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Essere intollerante – Il mio augurio per il 2016

La parola del 2015 per me è INTOLLERANTE. Io non avevo intolleranze fino al 2015. E non mi riferisco ad alcuna forma di razzismo, sessismo, snobismo, egocentrismo. Intolleranze alimentari. Mi limito a questo ambito. Essere intollerante a una verdura, una proteina, un latticino, una qualsiasi cosa. Ho scoperto, intorno a me, che ci sono più intolleranze alimentari di nuvole in cielo. E di nuvole in cielo ce ne sono sempre parecchie, almeno sulla mia testa.

INTOLLERANTE è la mia parola perché l’ho usata per la prima volta quest’anno. Sono circa 35 anni che non mangio parmigiano/grana. Da un trauma infantile subito alla scuola materna. Sono quindi circa 35 anni che (almeno in Italia) prima di mangiare in qualsiasi posto (a volte anche in pizzeria) sono costretta a dichiarare: “per me senza parmigiano” e, subito dopo, a rispondere all’impellente domanda: “come mai?”, con un ansioso “perché non mi piace, mi fa proprio schifo, lo odio, mi fa venire il vomito, va bene?”. Di solito dopo questa mia risposta, la maggior parte delle persone si stupisce, si dispiace, si chiede se io sia “diversa”.

Dopo tutti questi anni ho deciso, spinta da un ingenuo istinto emulativo, a cambiare la mia risposta in: “perché sono intollerante”. Per tutti adesso è un sollievo. È  bastata una parola. Una parola che io detesto e che credo di aver pronunciato (riferita a me stessa) poche volte. INTOLLERANTE. Eppure, funziona.

Adesso sono libera di non mangiare il parmigiano. Adesso sono intollerante anche io.

Questo è il mio augurio per il 2016. Non di essere intolleranti. Ma di trovare la parola giusta. Che ognuno di noi riesca a trovare la propria parola magica. L’unica che ci rende liberi di essere noi stessi.

Scrivere di sé, laboratorio sentimentale, pubblicare un romanzo. I miei corsi di scrittura per il 2016.

Si dice che come semini così raccogli. Nel 2015 non ho seminato niente. Ho raccolto una buona parte di quello che avevo seminato l’anno precedente. Il proverbio si è rivelato ancora una volta esatto. Tipo: ho ricevuto più regali di quelli che ho fatto ma solo perché ne avevo fatti in abbondanza gli anni precedenti. Come semini così raccogli.

Nel 2015 ho deciso di mettere su questa mia casa virtuale in attesa di poter costruire qualcosa di simile anche nella realtà. Qualcosa che abbia un tetto, delle pareti e dei banchi anomali dove leggere libri come se fosse l’ultimo giorno al mondo per farlo. Ma intanto sono qui. Nel mio spazio tutto per me, questo blog e questo sito grazie ai quali sono diventata indipendente e questa mia indipendenza (professionale) significherà nel 2016 nuove storie e nuovissimi corsi di scrittura. Per cui nel 2016 si torna a seminare, ho raccolto abbastanza e sono anche parecchio grata a chi c’è stato e sono ancora più grata a chi non c’è stato perché, a volte, certe assenze invece di lasciare vuoti li colmano.

Corsi che sto preparando per il 2016 e di cui scriverò ogni settimana a partire da metà gennaio (ma intanto è bene finire l’anno con la prospettiva di imminenti inizi):

  • Una storia tutta per sé: Come raccontare se stessi ed essere felici.  Il laboratorio di scrittura autobiografica ormai in vita da tre anni  con grande successo  grazie anche all’amore e alla dedizione dei corsisti. Dedicato a chi vuole scrivere la propria storia. Adatto solo a chi è consapevole del fatto che ci sarà “un prima” e “un dopo” questo percorso. Il c orso partirà a Febbraio. Ci sono solo 8 posti…ehm adesso solo 5!
  • “Scrivere un romanzo per pubblicarlo” – Scuola del libro. Il 19 Marzo mi occuperò di esordi letterari. È il mio lavoro. Ma è la prima volta che lo condivido per trasmettere la mia esperienza, e spero anche un po’ del mio intuito, ai corsisti. Questo corso, che ospita altri moduli che se fossi in voi non perderei tipo con la scrittrice Carola Susani e lo scrittore Giordano Meacci, ha l’obiettivo di raccontare (insegnare è una parola che non si addice al mio approccio) a chi vuole pubblicare  come fare e soprattutto come non fare.
  • Lab sentimentale: Laboratorio di scrittura e psicologia espressiva Seconda edizione del laboratorio sentimentale dedicato alle emozioni e alla scrittura che condivido con la psicoterapeuta Alessia Marconcini. Il laboratorio si rivolge sia a chi non ha mai scritto nulla e sia a chi, invece, sta sviluppando un’idea di scrittura  finalizzata alla conoscenza di se stessi: lo sviluppo della capacità creativa, attraverso le tecniche di scrittura e del laboratorio espressivo di gruppo, consente di trasformare in parole il proprio sentire, dare significato alle emozioni o descriverle per il solo piacere di scrivere.Il corso si terrà in primavera, a Bitonto e precisamente qui.

Per tutte le informazioni, i dubbi, le richieste ma soprattutto per le pre-iscrizioni scrivetemi: info@alessandraminervini.info

“Dove chi entra urla” con Giò Sada #2

Una prima parte della rassegna stampa sul film tratto dal mio racconto “Dove chi entra urla” pubblicato sulla rivista letteraria “Colla” nel gennaio 2013.

P.s. La “tenda” che alcuni giornalisti riportano è in realtà un sottano (tipica abitazione barese nella città vecchia).

Repubblica Bari:

Sorrisi e Canzoni:

Il Sole 24 ore:

Vanity Fair:

La Gazzetta del Mezzogiorno:

Il Quotidiano di Bari:

TGR PUGLIA

TG BARI

Una storia tutta per sé. Nuova edizione.

Una storia tutta per sé: come raccontare se stessi ed essere felici

Corso intensivo di scrittura autobiografica

IL CORSO

La scrittura può essere esplorata in diverse maniere tante almeno quante sono le esistenze di chi scrive. Una di queste è la scrittura del sé. Tutti abbiamo una storia da raccontare ma non sempre sappiamo come farlo. Un ricordo, la nostalgia dell’infanzia, un fatto luttuoso o una gioia infinita, l’inizio o la fine di un amore o più semplicemente una giornata particolare. Sono tantissimi gli stimoli e le suggestioni che ci fanno sedere davanti a un computer, o prendere in mano una penna, per cominciare a scrivere. Prima di iniziare però è importante sapere cosa vogliamo scrivere e per scoprirlo uno dei passi essenziale è sapere chi siamo. Gli scrittori si confrontano con la propria vita. A volte la raccontano sotto forma di diario o di romanzo biografico, altre volte la immaginano creando mondi alternativi.

Ogni storia dentro di sé contiene altre (micro)storie. Da dove vengono? Quante sono? Questo corso aiuta chi scrive, chi vuole scrivere o anche solo chi ama la lettura a scoprire il percorso più adatto per scrivere una storia tutta per sé.

Tra gli argomenti trattati:

  1. I CINQUE SENSI: Come usare i nostri sensi per scrivere

  2. UNA STORIA TUTTA PER SÉ: Come allenare lo sguardo narrativo attraverso l’osservazione dei propri ricordi

  3. CARO DIARIO, TI SCRIVO: Come scrivere un diario letterario

  4. DIRE LA VERITÀ MENTENDO: Imparare a scrivere un racconto (auto)biografico

DICONO DI “UNA STORIA TUTTA PER SÉ”

  • “Qui è nata la mia storia, quella storia tutta per me che mi rimbalzava nella testa da anni e anni e che non avevo il coraggio di scrivere.” Bianca
  • “Ho alzato lo sguardo dalla mia storia personale e mi sono anche molto divertita, perché ogni lezione era un po’ come una festa, piena di sorprese. Insomma, un appuntamento prezioso a cui non sono mai mancata”. Anna Rita
  • “Non solo le lezioni, i libri, gli esercizi o gli scambi di pensiero ma soprattutto il suo cuore sono riusciti a darmi la forza per prendere in mano la mia storia e condurla verso i primi passi”. Ilaria

ORARI – GIORNI – COSTI

La prossima edizione comincerà a Febbraio. Ci sono solo 8 posti. Per saperne di più scrivetemi e iscrivetevi alla mia newsletter.

LA CUCINA DEL RACCONTO*Christmas Edition

Mercoledì 16 Dicembre alle ore 19 e 45, #lacucinadelracconto indossa un vestito rosso (scarpe soprattutto), aspetta che la renna più veloce di Bari la passi a prendere  e si sposta al Pitrisino per la versione natalizia del primo laboratorio barese di cucina e di scrittura creativa.

Cosa succede nella versione natalizia della cucina del racconto.

Succedono le solite cose, solo che sono cose di Natale.

Succede che io leggo delle storie e chi partecipa al laboratorio le ri-scrive o ri-legge con me. Succede che se avete una storia da raccontare sul Natale dovete portarla qui.

Lo chef del Pitrisino, Sebastiano Roca, sarà protagonista con me di questa serata dove trasformeremo un racconto di Natale in un menù da servire durante le feste.

Questo è il menù previsto per la cena di mercoledì.

Bruschetta con pomodorino rucola e cozze saltate in padella con olio e aglio

Risotto con pomodori secchi, basilico, alloro

Baccalà con crema di ceci e pomodori secchi

Cartellate
Due calici di vino

Per prenotazioni: 0808641190 / pitrisino@gmail.com / fb: Pitrisino
Le prenotazioni saranno chiuse il giorno 14 dicembre.

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La cucina del racconto #3

Mercoledì 9 dicembre alle ore 20.00 ritorna #lacucinadelracconto. Il format che lega lezioni di cucina a lezioni di scrittura creativa. L’appuntamento è sempre da Eataly, a Bari.

Ci avete mai fatto caso che a volte è grazie a chi si mette da parte che un personaggio diventa protagonista di una storia? Questa è la domanda da cui partirò la prossima volta in cui impareremo a far funzionare in una storia i personaggi secondari, come al solito cucinando e in questo caso prepareremo due secondi di carne insoliti.

Cose da dire riguardo l’appuntamento precedente

Il laboratorio di cucina è stato chiaramente il momento più atteso della serata. Del resto, Giovanni Rana, il cuoco (no, non ha inventato i famosi tortellini, non è lui) ha stupito tutti con un risotto “rainbow” dove ogni colore rievocava un sapore della stagione in corso.  Non è stata da meno la seconda protagonista dei primi piatti ovvero una variante della cacio e pepe.

Quanto al laboratorio di scrittura, più temuto e per questo più appassionante, ci sono state delle novità. Tutti insieme abbiamo inventato un protagonista, un personaggio cioè che da ora in poi terrà le fila delle prossime storie che inventeremo. Questo personaggio si chiama Ettore. Ho chiesto a tutti di scrivere un breve incipit in cui coinvolgere Ettore. Ad oggi, non ci sono risposte se non quella di Michele Scaranello, autore che ho incontrato spesso nei miei corsi e non solo. Il suo Ettore è questo qui.

Un invito non si rifiuta mai. Lo diceva pure il mio oroscopo della settimana. A quest’ora avrei dovuto preparare i manicaretti ma eccomi qua, in questo teatro, seduto in terza fila, circondato da una platea di donne e politici. Edda mi ha invitato a un simposio. Lei è la moderatrice e dal palco intervista luminari dalle gotte larghe come zucche, e antilopi del femminismo sfrenato. Le ho fatto un cenno di saluto e lei l’ha accolto con lo sguardo. E’ concentrata, non ammette distrazioni. Edda mi piace ed è già fidanzata, ma non esistono piatti impossibili. Stasera non è un mezzobusto da incantare con le mie pietanze e finalmente posso ammirare le sue gambe accavallate. Vorrei impastare le mani fra i suoi capelli scuri come i miei e vellutarli come per una fonduta di cioccolato. Sprofondo nella poltrona, gli argomenti non m’interessano. Piuttosto mi angoscia la paura che gli indumenti si siano impregnati di qualche strana flagranza. Sollevo il bavero della giacca e mi annuso. Mi annuso in continuazione, e ogni tanto mi capita di avvertire una zaffata di soffritto. Porri o friarielli? Non so. Trascino la mano sul collo, sperando che il mezzo litro di colonia abbia fatto il suo dovere e sepolto ogni lezzo; poi, con nonchalance, avvicino il palmo al naso. È terribile: avverto un miasma di broccoli stufati. Mi guardo intorno. La mia vicina ha lo sguardo torvo. Forse è inorridita, o forse sta pensando a quella povera di Edda che magari dovrà strofinarsi a me, sopportando questa disgustosa esalazione. Per l’imbarazzo, il sudore ruscella dai miei riccioli. Guardo l’orologio. Mustafà, il mio gatto, stasera non gusterà la creme Bovary che gli avevo promesso. L’ho lasciato a casa, e speriamo che non combini casini! Uno di quei sapientelli dall’aria altèra cerca di strigliare la mia Edda. Minchia: vorrei alzarmi di scatto e salire sul palco. Invece mi blocco sui braccioli. Giuro: se lo prendo fra le mani, lo spadello di santa ragione. Lei invece riesce a domarlo. Con le parole. Edda ci sa fare. Allento la tensione. È il nostro primo appuntamento, penso. E già vorrei insinuarmi fra le pieghe del suo cuore (per la verità anche quelle della sua camicetta andrebbero bene), e restar lì, a mantecare. Lentamente, come la crema di zenzero nel risotto. Che casino! Ormai confondo cibo e sentimenti, ma l’amore si sa, è come una buona portata: ha bisogno di buoni ingredienti per riuscire.

Cose da dire riguardo il prossimo appuntamento

Gianni sta preparando due secondi di carne. Uno di carne bianca, leggermente più semplice; il secondo invece è una proposta valida anche per i pranzi natalizi. un’idea sofisticata, come piace a me.

Io invece sto rileggendo alcuni romanzi brevi in cui i comprimari, i personaggi secondari, svolgono un ruolo fondamentale sia dal punto di vista funzionale che da quello più sentimentale: senza di loro la storia non andrebbe avanti e noi lettori non ameremmo così tanto il o la protagonista.  Gli autori che servirò su un libro d’argento sono: Cesare Pavese, Eskol Nevo e altri che ora non vi dico.

Ditemi invece voi qual è il vostro comprimario preferito? Lo raccontate mercoledì prossimo?

Cose da portare.

  • Gli esercizi a casa per chi li ha fatti.
  • Un libro che abbia un personaggio secondario indimenticabile.
  • Un quaderno e una penna, per scrivere le ricette.
  • La puntualità.

Per Informazioni: Tel. +39 080 6180401
Per acquistare il singolo evento è possibile farlo direttamente presso la sede di Eataly Bari oppure online.

(Vi siete iscritti alla mia newsletter?  La prossima arriva il 7 dicembre. )

(Ringrazio Annalisa de Benedictis aka Queen’s Kitchen per le foto dei primi piatti)

#ov – Come fare fuori un personaggio secondario affettando zucchine bianche

Nel romanzo che sto scrivendo, ho appena ucciso un personaggio (secondario).

Per comodità lo chiameremo CI ESSE. Il primo è il nome, il secondo è il cognome.  Non me la sento di rivelare il suo nome per esteso.  Sarebbe come dargli i natali proprio ora che non c’è più e non ci sarà mai. Ho deciso questa cosa mentre tagliavo le zucchine bianche che ho acquistato per preparare la cena di stasera. Le zucchine bianche mi piacciono molto. Non ci sono sempre dal verduraio. Sono più tonde, mettono allegria e sono più buone, il che mette pure allegria (ma dopo, quando le mangi).

Ho ucciso CI ESSE seguendo due deliri narrativi nella mia testa.

Il primo. Due persone che stimo molto hanno letto il capitolo dove c’era CI ESSE e hanno fatto la stessa considerazione (con termini diversi e con diverse motivazioni dal momento che una persona legge manoscritti per professione e invece l’altra persona legge molti libri ma per piacere). La considerazione consisteva nel cercare di entrare in questo microplot dove era coinvolto l’ei fu personaggio secondario e non riuscirci. Entrambe non ci entravano proprio. Io ho pensato per mesi a questa cosa che non si entra e mi sono detta: allora adesso esco anche io dalla mia storia, o meglio da quella della buonanima CI ESSE, per un bel po’ e vediamo poi se  ci entro. L’esperimento che per comodità chiamerò poltergeist è perfettamente riuscito: una volta uscita dal corpo del mio personaggio secondario non ci sono più entrata.

Così sono passata alla fase due, il secondo delirio narrativo che mi ha portato a uccidere CI ESSE. Ovvero: questo non è un personaggio ma un cavallo di troia. Uno strumento neanche troppo invisibile per coprire dei buchi narrativi che non sapevo come giustificare.

Allora ho deciso che andava compiuto questo sacrificio. Ho ucciso CI ESSE e la storia non è cambiata affatto. Si è solo semplificata. Se un personaggio secondario resta lì attaccato ai protagonisti come un fastidioso eczema questo non è un personaggio ma un ingombro. E gli ingombri si eliminano. Come la cima delle zucchine.

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Guestbook – L’arte della gioia

By alessandra guestbook

Guestbook è la stanza degli ospiti del mio blog. Questo è uno spazio dove tutti possono, se vogliono, condividere una lettura per consigliarla. La scelta del libro è libera, ma siccome in molti mi hanno chiesto: “come devo scriverlo?”, allora ho ideato questo format qui che è anche un modo per rileggere e ripensare alla mia Goliarda.

#Guestbook, ti consiglio un libro che mi piace

  1. Titolo libro + nome autore + casa editrice: “L’arte della gioia” di Goliarda Sapienza. Prima edizione italiana per Stampa Alternativa, 1998

  2. Dalla copertina: “Nel romanzo, tutto ruota intorno alla figura di Modesta: una donna vitale e scomoda, potentemente immorale secondo la morale comune. Una donna siciliana, una «carusa tosta» in cui si fondono carnalità e intelletto, che attraversa bufere storiche e tempeste sentimentali protetta da un infallibile talismano interiore: «l’arte della gioia».Modesta nasce il primo gennaio del 1900 in una casa povera, in una terra ancora più povera. Ma fin dall’inizio è consapevole, con il corpo e con la mente, di essere destinata a una vita che va ben oltre i confini del suo villaggio e della sua condizione. Ancora ragazzina è mandata in un convento e da lí, alla morte della madre superiora che la proteggeva, in un palazzo di nobili. Qui, il suo enorme talento e la sua intelligenza machiavellica le permettono di controllare i cordoni della borsa di casa, e di convertirsi in aristocratica attraverso un matrimonio di convenienza. Tutto ciò senza mai smettere di sedurre uomini e donne di ogni tipo. Amica generosa, madre affettuosa, amante sensuale: Modesta è una donna capace di scombinare ogni regola del gioco pur di godere del vero piacere. Sfidando la cultura patriarcale, fascista, mafiosa e oppressiva in cui vive, Modesta attraversa la storia del Novecento con quella forza che distingue ogni grande personaggio della letteratura universale”.

  3. Motivo per leggerlo: Sentirsi liberi e libere. Il primo motivo è questo. “L’arte della gioia” è un romanzo sull’arte della libertà. La libertà di scrivere, di leggere, di morire, di vivere, di amare e di odiare. Bisogna leggerlo per scoprire e innamorarsi di Modesta. Ho scritto innamorarsi ma potrebbe anche essere odiare. In fondo in questo romanzo l’odio e l’amore sono la stessa cosa, sentimenti rivolti spesso anche agli stessi personaggi nel corso della storia. Modesta è un personaggio letterario icona. Come Anna Karenina, come Madame Bovary, come il Capitano Achab. Non ci sono Modeste di altri autori prima di lei. Prima di lei ci siamo noi, i lettori che dentro questa donna dalle mille forme e dalla infinite voglie rileggono alcuni pezzi della propria vita. Modesta è una combattente, un’eroina romantica, una stronza, una brava madre, una figlia pessima, una perdente, una vincente, un’arrivista, una buona samaritana. Cambia spesso nel romanzo come cambiano le situazioni storiche e narrative. Ma a una cosa è sempre fedele: a se stessa, a costo di essere ripudiata da tutti, compresi i figli.

  4. Momento nella vita in cui l’hai letto (o consigli di leggerlo): A un certo punto Modesta dice questa cosa: “Come potevo sapere che la felicità più grande era nascosta negli anni apparentemente più bui della mia esistenza?”. Ecco, io l’ho letto esattamente in quel momento lì. Nel mio buio creativo più grande, e ho capito da quel momento che anche il buio è una forma di vita che merita lo stesso rispetto della luce. Pensa a quando dormi. Massimo rispetto per i sogni. E allora secondo me il momento migliore per leggere questo capolavoro è quando il buio ti acceca, quando smetti di rispettare i tuoi sogni, quando nessuno sembra possa starti accanto accettando quello che sei o vorresti essere.

  5. Citazione preferita: “Il male sta nelle parole che la tradizione ha voluto assolute, nei significati snaturati che le parole continuano a rivestire. Mentiva la parola amore esattamente come la parola morte. Mentivano molte parole, mentivano quasi tutte. Ecco che cosa dovevo fare: studiare le parole esattamente come si studiano le piante, gli animali… e poi, ripulirle dalla muffa, liberarle dalle incrostazioni di secoli di tradizione, inventarne delle nuove, e soprattutto scartare per non servirsi più di quelle che l’uso quotidiano adopera con maggiore frequenza, le più marce, come: sublime, dovere, tradizione, abnegazione, umiltà, anima, pudore, cuore, eroismo, sentimento, pietà, sacrificio, rassegnazione. Imparai a leggere i libri in un altro modo. Man mano che incontravo una certa parola, un certo aggettivo, li tiravo fuori dal loro contesto e li analizzavo per vedere se si potevano usare nel mio contesto. In quel primo tentativo di individuare la bugia nascosta dietro parole anche per me suggestive, mi accorsi di quante di esse e quindi di quanti falsi concetti ero stata vittima”.

Un anno di #nottibianche

Oggi è il primo compleanno de #lenottibianche. Un anno fa pensavo che il miglior modo per  comprendere cosa scrivere è comprendere cosa non scrivere. E lo penso ancora. Grazie a tutti quelli che mi hanno seguito. Non è da me dare i numeri ma oltre 7000 condivisioni in un anno ecco può essere un buon inizio, per dare i numeri.

Reminder n. 1

C’è tempo fino a domenica per ricevere il primo bonus della mia newsletter.

Reminder n. 2

Se hai seguito un mio corso di scrittura, partecipa al #dopolavoroletterario. Invece se vuoi consigliare un bel libro a qualcuno, #guestbook fa al caso tuo anzi nostro.

Reminder n. 3

Con molta gioia ieri ho raccontato un po’ cosa facciamo nel percorso di scrittura #unastoriatuttapersé.

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