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Per una Lira – Parlarne tra amici di Sally Rooney

Parlarne tra amici, opera prima della dublinese e giovanissima Sally Rooney, brillantemente tradotta da Maurizia Balmelli, è un romanzo con una voce unica e allo stesso tempo collettiva. (Se fossimo negli anni Settanta direi che ha una voce “compagna” ma siamo nel 2018 e collettiva rende meglio.)

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Rileggere Tommaso Landolfi – Sul Blog “Altri animali” (Racconti Edizioni)

Torino, dicembre 2003. Qui, e allora, ho comprato i racconti di Tommaso Landolfi. Un volume di oltre 500 pagine che, fino ad oggi, si è adattato bene alle nebbie e alle mareggiate della mia vita. Lo presi senza sapere chi fosse e cosa scrivesse, attratta da: «Scelte da Italo Calvino», lo scrittore pomeridiano che all’epoca inseguivo come se, da un momento all’altro, potessi incontrarlo dietro l’angolo di Corso Re Umberto.

Landolfi, nato all’inizio del secolo scorso vicino Frosinone, è considerato uno scrittore stravagante, dandy, francese (che temo significhi più bravo della media italiana), romantico (nel senso culturale del termine) e raffinato. Leggendolo la prima volta non ci ho capito niente, o quasi, ed è stato per questo che l’ho amato a prima lettura. L’amore è così. Non si sceglie, capita.

Unknown

Se considero tutte le parole che ho cercato sul dizionario durante la prima, la seconda e la terza lettura del volume, questo mi basta a rinsaldare il forte legame che sento con la sua scrittura e la sua visione narrativa. Eccone alcune: scapruginaregordomezereocimandorlobozzima. Sono contenute tutte in La passeggiata che, secondo la divisione di Calvino, rientra nella sezione – Le parole e lo scrivere. Tutti i racconti qui compresi sono esattamente il contrario di quello che è un classico manuale di scrittura. Per questo funzionano bene, come mappe che conducono per strade più lunghe ma verso mete più affascinanti. Non è sfoggio di paroloni, è costruzione di un linguaggio che, soprattutto, nella forma breve considero buona regola: ogni parola è come se fosse una pagina bianca in cui chi legge ri-scrive ciò che sente e desidera.

L’amore e il nulla (che vince già per il titolo) raccoglie storie di sentimenti mancati e occasioni perse: l’amore. In Stazioni morte il protagonista si abbandona a fantasticherie sentimentali lungo «le cosiddette stazioni morte: stazioni cioè dove, per mutate esigenze di servizio o per chissà qual motivo, nessun treno ormai si ferma». Fino a quando non incrocia una «ragazza con frangetta» che lo salva, un dialogo surreale e malinconico che gestisce il sottinteso in maniera esemplare.

Nei vuoti cosmici creativi rileggo questi racconti, e pochi altri, tra cui L’eterna provincia, uno dei più lunghi della raccolta. Il protagonista, con una gamba di legno, furoreggia in paese per le sue conquiste fino a quando non incontra una donna che lo spiazza perché non si accorge (così gli pare) del suo difetto: «Me ne ero innamorato; non per tanto cessavo di odiarla, anzi la odiavo un poco di più». Succede così nei racconti di Landolfi che lui crea dei personaggi che si incollano letteralmente alla pelle. Sono come dei tatuaggi, a volte fanno male e si scoloriscono ma restano sempre lì. A differenza di un tatuaggio, anche grattando forte, non vanno via.

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Su Exlibris20 consiglio “Teresa Batista stanca di guerra”

Esiste un talento che appartiene solo ai grandi della letteratura. Questo talento consiste nel non dare scampo ai lettori, non imboccarli come un genitore davanti a un neonato ma lasciarli liberi. Questo talento appartiene a Jorge Amado che con incrollabile tenacia non definisce mai Teresa Batista, pur raccontandola in tanti modi diversi come pezzi di un ingranaggio a volte perfetto a volte storto. Ho pensato a un motivo per cui sono rimasta incollata a questa storia. Non so se sia valido. Ma mi viene in mente una parola e questa è cambiamento.

Scritto nel 1972, Teresa Batista stanca di guerra è la storia di una ragazza venduta a quindici anni al Capitano Duarte, di cui diventa schiava d’amore e di tortura. Ma non sarà la morte del suo padrone a renderle la vita facile. La violenza verbale e fisica che subisce è lo strumento vile per “sfemminizzare” Teresa, indomita fanciulla dall’imperdonabile bellezza, per renderla invisibile alla sua stessa vita. Bambina, schiava, puttana, amante, innamorata, pasionaria, ballerina, femmina. Teresa “Non è facile alle lacrime, non piange: ma gli occhi asciutti le bruciano”. Per lei il dolore e l’amore si muovono tra le luci e le ombre, i lamenti e i suoni di un Brasile avvolgente e crudele.

Un romanzo storico, per alcuni etnico. Un romanzo che assomiglia a un poema cavalleresco in cui il cavaliere è una donna (“bocca di miele”) scritto come eseguendo una danza che fa avanti e indietro al ritmo del samba. Una storia un po’ magica. Di quelle che fanno sembrare ancora tutto possibile nella vita, nel bene e nel male. Una lettura che va fatta a occhi bassi, dentro una luce che si accende e si spegne tra i barocchismi strutturali (analessi e flashback, cambi di voce) e le descrizioni violentemente a crudo. Lo stile di Amado minimizza nei punti più alti e massimizza nei momenti più distensivi (le scene al cabaret o nei bordelli). Se potessimo rinominare questo romanzo, che nonostante l’anno di pubblicazione resta un classico universale, in cui il sadismo di De Sade abbraccia l’umanità della narrazione postribolare sudamericana allora potremmo definirlo una sorta di “Antigattopardo” brasiliano: tutto cambia perché tutto si rinnova. La passione secondo Amado non ha niente a che vedere con il tormento borghese o gli psicodrammi d’appartamento. Il dolore qui è un sentimento sporco che alla pietas letteraria preferisce un umorismo a tratti sconcio.

“Dal momento che lo chiede con tanta buona grazia, giovanotto, io le dico: con le disgrazie basta incominciare. E quando sono incominciate, non c’è niente che le faccia fermare, si estendono, si sviluppano come una merce a buon mercato e di largo consumo. L’allegria, invece, compare mio, è una pianta capricciosa, difficile da coltivare, che fa poca ombra, che dura poco e che richiede cure costanti e terreno concimato, né secco né umido, né esposto ai venti, insomma una coltivazione che viene a costare cara”.

N.B. Le citazioni appartengono all’edizione del 1975 (Einaudi, trad. di Giuliana Segre Giorgi). Sulla copertina c’è questa foto di Ronald Mesaros. Devo ringraziare Sergio ed Elena, della libreria Les Bouquinistes di Pistoia, per aver messo il libro in vetrina. Altrimenti non l’avrei visto, che poi l’ho preso per un regalo e allora tutto torna.

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“Epepe” #guestbook di Eleonora Lombardo

By alessandra guestbook

EPEPE

di Ferenc Karinthy

Adelphi-2015

Dalla copertina: Ci sono libri che hanno la prodigiosa, temibile capacità di dare, semplicemente, corpo agli incubi. Epepe è uno di questi. Inutile, dopo averlo letto, tentare di scacciarlo dalla mente: vi resterà annidato, che lo vogliate o no. Immaginate di finire, per un beffardo disguido, in una labirintica città di cui ignorate nome e posizione geografica, dove si agita giorno e notte una folla oceanica, anonima e minacciosa. Immaginate di ritrovarvi senza documenti, senza denaro e punti di riferimento. Immaginate che gli abitanti di questa sterminata metropoli parlino una lingua impenetrabile, con un alfabeto vagamente simile alle rune gotiche e ai caratteri cuneiformi dei Sumeri – e immaginate che nessuno comprenda né la vostra né le lingue più diffuse. Se anche riuscite a immaginare tutto questo, non avrete che una pallida idea dell’angoscia e della rabbiosa frustrazione di Budai, il protagonista di Epepe. Perché Budai, eminente linguista specializzato in ricerche etimologiche, ha familiarità con decine di idiomi diversi, doti logiche affinate da anni di lavoro scientifico e una caparbietà senza uguali. Eppure, il solo essere umano disposto a confortarlo, benché non lo capisca, pare sia la bionda ragazza che manovra l’ascensore di un hotel: una ragazza che si chiama Epepe, ma forse anche – chi può dirlo? – Bebe o Tetete.

Motivo per leggerlo: Perché le parole sono la soluzione prima e ultima dell’esistenza. Perché c’è sempre un piccolo enigmista dentro di noi che vuole risolvere le sciarade della vita. Perché racconta del futuro che ci possiamo attendere e la metafora dell’ascensore come luogo metafisico dell’amore è geniale. Perché la storia inizia in aria e finisce in mare ed è scritto con precisione e poca indulgenza per il protagonista.

Momento nella vita in cui l’hai letto (o consigli di leggerlo): L’ho letto l’anno scorso interamente sugli aerei che mi è capitato di prendere, desiderando man mano che andavo avanti nella lettura che una qualche avventura modificasse impercettibilmente le mie mete. Leggerlo ad alta quota aiuta a canalizzare diversamente la paura del vuoto.

Citazione preferita: “Non aveva mai pensato fino a che punto le situazioni potessero essere equivoche, e quanto fosse difficile determinare una e una sola reazione; ora ne fece l’amara esperienza. Alla stessa domanda, formulata a parole o mimando, riceveva risposte o troppo lunghe, quindi non interpretabili, o sempre diverse; oppure dei gesti- ma anche quelli, quante cose potevano comunicare!” (pag. 135)

Eleonora Lombardo scrive per Repubblica Palermo. La sua Bookerì è una Vucciria dei libri. Un meticcio franco-siciliano dove si modulano pensieri e pratiche sulla scrittura, la lettura e la creatività. Un giorno con lei scriverò un libro duale. Ma non sappiamo ancora quale giorno.

(#guestbook è la mia stanza degli ospiti dove non manca mai un buon libro. Per partecipare, leggi qui).

“Shotgun Lovesongs”: #guestbook di Letizia Bognanni

By alessandra guestbook

Shotgun Lovesongs, Nickolas Butler, Marsilio

Dalla copertina: Un vibrante inno alle cose che contano davvero nella vita, l’amore e la lealtà, il potere della musica e la bellezza della natura.

Motivo per leggerlo: Perché è leggero e sentimentale e non si vergogna di esserlo. Perché è grezzo come il Midwest e i suoi abitanti e delicato come il disco di Bon Iver a cui è ispirato. Perché bella New York, fantastica Londra, però le storie migliori vengono sempre dai posti da cui si scappa, e a cui si ritorna, perché per dirlo con Pavese “un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”. Perché è una storia di fughe e ritorni, amicizia, amore, musica e bellissimi posti di merda.

Momento della vita in cui l’ho letto: Tornando a casa dopo un concerto, coi National in cuffia, un’estate in cui quasi quasi pareva che avessi trovato una strada, e che non ci fosse bisogno di scappare per seguirla.

Citazione preferita: “Lo avete sentito?”, diceva, il che non era una vera domanda quanto un’affermazione. “Sentite quel suono, quella nota? Giuro su Dio, quel colore lì, quel rosa. Quando quel rosa inizia a impallidire davvero, è come se emanasse questa nota, non riesco a descriverla, è morbida e alta. E lo sentite quell’arancione? Non l’arancione marmellata ma quello color pesca? Lo sentite? Cavolo, non vedo l’ora che arrivino i blu! I blu e i viola! E poi quell’ultima lunga nota, nera e bassa, quella nota riverberante di basso che dice: Vai adesso, buonanotte. Buonanotte America, buonanotte”.

Letizia Bognanni collabora con Rockit, Ithinkmagazine, Rumore. Ha pubblicato per Arcana “Love Buzz – Di cosa parliamo quando parliamo di canzoni d’amore”, “The National – Walking With Spiders” e “Blur – Love in the 90’s” con Daniela Liucci, e “Albe scure – sguardi sulla cultura Subsonica” con Roberta D’Orazio. A marzo è uscito il suo romanzo “Via dell’Abbazia” per Nativi Digitali Edizioni.

(#guestbook è la mia stanza degli ospiti dove non manca mai un buon libro. Gli ospiti, volontari o invitati da me, consigliano un libro che hanno amato. In passato, o il giorno prima. Non c’è alcuno scopo se non quello di diffondere l’amore imperituro per la lettura. Tutti i testi inviati non devono superare una cartella, 1800 battute spazi inclusi. Altra piccola regola, #guestbook è aperto a tutti ma se siete booklovers impiegati o coinvolti in professioni editoriali sarebbe meglio non consigliare un libro di un amico o edito dalle aziende per cui lavorate. In questo modo daremo vita a una sorta di #bookcrossing virtuale. Per cui mandatemi il vostro #guestobook e lo pubblicherò sul mio blog ma soprattutto sarò felice di leggere, se non l’ho ancora fatto, il libro consigliato. Per partecipare, leggi qui).

“Il Colbacco”: #Guestbook n. 1 di Gessica Franco Carlevero

By alessandra guestbook

Il colbacco, Vladimir Vojnovič, Einaudi

Dalla copertina: “La strampalata ribellione di un conformista a tempo pieno”.

Motivo per leggerlo: Perché fa sorridere. Perché è il ritratto di un periodo, gli ultimi anni dell’Unione Sovietica, e di un ambiente, quello degli scrittori integrati al regime. E soprattutto perché mostra le ridicolaggini, le paure, l’altalenante senso di inferiorità e superiorità tipico di chi scrive.

Momento della vita in cui l’ho letto: Dopo un lungo periodo in cui non leggevo letteratura dell’est. Con il Colbacco ho ritrovato lo sguardo, l’umorismo, la precisione e l’intelligenza tipica della tradizione letteraria russa, la maniera di parlare dei disgraziati, la filosofia dietro un colbacco di pelo di gatto. Ma questo è valso per me.  In generale, forse, un buon momento per leggere Il colbacco è quanto ci si prende troppo sul serio, quando si è davvero soddisfatti di quel che si fa. O al contrario, quando si è sfiduciati, quando ci si sente vittime di un complotto mondiale. Questo libriccino aiuta ad alleggerire le paturnie di chi scrive o comunque di chi ha a che fare con i libri.

Citazione preferita: Una volta battuto a macchina il titolo del romanzo, Efim cercò di immaginare che effetto avrebbe avuto la parola “Operazione” scritta in verticale. Il fatto è che tutti i suoi più recenti romanzi avevano titoli composti da un’unica parola. E non era un caso. Efim aveva da tempo notato che la divulgazione delle opere letterarie era decisamente facilitata quando i titoli venivano utilizzati per i cruciverba. Le parole crociate sono ottimi veicoli pubblicitari, sottovalutati da quegli autori che davano alle loro opere titoli come Guerra e paceChe disgrazia l’ingegnoDelitto e castigo. Alcuni tuttavia si erano dimostrati più lungimiranti e avevano scelto titoli come Poltava oppure Oblomov. Efim era molto fiero di aver saputo scoprire, da solo e senza l’imbeccata di nessuno, questo semplice escamotage propagandistico delle proprie opere. E non di rado ne vedeva il risultato, allorché, nei cruciverba pubblicati su “Vecerca”, sulla “Moskovskaia Pravda” e addirittura “Ogonek”, egli leggeva la tanto agognata definizione: “Romanzo di E. Rachlin”.

Ringrazio Gessica Franco Carlevero, lettrice illuminata, che vi invito a seguire nel suo Cantiere di Scrittura.

Questo è il primo #guestbook di una lunga serie. Se vuoi partecipare, leggi qui.

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Guestbook – L’arte della gioia

By alessandra guestbook

Guestbook è la stanza degli ospiti del mio blog. Questo è uno spazio dove tutti possono, se vogliono, condividere una lettura per consigliarla. La scelta del libro è libera, ma siccome in molti mi hanno chiesto: “come devo scriverlo?”, allora ho ideato questo format qui che è anche un modo per rileggere e ripensare alla mia Goliarda.

#Guestbook, ti consiglio un libro che mi piace

  1. Titolo libro + nome autore + casa editrice: “L’arte della gioia” di Goliarda Sapienza. Prima edizione italiana per Stampa Alternativa, 1998

  2. Dalla copertina: “Nel romanzo, tutto ruota intorno alla figura di Modesta: una donna vitale e scomoda, potentemente immorale secondo la morale comune. Una donna siciliana, una «carusa tosta» in cui si fondono carnalità e intelletto, che attraversa bufere storiche e tempeste sentimentali protetta da un infallibile talismano interiore: «l’arte della gioia».Modesta nasce il primo gennaio del 1900 in una casa povera, in una terra ancora più povera. Ma fin dall’inizio è consapevole, con il corpo e con la mente, di essere destinata a una vita che va ben oltre i confini del suo villaggio e della sua condizione. Ancora ragazzina è mandata in un convento e da lí, alla morte della madre superiora che la proteggeva, in un palazzo di nobili. Qui, il suo enorme talento e la sua intelligenza machiavellica le permettono di controllare i cordoni della borsa di casa, e di convertirsi in aristocratica attraverso un matrimonio di convenienza. Tutto ciò senza mai smettere di sedurre uomini e donne di ogni tipo. Amica generosa, madre affettuosa, amante sensuale: Modesta è una donna capace di scombinare ogni regola del gioco pur di godere del vero piacere. Sfidando la cultura patriarcale, fascista, mafiosa e oppressiva in cui vive, Modesta attraversa la storia del Novecento con quella forza che distingue ogni grande personaggio della letteratura universale”.

  3. Motivo per leggerlo: Sentirsi liberi e libere. Il primo motivo è questo. “L’arte della gioia” è un romanzo sull’arte della libertà. La libertà di scrivere, di leggere, di morire, di vivere, di amare e di odiare. Bisogna leggerlo per scoprire e innamorarsi di Modesta. Ho scritto innamorarsi ma potrebbe anche essere odiare. In fondo in questo romanzo l’odio e l’amore sono la stessa cosa, sentimenti rivolti spesso anche agli stessi personaggi nel corso della storia. Modesta è un personaggio letterario icona. Come Anna Karenina, come Madame Bovary, come il Capitano Achab. Non ci sono Modeste di altri autori prima di lei. Prima di lei ci siamo noi, i lettori che dentro questa donna dalle mille forme e dalla infinite voglie rileggono alcuni pezzi della propria vita. Modesta è una combattente, un’eroina romantica, una stronza, una brava madre, una figlia pessima, una perdente, una vincente, un’arrivista, una buona samaritana. Cambia spesso nel romanzo come cambiano le situazioni storiche e narrative. Ma a una cosa è sempre fedele: a se stessa, a costo di essere ripudiata da tutti, compresi i figli.

  4. Momento nella vita in cui l’hai letto (o consigli di leggerlo): A un certo punto Modesta dice questa cosa: “Come potevo sapere che la felicità più grande era nascosta negli anni apparentemente più bui della mia esistenza?”. Ecco, io l’ho letto esattamente in quel momento lì. Nel mio buio creativo più grande, e ho capito da quel momento che anche il buio è una forma di vita che merita lo stesso rispetto della luce. Pensa a quando dormi. Massimo rispetto per i sogni. E allora secondo me il momento migliore per leggere questo capolavoro è quando il buio ti acceca, quando smetti di rispettare i tuoi sogni, quando nessuno sembra possa starti accanto accettando quello che sei o vorresti essere.

  5. Citazione preferita: “Il male sta nelle parole che la tradizione ha voluto assolute, nei significati snaturati che le parole continuano a rivestire. Mentiva la parola amore esattamente come la parola morte. Mentivano molte parole, mentivano quasi tutte. Ecco che cosa dovevo fare: studiare le parole esattamente come si studiano le piante, gli animali… e poi, ripulirle dalla muffa, liberarle dalle incrostazioni di secoli di tradizione, inventarne delle nuove, e soprattutto scartare per non servirsi più di quelle che l’uso quotidiano adopera con maggiore frequenza, le più marce, come: sublime, dovere, tradizione, abnegazione, umiltà, anima, pudore, cuore, eroismo, sentimento, pietà, sacrificio, rassegnazione. Imparai a leggere i libri in un altro modo. Man mano che incontravo una certa parola, un certo aggettivo, li tiravo fuori dal loro contesto e li analizzavo per vedere se si potevano usare nel mio contesto. In quel primo tentativo di individuare la bugia nascosta dietro parole anche per me suggestive, mi accorsi di quante di esse e quindi di quanti falsi concetti ero stata vittima”.

Leggere con #guestbook, scrivere con #dopolavoroletterario

Il lavoro da freelance ha una caratteristica in comune con la maggior parte dei lavori da freelance e questa caratteristica è la solitudine. Ho molti colleghi ma per confrontarmi con loro devo scendere al bar, scrivere una mail o collegarmi su skipe. Devo uscire di casa e prendere un caffè o fare una pausa pranzo con i pochi esemplari che svolgono un lavoro simile al mio (a Bari) oppure fare chilometri raggiungendo Torino (soprattutto) e Roma.

Tutto questo non è sempre possibile. Non è il massimo della comodità eppure questa solitudine, propedeutica in fin dei conti al tipo di lavoro che svolgo, mi pesa. Forse perché mi sono formata in ambienti dove il confronto, il dialogo e anche lo scontro (perché no) erano momenti contestuali molto presenti.

Quindi, ho pensato, ora che faccio? Mi invento un modo per sentirmi meno sola. Perché poi so di non esserlo, lo comprendo in quei pochi secondi che il kindle ci impiega per accendersi o che io impiego per scegliere un nuovo libro dalla libreria nera in corridoio.

Però, vuoi mettere le persone? Insomma sì. Il dialogo. Allora da questo sfarfugliante pensare sono nate due rubriche, che avevo anticipato nella newsletter,  che mi terranno compagnia, almeno nel blog.

Guestbook

Questo spazio è dedicato a tutti gli amanti dei libri. Quelle persone che si illuminano al solo pensiero di tornare a casa per leggere il nuovo acquisto. Quelle persone per cui le storie che leggono rappresentano uno svago, una risposta, una possibilità per ri-leggere il mondo, la propria vita, le relazioni e anche se stessi. Per me la lettura è stata ed è questo. “Guestbook” è la mia stanza degli ospiti dove non manca mai un buon libro. Gli ospiti, volontari o invitati da me, consigliano un libro che hanno amato. In passato, o il giorno prima. Non c’è alcuno scopo se non quello di diffondere l’amore imperituro per la lettura. Tutti i testi inviati non devono superare una cartella, 1800 battute spazi inclusi. Altra piccola regola, #guestbook è aperto a tutti ma se siete booklovers impiegati o coinvolti in professioni editioriali sarebbe meglio non consigliare un libro di un amico o edito dalle aziende per cui lavorate. In questo modo daremo vita a una sorta di book crossing virtuale. Per cui se siete amanti dei libri mandatemi il vostro #guestobook e lo pubblicherò sul mio blog ma soprattutto sarò felice di leggere, se non l’ho ancora fatto, il libro consigliato.

Dopolavoro Letterario

Questo spazio è riservato a tutte le persone che stanno seguendo, seguiranno o hanno seguito uno dei miei corsi di scrittura. Una volta al mese, magari anche due ma per ora una, pubblicherò sul mio blog un pezzo di un loro romanzo, un racconto, insomma una storia purché inedita cioè non pubblicata. Perché inedita? Perchè mi piace l’idea che il mio blog funzioni da amuleto e possa portare loro la fortuna e l’energia necessarie per trovare una collocazione editoriale. Aspetto di leggere.

come mi è venuto in mente di farmi il sito invece della barca

Non mi piace molto la parola sito. Mi sembra un sinonimo non riconosciuto di salma o di mausoleo. Preferisco web o rete. La prima rinfresca, la seconda espressione fa calore. Una commistione che mi assomiglia molto. Riesco a essere gelida e calorosa nello stesso sguardo.
È così che ho immaginato di iniziare a lavorare per questo spazio. Avendo bene in mente una rete, che partendo dalla vita e dall’esperienza, si è poi codificata nelle pagine che avete appena letto o state per leggere. Queste pagine raccontano quello che ho fatto, quello che voglio fare e quello che farò. Sono pagine senza tempo presente. Al presente ci penserà il blog. Che si intitola #unastoriatuttapersé. Sarà questo il salone delle feste, la piscina raso terra, il menù gourmant. Il posto dove voglio raccogliere le storie. A partire da oggi.
Andiamo per ordine. Funziona più o meno così.
#unastoriatuttapersé, è una specie di casa di scrittura, un ibrido che non esiste e che nasce dalle mie ossessive competenze: editing e creative writing.
Nel blog  racconterò alcuni libri che mi hanno fatto impazzire come la mayonese quando ci sono troppe uova. Ci sarà spazio anche per i libri degli amici che saranno appositamente evidenziati in giallo: “questo libro è di un mio amico/ mia amica” come è giusto che sia.

Ci saranno le mie storie, racconti, brevi reportage e soprattutto ci saranno le storie dei miei corsisti. E infatti. Chi ha partecipato a un mio laboratorio può, se vuole, spedirmi un racconto (creato durante il corso o meno) e io sarò lieta di renderlo pubblico perché se ho un’arma questa è a doppio taglio, ed è una fiducia estrema nelle storie di chi seguo anche a discapito delle mie.

Altre rubriche presenti nel blog:
#cicchetti, un sorso nudo e crudo di alcuni autori che amo molto
#guestbook, un libro consigliato da un mio amico o una mia amica
#abuso di parole, un dizionario riscritto da me su alcuni termini oggi violentati
#scrittorinvisibili, ironici ritratti inventati di scrittori che non incontrerete mai (forse)

– Quindi sei una blogger?

– No.

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