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Una storia tutta per sé alla libreria Il Ghigno, 11/18 Novembre

Una storia tutta per sé: come raccontare se stessi ed essere felici

Laboratorio intensivo di scrittura autobiografica

Molfetta, Libreria il Ghigno, sabato 11 novembre dalle 10.00 alle 13.30 e dalle 14.30 alle 18.30

Molfetta, Libreria il Ghigno, sabato 18 novembre dalle 10.00 alle 13.30 e dalle 14.30 alle 18.30

IL CORSO

Ogni storia dentro di sé contiene altre (micro)storie. Da dove vengono? Quante sono? Questo corso aiuta chi scrive, chi vuole scrivere o anche solo chi ama la lettura a scoprire il percorso più adatto per scrivere una storia tutta per sé.

Durante il laboratorio si impara a scrivere una storia tutta per sé. Al termine  della prima parte del corso (11 novembre) la docente assegnerà la scrittura di un testo (racconto, idea, incipit) che poi verrà letto, corretto e revisionato dalla docente durante la seconda parte del corso (18 novembre). Tutti i testi non dovranno superare le 7000 battute spazi inclusi.

Il laboratorio è adatto sia a chi ha già scritto una storia, a chi la sta scrivendo e a chi non trova il tempo e il coraggio di scriverla. Quel tempo è arrivato.

Alcuni  argomenti trattati:

  1. I CINQUE SENSI: Come usare i nostri sensi per scrivere
  2. UNA STORIA TUTTA PER SÉ: Come allenare lo sguardo narrativo attraverso l’osservazione dei propri ricordi
  3. CARO DIARIO, TI SCRIVO: Come scrivere un diario letterario
  4. DIRE LA VERITÀ, MENTENDO: Imparare a scrivere un racconto (auto)biografico

DOCENTE

Alessandra Minervini è nata a Bari, dove ora vive. Si è diplomata alla Scuola Holden nel 2015 e da allora collabora come consulente e docente dei corsi esterni. Lavora come editor freelance, occupandosi principalmente di esordienti e scouting. Suoi racconti sono apparsi su riviste tra cui «Colla», «EFFE», «Cadillac». Il suo sito è www.alessandraminervini.info. A novembre 2016 ha pubblicato il suo primo romanzo, Overlove (LiberAria)

DICONO DI “UNA STORIA TUTTA PER SÉ”

“Qui è nata la mia storia, quella storia tutta per me che mi rimbalzava nella testa da anni e anni e che non avevo il coraggio di scrivere.” Bianca

Ho alzato lo sguardo dalla mia storia personale e mi sono anche molto divertita, perché ogni lezione era un po’ come una festa, piena di sorprese. Insomma, un appuntamento prezioso a cui non sono mai mancata”. Anna Rita

“Non solo le lezioni, i libri, gli esercizi o gli scambi di pensiero ma soprattutto il suo cuore sono riusciti a darmi la forza per prendere in mano la mia storia e condurla verso i primi passi”. Ilaria

Ritratto di Signore – Libreria Campus – 26 ottobre/14 dicembre

Quattro appuntamenti con quattro grandi Signore della letteratura.
Alessandra Minervini e Giorgia Antonelli raccontano la vita e le opere di Gertrude Stein, Colette, Anaïs Nin e Jane Austen in quattro incontri letterari presso la LIBRERIA CAMPUS BARI.
Un’occasione per riscoprire il talento di queste grandi scrittrici e immergersi nelle atmosfere dei loro libri.

– Gertrude Stein: 26 ottobre con Giorgia Antonelli
– Colette: 16 novembre con Alessandra Minervini
– Anaïs Nin: 30 novembre con Giorgia Antonelli
– Jane Austen: 14 dicembre con Alessandra Minervini

In collaborazione con Vineria Est.

L’incontro ha un costo di 5 euro inclusivo di un calice di vino e di un piccolo rinfresco. Per info e prenotazioni scrivete a giant@liberaria.it

DOVE: Libreria Campus Bari, via Toma 76/78
QUANDO: dal 26 ottobre al 14 dicembre alle ore 19.00
COME: ingresso 5 euro, info e prenotazioni: giant@liberaria.it

“Cara amica”, lettera a Goliarda Sapienza su Libroguerriero

Cara Goliarda,

quando ti penso sento l’odore dei limoni. Un odore che incornicia le mani, che sa essere infinitamente aspro pur essendo buono. Quando penso a te sento questo odore falsamente ingannevole e gentile, come la tua scrittura.

Mi sei venuta in mente, Goliarda. Tu che da ragazzina sognavi di diventare Jean Gabin, che hai vissuto la svalutazione dell’intelletto femminile in un modo che apprezzo e spero di poter emulare sempre: fottendotene! (Scusa il termine, ma sono cose in cui è meglio azzardare.) Questo è l’atteggiamento che perseguo con la differenza che tu hai lottato, io mi limito a preservare uno spazio dal quale osservare. Fottendomene, con consapevolezza.

Cosa penso della questione femminile legata al lavoro letterario, in particolare? Mi è capitato di sentirmi discriminata, di essere sempre e solo la sorellina della crew, di provocare un certo scioccato fastidio di fronte all’autonomia di pensiero e azione (letterarie)?

Sì.

Come reagisco?

Fottendomene. Come diresti tu. Forse è una forma di presunzione, forse di difesa. Tutte e due. Intanto, osservo e ti scrivo.

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Amore e guerra: laboratorio di scrittura

AMORE E GUERRA 

Cosa vuol dire questo laboratorio di scrittura

  • “Amore e Guerra” è un laboratorio dove ci si confronta con il dettaglio biografico per leggere e scrivere storie in cui il legame sentimentale rappresenta la relazione principale nella storia. Un legame che risponde a due movimenti narrativi: l’amore e la guerra. Che poi, sono la stessa cosa. Indivisibili. Nutrimento e fame. C’è una frase che sintetizza ciò che accade nei buoni romanzi:  “Bad decision makes good stories”.  L’imprevisto genera, di solito, migliori accadimenti dal punto di vista narrativo. Questa è la nevrosi delle narrazioni autobiografiche (dichiarate o meno): mettere in scena la possibilità, l’imprevisto. Allargare il confine, superare il limite. Nascondere la vita, mimetizzare la messinscena: dire la verità mentendo. Gli obiettivi del laboratorio sono due: difendersi da se stessi come narratori e combattere gli stereotipi legati al racconto biografico, in particolare quello amoroso e bellico. Leggeremo per osservare come si possa scrivere d’amore senza sentimentalismi; scriveremo per metterlo in pratica. Stessa cosa per la guerra. Cosa c’è di più stereotipato della sofferenza, della morte e del dolore? E cosa c’è di più simile alla guerra dell’amore? La guerra e l’amore sono specchio, come la morte e la vita. Sono il legame che più inseguiamo e che più di altri è presente nella letteratura. Imparare a scrivere la propria storia partendo da questi due campi di battaglie è la finalità definitiva di questo modulo.

Cosa succede in questo laboratorio di scrittura

  • L’osservazione e la distanza saranno gli strumenti pratici del laboratorio, quelli con cui leggere e scrivere le storie. Il laboratorio è suddiviso in due giornate. La prima dedicata alla letteratura sentimentale e la seconda a quella bellica. Saranno giornate in cui “amore e guerra” diventeranno oggetto, soggetto, inizio, fine, metodo, condotta, materia e antimateria delle storie lette e raccontate in aula. In “Amore” la scrittura è legata all’osservazione. Non è semplice far emergere la propria storia, osservare se stessi. Ha a che fare con la consapevolezza e, in larga parte, con la gestione della verità. In “Guerra” lavoreremo con il tempo dei sentimenti intenso come spazio di distanza. Quanto devo essere lontano da una ferita per poterne sentire il dolore senza più soffrire? In pratica, per scriverne. Può una cicatrice essere sufficiente?

Dove e come e quando si svolge questo laboratorio di scrittura

Si svolge a Bari, nella sede di Liberaria, sabato 7 e domenica 8 ottobre. Dalle ore 10 alle ore 18. Costa 175 euro. Serve: un quaderno, una penna, una storia. Poi se è d’amore lo capiamo.

Libri Consigliati:

  1. “Sylvia” di Leonard Michaels, Adelphi
  2. “Le notti bianche” di Fedor Dostoevskij
  3. “Memoriale” di Paolo Volponi, Einaudi
  4. “Anatomia di un soldato”, di Harry Parker, Sur Edizioni
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“È una legge dura, ma purtroppo se non si fa così non si riescono a mettere due paginette di seguito. Questo è il mestiere dello scrittore: rubare il tempo a tutto, al lavoro per guadagnarsi il pane, alle ore di gioia in più con gli amici che ti tentano – è comprensibile – terribilmente. La sera tardi affronto l’impossibilità di continuare. C’è anche questo: lo scrivere ha necessità biologiche e fisiche inderogabili.” 

La mia parte di gioia, Goliarda Sapienza

La newsletter è tornata e anche i laboratori, i corsi, i regali, le promozioni, i limoni.

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Dal 1 agosto al 4 settembre – Writing coach in promozione

A partire dal 1 agosto fino al 4 settembre, i percorsi di WRITING COACH sono in promozione.

Cosa significa? Che se prenoti un percorso entro il 4 settembre se prima ti costava un milione di euro adesso costa la metà.

Per saperne di più scrivimi: info@alessandraminervini.info

Per sapere di cosa di tratta, leggimi qui

oppure qui

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Overlove goes to “La grande Invasione” ad Ivrea

L’anno scorso, di ritorno da Ivrea, scrissi questa cosa qui. Avevo appena consegnato il romanzo, Overlove non era più una cosa mia. Era una #vitainedita fa. Quando ho scritto questa cosa, non avrei mai immaginato che, un anno dopo, con quel romanzo, sarei stata invitata tra gli esordienti. E invece, consultando il programma de “La grande invasione” è proprio così. Ci vediamo il 3 giugno alle 3 del pomeriggio che, per quanto mi riguarda, a livello di kabala va già benissimo.

Marilù Oliva a Bari, giovedì 6 aprile, Libreria Laterza

Sono molto felice di presentare giovedì 6 aprile “La Squola” con Marilù Oliva. Non ho inventato io la storia e i personaggi ma questi ultimi li ho aiutati a crescere, ho dato loro vitamine in più per camminare più forti nel mondo. Da soli.

“La Squola” è un romanzo per ragazzi, anche se io l’ho sempre definito un romanzo di ragazzi e di ragazze. Leggendolo si ha la sensazione di vedere i personaggi dentro le pagine, uscire. Svolazzanti entrare nelle nostre stanze. Cosa che, peraltro, fa parte della scrittura dell’autrice e che ho ritrovato nel suo ultimo bellissimo romanzo (Questo libro non esiste): Marilù quando descrive personaggi e ambientazioni scoppietta. Contiene una forza, la sua scrittura, che è è energia pura. Se ne frega delle pose, quando scrive Marilù (ri)vive.

“La Squola” è la storia di quattro studenti, Fil, Miluna, Cecio e Pauline del liceo artistico di Bologna, la Squola: detta così per la scritta che campeggia sul muro esterno dell’edificio dove qualcuno ha volutamente sbagliato a scrivere il termine.

A me piace prestare il fianco all’arte dei ragazzi,

ormai il mio muro è un museo all’aperto di avanguardie in erba, schizzi, parolacce.

E poesie. La più bella è in latino e non la so tradurre ma conosco il nome del poeta,

perché c’è scritto in maiuscolo CATULLO.

Fa così: “Odi et amo, quare id faciam fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior”.

Sono molto felice di incontrare Marilù Oliva: una scrittrice che osserva le cose. Quando le parlo,  mi guarda stretta negli occhi, deve essere così quando scrive, con quell’espressione che mi fa venire in mente una frase di Goliarda Sapienza de”L’arte della gioia”:  Hai nello sguardo come un vento che trascina.

Ci vediamo giovedì. I dettagli della presentazione sono qui.

“Avere Una storia” – di Giorgio Vasta

Ad Aprile, a Bari e a Campobasso,  condividerò un pezzetto di laboratorio di scrittura, sui sentimenti, le relazioni e le separazioni, con lo scrittore Giorgio Vasta. Il suo modulo si intitola “Avere una storia” con piacere riporto qui il progetto e il programma così come l’ha pensato il docente. Vi aspettiamo.

Avere una storia 

Laboratorio di scrittura, visione e percezione a cura di

 Giorgio Vasta

Partiamo da una considerazione. Per indicare l’esistenza di un legame sentimentale, una tra le espressioni più frequenti è “Ho una storia”. Si tratta di una locuzione del tutto naturale, che però contiene al suo interno un piccolo paradosso: una storia, ognuno di noi, ce l’ha sempre, o meglio ognuno di noi è sempre la sua storia. Eppure “Ho una storia” è qualcosa che ci sembra possibile dire o pensare soltanto in relazione al legame con un’altra persona. Tutto ciò ci porta a constatare che tra le nostre vicende sentimentali e le narrazioni esiste un nesso molto stretto. E del resto i legami di coppia si organizzano secondo una ben precisa e ricorrente drammaturgia: il primo incontro vale da incipit, e poi si va avanti strutturando una trama – raramente lineare, quasi sempre aggrovigliata – aperta ai colpi di scena e particolarmente attenta al ruolo dei luoghi (per esempio la strada dove ci si è incontrati per la prima volta); una coppia è narrativa nel conflitto tra i propri punti di vista e lo è quando il legame arriva alla fine (ed è il momento in cui ci si rende conto che non si sa mai bene come dare forma a questo explicit). Avere una storia è un laboratorio di lettura, visione e scrittura che concentra la propria attenzione proprio sui nessi tra esperienza sentimentale e racconto, partendo dall’idea che se la coppia è fisiologicamente un luogo narrativo, allo stesso tempo le narrazioni hanno da sempre fornito ai nostri legami estetiche e retoriche di riferimento in continua metamorfosi (il che vuol dire che l’incantamento amoroso messo in scena da Chrétien de Troyes nella storia di Lancillotto e Ginevra è profondamente diverso da quello raccontato da Lena Dunham nella serie tv Girls). Obiettivo del laboratorio, che si articolerà appunto attraverso letture, visioni ed esercizi di scrittura, è quello di generare più consapevolezza possibile delle retoriche narrative che usiamo per raccontare i nostri legami.

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Accade da sempre, talmente da dare la sensazione che il primo incontro – ciò che poi a volte conduce allo strutturarsi di una coppia – sia una cosa sempre identica a se stessa. Basta invece prendere la messinscena di quello che probabilmente è il primo incontro più conosciuto della storia della letteratura, quello tra Romeo e Giulietta, per rendersi conto che da Shakespeare in poi quel momento di reciproco incanto è stato riraccontato tantissime altre volte, sempre riuscendo a variarlo così da far affiorare ogni volta una sua diversa sfumatura di senso. Tra letteratura e cinema, una piccola storia del “colpo di fulmine”.

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Di quella cosa che in breve possiamo chiamare conflitto hanno bisogno tanto le narrazioni, perché è il loro principale nutrimento, quanto – nostro malgrado (ma ne siamo proprio sicuri?) – i legami sentimentali. Perché venendo a coincidere con una frizione, il conflitto è ciò che “fa muovere” una storia, ciò che la accende, la scintilla che ha sia la capacità di illuminare sia quella di ridurre tutto in cenere, dunque la zona di contrasto in cui ogni legame corre il rischio di rivelarsi a se stesso oppure di scomparire. Pur essendo ognuno di noi un esperto del litigio, può tornare utile dare un’occhiata al modo in cui le narrazioni hanno saputo nel corso del tempo mettere in scena l’attrito amoroso.

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C’è un momento – a volte anche più di uno – nel quale abbiamo sentito che il nostro legame sentimentale conosceva una densità straordinaria. Non si tratta necessariamente di un momento canonico (dal giorno del proprio matrimonio a quel bellissimo viaggio fatto insieme), anzi molto spesso coincide con un istante del tutto basso e prosaico, con un pezzettino di quotidiano che, nella maggior parte dei casi considerato irrilevante, rivela di colpo una tale intensità da farsi percepire come struggente. Andiamo allora a esplorare una serie di microsituazioni narrative, inedite e sorprendenti, in cui il legame sentimentale raggiunge la sua massima consistenza.

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Se il primo incontro è il “boy meets girl”, quando tutto comincia e dire “Ho una storia” diventa logico e naturale, il “girl leaves boy”, dunque la separazione, è qualcosa di cui non possiamo non fare esperienza, da un lato perché è ciò che durante il legame continuiamo a temere, ed è quindi presente sotto forma di fantasma della fine, e dall’altro perché – ahinoi! – qualche volta le storie finiscono in un vicolo cieco (e allora, per quanto tenaci si possa essere, tocca dire basta e andare via). Passando in rassegna le narrazioni del lasciarsi proveremo a capire in che modo narratori diversi hanno inteso il patrimonio – senz’altro amaro, eppure sempre presente – che ogni separazione ci lascia in eredità.

Libri consigliati

Gustave Flaubert, Madame Bovary

Emily Brontë, Cime tempestose

Scott Spencer, Un amore senza fine

Giorgio Vasta (Palermo, 1970) ha pubblicato il romanzo Il tempo materiale (minimum fax, 2008, Premio Città di Viagrande 2010, Prix Ulysse du Premier Roman 2011, pubblicato in Francia, Germania, Austria, Svizzera, Olanda, Spagna, Ungheria, Repubblica Ceca, Stati Uniti e Inghilterra), Spaesamento (Laterza, 2010), Presente (Einaudi,2012). Collabora con «la Repubblica», «Il Venerdì», «Il Sole 24 Ore» e «il manifesto», e scrive sul blog letterario minimaetmoralia.com. Il suo ultimo libro è Absolutely Nothing, pubblicato da Quodlibet.

Il 17 Febbraio “I difetti fondamentali” di Luca Ricci, alle Librerie Coop Bari, ore 20

Sto leggendo I difetti fondamentali di Luca Ricci. Prima di cominciare la lettura avevo un sospetto: questo libro mi avrebbe coinvolto ma restava da comprendere se in assoluto o zero. Leggo Ricci, dal suo esordio. Ma il fatto che questo fosse un libro in cui l’autore disegna con le parole diciotto ritratti letterari inventati giocava in qualche modo un ruolo definitivo in me. Mi piace o non mi piace? Bene, mi piace, per fortuna. Ma il perché, il motivo per cui mi piace è sconvolgente.  Non per la prosa, che già sapevo potesse attrarmi; non per l’argomento, che già so ossessionarmi (divoro biopic, romanzi metaletterari, vite e morti celebri e non di scrittori). Il motivo è che mi piace il tipo di scelta letteraria. Che io in qualche modo, nei miei corsi, definisco verga. Non con la maiuscola ma come sinonimo di bacchetta, di scettro. Quando scriviamo abbiamo infinite possibilità e tra queste ce ne sono alcune senza dubbio di comodo. Io, se per assurdo avessi scritto un libro come “I difetti fondamentali”, mi sarei appoggiata su alcune figurine letterarie che percepisco come maschere di quelle che nessuno ha invitato al veglione di carnevale: la profumiera, il gne gne gne, la primogenita, il finto semplice. Insomma, avrei piegato questa possibilità di scrivere al mio servizio. Mi sarei messa comoda. Avrei scritto un libro pessimo, un orrore: una specie di diario segreto switchato con una chat di whatsapp. Luca Ricci non lo fa. Racconta diciotto storie in cui il brutto dell’esistenza è davvero brutto e il bello è proprio bello, un modo di scrivere che sceglie di mettersi a distanza dalla tentazione di scambiarsi delle figurine, come fanno quei bambini che le appiccicano su un album di cui diventano gelosi, che non prestano a nessuno, che stringono dalla propria parte così forte che alla fine lo distruggono. Le storie de “I Difetti fondamentali”, invece, non distruggono. Creano. Per fortuna.

Ne parlerò con l’autore e con Luca Romano, venerdì sera a Bari, più precisamente qui. Il giorno dopo Luca Ricci sarà ospite della libreria “Il ghigno” di Molfetta dove converserà con Giorgia Antonelli, l’evento qui.

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