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LA CUCINA DEL RACCONTO*Christmas Edition

Mercoledì 16 Dicembre alle ore 19 e 45, #lacucinadelracconto indossa un vestito rosso (scarpe soprattutto), aspetta che la renna più veloce di Bari la passi a prendere  e si sposta al Pitrisino per la versione natalizia del primo laboratorio barese di cucina e di scrittura creativa.

Cosa succede nella versione natalizia della cucina del racconto.

Succedono le solite cose, solo che sono cose di Natale.

Succede che io leggo delle storie e chi partecipa al laboratorio le ri-scrive o ri-legge con me. Succede che se avete una storia da raccontare sul Natale dovete portarla qui.

Lo chef del Pitrisino, Sebastiano Roca, sarà protagonista con me di questa serata dove trasformeremo un racconto di Natale in un menù da servire durante le feste.

Questo è il menù previsto per la cena di mercoledì.

Bruschetta con pomodorino rucola e cozze saltate in padella con olio e aglio

Risotto con pomodori secchi, basilico, alloro

Baccalà con crema di ceci e pomodori secchi

Cartellate
Due calici di vino

Per prenotazioni: 0808641190 / pitrisino@gmail.com / fb: Pitrisino
Le prenotazioni saranno chiuse il giorno 14 dicembre.

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La cucina del racconto #3

Mercoledì 9 dicembre alle ore 20.00 ritorna #lacucinadelracconto. Il format che lega lezioni di cucina a lezioni di scrittura creativa. L’appuntamento è sempre da Eataly, a Bari.

Ci avete mai fatto caso che a volte è grazie a chi si mette da parte che un personaggio diventa protagonista di una storia? Questa è la domanda da cui partirò la prossima volta in cui impareremo a far funzionare in una storia i personaggi secondari, come al solito cucinando e in questo caso prepareremo due secondi di carne insoliti.

Cose da dire riguardo l’appuntamento precedente

Il laboratorio di cucina è stato chiaramente il momento più atteso della serata. Del resto, Giovanni Rana, il cuoco (no, non ha inventato i famosi tortellini, non è lui) ha stupito tutti con un risotto “rainbow” dove ogni colore rievocava un sapore della stagione in corso.  Non è stata da meno la seconda protagonista dei primi piatti ovvero una variante della cacio e pepe.

Quanto al laboratorio di scrittura, più temuto e per questo più appassionante, ci sono state delle novità. Tutti insieme abbiamo inventato un protagonista, un personaggio cioè che da ora in poi terrà le fila delle prossime storie che inventeremo. Questo personaggio si chiama Ettore. Ho chiesto a tutti di scrivere un breve incipit in cui coinvolgere Ettore. Ad oggi, non ci sono risposte se non quella di Michele Scaranello, autore che ho incontrato spesso nei miei corsi e non solo. Il suo Ettore è questo qui.

Un invito non si rifiuta mai. Lo diceva pure il mio oroscopo della settimana. A quest’ora avrei dovuto preparare i manicaretti ma eccomi qua, in questo teatro, seduto in terza fila, circondato da una platea di donne e politici. Edda mi ha invitato a un simposio. Lei è la moderatrice e dal palco intervista luminari dalle gotte larghe come zucche, e antilopi del femminismo sfrenato. Le ho fatto un cenno di saluto e lei l’ha accolto con lo sguardo. E’ concentrata, non ammette distrazioni. Edda mi piace ed è già fidanzata, ma non esistono piatti impossibili. Stasera non è un mezzobusto da incantare con le mie pietanze e finalmente posso ammirare le sue gambe accavallate. Vorrei impastare le mani fra i suoi capelli scuri come i miei e vellutarli come per una fonduta di cioccolato. Sprofondo nella poltrona, gli argomenti non m’interessano. Piuttosto mi angoscia la paura che gli indumenti si siano impregnati di qualche strana flagranza. Sollevo il bavero della giacca e mi annuso. Mi annuso in continuazione, e ogni tanto mi capita di avvertire una zaffata di soffritto. Porri o friarielli? Non so. Trascino la mano sul collo, sperando che il mezzo litro di colonia abbia fatto il suo dovere e sepolto ogni lezzo; poi, con nonchalance, avvicino il palmo al naso. È terribile: avverto un miasma di broccoli stufati. Mi guardo intorno. La mia vicina ha lo sguardo torvo. Forse è inorridita, o forse sta pensando a quella povera di Edda che magari dovrà strofinarsi a me, sopportando questa disgustosa esalazione. Per l’imbarazzo, il sudore ruscella dai miei riccioli. Guardo l’orologio. Mustafà, il mio gatto, stasera non gusterà la creme Bovary che gli avevo promesso. L’ho lasciato a casa, e speriamo che non combini casini! Uno di quei sapientelli dall’aria altèra cerca di strigliare la mia Edda. Minchia: vorrei alzarmi di scatto e salire sul palco. Invece mi blocco sui braccioli. Giuro: se lo prendo fra le mani, lo spadello di santa ragione. Lei invece riesce a domarlo. Con le parole. Edda ci sa fare. Allento la tensione. È il nostro primo appuntamento, penso. E già vorrei insinuarmi fra le pieghe del suo cuore (per la verità anche quelle della sua camicetta andrebbero bene), e restar lì, a mantecare. Lentamente, come la crema di zenzero nel risotto. Che casino! Ormai confondo cibo e sentimenti, ma l’amore si sa, è come una buona portata: ha bisogno di buoni ingredienti per riuscire.

Cose da dire riguardo il prossimo appuntamento

Gianni sta preparando due secondi di carne. Uno di carne bianca, leggermente più semplice; il secondo invece è una proposta valida anche per i pranzi natalizi. un’idea sofisticata, come piace a me.

Io invece sto rileggendo alcuni romanzi brevi in cui i comprimari, i personaggi secondari, svolgono un ruolo fondamentale sia dal punto di vista funzionale che da quello più sentimentale: senza di loro la storia non andrebbe avanti e noi lettori non ameremmo così tanto il o la protagonista.  Gli autori che servirò su un libro d’argento sono: Cesare Pavese, Eskol Nevo e altri che ora non vi dico.

Ditemi invece voi qual è il vostro comprimario preferito? Lo raccontate mercoledì prossimo?

Cose da portare.

  • Gli esercizi a casa per chi li ha fatti.
  • Un libro che abbia un personaggio secondario indimenticabile.
  • Un quaderno e una penna, per scrivere le ricette.
  • La puntualità.

Per Informazioni: Tel. +39 080 6180401
Per acquistare il singolo evento è possibile farlo direttamente presso la sede di Eataly Bari oppure online.

(Vi siete iscritti alla mia newsletter?  La prossima arriva il 7 dicembre. )

(Ringrazio Annalisa de Benedictis aka Queen’s Kitchen per le foto dei primi piatti)

#ov – Come fare fuori un personaggio secondario affettando zucchine bianche

Nel romanzo che sto scrivendo, ho appena ucciso un personaggio (secondario).

Per comodità lo chiameremo CI ESSE. Il primo è il nome, il secondo è il cognome.  Non me la sento di rivelare il suo nome per esteso.  Sarebbe come dargli i natali proprio ora che non c’è più e non ci sarà mai. Ho deciso questa cosa mentre tagliavo le zucchine bianche che ho acquistato per preparare la cena di stasera. Le zucchine bianche mi piacciono molto. Non ci sono sempre dal verduraio. Sono più tonde, mettono allegria e sono più buone, il che mette pure allegria (ma dopo, quando le mangi).

Ho ucciso CI ESSE seguendo due deliri narrativi nella mia testa.

Il primo. Due persone che stimo molto hanno letto il capitolo dove c’era CI ESSE e hanno fatto la stessa considerazione (con termini diversi e con diverse motivazioni dal momento che una persona legge manoscritti per professione e invece l’altra persona legge molti libri ma per piacere). La considerazione consisteva nel cercare di entrare in questo microplot dove era coinvolto l’ei fu personaggio secondario e non riuscirci. Entrambe non ci entravano proprio. Io ho pensato per mesi a questa cosa che non si entra e mi sono detta: allora adesso esco anche io dalla mia storia, o meglio da quella della buonanima CI ESSE, per un bel po’ e vediamo poi se  ci entro. L’esperimento che per comodità chiamerò poltergeist è perfettamente riuscito: una volta uscita dal corpo del mio personaggio secondario non ci sono più entrata.

Così sono passata alla fase due, il secondo delirio narrativo che mi ha portato a uccidere CI ESSE. Ovvero: questo non è un personaggio ma un cavallo di troia. Uno strumento neanche troppo invisibile per coprire dei buchi narrativi che non sapevo come giustificare.

Allora ho deciso che andava compiuto questo sacrificio. Ho ucciso CI ESSE e la storia non è cambiata affatto. Si è solo semplificata. Se un personaggio secondario resta lì attaccato ai protagonisti come un fastidioso eczema questo non è un personaggio ma un ingombro. E gli ingombri si eliminano. Come la cima delle zucchine.

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Guestbook – L’arte della gioia

By alessandra guestbook

Guestbook è la stanza degli ospiti del mio blog. Questo è uno spazio dove tutti possono, se vogliono, condividere una lettura per consigliarla. La scelta del libro è libera, ma siccome in molti mi hanno chiesto: “come devo scriverlo?”, allora ho ideato questo format qui che è anche un modo per rileggere e ripensare alla mia Goliarda.

#Guestbook, ti consiglio un libro che mi piace

  1. Titolo libro + nome autore + casa editrice: “L’arte della gioia” di Goliarda Sapienza. Prima edizione italiana per Stampa Alternativa, 1998

  2. Dalla copertina: “Nel romanzo, tutto ruota intorno alla figura di Modesta: una donna vitale e scomoda, potentemente immorale secondo la morale comune. Una donna siciliana, una «carusa tosta» in cui si fondono carnalità e intelletto, che attraversa bufere storiche e tempeste sentimentali protetta da un infallibile talismano interiore: «l’arte della gioia».Modesta nasce il primo gennaio del 1900 in una casa povera, in una terra ancora più povera. Ma fin dall’inizio è consapevole, con il corpo e con la mente, di essere destinata a una vita che va ben oltre i confini del suo villaggio e della sua condizione. Ancora ragazzina è mandata in un convento e da lí, alla morte della madre superiora che la proteggeva, in un palazzo di nobili. Qui, il suo enorme talento e la sua intelligenza machiavellica le permettono di controllare i cordoni della borsa di casa, e di convertirsi in aristocratica attraverso un matrimonio di convenienza. Tutto ciò senza mai smettere di sedurre uomini e donne di ogni tipo. Amica generosa, madre affettuosa, amante sensuale: Modesta è una donna capace di scombinare ogni regola del gioco pur di godere del vero piacere. Sfidando la cultura patriarcale, fascista, mafiosa e oppressiva in cui vive, Modesta attraversa la storia del Novecento con quella forza che distingue ogni grande personaggio della letteratura universale”.

  3. Motivo per leggerlo: Sentirsi liberi e libere. Il primo motivo è questo. “L’arte della gioia” è un romanzo sull’arte della libertà. La libertà di scrivere, di leggere, di morire, di vivere, di amare e di odiare. Bisogna leggerlo per scoprire e innamorarsi di Modesta. Ho scritto innamorarsi ma potrebbe anche essere odiare. In fondo in questo romanzo l’odio e l’amore sono la stessa cosa, sentimenti rivolti spesso anche agli stessi personaggi nel corso della storia. Modesta è un personaggio letterario icona. Come Anna Karenina, come Madame Bovary, come il Capitano Achab. Non ci sono Modeste di altri autori prima di lei. Prima di lei ci siamo noi, i lettori che dentro questa donna dalle mille forme e dalla infinite voglie rileggono alcuni pezzi della propria vita. Modesta è una combattente, un’eroina romantica, una stronza, una brava madre, una figlia pessima, una perdente, una vincente, un’arrivista, una buona samaritana. Cambia spesso nel romanzo come cambiano le situazioni storiche e narrative. Ma a una cosa è sempre fedele: a se stessa, a costo di essere ripudiata da tutti, compresi i figli.

  4. Momento nella vita in cui l’hai letto (o consigli di leggerlo): A un certo punto Modesta dice questa cosa: “Come potevo sapere che la felicità più grande era nascosta negli anni apparentemente più bui della mia esistenza?”. Ecco, io l’ho letto esattamente in quel momento lì. Nel mio buio creativo più grande, e ho capito da quel momento che anche il buio è una forma di vita che merita lo stesso rispetto della luce. Pensa a quando dormi. Massimo rispetto per i sogni. E allora secondo me il momento migliore per leggere questo capolavoro è quando il buio ti acceca, quando smetti di rispettare i tuoi sogni, quando nessuno sembra possa starti accanto accettando quello che sei o vorresti essere.

  5. Citazione preferita: “Il male sta nelle parole che la tradizione ha voluto assolute, nei significati snaturati che le parole continuano a rivestire. Mentiva la parola amore esattamente come la parola morte. Mentivano molte parole, mentivano quasi tutte. Ecco che cosa dovevo fare: studiare le parole esattamente come si studiano le piante, gli animali… e poi, ripulirle dalla muffa, liberarle dalle incrostazioni di secoli di tradizione, inventarne delle nuove, e soprattutto scartare per non servirsi più di quelle che l’uso quotidiano adopera con maggiore frequenza, le più marce, come: sublime, dovere, tradizione, abnegazione, umiltà, anima, pudore, cuore, eroismo, sentimento, pietà, sacrificio, rassegnazione. Imparai a leggere i libri in un altro modo. Man mano che incontravo una certa parola, un certo aggettivo, li tiravo fuori dal loro contesto e li analizzavo per vedere se si potevano usare nel mio contesto. In quel primo tentativo di individuare la bugia nascosta dietro parole anche per me suggestive, mi accorsi di quante di esse e quindi di quanti falsi concetti ero stata vittima”.

Un anno di #nottibianche

Oggi è il primo compleanno de #lenottibianche. Un anno fa pensavo che il miglior modo per  comprendere cosa scrivere è comprendere cosa non scrivere. E lo penso ancora. Grazie a tutti quelli che mi hanno seguito. Non è da me dare i numeri ma oltre 7000 condivisioni in un anno ecco può essere un buon inizio, per dare i numeri.

Reminder n. 1

C’è tempo fino a domenica per ricevere il primo bonus della mia newsletter.

Reminder n. 2

Se hai seguito un mio corso di scrittura, partecipa al #dopolavoroletterario. Invece se vuoi consigliare un bel libro a qualcuno, #guestbook fa al caso tuo anzi nostro.

Reminder n. 3

Con molta gioia ieri ho raccontato un po’ cosa facciamo nel percorso di scrittura #unastoriatuttapersé.

5 Consigli per scrivere di sé, di Alessandra Minervini

La prima volta che ho partecipato a un corso di scrittura narrativa ne ho scelto una sulla scrittura autobiografica, mi sembrava il modo più semplice per cominciare.
Alla prima lezione l’insegnante ci ha detto “Volete scrivere di voi? Sono tutti cazzi vostri”.
Si esprimeva in quella maniera, l’insegnante, e lì per lì non gli ho dato troppa retta.
Ma effettivamente, se pensavo fosse una maniera semplice per cominciare, presto mi sono accorta che semplice non era.
Questa pagina dei consigli è dedicata alla scrittura autobiografica, ed è a cura di Alessandra Minervini.
Alessandra è di Bari. Lavora come consulente per LiberAria e laScuola Holden.  Ha pubblicato racconti sulle riviste “Colla”, “Effe” e sta finendo di scrivere un romanzo che per il momento chiama #OV. Uno tra i romanzi più interessanti che abbia letto negli ultimi tempi. Sulla pagina degli Scrittori del Cantiere si può leggerne.
Ecco i cinque consigli sulla scrittura di sé di Alessandra Minervini.
1) Qualche anno fa la Scuola Holden mi ha chiesto di pensare un corso di scrittura che avremmo avviato insieme a Bari. Così è nato “Una storia tutta per sé”. Che considero un percorso più che un corso di scrittura. Un percorso in cui la parte da protagonista la svolge  la lettura. Si tratta di questo. Se tutti abbiamo una storia da raccontare, tutte (o quasi) le storie che scriviamo ci raccontano. Chi più, chi meno. E allora ho pensato che è meglio partire da questo, da noi, senza fare troppi giri di parole. Per cui per prima cosa, durante il corso, ci si fa una foto. E poi la si mette da parte.
2) Una cosa da fare, per esempio, prima di scrivere di sé è spostare l’ingombro. Cos’è l’ingombro? L’ingombro è quello che ci spinge a scrivere ma contemporaneamente ci allontana dalla scrittura. Non è un nemico. Più un buio. Un buio oltre la siepe della nostra immaginazione. Allora tutti insieme individuiamo questo ingombro. Che poi possono essere anche due, o tre.
3) Poi si scrive. Liberamente. Magari senza staccare le dita dalla tastiera. Si pesca un ricordo. Si prepara l’esca. L’esca è un colore, un odore, una voce, un sapore o una superficie che puoi conoscere solo tu.
4) A questo punto, pescato il ricordo puoi mentire. Puoi cioè iniziare davvero a inventare una storia tutta per sé. Come? Bisogna dire la verità mentendo. E non dimenticare che la vita è noiosa per cui figurati la narrazione della stessa.
5) Non dimenticare la lettura. Ecco cinque “storie tutte per sé” molto utili per questo percorso: L’arte della gioia, Goliarda Sapienza;Sembrava una felicità, Jenny Offill; Seminario sulla gioventù, A. Busi; Il compagno, Cesare Pavese; Lolita, Vladimir Nabokov.
(Questo articolo è precedentemente apparso su “Cantiere di scrittura“, ringrazio Gessica Franco Carlevero)

Leggere con #guestbook, scrivere con #dopolavoroletterario

Il lavoro da freelance ha una caratteristica in comune con la maggior parte dei lavori da freelance e questa caratteristica è la solitudine. Ho molti colleghi ma per confrontarmi con loro devo scendere al bar, scrivere una mail o collegarmi su skipe. Devo uscire di casa e prendere un caffè o fare una pausa pranzo con i pochi esemplari che svolgono un lavoro simile al mio (a Bari) oppure fare chilometri raggiungendo Torino (soprattutto) e Roma.

Tutto questo non è sempre possibile. Non è il massimo della comodità eppure questa solitudine, propedeutica in fin dei conti al tipo di lavoro che svolgo, mi pesa. Forse perché mi sono formata in ambienti dove il confronto, il dialogo e anche lo scontro (perché no) erano momenti contestuali molto presenti.

Quindi, ho pensato, ora che faccio? Mi invento un modo per sentirmi meno sola. Perché poi so di non esserlo, lo comprendo in quei pochi secondi che il kindle ci impiega per accendersi o che io impiego per scegliere un nuovo libro dalla libreria nera in corridoio.

Però, vuoi mettere le persone? Insomma sì. Il dialogo. Allora da questo sfarfugliante pensare sono nate due rubriche, che avevo anticipato nella newsletter,  che mi terranno compagnia, almeno nel blog.

Guestbook

Questo spazio è dedicato a tutti gli amanti dei libri. Quelle persone che si illuminano al solo pensiero di tornare a casa per leggere il nuovo acquisto. Quelle persone per cui le storie che leggono rappresentano uno svago, una risposta, una possibilità per ri-leggere il mondo, la propria vita, le relazioni e anche se stessi. Per me la lettura è stata ed è questo. “Guestbook” è la mia stanza degli ospiti dove non manca mai un buon libro. Gli ospiti, volontari o invitati da me, consigliano un libro che hanno amato. In passato, o il giorno prima. Non c’è alcuno scopo se non quello di diffondere l’amore imperituro per la lettura. Tutti i testi inviati non devono superare una cartella, 1800 battute spazi inclusi. Altra piccola regola, #guestbook è aperto a tutti ma se siete booklovers impiegati o coinvolti in professioni editioriali sarebbe meglio non consigliare un libro di un amico o edito dalle aziende per cui lavorate. In questo modo daremo vita a una sorta di book crossing virtuale. Per cui se siete amanti dei libri mandatemi il vostro #guestobook e lo pubblicherò sul mio blog ma soprattutto sarò felice di leggere, se non l’ho ancora fatto, il libro consigliato.

Dopolavoro Letterario

Questo spazio è riservato a tutte le persone che stanno seguendo, seguiranno o hanno seguito uno dei miei corsi di scrittura. Una volta al mese, magari anche due ma per ora una, pubblicherò sul mio blog un pezzo di un loro romanzo, un racconto, insomma una storia purché inedita cioè non pubblicata. Perché inedita? Perchè mi piace l’idea che il mio blog funzioni da amuleto e possa portare loro la fortuna e l’energia necessarie per trovare una collocazione editoriale. Aspetto di leggere.

9.11.15 Ovvero “La mia prima newsletter” #2

(Lunedì scorso ho inviato la mia newsletter. Adesso ti sei fatto un’idea di quello che, una volta al mese, ti scriverò. Ma sappi che questa idea è ancora parziale. Nel testo qui sotto manca una cosa, che è il regalo che avevo promesso. L’ho fatto, ma era riservato agli iscritti. C’è un modo per recuperarlo. Se ti iscrivi alla mia newsletter entro questa settimana, ovvero entro la mezzanotte di domenica 22 novembre, riceverai il bonus).

Newsletter n. 1
Non si finisce mai di iniziare

Chi sono

Sono Alessandra Minervini, vivo a Bari e per lavoro “aiuto le persone a scrivere la loro storia. Nel frattempo le persone che incontro mi aiutano a scrivere la mia”. Questa frase tra virgolette è l’incipit con cui si apre la home del mio sito. In realtà, molti di voi mi conoscono. Sono persone con cui lavoro, con cui vivo, con cui condivido progetti, con cui collaboro o che seguo per la stima che provo nei loro confronti. Un po’ come avviene per un genetliaco tondo, avevo voglia di festeggiare il mio nuovo inizio e avevo voglia di farlo con voi. Ma se ho fatto male, cancellarsi è facile e dal prossimo mese non riceverete più le mie nuove.
Del perché mi sia decisa a mettere su un sito web, ho scritto un paio di righe qui. In sintesi: iniziare una nuova storia. Non ho impiegato molto tempo per pensarci. Ho chiamato la web designer che mi piace, ho studiato e analizzato la mia storia professionale e ho scelto alcuni elementi per raccontare questo nuovo inizio.
 

Di cosa mi occupo

La mia attività si concentra su due aspetti della narrazione: editing e storytelling. Due parole straniere, lo so.
Quello che ho fatto negli ultimi dieci anni è stato raccontare, inventare, progettare, sviluppare e promuovere mondi narrativi. Mondi intimi e solitari, quelli delle persone che ho contribuito a trasformare in autori e scrittori; mondi collettivi e universali, quelli delle storie di piccole grandi imprese culturali.

Quello che farò nei prossimi dieci anni è esattamente la stessa cosa. Solo che lo farò come libera professionista. Certo l’inizio non sarà semplice, e per questo avrò bisogno di una mano e anche di nuove fonti di ispirazione.

– Per ispirarti cosa?
– Lo rivelerò questo mese nel mio blog.

 
Come possiamo collaborare

Sarà una stagione piena di inizi. Per cominciare vi racconto queste due storie.

  • La prima storia si chiama “(Per)corsi di scrittura” ed è un corso a tu per tu, come si diceva una volta, tra me e l’autore. Per questo motivo lo consiglio a chi ha già scritto una storia oppure la sta scrivendo. L’importante è che ci sia già l’idea complessiva (e complessa) di quello che si vuole raccontare. Le lezioni, di minimo un’ora, possono avvenire su skipe o dal vivo e ci sarà sempre un supporto anche via e-mail. 

  • La seconda si intitola “Una storia tutta per sé. Come raccontare se stessi e vivere felici”. Un laboratorio di scrittura adatto a chi ama leggere e a chi non scrive, perché non ha mai cominciato, perché ha smesso all’improvviso, perché non sa di possedere questo talento ma non vede l’ora di farlo. Il corso riparte a gennaio, a Bari, ma possiamo pensare anche ad altre date in altri luoghi. Mi date una mano?

Chi è interessato e vuole avere maggiori informazioni su queste e altre proposte può scrivermi qui: info@alessandraminervini.info

– Quindi nelle newsletter racconti solo quello che fai?
– No, questo è solo l’inizio.

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Dicono che lunedì prossimo ci vediamo a Molfetta

Lunedì 9 Novembre 2015, alle ore 19.00 sono a Molfetta. Sono con gli amici de “Il ghigno” per presentare un romanzo a cui tengo molto. Questo romanzo l’ha scritto Franco Arba e si intitola “Dicono che domani ci sarà la guerra”.

A questo romanzo tengo molto perché l’ho fortemente voluto. Fa parte delle MEDUSE che è la collana che curo per LiberAria.

A questo romanzo tengo molto perché ci ho lavorato parecchio e rappresenta il mio primo lavoro “storico”, nel senso che ci è voluto anche un bel ripasso, in particolare mi sono ristudiata l’entrata in guerra dell’Italia durante la Prima Guerra Mondiale. Cose importanti che non sapevo. E ho cercato, lavorandoci, di stabilire un immaginario parallelismo tra la precarietà dei giovani italiani di allora e quella di oggi. Ricordo le riunioni con Franco in cui dicevo che Enrico, il protagonista, è uno di noi, uno che ha perso il lavoro, la terra, l’amore, uno che combatte una guerra ogni giorno per sopravvivere, per avere ancora il coraggio e la forza di guardarsi allo specchio, di essere fiero di se stesso, di non tradirsi, di non perdere la memoria. Perché è anche un romanzo sulla memoria che definisce la vita e che ci si ritrova, in condizioni appunto precariamente belliche, a rincorrere per sempre.

E mi fa piacere che questo (ulteriore) aspetto sia stato notato e apprezzato da alcune persone, tra cui il giornalista e scrittore Giancarlo Visitilli che nella sua recensione scrive: “Ed è per tutto ciò che la guerra descritta da Arba emoziona, non tanto in rapporto alle morti, tante, troppe, che toccarono anche ai valorosi combattenti sardi, quanto per la guerra come questione privata. Si tratta delle guerre che non si combattono in trincea, ma nella propria personale esistenza, quando, durante le continue andate e i pochi ritorni, ognuno deve fare i conti con una guerra di posizione in rapporto solo ed esclusivamente all’amore”.

A questo romanzo tengo molto perché è una storia che continua a ricevere un’accoglienza calorosa tra i lettori, (raggiunta la prima ristampa in meno di un anno).  E questa cosa, questa cosa che si fanno storie che vengono lette, dicono che sia l’unico motivo valido per continuare a farlo.

Vi aspetto.

P.s. Questi sono tutti gli altri  appuntamenti   di Franco Arba in Puglia.

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