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“Overlove” sul blog Le Finestre di Notte

Mi sono tuffata in Overlove sicura che sarei stata investita da un’ondata di Amore.
Ma Overlove va molto oltre l’Amore.

L’amore è la genesi, la pena e il nutrimento, l’afflato imprescindibile che muove le esistenze.

Ma nella trama fitta dell’amore, si infila soprattutto la Vita che prende i volti e le storie di una sfilacciata umanità.

Recensione a cura di Margherita Lomangino:

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“Innocua come te”, l’esordio di Rowan Hisayo Buchanan su Exlibris20

Innocua come te è un esordio da leggere. Non solo perché ha vinto importanti premi come il Betty Trask Award e l’Authors’ Club Best First Novel Award. Ve lo consiglio per le luminose doti narrative dell’autrice, la saggista americana, di mamma giapponese, Rowan Hisayo Buchanan. Innocua come te è la storia di una donna che, alla fine degli anni Settanta, abbandona tutto, figlio compreso, per diventare un’artista. Il romanzo si svolge su due piani temporali, la fine dei Sessanta a New York e il 2016 tra New York e Berlino. Ieri e oggi. Ci sono vari approcci per raccontare questo romanzo: la doppia scansione temporale delle storie, passato e presente che segna la trama legata a filo doppio al tema della maternità; i dialoghi brillanti da cui prendere spunto, soprattutto per chi cerca un romanzo in cui i dialoghi portano avanti la storia attraverso la voce dei suoi protagonisti (come dovrebbe essere, sempre). Ho scelto, però, un aspetto della scrittura della Buchanan che ritengo essenziale sia per approcciarsi al libro sia per chi sta scrivendo a sua volta il suo (primo) romanzo. Quest’approccio riguarda la lingua con cui la storia è raccontata.

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Umberto Eco, il mio Maestro sensato

(Questa è la versione integrale del ritratto di Umberto Eco, originariamente pubblicato in “Mimì” su “Il Quotidiano del Sud”, domenica  12 gennaio)

Se è vero che il nome spesso contiene la nostra storia, il destino, quello di Umberto Eco non è da meno. Ogni suo pensiero, anche minimo, ha prodotto un’eco, cambiando il senso della vita di chi quel pensiero l’ha fatto proprio. Umberto Eco, nato esattamente ottantotto anni fa: il 5 gennaio 1932 ad Alessandria, è stato filosofo, semiologo, medievalista, giornalista, scrittore. Eco è diventato, forse suo malgrado, il “supereroe di massa”, parafrasando uno dei suoi saggi più rivoluzionari (1976) in cui smaschera retoriche e ideologie popolari. Per esempio. Analizzando il melò, campione di incassi, “Love story” (1970) scrisse che quel film faceva piangere tutti perché era stato pensato, a livello strutturale, come un film che facesse piangere tutti. L’intreccio disperato, la retorica sentimentale devastante a cominciare dalla premessa narrativa (questi due sono destinati a lasciarsi perché sin dall’inizio sappiamo che lei è malata e morirà), consentivano allo spettatore/lettore di vivere l’esperienza con i fazzoletti pronti. L’attesa della tragedia è essa stessa tragedia. Abbracciare le teorie sulla comunicazione di Eco, per l’epoca, era come ascoltare Copernico, o il successivo Galileo, sostenere che è la terra a girare intorno al Sole e non il contrario. Fino a buona parte degli anni Novanta, e per certi versi ancora oggi, le teorie di Eco sulla cultura di massa erano purtroppo appannaggio solo della cultura elitaria. E per molto tempo soprattutto in America, dove Eco venne subito considerato un cervello fuori dal comune. Quando nel 1995 Vogue America lo intervistò, chiedendogli: “Come mai i suoi romanzi, pur non essendo affatto facili, hanno così tanto successo?”, Umberto Eco, dando ulteriore prova della sua demistificatoria iroina, rispose: “La sua domanda mi offende, è come chiedere a una donna come mai ci sono uomini interessati a te?”

Touchè.

Pur avendo attraversato almeno tre epoche culturali, dalla metà degli anni settanta alla metà del decennio scorso, fino al 2016 (anno della sua morte, sono certamente i Novanta gli anni in cui Eco estese la propria popolarità.

La sua grandezza non sta solo nell’inarrivabile cultura, nell’eleganza con cui metteva a posto mezza e più popolazione italiana. Si recuperino, a questo proposito, gli scritti de La bustina di Minerva, la storica rubrica che Eco tenne sull’Espresso fino al ’98 in cui “prediceva” il presente ai lettori, riflettendo sulla società italiana. La grandezza di Eco sta nell’applicazione della teoria alla pratica. Per questo possiamo considerarlo il secondo Vate della lingua italiana, dopo Dante Alighieri.

Si deve a lui l’evoluzione, per molti versi in positivo, delle discipline umanistiche nelle Università italiane. Nel 1971, fu tra i primi proporre l’istituzione del DAMS di Bologna (il primo corso di laurea italiano in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo). Nei primi anni Ottanta ha promosso e realizzato i corsi di Laurea in Scienze della Comunicazione, prima a Bologna e Siena, ora estesi in tutta la penisola.

Di qualsiasi cosa i mass media si stanno occupando oggi, l’università se ne è occupata venti anni fa e quello di cui si occupa oggi l’università sarà riportato dai mass media tra vent’anni. Frequentare bene l’università vuol dire avere vent’anni di vantaggio. È la stessa ragione per cui saper leggere allunga la vita. Chi non legge ha solo la sua vita, che, vi assicuro, è pochissimo. Invece noi quando moriremo ci ricorderemo di aver attraversato il Rubicone con Cesare, di aver combattuto a Waterloo con Napoleone, di aver viaggiato con Gulliver e incontrato nani e giganti. Un piccolo compenso per la mancanza di immortalità.

Prima della sua carriera universitaria, cominciata nei primi anni Sessanta, Eco ebbe una lunga storia intellettuale e pratica con i movimenti dei giovani cattolici, ad Alessandria e poi a Torino, dove nel 1954 si laureò con una tesi su Tommaso D’Aquino che cambiò per sempre la sua concezione sulla fede cattolica. Studiando san Tommaso abbracciò definitivamente una posizione atea che poi ne caratterizzò pensiero e azione. “Tutte le cose di questo mondo, per esempio un fiore, nascono perché nella materia preesistente esse sono in potenza, poi sopraggiunge la forma-fiore e sboccia il fiore come sostanza. Se dunque Dio avesse dovuto imporre le varie forme su una materia preesistente questo significherebbe che il mondo, come materia informe, ovvero pura possibilità, esisteva prima del suo atto creatore, il che è impossibile. Tuttavia Dio ha creato gli angeli senza che ci fosse materia preesistente (infatti l’angelo non ha materia ed è pura forma), quindi non è necessario che Dio crei da una materia preesistente.”

Dalla fine degli anni settanta, affiancò la critica letteraria agli studi di semiotica. Portò in Italia questa disciplina che interpreta le culture attraverso i loro segni e simboli (parole, icone religiose, divi cinematografici, feticci televisivi, cartoni animati, canzoni). Pubblicò più di 20 saggi sull’argomento. “La semiotica ha a che fare con qualsiasi cosa possa essere assunta come segno. È segno ogni cosa che possa essere assunto come un sostituto significante di qualcosa d’altro. Questo qualcosa d’altro non deve necessariamente esistere, né deve sussistere di fatto nel momento in cui il segno sta in luogo di esso. In tal senso la semiotica, in principio, è la disciplina che studia tutto ciò che può essere usato per mentire.”

Come romanziere non si separò dalla semiotica, cercando nelle sue storie un altro significato dentro quello più apparente. Il suo successo mondiale, Il nome della rosa, best seller che solo nel 1980, anno di pubblicazione, ha venduto 10.000 copie in Italia, coinvolge più di una delle sue “preoccupazioni” semiotiche. Il romanzo, oggi riconosciuto come uno dei libri italiani più famosi nel mondo, con oltre 50 milioni di copie vendute e più di 40 traduzioni, gli valse il Premio Strega nel 1981, a cui seguì la trasposizione cinematografica con l’indimenticabile Sean Connery nei panni di Gugliemo da Baskerville.

Anni dopo, dichiarò di odiare a volte il suo best seller e di amare molto di più i successivi romanzi (6 in tutto) che a suo avviso avevano più valore del primo. Ma i lettori non sono mai stati d’accordo. Come romanziere resta “quello” de Il nome della rosa. Il best seller fa ormai parte dell’immaginario collettivo, divenendo di proprietà dei suoi lettori.

In tal senso (…) ogni fruitore porta una concreta situazione esistenziale, una sensibilità particolarmente condizionata, una determinata cultura, gusti, propensioni, pregiudizi personali, in modo che la compresione della forma originaria avviene secondo una determinata prospettiva individuale. (…) In tale senso, dunque, un’opera d’arte, forma compiuta e chiusa nella sua perfezione di organismo perfettamente calibrato, è altresì aperta, possibilità di essere interpretata in mille modi diversi senza che la sua irriproducibile singolarità ne risulti alterata.”

Il nome della rosa l’abbiamo scritto noi non meno di quanto l’abbia fatto Eco. Dimostrando che se il destino di un uomo è nel nome, il destino di uno scrittore è nei lettori della sua opera.

Colette e Anais Nin – Ritratto di signore al Circolo dei lettori di Andria

Secondo appuntamento con le signore della letteratura al Circolo dei Lettori Andria.

Questa volta le protagoniste sono due francesi di razza: Anais Nin e Colette (Gabrielle Sidonie), raccontate come sempre da Giorgia Antonelli e la nostra Alessandra Minervini.

Non mancate!

(Se volete un assaggio dell’intervento su Colette, leggete qui http://www.alessandraminervini.info/4110-2/!)

Una storia tutta per sé: Scrivere Il Male con Marcello Introna

Una storia tutta per sé si allarga e lascia spazio ai primi ospiti letterari.

Sabato 14 Marzo

dalle ore 10 alle ore 14

vi aspetto nella Casa di Scrittura per scoprire il lato noir nei romanzi di Marcello Introna (in generale, nella letteratura).

Per informazioni su costi e promozioni, scrivetemi: info@alessandraminervini.info (CI SONO SOLO 8 POSTI)

IL SEMINARIO

Qual è il lato oscuro che alberga dentro una storia e dentro l’animo dei personaggi? Marcello Introna ci condurrà alla scoperta del lato noir dei suoi romanzi., passando per quelli che ha letto e amato. Un viaggipo letterario e intimo alla scoperta del (nostro) lato oscuro letterario.

MARCELLO INTRONA

Marcello Introna è nato il 21 gennaio 1977 a Bari, dove vive svolgendo l’attività di medico veterinario. Ha pubblicato “Percoco” (Grillo editore 2012- riedizione Mondadori 2016) e “Castigo di Dio” (Mondadori 2018). Collabora con la Gazzetta del Mezzogiorno e Il Fatto Quotidiano.

Una storia tutta per sé: Scrivere l’Infanzia con Ivano Porpora

Una storia tutta per sé si allarga e lascia spazio ai primi ospiti letterari.

Sabato 29  febbraio

dalle ore 10 alle ore 16

vi aspetto nella Casa di Scrittura per scoprire come scrivere dell’infanzia con Ivano Porpora.

Per informazioni su costi e promozioni, scrivetemi: info@alessandraminervini.info (CI SONO SOLO 8 POSTI)

IL SEMINARIO

La frattura con l’infanzia è il momento in cui il mondo magico dell’uovo esplode, e al suo interno una nuova vita capisce che nulla sarà come prima.  Nel seminario analizzeremo questo momento preciso, in cui l’innocenza non è più uno status ma diventa una scelta, e le regole vanno giocate volta per volta, dado dopo dado. Faremo un viaggio nella scrittura per tornare dove tutto inizia.

IVANO PORPORA

Ivano Porpora è nato a Viadana (MN) nel marzo del ‘76. Viadanese da sempre, quando leggerete queste righe abiterà a Milano. Ha scritto tre romanzi (La conservazione metodica del dolore, Einaudi 2012; Nudi come siamo stati, Marsilio 2017; L’Argentino, Marsilio 2018), una raccolta di fiabe, una di poesie, due favole; quando scrive sta bene, e in questo momento scrive.

 

Una storia tutta per sé: Scrivere le radici con Gabriella Genisi

Una storia tutta per sé si allarga e lascia spazio ai primi ospiti letterari.

Il 1 febbraio

dalle ore 10 alle ore 14,

vi aspetto nella Casa di Scrittura per scoprire come scrivere le proprie radici con Gabriella Genisi.

Per informazioni su costi e promozioni, scrivetemi: info@alessandraminervini.info (CI SONO SOLO 8 POSTI)

IL SEMINARIO

Ispirandosi completamente all’approccio consolidato del laboratorio di scrittura autobiografica, Una storia tutta per sé,

scopriremo insieme alla scrittrice come un luogo “personale” possa trasformarsi in un luogo letterario.

Una giornata con la scrittrice Gabriella Genisi per scoprire come nasce l’idea di storia, luoghi, personaggi

attraverso la narrazione delle proprie radici narrative e geografiche.

GABRIELLA GENISI

Gabriella Genisi è una scrittrice pugliese. Suo il personaggio del Commissario Lolita Lobosco, definita dalla critica la Montalbano al femminile e protagonista di sette romanzi editi da Sonzogno: La circonferenza delle arance (2010) Giallo ciliegia (2011) Uva noir(2012) Gioco pericoloso (2014) Spaghetti all’Assassina (2015) Mare nero (2016) Dopo tanta nebbia (2017). La teoria di Camila (Giulio Perrone 2018) Ha vinto molti premi letterari e suoi racconti sono presenti in antologie. Alcuni suoi articoli sono pubblicati sulle più importanti testate nazionali. In un sondaggio del Corriere della sera, insieme a Camilleri è risultata la giallista più amata in Italia. I diritti televisivi sono stati opzionati da Luca Zingaretti. Il suo ultimo libro è Pizzica amara, Rizzoli 2019. Dicono di lei e del personaggio: “Leggetela, potrebbe diventare la Camilleri pugliese” (Vanity Fair); “Una delle scritture più interessanti del nostro Paese” (Massimo Carlotto)

Ritratto di signore: Goliarda Sapienza e Elsa Morante al Circolo dei Lettori di Andria

Il 27 dicembre alle ore 19, vi aspetto con Giorgia Antonelli per una serata dedicata a due scrittrici che hanno fatto, in modi diversi, la storia della letteratura italiana.

Appumento al Circolo dei Lettori di Andria. Ingresso libero.

Venite, vi aspettiamo!

“A pelle scoperta” di Francesca Piovesan – #perunalira #14

By alessandra PER UNA LIRA

Nel treno de Lo scompartimento, un racconto incluso nella raccolta Cattedrale di Raymond Carver, c’è un uomo che si rivede dentro i volti e le chiacchiere dei passeggeri. La famiglia, l’amicizia, il lavoro: tutto viene ricreato come dentro un laboratorio. C’è un mondo di dettagli e di piccole cose che sembra esplodere da un momento all’altro e invece non esplode mai. Questo è il mondo narrativo che compone l’esordio di Francesca Piovesan, una raccolta di racconti dal titolo A pelle scoperta, pubblicata da Arkadia editore per la collana SideKar. Si tratta di 15 racconti che cominciano con un esergo rivelatore: Alle piccole cose.  Le cose piccole che nella penna della Piovesan diventano le cose grandi anzi grandissime della nostra vita, sono lega che forgia questi racconti. Le storie sono tutte diverse, eppure appartengono evidentemente allo stesso sguardo. Uno sguardo basso ma non cupo; sempre in attesa che qualcosa avvenga pur sapendo che non avverrà. Appunto, una cosa piccola che sta per esplodere ma che invece la scrittrice decide di disinnescare.

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“Quando una donna” di Sara Maria Serafini – #perunalira #13

Come dice Marcovaldo nell’omonima raccolta di Italo Calvino: “Chi ha l’occhio, trova quel che cerca anche ad occhi chiusi”.
L’occhio per un narratore è il più indipendente tra i nostri sensi. Quello che vede, non lo decide chi scrive. Non sempre, almeno. Ciò che penetra la sua traiettoria è un fattore esterno.
Volendo accostare la scrittura alla fotografia, dovremmo stabilire che queste due discipline necessitano degli stessi strumenti del mestiere. Cambia il loro supporto. Penna e pc per lo scrittore; macchina fotografica per il fotografo. Il risultato, in entrambi i casi, restituisce lo sguardo dell’autore.
In questo caso dell’autrice. Sara Maria Serafini nel suo primo romanzo, Quando una donna appena uscito per Morellini editore, ha guardato storie che forse non voleva o non si aspettava di guardare. E dunque di scrivere. Forse, anche per questo, ha trovato un modo coinvolgente per farlo. Le sue parole riproducono perfettamente uno sguardo, a cominciare dal primo sguardo.

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