamento. Il secondo un augurio: non smettere mai di (ri)scrivere. Il terzo un mantra: non rinunciare mai alla tua storia.

(Questa intervista è originariamente apparsa qui http://www.studiogaramond.com/liberaria-intervista-alleditor-alessandra-minervini/#)

LIBERARIA: INTERVISTA AD ALESSANDRA MINERVINI

Chi è un editor, cosa fa, come gestisce il rapporto con gli autori. L’agenzia letteraria Studio Garamond ha dialogato con Alessandra Minervini della casa editrice LiberAria

read more

Alessandra Minervini e il suo Melting plot: parole, immagini e suoni

Ecco arrivare, di Pinktalent vestita, Alessandra Minervini. Scrittrice, sceneggiatrice, autrice radiofonica, giornalista, critica cinematografica ma soprattutto mente, mano e “mestolo” del progetto “Melting Plot”.

Alessandra Minervini ha ventinove anni, è di Bari ma ha studiato a Siena, dove si è laureata in Scienze della comunicazione ed ha vissuto tra Londra, Pechino, Roma e Torino, dove vive attualmente. Scrivere per lei è un bisogno primario, vitale, tanto che “[…]quando la tendinite mi sovrasta il polso, smetto di scrivere. E mi accorgo che per scrivere, vivo.”

read more

Dieci ragazzi scuola di romanzi “Impariamo a spettinare le bambole”

Al via a Bari i seminari promossi dalla casa editrice Liberaria e dalla scuola Holden di Baricco: appuntamento con Lorenza Ghinelli, autrice di “Il divoratore” e finalista allo Strega con “La colpa”

Lezioni (spirituali) per giovani scrittori. L’eco di Mishima non è casuale: per creare vera arte bisogna confrontarsi con i propri limiti. Imparare la tecnica, perfezionarla: il genio è frutto dell’impegno e “il talento deve essere levigato come una gemma”. A questo servono i corsi di scrittura come quello promosso dalla casa editrice Liberaria di Giorgia Antonelli, in collaborazione con la Holden di Torino.
read more

Alessandra Minervini ci racconta “Cosa c’è di nuovo”… nell’editoria italiana

Alessandra Minervini, scrittrice, editor e consulente editoriale, è l’autrice di Cosa c’è di nuovo, Gina?, uno dei racconti contenuti nel terzo numero di Effe – Periodico di altre narratività, numero dedicato alla scoperta delle nuove narrazioni femminili (di cui potete leggere la recensione qui:http://www.ithinkmagazine.it/recensione-effe-3-letteratura-femminile/). Le abbiamo fatto alcune domande su questo racconto e sul mondo dell’editoria in generale.read more

Iscriviti alla newsletter!

Iscriviti alla mia newsletter per ricevere aggiornamenti, inviti ad eventi e notizie sui corsi di scrittura.

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi