. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Goliarda Sapienza: la mia musa lavica

Questa è la versione originale del mio articolo comparso sull’inserto letterario “Mimì” ne “Il Quotidiano del Sud”, domenica 13 aprile, dedicato alla scrittrice catanese Goliarda Sapienza

L’odore dei limoni – Lettera per una scrittrice

di Alessandra Minervini

Cara Goliarda,

quando ti penso sento l’odore dei limoni. Un odore che incornicia le mani, che sa essere infinitamente aspro pur essendo buono.

Ti considero un’amica non una maestra, un’ispirazione personale che tengo per mano o in tasca e che porto dovunque e dovunque ti conduco mi danno retta. La tua scrittura è un’ispirazione che non piomba dall’alto ma mi tiene compagnia. Quello che mi ispira di te, sei tu.

Mi vieni spesso in mente. Tu, che da ragazzina, al cinema Mirone sognavi di essere come l’attore Jean Gabin, a cui tutto era concesso in quanto uomo. Anche a me capita di sentirmi non all’altezza. La mia autonomia (letteraria) provoca un certo scioccato fastidio. Il compagno di una vita non vuole condividerti con le Lettere.

Come reagisco? Fottendomene. Un po’ come facevi tu.

Mi chiedo: ma è vero che io, in quanto donna, devo dimostrare di essere più brava? La mia risposta è NO. Non voglio essere una donna che si mette da parte, ma non voglio nemmeno sentirmi in competizione. E non voglio nemmeno fare come le donne che escludono gli uomini. Osservo festival dedicati solo alle donne, ai quali partecipare mi crea un po’ di imbarazzo. Io quando parlo, parlo tanto di uomini. Scrittori che mi ispirano o personaggi maschili a cui devo molto. Se ti ho letto, Goliarda, lo devo a un uomo. Era il 2005, vivevo a Torino e uno dei miei docenti mi passò una versione ben consumata de “L’arte della gioia” (ancora nell’edizione Stampa Alternativa). Me la passò come una molotov. Nel personaggio di Modesta ho trovato tutto: cibo e fame, luce e giorno, mare e pioggia, anche una femmina.

Una femmina che, come te nei tuoi diari, non ha paura di occuparsi della casa, di stirare lenzuola. Si dice: se sei ovunque, sei chiunque. Tu invece hai scelto dove stare e chi essere, tu hai scelto chi amare: la scrittura. “Non sono più giovane, non ho tempo. Devo scrivere.” Così rispondevi a chi ti proponeva questo o quell’altro circoletto. “No, non sono una donna che si guadagna la vita, sono una donna che guarda dalla finestra e ha una camera per se stessa. Vi ripugna? (…) Sono libera e questa libertà la voglio far fruttare”.

Allora ti chiedo: se oggi non è la possibilità di essere libere che manca, perché non fare qualcosa di completamente nuovo invece di spadroneggiare nel vecchio?

Magari, per una volta, qualcosa invece di accadere: cadrebbe giù. Giù i silenzi, giù le parrocchiette, giù i soliti giri, giù le solite lagne, giù le guerre tra poveri. Ci vuole una bella caduta. Non una caduta di stile ma una caduta per un nuovo stile: “Sono caduta tante volte, eppure eccomi qua, in piedi, che ti scrivo. Anzi ultimamente sono venuta alla conclusione che le persone che non cadono, in realtà è perché non stanno in piedi”. Anche io cado, cara Goliarda.

Inventiamo una nuova visione letteraria, un nuovo sguardo e chiamiamolo: Alle cadute di tutte le guerre. Nell’attesa anch’io “stiro lenzuoli”, cerco la pace e l’odore dei limoni.

RITRATTO DI GOLIARDA – UNA DONNA LAVICA

Sai come sono fatta – aveva detto ad una conoscente tre giorni prima di morire – è possibile che scompaia per un po’ per poi tornare all’improvviso”. Goliarda Sapienza è nata a Catania nel 1924 ed è morta a Gaeta nel 1996; è stata un’attrice e poi una scrittrice, è stata una donna alla ricerca di un’identità vivacemente irripetibile.

L’infanzia siciliana, che racconta in “Io, Jean Gabin”, fu segnata dai due eccentrici genitori. La madre, la lombarda Maria Giudice, fu la prima dirigente donna della Camera del Lavoro di Torino e una delle prime a portare avanti le protobattaglie sulle questioni femminili; il padre, Peppino Sapienza, fu un avvocato sindacalista catanese detto “l’avvocato dei poveri”, tanto influente nella formazione della figlia al punto da non mandarla a scuola come gli altri, quando gli altri erano i Balilla. Così Goliarda la vita la imparò dalla vita: per le strade di una Catania malfamata e ambigua, in mezzo alle chiacchiere di pupari e intrecciatori di gelsomino, al cinema Mirone. La sua è una Sicilia fatta di visioni bizzarre, immerse in un’umanità impastata di passionalità bestiale.

I genitori, figure cruciali, li amò tantissimo e molto da loro venne influenzata, crescendo come creatura libera. Gli stessi genitori, che non si sposarono mai e che ebbero Goliarda in tarda età e in seguito alla precoce morte del primogenito (Goliardo) a cui probabilmente la scrittrice fu sempre legata in un immaginario cordone ombelicale, la spronarono a lasciare Catania per trasferirsi a Roma. Qui, era il 1943, studiò al Centro Sperimentale e nel 1947 conobbe il regista Citto Maselli con cui ebbe una relazione more uxorio, lunga quasi 20 anni. La prima parte della sua vita romana fu caratterizzata da una certa mondanità, sempre austera come il suo sguardo, che la portò a calcare palcoscenici teatrali noti e a girare film d’autore con Visconti, Blasetti, Comencini e Zavattini.

Ma le mancava qualcosa. Una mancanza che esplose con la morte della madre, nel 1953, dalla quale Goliarda non si riprese mai del tutto. A parte scrivendo. Fu proprio per l’amore di figlia che, persa la madre, non sapeva dove far fluire, che Goliarda fece la scelta che le cambierà definitivamente la vita: scrivere.

Dovete immaginare, se non l’avete mai letta, una scrittrice che non basta a se stessa. Il suo sguardo si fa parola e fuoriesce dalle cornici stabilite, con la consistenza della lava di un vulcano in evoluzione. Un vulcano che si spegne solo per ricaricarsi, meglio, della materia di cui si compone e riemerge in forma di lava, mai uguale a se stesso. Questo processo di malattia e guarigione avviene attraverso le parole, Goliarda fu salvata dalle parole.

“Una delle tappe d’obbligo che la vita ci impone: quella di essere abbandonati o abbandonare” è un karma che poi ha scontato nella vita, lottando. Goliarda è stata una donna militante: una lotta che non ha a che fare con la militanza politica. Lei ha lottato per rimanere se stessa, esprimendo una soggettività per l’epoca audace e addirittura più all’avanguardia delle femministe “di regime”. Per farlo è passata dalla povertà, dalla lascivia, dall’amore e dalla solitudine. Ma mai nella vita, almeno da quanto si legge, ha desiderato muovere qualcuno a compassione, pur essendo una delle scrittrici italiane più a lungo dimenticate. Nemmeno quando, per disperazione, rubò dei gioielli a casa di alcune amiche Goliarda intenerì nessuno e scontò la pena a Rebibbia nel 1956. Un’esperienza che ispirerà “L’Università di Rebibbia” (1983), romanzo autobiografico in cui non si risparmia.

Per L’arte della gioia, sua opera simbolo finito nel 1976 (dopo 10 anni di lavorio fisico e intellettuale) Goliarda rinunciò testardamente a tutto. Ma perse. La storia di Modesta vide la luce in un’edizione completa solo nel 1998 grazie a Stampa Alternativa, quando ormai la scrittrice era morta e per merito del suo ultimo marito, Angelo Pellegrino. L’opera viene apprezzata con la riedizione Einaudi nel 2008, solo allora lettori e lettrici italiane conoscono un’eroina letteraria che racchiude una buona parte di noi, Modesta. La storia di Modesta fa parte di quel modo di essere che normalmente seppelliamo, con tutta la testa, dentro la sabbia. La vergogna, la cattiveria, la solitudine, l’ipocrisia, la viltà. L’arte della gioia contiene le debolezze umane e le esalta. E questo, soprattutto se si scrive, deve ispirare. Sempre. Quelle de “L’arte della gioia”, non furono donne di crinoline ma donne di rovine.

Goliarda morì, a 72 anni, ma fu ritrovata tre giorni dopo dalla dirimpettaia il 30 agosto del 1996 a Gaeta, il luogo dove vide la luce e il tormento la sua Modesta. Sulla lapide, a Gaeta, c’è una sua poesia, che evidenzia cosa fu per lei l’essere al mondo:

“Non sapevo che il buio non è nero/che il giorno non è bianco/che la luce acceca/e il fermarsi è correre ancora di più”.

Leggendo Goliarda Sapienza si ritrova un antico o un futuro legame. Forse è questa l’arte della gioia che lei cercava, l’arte di diventare artefici dei nostri desideri.

La vita inedita di una scrittrice #35

By alessandra vitainedita

“Scrivere è come sognare.”
Anna Maria Ortese, in versione specchio riflesso. Non sarà facile scrivere di lei, non sarà facile raccontarla: me lo ripeto, preoccupata, da quest’estate.

Adesso, con la sabbia incastrata tra le pagine di “Corpo Celeste” e ghiacciata dal gelo di oggi, sono contenta che ciò che sto per fare non sarà facile.

Niente di quello che sogno, in fondo, è facile.

La vita inedita di una scrittrice #34

By alessandra vitainedita

Se Holly Golightly aveva i momenti Tiffany, io ho i momenti rogermoore. Mi riferisco a una scena di “Lost in translation”, un film di Sofia Coppola che amo da 15 anni cioè da quando esiste. Una storia silenziosa che riesce comunque in due ore ad avere più dialoghi di quanti ne abbia io durante una settimana (se non lavoro).

Insomma, c’è Bill Murray (l’unico uomo al mondo capace di interpretare un celibe involontario meglio di un involontario celibe reale) che interpreta Bob, un attore in declino che sbarca in Giappone per girare uno spot. Bob/Bill non capisce niente di quello che gli dice la troupe. Non conosce la lingua in cui gli parlano e per buona parte del film annuisce per non avere rogne e poi scruta il vuoto che dall’esterno investe il suo interno.

Poco prima che Bob incontri Charlotte, c’è il momento rogermoore. Bob/Bill si trova sul set, vestito di nero, elegante, devono scattargli delle foto per lo spot. Gli dicono di muoversi, lui è inerme. Gli fanno cenno di muoversi, lui è inerme. A un certo punto il fotografo giapponese sbiascica un grugnito: rogmaar, rogemor, rogermoore. Il suo è un tentativo goffo e imbarazzante di far capire al Nostro che deve atteggiarsi a figo. Figo come Roger Moore in 007. Quando Bob/Bill capisce, cerca di ribattere dicendo che preferisce Sean Connery. Ma, lost in translation, il giapponese non capisce. Allora Bob/Bill lascia perdere e sorride come rogermoore. Qualsiasi cosa rogermoore significhi.

La vita inedita di una scrittrice #33 “L’arte della gioia”

Ora capisco, tante cose ho imparato nella vita ma mai a prevenire l’amore. (L’arte della gioia, G. S.)

Domani per la prima volta, a Bari, nella libreria Campus, racconto un pezzo della vita e dell’opera di Goliarda Sapienza. Per me Goliarda è un’amica non una maestra, un’ispirazione privata che posso tenere per mano o in tasca; un’ispirazione che non piomba dall’alto ma mi tiene compagnia. Una volta le ho scritto una lettera, le ho chiesto qual è il profumo dei limoni. Racconterò questa donna lavica per la prima volta in vita mia davanti a persone che la stanno aspettando, che sono lì per lei. La metà di loro l’avrà letta perché gliel’ho passata io, come una molotov (limoni compresi); io che l’ho sempre portata dove non era mai stata, dove nessuno pensava di averne bisogno, prima di conoscerla.

Ci tengo a dire che non sarà possibile raccontare tutto quello che desidero su Goliarda per cui domani in libreria munitevi dei suoi libri se ancora non li avete, saranno delle ottime scorte di sopravvivenza dopo l’incontro.

Sempre  a proposito di domani. Cominciamo alle 19. Per il rispetto del lavoro di tutti. Io sarò lì alle 18 e 30 per incontrare chi vorrà venire prima (scelta consigliata). I posti a sedere sono terminati. Chi si prenota da ora in poi può mettersi in attesa in caso qualcuno rinunci oppure possiamo provare un’altra data in futuro.

Lo dico io ma scrivo a nome di tutte le persone, tutte donne, coinvolte in Ritratto di signore.

Grazie per la vostra comprensione.

A domani, puntuali l’ho scritto? 🙂

La Vita Inedita Di Una Scrittrice #32

“Allontanarsi dalla macchina” è il mio primo laboratorio ufficiale di #editing. Questo vuol dire che chi farà la prima edizione sarà al contempo fortunato e non. Partiamo dai non. Non sappiamo ancora, nemmeno io lo so bene, cosa succederà. Non è un laboratorio dove si diventa editor perché io non credo nei laboratori dove si diventa qualcuno. Io faccio laboratori dove si diventa al massimo se stessi che per chi scrive è tipo indossare la corona di allori. Non è un laboratorio dove ci sono in palio contratti editoriali. Perché io non credo nei palio (a meno di non essere a Siena) ma credo al massimo che scrivere ciò che si desidera è, per chi poi prova a pubblicare, come vincere un nobel apocrifo.

Lo immagino come una riunione del #fightclub dove non ci sono regole e ogni ora si stabiliscono regole. Immagino giornate attorno a parole che possono essere buone ma non sono ancora giuste. Ecco, è un laboratorio che darà giustizia alle parole dei partecipanti.
Non è obbligatorio (ma lo consiglio proprio tanto) avere già un testo, un’idea per un romanzo, un saggio o dei racconti. Se poi invece avete già un romanzo o un saggio o dei racconti finiti allora questo è il posto per lasciarli andare. Una specie di prova d’amore. Mi affiderete le vostre storie, io spero di restituirvi le vostre vite.
Tutto questo in una chiesa e in collaborazione con la Scuola Holden
Non fiori ma #opereinedite.
(Ditelo in giro.)
http://scuolaholden.it/fare-editing/

La vita inedita di una scrittrice #31

By alessandra vitainedita

Ho visto la registrazione televisiva del Premio Strega, effettivamente vengo inquadrata (come mi hanno riferito). Ciò che invece non sapevo è che la prima inquadratura avviene mentre la Leosini, immaginando un ipotetico giallo ambientato allo Strega, dice: ” Inizia con la misteriosa scomparsa di una scrittrice”.

La vita inedita di una scrittrice #30

By alessandra vitainedita

Interno, giorno, Scuola Media.

Allora ragazzi oggi è l’ultimo giorno. Facciamo una prova e vi lascio liberi. Fate quello che desiderate.

Un’ora e mezza dopo.

Le ragazze hanno: letto, scritto, si sono fatte le trecce a vicenda, mi hanno raccontato la loro vita tre volte a testa, hanno postato diecimila foto mandando messaggi a tutta la rubrica e a momenti hanno scoperto chi ha ucciso Laura Palmer, dopo aver programmato le prossime vacanze estive per i prossimi dieci anni.

I ragazzi, intorno a me, attaccati a capanello, non si sono mossi, chiedendomi a turno:

E che facciamo?

Quello che volete, dico io.

E che vogliamo?

Quello che vi va.

E cosa ci va?

Non so provate a pensare.

E ce ne andiamo? e dove andiamo? E che facciamo? E che vogliamo? E ce ne possiamo andare? E dove andiamo?

(…..)

La vita inedita di una scrittrice #29

By alessandra vitainedita

Pensierini sparsi, voci di dentro e di fuori

N.1 Int. giorno – chat

– Non parli mai della tua vita.

– Io non ho una vita.

N. 2 Est. giorno – sotto il portone di casa in attesa di muovermi

-Ciao …

-Ciao.

-Non ti vedevo da parecchio in giro.

-Eh, sto incasinata in questo periodo.

– Ti vidi in tv, ma parecchio tempo fa. Alla televisione, un telegiornale. Hai fatto un libro. Eri tu o S’ SO SBAGLIAT’??

N. 3 Int. giorno – negozio di arredo

– E lei che lavoro fa?

– La scrittrice.

(Svenuto.)

N. 4 Est. sera. Castello aragonese di Taranto

“Il romanzo di Alessandra è (cose bellissime che non oso ripetere per scaramanzia) e poi c’è questa Puglia che è descritta e vista come fosse una Scandinavia del Sud”. Omar di Monopoli

(Io: levito.)

N. 5. 

La foto è un ritratto che ha scattato Umberto Lopez durante una festa di matrimonio, l’estate scorsa. Involontariamente se dovessi descrivermi, potrei farlo solo così: osservo senza essere osservata. Mi viene in mente un verso di Charles Bukowski (che ho sempre letto come una dichiarazione d’amore/odio per la scrittura):

“E ricordati che cercare e pensare son due cose diverse.

Ed io ti penso ma non ti cerco”.

La Vita Inedita Di Una Scrittrice #28

Oggi ho tagliato una frase dal racconto che sto scrivendo, che devo finire in questi giorni. Questa frase è quella con cui ho iniziato a scrivere, se dovessi dire “di cosa parla” questa storia forse parla di questo: dei nostri nomi sordi. Fatto sta che, avviato il racconto, la frase adesso non serve più. Per cui eccola qui. La appunto per ricordarmi di quanto siano indispensabili, quando scrivo, le frasi tagliate.

Non serve imparare il nome di chi non si girerà a rispondere.

(Immagine presa da qui)

La Vita Inedita Di Una Scrittrice #27

By alessandra vitainedita
Per molti anni ho scritto liste. Liste di appunti, liste di buoni propositi, liste di desideri, liste di liste di liste di liste. Mettevo in lista la mia vita, in attesa di averne accesso. Poi ho smesso, ed è bene così.
C’erano però tra le liste quelle di fine anno, le mie preferite. Come delle foto senza immagini, delle forme di scrittura rozze e inconsapevoli che poi nel tempo si sono allungate, liste on the rocks, e si sono evolute in parole, frasi compatte, storie, racconti, libri.
Questa notte mi è tornata quella cosa adolescenziale di scrivere la mia lista del 2017, eccola. Forse aumenteranno le voci o magari ne tolgo qualcuna col passare dei giorni.  Buone feste, senza liste di attesa.
Parola dell’anno:  Autenticità (sostantivo femminile)
Colore dell’anno:  Verde
Scritto dell’anno: L’odore dei limoni 
Lettura dell’anno: Oblomov  e Teresa Batista
Film dell’anno: La guerra dei cafoni
Canzone dell’anno: CHAKRA
Cibo dell’anno:  Acciughe del Mar Cantrabrico
Brindisi dell’anno:  Champagne (come ogni anno)
Personaggio dell’anno:  Gianni Polo Nord 
Persona dell’anno:  Le mie amiche, le donne che ogni giorno mi insegnano che persona essere
Santo dell’anno: Mio padre
Sorriso dell’anno: Di tre neonati, di cui due gemelli
Pianto dell’anno: Tra i pioppi
Gioco dell’anno:  Nascondino
Foto dell’anno:  (c’è il mare)
Nostalgia dell’anno:  Il tramonto sul golfo di Palermo
Maisia dell’anno: Un manoscritto ricevuto in power point
Gioia dell’anno: I lettori  e le lettrici di Overlove
Acquisto dell’anno:  Bicicletta
Scarpe dell’anno:  Piedi nudi (tranne in bicicletta)
Sorpresa dell’anno: Una mail da Torino
Frase dell’anno: Le donne che leggono sono pericolose. Soprattutto quelle che lo fanno tra le righe.
Viaggio dell’anno:  (…Praga)

Iscriviti alla newsletter!

Iscriviti alla mia newsletter per ricevere aggiornamenti, inviti ad eventi e notizie sui corsi di scrittura.

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi