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Breve ma dettagliato galateo per inviare manoscritti

Mi piacerebbe che, quando mi si contatta, si tenga conto di questo breve e dettagliato galateo dedicato a chi desidera pubblicare il proprio lavoro e desidera farlo attraverso il mio (lavoro).

Questo galateo è rivolto a tutti, non è ristretto alla cerchia degli esordienti o aspiranti tali. Mi rivolgo a tutte le persone, senza distinzione, che mi chiedono: mi pubblichi?

  1. Non sono una casa editrice. Per cui non pubblico nessuno. Quello che faccio, scoprire talenti letterari, lo faccio attraverso canali pubblici che tutti possono leggere e controllare cercando su internet o, semplicemente, leggendo questo sito. Sarebbe dunque auspicabile che chi si rivolge a me, conoscente o meno, si renda conto della mia attività. Che, ripeto, è tutta riscontrabile in rete e, per la maggior parte, guarda caso, proprio su questo sito. Per cui, la domanda esatta da rivolgermi non posso certo preimpostarla. Ma vi consiglio di pensarci bene.
  2. Non pretendo che si legga e si studi la mia attività a memoria ma anche solo mostrare, ogni tanto, un minimo di interesse per quello che scrivo e pubblico, per i corsi che mi coinvolgono, per i libri che curo, agevolerebbe la mia disponibilità.
  3. Non serve scrivermi in continuazione per chiedermi: hai letto? Io non sono tenuta per legge a leggere quello che ricevo. Se lo faccio è perché qualcuno mi paga, dato che è il mio lavoro (cfr. Vedere Mio Sito) oppure perché ritengo di mio interesse uno scrittore o un inedito e lo leggo, attenzione #scoop, perché mi va. Quando lo Stato mi stipendierà per leggere, cose pregevoli ma numericamente eccessive per un essere umano, tutto e subito, allora io lo farò.
  4. Non sono cattiva. Mi insegnano così.  Ho poche regole. Una si chiama: “Non fare all’altro ciò che non vorresti fare a te”.  In questo caso, e ne ho le prove, io, a costo di sembrare stupida, non scrivo, telefono, chatto con affermati autori, editor ed editori che, attraverso il mio lavoro (cfr Vd Mio Sito), conosco, frequento, e sento – magari ogni giorno – ma non per propormi. Ho anche io un manoscritto. Ma lo conoscono in pochi. Si contano sulle dita di una mano. Quella che vorrei stringere quando li incontro.
  5. Quindi come si fa?  Si fa come fa la minoranza silenziosa che mi scrive, spesso, per chiedermi una valutazione, una scheda, un editing, un aiuto e precisa che si tratta di un lavoro. Il mio, il vostro.

Grazie, sempre.  Con amore, music for free.

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