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Cicchetti #1

By alessandra cicchetti

“Il silenzio non è una pausa che s’inserisce quando si parla, ma un fatto in sé. Quando non si parla mai di sé stessi, non si discorre molto. Uno faceva sentire la propria presenza quanto più era in grado di tacere. A casa, come tutti, avevo imparato anch’io a interpretare nell’altro il movimento delle rughe del viso, delle vene sul collo, delle narici o degli angoli della bocca, del monto o delle dita, e non mi aspettavo che parlasse.
Nel silenzio generale che regnava nella casa, gli occhi di ognuno di noi avevano imparato a conoscere lo stato d’animo dell’altro. Ascoltavamo più con gli occhi che non con gli orecchi. Era nato un piacevole stato di lentezza, un sovraccaricarsi delle cose che si trascinavano e che noi ci portavamo dietro.

Le parole non hanno un peso simile perché non si fermano. Subito dopo aver finito di parlare, appena dette, le parole sono già mute. E si lasciano dire solo singolarmente, una dopo l’altra. A ogni frase tocca il suo turno solo quando è finita quella prima. Invece quando si tace viene fuori tutto insieme, e vi resta attaccato tutto quello che da lungo tempo non è stato detto, perfino ciò che non verrà mai detto. E’ una condizione più stabile che si racchiude in sé stessa. E il parlare è un filo che si spezza e che deve essere sempre riannodato.

Quando arrivai in città mi meravigliai di quanto parlassero le persone, per sentire sé stesse, per essere amiche o nemiche le une delle altre, per dare o ottenere qualcosa. E soprattutto di quanto si lamentassero quando parlavano di sé stesse. Nella maggior parte dei loro discorsi si coglieva l’abbinamento continuo di arroganza e autocommiserazione, tutto il corpo era mosso da un atteggiamento narcisista. Se ne andavano in giro con quel loro io sulla bocca, trito e ritrito. […]

Avevo bisogno di una spiegazione e scelsi la più semplice: quando i piedi poggiano su un terreno liscio, la lingua può o deve parlare senza avere pensieri nella testa.”

Herta Muller, Il fiore rosso e il bastone

(Per)Corsi su Misura

L’IDEA
Se hai un romanzo che non riesci a finire, una storia che non riesci a raccontare o un’idea  creativa che non riesci a sviluppare, possiamo lavorarci insieme progettando un percorso individuale. Questo percorso è fatto di letture, scritture ma soprattutto è un modo per stimolare la creatività. Una fonte di energia inesauribile e rinnovabile.

A CHI SI RIVOLGE
A tutte le persone che hanno un’idea per una storia ma questa storia non riesce a venire a galla. A volte urta i nervi, devasta la serenità; altre volte è la principale motivazione per sorridere guardandosi allo specchio.  Lavoro con chi scrive ed è alle prime armi; con chi scrive da tempo ma senza alcuna soddisfazione personale e pubblica;  con chi non ha mai provato a far leggere la propria storia a nessuno per paura di essere giudicato. Nel percorso su misura non succede. Tranquilli.

COME SI STRUTTURA UN PERCORSO SU MISURA

Si scrive. Ma prima ci si conosce. Per cominciare è utile mandarmi una mail con una proposta o una piccola bozza del progetto di scrittura a cui stai lavorando. Se tra noi scatta quella cosa lì, ovvero l’empatia per la tua storia allora possiamo iniziare a concordare un percorso di scrittura. Una volta stabilito che ci piacciamo, possiamo programmare una serie di appuntamenti, dal vivo o su skype o per email, in cui fare a pezzetti la tua storia. Ogni pezzetto sarà lo spunto per lavorare su un aspetto dello scrivere in generale e in particolare. Ad esempio, l’incipit è un pezzetto e noi ci lavoriamo fino a renderlo perfetto che vuol dire adatto a quello che vuoi raccontare.

COSA  SI FA IN UN PERCORSO SU MISURA

Ci saranno esercitazioni pratiche e brevi lezioni teoriche sulle tecniche della narrazione. In questo percorso il mio ruolo è seguire ogni passo che la tua storia ha bisogno di compiere. A seconda del tipo di narrazione posso fornire una scheda di valutazione (dove evidenzierò i wow e gli aspetti problematici della storia); dopodiché si riparte da zero come se io non avessi letto niente e tu non avessi scritto e insieme risolviamo e risolleviamo le sorti della tua storia.

QUALI OBIETTIVI RAGGIUNGO

Consapevolezza e disciplina narrative. Capacità di mettere in ordine alcuni aspetti del proprio talento.  Una nuova lista di libri bellissimi da leggere. La fine della tua storia. Che in questo caso è solo l’inizio.

COME FACCIO A  FIDARMI DI TE

Come fai a sapere che un libro ti piacerà prima di iniziare a leggerlo?

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come mi è venuto in mente di farmi il sito invece della barca

Non mi piace molto la parola sito. Mi sembra un sinonimo non riconosciuto di salma o di mausoleo. Preferisco web o rete. La prima rinfresca, la seconda espressione fa calore. Una commistione che mi assomiglia molto. Riesco a essere gelida e calorosa nello stesso sguardo.
È così che ho immaginato di iniziare a lavorare per questo spazio. Avendo bene in mente una rete, che partendo dalla vita e dall’esperienza, si è poi codificata nelle pagine che avete appena letto o state per leggere. Queste pagine raccontano quello che ho fatto, quello che voglio fare e quello che farò. Sono pagine senza tempo presente. Al presente ci penserà il blog. Che si intitola #unastoriatuttapersé. Sarà questo il salone delle feste, la piscina raso terra, il menù gourmant. Il posto dove voglio raccogliere le storie. A partire da oggi.
Andiamo per ordine. Funziona più o meno così.
#unastoriatuttapersé, è una specie di casa di scrittura, un ibrido che non esiste e che nasce dalle mie ossessive competenze: editing e creative writing.
Nel blog  racconterò alcuni libri che mi hanno fatto impazzire come la mayonese quando ci sono troppe uova. Ci sarà spazio anche per i libri degli amici che saranno appositamente evidenziati in giallo: “questo libro è di un mio amico/ mia amica” come è giusto che sia.

Ci saranno le mie storie, racconti, brevi reportage e soprattutto ci saranno le storie dei miei corsisti. E infatti. Chi ha partecipato a un mio laboratorio può, se vuole, spedirmi un racconto (creato durante il corso o meno) e io sarò lieta di renderlo pubblico perché se ho un’arma questa è a doppio taglio, ed è una fiducia estrema nelle storie di chi seguo anche a discapito delle mie.

Altre rubriche presenti nel blog:
#cicchetti, un sorso nudo e crudo di alcuni autori che amo molto
#guestbook, un libro consigliato da un mio amico o una mia amica
#abuso di parole, un dizionario riscritto da me su alcuni termini oggi violentati
#scrittorinvisibili, ironici ritratti inventati di scrittori che non incontrerete mai (forse)

– Quindi sei una blogger?

– No.

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Che cosa scrivono le donne oggi?

È uscito il terzo numero di effe – Periodico di Altre Narratività, il volume che dal 2012 coniuga le narrazioni inedite con la creatività di giovani illustratori.

Undici autrici italiane e undici illustratrici della scena creativa internazionale, una rivista culturale online, Flanerí e uno studio editoriale, 42Linee, diverse risposte narrative a un solo quesito. Sono questi i numeri di effe#3, che per la prima volta ha deciso di lanciare un appello nazionale – AAA Autrici Cercansi –, tentando così di rispondere a una precisa domanda: «Se raccogliessimo le storie e le intuizioni delle donne che scrivono oggi e in Italia, che cosa leggeremmo?».read more

La letteratura “al femminile” secondo Effe

È sempre alla voce che si torna, quando si parla di letteratura. È sempre una voce unica quella che cerca chi legge, chi seleziona, chi scrive storie. Sono voci uniche quelle che hanno provato a trovare nel mare (secondo qualcuno troppo affollato) del sottobosco letterario italiano i redattori di Effe. Voci femminili, in particolare, alle quali, per la terza raccolta del periodico, assegnare il compito (non facile) di rispondere ad alcune domande: cosa significa, oggi, in Italia, – se significa qualcosa – letteratura “al femminile”?read more

#ov di Alessandra Minervini

dal Cantiere di scrittura di Gessica Franco Carlevero

In primavera ho cominciato a lavorare al sito dedicato agli Scrittori del Cantiere.
Nel frattempo sono capitate talmente tante cose che ora è settembre e il sito è ancora in sospeso.
Quello che ho iniziato a fare, oltre alla parte tecnica e grafica, è raccogliere estratti dei romanzi, piccoli testi degli autori in cui raccontano il loro progetto e l’accompagnamento.
Qualche tempo fa Alessandra Minervini mi ha mandato un pezzo che trovo talmente bello che ne ho abbastanza di tenere tutto da parte per aspettare che il sito sia pronto.
Ho pensato di cominciare a metterlo su questa pagina, nel frattempo che il sito degli Scrittori del Cantiere sia pronto.
Grazie a Alessandra, davvero.

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LIBERARIA: INTERVISTA AD ALESSANDRA MINERVINI

Chi è un editor, cosa fa, come gestisce il rapporto con gli autori. L’agenzia letteraria Studio Garamond ha dialogato con Alessandra Minervini della casa editrice LiberAria.

L’editor: qual è il suo percorso professionale e come si inserisce all’interno di Liberaria?
Dieci anni fa, dopo il master di narrazione della Scuola Holden, ho iniziato a collaborare come consulente della scuola occupandomi di progetti editoriali (corsi di scrittura, concorsi narrativi e scouting). Tutto questo a Torino e un po’ in tutta Italia, di recente anche all’estero. A un certo punto della mia vita, ho deciso di tornare a Bari, non so bene il motivo. In ogni caso è qui che, due anni fa, ho conosciuto Giorgia Antonelli, fondatrice di LiberAria, che mi ha chiesto di costruire insieme a lei quella che ora è la casa editrice.

Com’è strutturato il suo lavoro in redazione? Ci illustri brevemente la giornata tipo.
La mia giornata tipo non esiste. Sono un editor, lavoro con chi scrive e chi scrive lo fa sempre. Anche quando dorme. Non ho orari, non ho giorni stabiliti. Chi lavora con la scrittura sa bene che questo lavoro è sempre con te a volte in modo persecutorio altre volte, direi la maggior parte, in modo compensativo. Come se le storie compensassero quello che manca o può mancare di più materiale nella vita. E questo è un effetto benefico. Il miracolo dei libri. Lavorare a un buon libro è ossigenante. In particolare, per LiberAria, mi occupo della narrativa italiana della collana MEDUSE (http://www.liberaria.it/web/collane/meduse). Anche se al momento, in realtà, sto lavorando a un saggio per i METRONOMI (http://www.liberaria.it/web/collane/metronomi), il cui editing mi mette di buonumore, anche se parla di quattro famosi suicidi italiani…

Quali sono le competenze e le linee guida da seguire quando si lavora con un manoscritto?
L’editor è una persona che fa in modo che un’altra persona scriva ovvero che metta fuori il suo mondo interiore, metaforicamente e no. Quindi l’unica competenza valida è l’empatia. Senza quella non si può fare questo lavoro. (Forse si può scrivere. Non lo so. Non credo che tutti gli scrittori sentano il mondo in modo totalizzante. Ma chi lo fa, ne sono sicura, scrive bene ovvero inventa storie e personaggi eterni). Per scrivere si uccide ciò che si ama e, per questo, l’editor ha il dover etico e la forza morale di aiutare lo scrittore a elaborare il lutto. Come si può farlo senza una innata empatia?

Cos’è, per lei, l’editoria?
Non lo so, non frequento il mondo dell’editoria.

Autore e libro ideale?
Non ho autori o libri ideali. Scelgo tutto con il cuore e l’istinto. Certo, a volte mi posso sbagliare. E meno male! Di solito mi piace lavorare con autori concentrati sulla storia che vogliono raccontare senza esserlo troppo su se stessi. Non sopporto le manie di protagonismo. Le trovo una forma di insicurezza che nuoce alla scrittura. Chi è insicuro, non scrive storie interessanti. Per quanto riguarda i libri ideali, invece, quelli che mi piacciono di più sono quelli che al loro interno contengono una o più visioni. Se non vedo, non credo, mi viene da dire. Ovvero, le storie le trame gli stili sono tutti aspetti della scrittura migliorabili; ma la visione narrativa è l’unica cifra del talento di un autore.

C’è qualche storia su cui vorrebbe lavorare come editor?
Mi piacerebbe molto lavorare su una storia pugliese. Non sono ancora riuscita a trovare qualcosa che mi abbia toccato nel profondo. Ma la ricerca è appena iniziata. Sono sicura che troverò una storia con una visione pugliese che mi colpirà. Questo è (anche) un appello, SÌ.

Rapporto editor-autore: qual è il suo commento e la sua esperienza a riguardo?
È un cortocircuito. C’è spesso tensione, non per forza negativa. C’è corrente. E c’è anche tanta resistenza. Pian piano si (ri)mettono insieme i fili e, in un certo senso, ritorna la luce. Ovvero, il romanzo finisce. E un romanzo per me può dirsi finito solo quando piace a chi l’ha scritto. Terminata la fase di ri-scrittura, il rapporto editor/scrittore inevitabilmente cambia. Matura, in bene o in male. Non sono poche le frustrazioni, lo ammetto, di vedere una storia che tu hai seguito fare vita a sé (per quanto sia questo il percorso doveroso e lecito). Ma la gioia di scoprire, di mettere al mondo anche solo uno scrittore o una scrittrice ripaga di tutto.

Come giudica la sua figura professionale e quali sono le maggiori difficoltà per un editor oggi in relazione alla crisi dell’editoria?
Dal punto di vista dell’editor, che è poi il mio, la crisi è diventata tale da codificare un genere letterario specifico che investe tutto il mondo letterario: il genere CRISI. Non intesa come l’esistenzialismo o l’immalinconire di certa pregiata tradizione letteraria italiana. Non crisi come arricchimento dello stile, delle storie, dei personaggi. Come sbriciolamento delle certezze, perfino del linguaggio. Ma crisi come fretta, come urgenza di vendere e dunque di sbrigarsi. La crisi investe il mio lavoro nel senso che può obbligare a scegliere determinati romanzi alla moda obbedendo al famoso detto “dare al pubblico quello che vuole” (valeva per la tv, ora vale moltissimo per i libri purtroppo). Per fortuna a me non capita. Io posso scegliere i romanzi di LiberAria con versatilità e onestà. Viaggiamo su numeri piccoli. Nell’editore piccolo, c’è il libro buono.

Cartaceo e/o Ebook: qual è la sua opinione?
Il digitale sta diventando, soprattutto in Italia, il rifugio delle storie brevi. Anche noi abbiamo una collana in questo senso, si chiama i SINGOLARI (http://www.liberaria.it/web/collane/singolari). A parte questo, credo che non ci sia nessuna differenza editoriale e/o di contenuto. Anzi, il digitale doveva essere inventato molto prima! Quanti vantaggi avrebbero avuto, all’epoca, i lettori di Proust se il suo editore avesse pubblicato la Recherche in digitale? A parte questa esagerazione, che poi neanche tanto, io di una cosa sono certa: una storia non è meno bella se la leggi su carta o sul kindle.

Tre consigli per un autore esordiente.
Il primo è un monito: non pubblicare mai a pagamento. Il secondo un augurio: non smettere mai di (ri)scrivere. Il terzo un mantra: non rinunciare mai alla tua storia.

(Questa intervista è originariamente apparsa qui http://www.studiogaramond.com/liberaria-intervista-alleditor-alessandra-minervini/#)

LIBERARIA: INTERVISTA AD ALESSANDRA MINERVINI

Chi è un editor, cosa fa, come gestisce il rapporto con gli autori. L’agenzia letteraria Studio Garamond ha dialogato con Alessandra Minervini della casa editrice LiberAria

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Alessandra Minervini e il suo Melting plot: parole, immagini e suoni

Ecco arrivare, di Pinktalent vestita, Alessandra Minervini. Scrittrice, sceneggiatrice, autrice radiofonica, giornalista, critica cinematografica ma soprattutto mente, mano e “mestolo” del progetto “Melting Plot”.

Alessandra Minervini ha ventinove anni, è di Bari ma ha studiato a Siena, dove si è laureata in Scienze della comunicazione ed ha vissuto tra Londra, Pechino, Roma e Torino, dove vive attualmente. Scrivere per lei è un bisogno primario, vitale, tanto che “[…]quando la tendinite mi sovrasta il polso, smetto di scrivere. E mi accorgo che per scrivere, vivo.”

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Dieci ragazzi scuola di romanzi “Impariamo a spettinare le bambole”

Al via a Bari i seminari promossi dalla casa editrice Liberaria e dalla scuola Holden di Baricco: appuntamento con Lorenza Ghinelli, autrice di “Il divoratore” e finalista allo Strega con “La colpa”

Lezioni (spirituali) per giovani scrittori. L’eco di Mishima non è casuale: per creare vera arte bisogna confrontarsi con i propri limiti. Imparare la tecnica, perfezionarla: il genio è frutto dell’impegno e “il talento deve essere levigato come una gemma”. A questo servono i corsi di scrittura come quello promosso dalla casa editrice Liberaria di Giorgia Antonelli, in collaborazione con la Holden di Torino.
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