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“Mio caro diario” – Laboratorio di scrittura Autobiografica ad Altamura

MIO CARO DIARIO
Laboratorio di scrittura autobiografica

«La capacità di ricevere gli shock è ciò che fa di me una scrittrice.»
{Virginia Woolf}

• DURATA e FREQUENZA
2 incontri:
– sabato 11 gennaio dalle ore 14.30 alle 19.30
– sabato 25 gennaio dalle ore 14.30 alle 19.30
Libreria nuova macelleria Patella via M. Giannelli, 85, 70022 Altamura

• IL CORSO
Il diario è una forma prenatale di scrittura. Chi scrive un diario è un pre-scrittore. Non cerca lettori, cerca se stesso. Il diario non è un genere molto praticato e tanto meno richiesto dagli editori. Ed è vero: tra i molti manoscritti che leggo, quelli diaristici sono quelli meno interessanti. Perché?

Rileggendo alcune lettere di presentazione che mi arrivano insieme con i manoscritti “diaristici”, mi ha colpito una che dice, più o meno questo: “ho scritto un diario che non è un diario ma è un romanzo che non è un romanzo ma è un’esperienza di vita senza censure o revisioni. Gliela mando così come l’ho partorito”.
Ecco perché: sono saggi su se stessi. Non ci sono afflati di invenzione. Sono cronache. Alla fine resta la frustrazione di aver letto una storia che non chiude un cerchio. Anzi: ne apre tantissimi. La scrittura diaristica è la più istintiva. È la scrittura dell’intimità. E la cosa più misteriosa, la chimera narrativa, è la (ri)scoperta del proprio lato più nascosto.

• NUMERO DI ISCRITTI
Il laboratorio è rivolto a un minimo di 6 iscritti e un massimo di 12.

• MODALITÀ DI ISCRIZIONE E COSTI
Per iscriversi o ricevere informazioni inviare una mail a libreria.nuovamacelleria@gmail.com o telefonare al 3470012007.
Il costo dell’intero laboratorio è di 100 euro. Se sei uno studente il laboratorio costa 90 euro.
Iscrizioni entro sabato 9 novembre.

Verrà fornita una bibliografia di riferimento (da leggere prima dell’inizio del laboratorio) a tutti gli iscritti, dopo la conferma dell’iscrizione.

“Si chiama Andrea” – Presentazione dell’ultimo romanzo di Gianluca Favetto

Giovedì 12 settembre, ore 19
presentazione del nuovo romanzo di Gian Luca Favetto, “Si chiama Andrea”, edito da 66thand2nd Editore

Dialoga, insieme all’autore, Alessandra Minervini

IL LIBRO
Andrea ha avuto un’infanzia quasi felice, dei nonni affettuosi, una madre che è «l’incarnazione del sublime» e un padre che da sempre coltiva una certa arte della fuga. Andrea ha degli amici coi quali impara a leggere il mondo e amanti con cui il mondo lo assaggia. E ha un lavoro: l’agente immobiliare, direbbero in molti, anche se non cerca case adatte ai clienti. Andrea cerca abitanti adatti alle case che sceglie perché le case sono la metafora migliore per ognuno di noi. Andrea, infatti, in un giorno dei suoi sedici anni, si scopre un noi, un luogo di personalità multiple che, come sul proscenio di un teatro, si affacciano per reclamare spazio e condurre la loro e la sua esistenza, quando il direttore d’orchestra è stanco o sovrappensiero. In questa commedia umana a tratti poetica a tratti inquietante e nera, Favetto racconta la forza latente dei passaggi di stato, costruendo un personaggio unico e molteplice che con una vita ne abbraccia molte o forse infinite. Quelle che sono e quelle che sono state. Perché Andrea è un essere umano. Come tutti.

L’AUTORE
Gian Luca Favetto è scrittore, giornalista, drammaturgo. Collabora con «la Repubblica» e Radio Rai. I lavori teatrali più recenti sono: Le radici davanti, Fausto Coppi. L’affollata solitudine del campione e Atlante del Gran Kan: Iros, Anen, Nairat. Fra gli ultimi libri pubblicati: Italia, provincia del Giro e La vita non fa rumore (Mondadori), le poesie Il viaggio della parola (Interlinea), l’audiolibro I nomi fanno il mondo (Il Narratore), Se dico radici dico storie (Laterza), Premessa per un addio e Qualcosa che s’impara (NNeditore). Per 66thand2nd è uscito Il giorno perduto, scritto con Anthony Cartwright. Nel 2018 con Leandro Agostini ha realizzato il progetto/mostra Il teatro del mondo.

LE RECENSIONI DELLA STAMPA
https://www.66thand2nd.com/libri/287-si-chiama-andrea.asp

Carte di identità: Scrivere di sé come impresa – 25 settembre Bari

Il 25 settembre a partire dalle ore 15.30 sarò tra gli ospiti del “Mansardina Day” curato da Gioia Gottini, un evento che coinvolge molto città d’Italia.

L’appuntamento con me è a Bari, presso IMPACT HUB.

Qui il lik per iscriversi: Carte d’identità – Scrivere di sé come impresa

Vi racconterò come si può costruire una piccola grande impresa a partire dalla propria vita.

Buon compleanno, Mr Salinger – 20 settembre ore 19 – Libreria Campus Bari

J. D. Salinger è stato lo scrittore che stava sempre da un’altra parte. Deve essere per questo che ha iniziato a scrivere. Ha scritto per spostarsi, per andare altrove e per andare oltre. I temi che caratterizzano le sue storie sono tutti legati all’idea di fuga, in forma di abbandono, di morte, di ribellione o di punizione. C’è sempre qualcuno in fuga. E non è certamente casuale. Se c’era un modo in cui Salinger si è sentito realizzato nella vita questo è stato proprio la fuga.

Per una sera smettiamo di correre dietro a J. D. e raccontiamolo tutti insieme, in occasione di un party di compleanno all’insegna delle storie del grande scrittore americano che nel 2019 avrebbe compiuto 100 anni.

Siete tutti invitati. Portate letture, pasticcini, bevande, storie dedicate e ispirate a Salinger. E ricordatevi: “Non raccontate mai niente a nessuno. Se lo fate, finisce che sentite la mancanza di tutti.”

Nuotando nell’aria – 1 settembre, Mola di Bari

3° Appuntamento Terrazze d’autore

Libreria Culture Club Cafè ,
Ass. TERRAMARE

Presentano:
Nuotando nell’aria. Dietro 35 canzoni dei Marlene Kuntz

Domenica 1 Settembre
ore 19,00

Terrazza 106 Maison de Charme – via Di Vagno 106
Mola di Bari

Interviene: Cristiano Godano – Cantante chitarrista Marlene Kuntz
Introduce : Annamaria Minunno – Giornalista

Presenta: Alessandra Minervini – Docente Scuola Holden Torino

Libro: Nel 1989, in provincia di Cuneo, nasceva una delle band più importanti della musica rock italiana: i Marlene Kuntz. Gloriosi, eleganti, poetici, potenti, refrattari a piegarsi ai dettami delle mode, della critica e dei fan, hanno attraversato trent’anni di carriera inseguendo sempre e soltanto la loro ispirazione e il desiderio di battere terreni inesplorati e mai scontati. Cristiano Godano, anima del gruppo, cantante, chitarrista e autore dei testi, racconta per la prima volta in un libro la genesi della band, gli incontri che ne hanno determinato la crescita e il percorso, la sostanza della loro ricerca, la forza dei legami e il desiderio di vivere sempre curiosamente nel presente. Ripercorrendo canzone per canzone i primi tre mitici dischi del gruppo – Catartica, Il vile, Ho ucciso paranoia – e illustrandone con minuzia i retroscena del processo creativo, Godano scrive un’involontaria, anomala e generosa autobiografia delle origini, densissima di aneddoti, di riflessioni e materiale inedito (testi autografi, appunti, lettere del tempo): un vero e proprio atto d’amore verso il pubblico, verso la storia e il futuro della sua band, e soprattutto verso le parole e la musica, muse ispiratrici di ogni sua creazione. Poi Catartica uscì. Da quel momento in avanti fummo ben decisi a giocarcela fino in fondo. Cosa che, in fin dei conti, stiamo facendo tuttora, lottando e lottando.

L’ingresso è libero e gratuito sino ad esaurimento posti. E’ obbligatoria la prenotazione al numero 080 4737228 con ritiro invito presso la Libreria Culture Club Cafè

Info: Tel. 080 4737228
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“Allontanarsi dalla macchina” – Laboratorio di Editing – Scuola Holden – Bari (Officina degli esordi)

Quando finite il romanzo […] mettetelo in un cassetto. Più a lungo che potete.

Un anno o più sarebbe l’ideale; ma andranno bene anche tre mesi.

Allontanatevi dalla macchina, come ordinano i poliziotti del telefilm.

ZADIE SMITH

Dal 12 ottobre al 30 novembre 2019 comincia a Bari un laboratorio di editing. Il percorso è adatto a chi ha terminato il proprio manoscritto e a chi desidera imparare a ri-leggere e ri-scrivere un testo. Tutte le info e i dettagli per le iscrizioni sono qui.

In collaborazione con Scuola Holden, Officina degli Esordi e Spine Bookstore.

“Cosa c’è di nuovo, Gina?” parte in Francia

La Bibliothèque italienne è un osservatorio francese sulla produzione letteraria italiana contemporanea. Tra i vari progetti che coordina, grazie alla mente meravigliosa di Gessica Franco Carlevero c’è una raccolta di racconti bilingue, con il testo italiano e francese vis-à-vis. C’è anche un mio racconto, “Cosa c’è di nuovo, Gina” uscito anni fa su Effe – Periodico di Altre Narratività. Leggete il progetto di Gessica, che convolge anche tra gli altri Demetrio Paolin e Nadia Terranova, per capire quanto sia importante dare una mano per realizzarlo. 

Questa è la prima raccolta di racconti italiani contemporanei edita dalla Bibliothèque italienne. Si tratta di un libro che raccoglie sei racconti, un intermezzo poetico e sette illustrazioni. La partenza è il filo comune.

L’dizione sarà bilingue, con il testo italiano e francese vis-à-vis.

Nella versione originale, i racconti sono comparsi sulle riviste letterarie italiane cartacee o online minima&moralia, EFFE, L’inquieto, Nazione Indiana, Carie.

Questo è il link: https://it.ulule.com/partir/

Scrivere i sentimenti: raccontare l’amore senza essere banale – Corso Classyfi Scuola Holden

La terza edizione del laboratorio riprende a Settembre.

In questo LINK c’è scritto come fare per iscriversi, se avete domande scrivete anche a me.

Vi aspetto!

“Stellario” – Un racconto pubblicato su CrackRivista

Cosa succede dentro una storia mentre la scrivo? Più o meno ciò che accade nelle mie tasche. Non lo so.
A differenza del detto popolare: “ti conosco come le mie tasche”, per quanto mi riguarda è vero il contrario. Non so mai cosa ci trovo nelle mie tasche. Questo più o meno accade quando scrivo. So dove mettere le mani (nelle tasche, appunto) ma quello che ci troverò e quando e se mi piacerà e se saprò cosa farne di quello che ci trovo, non lo so.
Scrivere è svuotarsi le tasche.  (E questo, almeno nel mio caso, è vero due volte.) 
“Stellario” è un racconto nato così. Un anno fa avevo solo il desiderio di ispirarmi al periodo universitario che ho vissuto a Siena. Inventando completamente e mischiando e barando e mettendo le mani più volte in più tasche, è spuntata Nina. Ma da che tasca l’abbia presa, ancora me lo chiedo. Questo racconto da oggi è possibile leggerlo nella rivista Crack.
Leggetelo ascoltando Make Up, la canzone di Lou Reed da cui è nata Nina.

Goliarda Sapienza: la mia musa lavica

Questa è la versione integrale del mio articolo comparso sull’inserto letterario “Mimì” ne “Il Quotidiano del Sud”, domenica 13 aprile, dedicato alla scrittrice  Goliarda Sapienza

L’odore dei limoni – Lettera per una scrittrice

di Alessandra Minervini

Cara Goliarda,

quando ti penso sento l’odore dei limoni. Un odore che incornicia le mani, che sa essere infinitamente aspro pur essendo buono.

Ti considero un’amica non una maestra, un’ispirazione personale che tengo per mano o in tasca e che porto dovunque e dovunque ti conduco mi danno retta. La tua scrittura è un’ispirazione che non piomba dall’alto ma mi tiene compagnia. Quello che mi ispira di te, sei tu.

Mi vieni spesso in mente. Tu, che da ragazzina, al cinema Mirone sognavi di essere come l’attore Jean Gabin, a cui tutto era concesso in quanto uomo. Anche a me capita di sentirmi non all’altezza. La mia autonomia (letteraria) provoca un certo scioccato fastidio. Il compagno di una vita non vuole condividerti con le Lettere.

Come reagisco? Fottendomene. Un po’ come facevi tu.

Mi chiedo: ma è vero che io, in quanto donna, devo dimostrare di essere più brava? La mia risposta è NO. Non voglio essere una donna che si mette da parte, ma non voglio nemmeno sentirmi in competizione. E non voglio nemmeno fare come le donne che escludono gli uomini. Osservo festival dedicati solo alle donne, ai quali partecipare mi crea un po’ di imbarazzo. Io quando parlo, parlo tanto di uomini. Scrittori che mi ispirano o personaggi maschili a cui devo molto. Se ti ho letto, Goliarda, lo devo a un uomo. Era il 2005, vivevo a Torino e uno dei miei docenti mi passò una versione ben consumata de “L’arte della gioia” (ancora nell’edizione Stampa Alternativa). Me la passò come una molotov. Nel personaggio di Modesta ho trovato tutto: cibo e fame, luce e giorno, mare e pioggia, anche una femmina.

Una femmina che, come te nei tuoi diari, non ha paura di occuparsi della casa, di stirare lenzuola. Si dice: se sei ovunque, sei chiunque. Tu invece hai scelto dove stare e chi essere, tu hai scelto chi amare: la scrittura. “Non sono più giovane, non ho tempo. Devo scrivere.” Così rispondevi a chi ti proponeva questo o quell’altro circoletto. “No, non sono una donna che si guadagna la vita, sono una donna che guarda dalla finestra e ha una camera per se stessa. Vi ripugna? (…) Sono libera e questa libertà la voglio far fruttare”.

Allora ti chiedo: se oggi non è la possibilità di essere libere che manca, perché non fare qualcosa di completamente nuovo invece di spadroneggiare nel vecchio?

Magari, per una volta, qualcosa invece di accadere: cadrebbe giù. Giù i silenzi, giù le parrocchiette, giù i soliti giri, giù le solite lagne, giù le guerre tra poveri. Ci vuole una bella caduta. Non una caduta di stile ma una caduta per un nuovo stile: “Sono caduta tante volte, eppure eccomi qua, in piedi, che ti scrivo. Anzi ultimamente sono venuta alla conclusione che le persone che non cadono, in realtà è perché non stanno in piedi”. Anche io cado, cara Goliarda.

Inventiamo una nuova visione letteraria, un nuovo sguardo e chiamiamolo: Alle cadute di tutte le guerre. Nell’attesa come te “stiro lenzuoli”, cerco la pace e l’odore dei limoni.

RITRATTO DI GOLIARDA – UNA DONNA LAVICA

Sai come sono fatta – aveva detto ad una conoscente tre giorni prima di morire – è possibile che scompaia per un po’ per poi tornare all’improvviso”. Goliarda Sapienza è nata a Catania nel 1924 ed è morta a Gaeta nel 1996; è stata un’attrice e poi una scrittrice, è stata una donna alla ricerca di un’identità vivacemente irripetibile.

L’infanzia siciliana, che racconta in “Io, Jean Gabin”, fu segnata dai due eccentrici genitori. La madre, la lombarda Maria Giudice, fu la prima dirigente donna della Camera del Lavoro di Torino e una delle prime a portare avanti le protobattaglie sulle questioni femminili; il padre, Peppino Sapienza, fu un avvocato sindacalista catanese detto “l’avvocato dei poveri”, tanto influente nella formazione della figlia al punto da non mandarla a scuola come gli altri, quando gli altri erano i Balilla. Così Goliarda la vita la imparò dalla vita: per le strade di una Catania malfamata e ambigua, in mezzo alle chiacchiere di pupari e intrecciatori di gelsomino, al cinema Mirone. La sua è una Sicilia fatta di visioni bizzarre, immerse in un’umanità impastata di passionalità bestiale.

I genitori, figure cruciali, li amò tantissimo e molto da loro venne influenzata, crescendo come creatura libera. Gli stessi genitori, che non si sposarono mai e che ebbero Goliarda in tarda età e in seguito alla precoce morte del primogenito (Goliardo) a cui probabilmente la scrittrice fu sempre legata in un immaginario cordone ombelicale, la spronarono a lasciare Catania per trasferirsi a Roma. Qui, era il 1943, studiò al Centro Sperimentale e nel 1947 conobbe il regista Citto Maselli con cui ebbe una relazione more uxorio, lunga quasi 20 anni. La prima parte della sua vita romana fu caratterizzata da una certa mondanità, sempre austera come il suo sguardo, che la portò a calcare palcoscenici teatrali noti e a girare film d’autore con Visconti, Blasetti, Comencini e Zavattini.

Ma le mancava qualcosa. Una mancanza che esplose con la morte della madre, nel 1953, dalla quale Goliarda non si riprese mai del tutto. A parte scrivendo. Fu proprio per l’amore di figlia che, persa la madre, non sapeva dove far fluire, che Goliarda fece la scelta che le cambierà definitivamente la vita: scrivere.

Dovete immaginare, se non l’avete mai letta, una scrittrice che non basta a se stessa. Il suo sguardo si fa parola e fuoriesce dalle cornici stabilite, con la consistenza della lava di un vulcano in evoluzione. Un vulcano che si spegne solo per ricaricarsi, meglio, della materia di cui si compone e riemerge in forma di lava, mai uguale a se stesso. Questo processo di malattia e guarigione avviene attraverso le parole, Goliarda fu salvata dalle parole.

“Una delle tappe d’obbligo che la vita ci impone: quella di essere abbandonati o abbandonare” è un karma che poi ha scontato nella vita, lottando. Goliarda è stata una donna militante: una lotta che non ha a che fare con la militanza politica. Lei ha lottato per rimanere se stessa, esprimendo una soggettività per l’epoca audace e addirittura più all’avanguardia delle femministe “di regime”. Per farlo è passata dalla povertà, dalla lascivia, dall’amore e dalla solitudine. Ma mai nella vita, almeno da quanto si legge, ha desiderato muovere qualcuno a compassione, pur essendo una delle scrittrici italiane più a lungo dimenticate. Nemmeno quando, per disperazione, rubò dei gioielli a casa di alcune amiche Goliarda intenerì nessuno e scontò la pena a Rebibbia nel 1956. Un’esperienza che ispirerà “L’Università di Rebibbia” (1983), romanzo autobiografico in cui non si risparmia.

Per L’arte della gioia, sua opera simbolo finito nel 1976 (dopo 10 anni di lavorio fisico e intellettuale) Goliarda rinunciò testardamente a tutto. Ma perse. La storia di Modesta vide la luce in un’edizione completa solo nel 1998 grazie a Stampa Alternativa, quando ormai la scrittrice era morta e per merito del suo ultimo marito, Angelo Pellegrino. L’opera viene apprezzata con la riedizione Einaudi nel 2008, solo allora lettori e lettrici italiane conoscono un’eroina letteraria che racchiude una buona parte di noi, Modesta. La storia di Modesta fa parte di quel modo di essere che normalmente seppelliamo, con tutta la testa, dentro la sabbia. La vergogna, la cattiveria, la solitudine, l’ipocrisia, la viltà. L’arte della gioia contiene le debolezze umane e le esalta. E questo, soprattutto se si scrive, deve ispirare. Sempre. Quelle de “L’arte della gioia”, non furono donne di crinoline ma donne di rovine.

Goliarda morì, a 72 anni, ma fu ritrovata tre giorni dopo dalla dirimpettaia il 30 agosto del 1996 a Gaeta, il luogo dove vide la luce e il tormento la sua Modesta. Sulla lapide, a Gaeta, c’è una sua poesia, che evidenzia cosa fu per lei l’essere al mondo:

“Non sapevo che il buio non è nero/che il giorno non è bianco/che la luce acceca/e il fermarsi è correre ancora di più”.

Leggendo Goliarda Sapienza si ritrova un antico o un futuro legame. Forse è questa l’arte della gioia che lei cercava, l’arte di diventare artefici dei nostri desideri.

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