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Scrivere storie fantastiche – Laboratorio di scrittura sul racconto

SCRIVERE STORIE FANTASTICHE

Laboratorio sul racconto

Bari, 6 febbraio – 27 marzo 2019

Ore 19.00 – 21.00

Da oggi fino al 31 dicembre chi si iscrivere al laboratorio “Scrivere storie fantastiche” riceverà in regalo l’editing di un racconto 

Anche quando si scrive narrativa fantastica, la base giusta da cui partire è la realtà.

Una cosa è fantastica perché è tanto reale e tanto reale da essere fantastica.”

Flannery O’Connor

STRUTTURA E TEMI DEL CORSO

Il fantastico è una prospettiva d’autore, la visione che plasma la materia narrata. Scrivere storie fantastiche significa essere in grado di muoversi in uno spazio limitato; saper raccontare una storia nel modo più preciso possibile; riuscire ad attrarre il lettore in poche righe. In un racconto fantastico, l’abilità sta nel vedere

relazioni là dove non ci sono.

Un racconto è una storia fatta di tempi rapidi e precisi; con un numero limitato di parole e di conseguenti immagini; con pochi personaggi ma indimenticabili.

Imparare a scrivere un racconto breve significa poter allenare la creatività, indirizzare il talento, liberare e poi arginare la fantasticazione per scoprire cosa ci piace scrivere ed essere.

Questo corso è pensato per chi si approccia alla scrittura non con una vera teoria ma con una attenzione al “gesto spontaneo” dell’essere creativi.

Il laboratorio si svolgerà alternando letture, teorie e tecniche narrative con una parte pratica di osservazione e creatività, di scrittura e di invenzione di storie brevi. Sempre in un’atmosfera di confronto collettivo.

Al termine del laboratorio gli iscritti, guidati dalla docente, produrranno un racconto fantastico di massimo due cartelle (max 3600 caratteri spazi inclusi) da proporre alle più note riviste letterarie indipendenti.

Nel corso saranno affrontati i seguenti macro argomenti:

1. Il senso del narrare ( i temi, le motivazioni per cui nasce una storia);

2. La struttura narrativa (incipit, trama, titolo, finale);

3. Il dettaglio fantastico (come si struttura e come entra in relazione con gli altri elementi della storia);

4. La riscrittura (editing )

5.  Il lavoro di selezione delle riviste letterarie

Bibliografia minima:

  • Sessanta racconti, Dino Buzzati

  • Le più belle pagine, Tommaso Landolfi

  • Il mare non bagna Napoli, Anna Maria Ortese

  • Tutti i racconti, Flannery O’Connor

  • Da dove sto chiamando, Raymond Carver

  • Nove racconti, J. D. Salinger

  • Bestiario, Julio Cortazar

BookTelling: Workshop di narrazione e promozione editoriale

BOOKTELLING – Come raccontare un libro

Laboratorio di narrazione e promozione editoriale

23/24 febbraio 
 16/17 marzo 

dalle 10 alle 17

Costo 250,00(tutti gli appuntamenti)

80,00 (singola giornata)

 Tutti i corsi si terranno a Bari, Casa di Scrittura via Murat 51,  

Ho finito il mio libro, e adesso? Come lo pubblico, come lo promuovo? Come lo trasformo in un romanzo da pubblicare?

Booktelling è un laboratorio lungo che approfondisce il percorso naturale di un manoscritto dall’idea alla pubblicazione fino alla diffusione in libreria e sui social

I docenti sono tutti professionisti legati al mondo della scrittura digitale e della comunicazione culturale

Il laboratorio si rivolge a chi ha iniziato o terminato un manoscritto e desidera pubblicarlo e promuoverlo anche con i propri mezzi.

Primo modulo. Sabato 19 Gennaio. Alessandra Minervini. 

Nella prima parte della giornata la lezione sarà molto interattiva. I partecipanti potranno inviare un estratto del loro inedito, meglio se l’incipit o, per chi non avesse iniziato a scrivere ma avesse una buona idea da sviluppare, va bene anche la sinossi e/o il concept della storia. Questi estratti non devono superare le 5 cartelle (30×60) ciascuno.

Durante la lezione analizzeremo i lavori inviati confrontandoli con la storia, passata e presente, di alcuni tra i migliori esordi letterari italiani. Perché hanno funzionato? Perché li abbiamo amati? E soprattutto come mai sono stati accolti così bene dagli editori e dai lettori? Alcuni di questi libri saranno analizzati creando un confronto con la prima versione (inedita, a cui ho lavorato) e quella che poi è stata pubblicata in seguito al mio editing. L’obiettivo di questa prima parte è fornire un quadro esaustivo del panorama degli esordi in Italia per consentire a chi vuole pubblicare di orientarsi meno con le stelle e più con i piedi per terra.

Come avviene la selezione degli inediti in Italia. Nella seconda parte della lezione, invece, l’argomento principe sarà questo: un accurato viaggio nel mercato dello scouting letterario italiano. Un percorso ragionato su come sia realmente possibile esordire in Italia. L’obiettivo di questa seconda parte è quello di fornire ai partecipanti gli strumenti per proporre, senza perdere tempo e alimentare vane speranze, i propri inediti letterari ai canali più seri.Le questioni a cui daremo una risposta sono le seguenti:

  • Case editrici per esordienti

  • Concorsi letterari validi 

  • Agenzie letterarie utili

  • Riviste letterarie che danno spazio agli inediti

  • Scuole e corsi di scrittura 

Secondo modulo. Sabato 9 febbraio. Michela Ventrella (MILA ufficio stampa e giornalista)

Una giornata dedicata allo studio e alla analisi e alla progettazione di campagna stampa per la promozione editoriale.

Terzo modulo.  Sabato 2 marzo. Ilaria Amoruso (bookblogger)

  • Posizionamento: trovare il proprio spazio sui social
  • Piattaforme: decalogo dei social
  • Facebook, Instagram, Twitter, Youtube
  • Come produrre contenuti: fare post, video ecc
  • Come rivolgersi al pubblico (linguaggio)
  • Come affiliarsi al pubblico
  • Come fare promozione
  • Come diffondere i contenuti
  • Esempi concreti
  • Esercitazione, usare i social, fare una pagina, un post, pubblicizzare un contenuto

Quarto modulo.  Sabato 16 marzo. Luca Romano  (giornalista digitale)

Cosa è cambiato per la critica dei un testi letterari da quando il cartaceo non è più il supporto di riferimento? In che modo è possibile analizzare un testo al fine di scriverne una recensione? Che ruolo hanno le riviste letterarie nella scrittura di un libro? Lo strumento della critica 2.0 è utile sia per orientare un lettore all’acquisto del prodotto libro, sia per instaurare un dialogo con lo scrittore e con il suo lavoro. Comunicare un libro significa anche comprenderne la struttura, lo stile, il contenuto e le possibilità d’interpretazione. Questi aspetti sono già nell’opera dello scrittore o vengono applicati successivamente dai critici? In ultimo: fare critica online è anche uno strumento per diventare scrittori? Attraverso queste e altre domande si arriverà a comprendere come uno scrittore può utilizzare la critica dei testi letterari per affinare e migliorare il proprio romanzo.

“Ovunque sulla terra gli uomini” di Marco Marrucci

By alessandra Uncategorized

Se un racconto mi spaventa, mi piace. La sensazione di spaventare, dunque esitare e dubitare, è una calamita narrativa. Cosa mi spaventa? Non lo so, finché non leggo. In qualche modo, un racconto per colpirmi deve fare un po’ schifo o, se preferite, deve disturbarmi. I racconti di Marco Marrucci mi hanno disturbato non poco. Ovunque sulla terra gli uomini è l’esordio dello scrittore toscano che, come si legge nel retro copertina, ha mandato il manoscritto a Racconti Edizioni e la casa editrice li ha pubblicati. Questa forse è la prima cosa che disturba (nel bene): esistono ancora autori innocenti, capaci di scrivere e dunque meritevoli di pubblicare. Per cui: vietato mollare. La tenacia premia più del talento, in una storia. Il fatto che si tratti di racconti poi è il secondo effetto disturbante. Se c’è ancora, tra gli aspiranti esordienti, qualcuno che li ritiene di serie B faccia un passo indietro. Poche settimane fa ho visto circolare un elenco delle riviste letterarie italiane che pubblicano e sostengono i racconti degli esordienti. Si è finalmente sedimentata una tendenza letteraria che, a dirla tutta, era percepibile dieci/quindici anni fa. I racconti spaccano, sono concreti, sono brevi. Nei racconti opera la narrativa.

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“Attenti al cane!” – Storie e scrittori pugliesi Lunedì 11 febbraio alle 18 – Libreria Laterza

Per raccontare l’antologia di racconti “Attenti al cane”, edita da Laterza, pensata e realizzata dallo scrittore barese Marcello Introna (che include racconti di Mario Desiati, Andrea Piva,  Gabriella Genisi, Francesco Marocco, Gianrico Carofiglio) ci vediamo l’11 Febbraio, alle 18, presso la libreria Laterza di Bari. Comprate il libro, contribuirete alla raccolta fondi per il canile comunale di Bari. Nella raccolta di racconti c’è “Bello ma non ci vivrei”(che non parla di amore per i cani ma della ormai rara capacità di amore tra esseri umani).

Questo è l’incipit.

Bello ma non ci vivrei

E neanche mai gli passa per la testa

che è la loro certezza di essere diversi

a renderli uguali.

DFW (“Brevi interviste con uomini schifosi”)

La prima cosa che lo scrittore mi chiede, entrando in studio, è: “Come si scrive la parola felice?”Ho l’età della morte di Benedetto. Quarant’anni e quella vocina scema che mi trapana la testa: Doriana, è giunto il tempo! È giunto il tempo, Doriana. Due giorni fa ho inaugurato un posto tutto mio.Studio di Psicoterapia famigliare. Dott.ssa Doriana Santacroce. Specialista in silenzi posturali.Lo studio è l’unico edificio dell’isolato senza toni di grigio. C’è il blu, il marrone e il giallo. Certe mattine, a guardarlo bene, con tutti questi colori sparati, annoia. C’è una stanza principale che si affaccia sulla spiaggia dove ogni giorno, nel mare, nasce il sole. Ho scelto l’appartamento per questo motivo: chi vede la luce prima degli altri arriva subito alle cose. Il fatto che il mio cognome contenga la parola “santa” e poi anche “croce” è l’aspetto meno misericordioso della mia vita. Misericordia maggiore contengono la marmellata di fichi e mio marito. Ho un debole per la marmellata di fichi anche se a quel frutto sono allergica, allora, di solito, almeno una o due volte al mese, la mangio dentro una crostata che io stessa preparo, o sulle fette di pane tostato. Poi mi ingozzo di medicine e aspetto che l’intolleranza faccia il suo corso. Mio marito dice che è un lato del mio carattere troppo infantile, andrebbe limato. Le debolezze sono tipiche dei bambini. Dice. Quanto si sbaglia. Ogni volta chiudo la questione rispondendo: quella brava sono io. Misericordia. La devozione professionale mi fa stare al mondo. Mi rende umana. Il lavoro è il nuovo piacere, l’ho letto da qualche parte a proposito della questione delle donne. Anzi no, l’ho detto proprio io. Sarà stato qualche tempo fa, durante una terapia di coppia: lui non accetta il fatto che lei possa lavorare (istruttrice di palestra) e per questo, dice, la tradisce. I miei pazienti pensano che sia l’amore quello di cui hanno bisogno, mentre invece è solo un relazione che cercano. Un gioco di potere come un altro. Negli anni precedenti ho lavorato per un grosso studio. È lì che ci siamo conosciuti. I primi tempi della psicoterapia, mio marito Gino aveva gli occhi sporchi di sonno con le caccole intorno alle pupille che mi invogliavano a spegnere la luce della stanza per il timore di restarci incollata. Gino aveva chiuso con la prima moglie. Durata del loro fidanzamento: otto mesi. Durata del loro matrimonio: quattro mesi. Durata della nostra terapia: trentasei mesi. Non per i ripensamenti, nemmeno per i soldi. Lui ne ha, ne aveva dovrei dire, tanti; lei non ne ha, non ne aveva dovrei dire. Mio marito quando si tratta di pagare: paga. Devi presentargli il conto, però. Altrimenti non si sente in dovere di nulla. Gino non è stupido, anzi è l’uomo più intelligente che conosco. Però, ammettere una responsabilità non è il suo forte. A quei tempi portava i capelli rissosi, non avevano una forma. Tra un ricciolo e l’altro galleggiavano entità non identificabili; poi il suo alito, ecco. Non ho mangiato spigola al sale per mesi, durante la terapia. Qualche tempo dopo le caccole non c’erano più. Arrivava un uomo con la barba in ordine, il profumo francese, addirittura la pashmina al collo che ogni tanto dimenticava sulla poltrona dello studio per ritornare il giorno dopo a riprenderla. E dirmi.– Sarebbe bello vedersi oggi, così senza appuntamento.

– Senza un appuntamento non è possibile. Ci sono due pazienti fino all’ora di cena.

-Potremmo vederci per quell’ora.

-Quale ora?

-L’ora di cena.

Andammo a cena. Lui divorziò. Noi ci sposammo.

Il 3 febbraio “Una Bari tutta per sé”, conversazione sulla città con Marcello Introna

Il 3 febbraio racconto la Bari che fa parte del mio romanzo, Overlove. Devo scegliere alcuni punti di vista, scorci, ricordi, immagini anche del futuro. Per farlo, ho pensato che non esiste solo il mio punto di vista ma anche quello dei lettori. Raccontatemi nelle storie instagram la vostra #unaBarituttapersé. Vi va? C’è tempo fino al 1 febbraio. Questo è il mio profilo. Vi aspetto.

(Di seguito il comunicato del TeatroPubblicoPugliese che ha organizzato l’evento)

A partire dal 3 febbraio prende il via “CAFFÈ TEATRALE – approfondimenti”, una vera e propria guida alla visione di 4 spettacoli inseriti nella Stagione della Città di Conversano al Cinema Teatro Norba. “CAFFÈ TEATRALE – approfondimenti” è organizzato in collaborazione con Libreria Le Storie Nuove e Libreria Skribi Parole Suoni Cose. Tutti gli incontri saranno introdotti dall’Assessore alla Cultura Assessore Ciccio Magistà.Ecco gli appuntamenti:
domenica 03 febbraio ore 18.00 / Libreria Le Storie Nuove
A SPASSO NELLA BARI LETTERARIA
con Marcello Introna (scrittore e autore televisivo) e Alessandra Minervini(editor e scrittrice)
Incontro sullo spettacolo di venerdì 8 febbraio 2019 – Dino Abbrescia“RACCONDINO”

“La volta buona” Romanzo di Massimo Lapolla – Dopolavoro Letterario n. 30

Massimo Lapolla deve il suo percorso di scrittura con me a Babbo Natale, che poi è sua moglie che qualche anno fa mi ha contattato per chiedermi: fai scrivere mio marito, altrimenti sta male. Così, ho conosciuto Cesco e Pinin (che per  mesi ho chiamato senza i). Ho conosciuto una Torino che resiste alla decadenza, ho conosciuto Massimo che è un essere umano introverso e dunque un narratore delicato che sa quando deve spingere. Ha spinto, infatti, e Cesco e Pinin sono diventati due amici di cui i lettori sentiranno la mancanza. Il romanzo è stato pubblicato da poco per la casa editrice SCATOLE PARLANTI.

LA VOLTA BUONA 

Romanzo di Massimo Lapolla

Per quanto si sforzasse di mantenere la calma, l’attesa lo massacrava e gli faceva accelerare il battito cardiaco.

Per la terza volta nel giro di pochi giorni aveva chiesto conferma a sua moglie, prima di scendere di corsa le scale ed entrare nel locale.

Per la terza volta lei aveva risposto senza aprire bocca, annuendo col capo e tenendo gli occhi bassi.

Sebbene fosse stata una scelta difficile per entrambi, credeva che il peso maggiore fosse sulle spalle di lei e, di conseguenza, sentiva il bisogno di rassicurarla e di accertarsi che fosse ancora d’accordo.

Ordinò un caffè ristretto, come avevano convenuto. Lo bevve rapidamente e uscì, stringendosi nella giacca. Entrò nell’auto, parcheggiata a pochi metri dal portone di casa, e abbassò il finestrino. Accese una sigaretta. Poi un’altra. Poi una terza.

Si trattava di far passare poco più di mezz’ora, il prima possibile.

Lo avrebbe visto prima entrare e poi uscire da casa sua, per ritornare al suo lavoro, con passo sicuro, come se nulla fosse successo.

Nel mentre, non riusciva a fare altro. Fissava il vuoto, fumando e tenendo a bada i pensieri. Non aveva né certezze, né garanzie che il piano avrebbe funzionato.

Ma ormai erano in ballo.

Ne avevano discusso a lungo, non era stata una decisione avventata. Avevano provato tutto ciò che c’era da provare. E, per quanto irraccontabile, quella era l’unica soluzione che dava loro qualche speranza di riuscire a realizzare quel sogno.

Quando l’uomo uscì, i loro sguardi si incrociarono, senza nessuna reazione apparente. Fece passare ancora qualche minuto e poi lasciò la sua auto.

La cosa più difficile era tornare su e far finta che tutto fosse rimasto come prima.

#DOPOLAVOROLETTERARIO È LA RUBRICA RISERVATA A CHI HA SEGUITO UN PERCORSO DI SCRITTURA OPPURE UNO DEI MIEI CORSI. PER PARTECIPARE BASTA INVIARMI UN TESTO, MAGARI FRUTTO DEL LAVORO SVOLTO INSIEME. PER CONOSCERE APPUNTAMENTI, CORSI, PRESENTAZIONI, LIBRI, STORIE E QUELLO CHE SOFFIA NEL VENTO ISCRIVETEVI ALLA MIA NEWSLETTER.)

“Catrame” Racconto di Manuela Montanaro – Dopolavoro Letterario n. 29

Questo è solo l’inizio. L’inizio del racconto, l’inizio dei racconti di Manuela che ho conosciuto meno di un anno fa durante il laboratorio “Una storia tutta per sé”. Questo è solo l’inizio, l’inizio della storia di una scrittrice.

Si può leggere il racconto per intero nell’ultimo numero della rivista letteraria ‘TINA.

Catrame

di

Manuela Gessica Montanaro

A San Giacinto al Monte l’inverno è un limbo di fango e marciapiedi viscidi. Mezza sega di collina che non fa la neve e a scuola ci devi andare. Lo chiamano al Monte per far stare buoni i bambini. Che dal monte scende il vecchio pazzo nato nel bosco e nel buio si prende quelli che coi rivoli di muco sotto al naso fanno incazzare la mamma e il babbo. Là, mezza eternità fa, ci stava uno che il naso non gli colava e non si sapeva da dove era nato e non si sapeva dove sarebbe morto. C’aveva tipo sei anni oppure ne parevano pochi ma erano mezza ventina portati male. Era tutto un nervo e una paresi sulla bocca, a sputare un sorriso a quelli con la giacchetta.

Le persone lo chiamavano Catrame e io non lo avevo mai capito se era per il nero sotto le unghie che non se ne veniva neanche quando se le mangiava fino al sangue oppure se era perché la madre dicevano che era una puttana handicappata che lo aveva buttato sull’asfalto fresco il giorno che era nato. E quell’asfalto ce l’aveva ancora addosso. Catrame non si sa come dormiva dove mangiava se si lavava e un se giorno avrebbe scopato.

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“Cosa c’è di nuovo, Gina” su Hoppipolla – Cultura indipendente

Questo racconto, di cui pubblico un pezzetto, si intitola “Cosa c’è di nuovo, Gina?”. Fa parte di una antologia dedicata alle voci femminili, pubblicata dalla rivista EFFE. In pratica, adesso, il racconto è introvabile. Ma dal 31  gennaio sarà presente nella prossima box di HOPPIPOLLA. Disponibile solo fino al 31 gennaio. L’illustrazione è quella originale de IL PISTRICE

«Sono un adultero lascivo. Nero. Non nero di natura, sono nero di cultura».

«Forse è meglio se giochiamo un’altra volta al “cosa vuoi essere nella vita”», dice, senza darmi il tempo di una replica.

Le forme rotonde del volto di Gessica sono in armonia con il suo confortevole posteriore e il suo confortevole posteriore è perfetto per i miei occhi che sono stati creati per guardarle il sedere. Il nostro amore è un circolo vizioso.

Gessica esce e mi lascia da solo al bar, il bar dove lavoro.

La cosa che mi piace di più di questo mestiere è che le donne se ne vanno senza che tu debba inventare scuse. La seconda cosa che mi piace di più, invece, è che per ogni donna che esce dal locale ne entrano almeno altre cinque.

Nell’ora universale dell’aperitivo, il neon del locale lampeggia. È una luce traviata. Una luce livida, un pugno nell’occhio. Che poi, a dirla tutta, se il neon mi colpisce in una certa direzione, sono pure bello. Non bellissimo, ma bello. Quasi quanto le ragazze che invece sono sempre belle. La cassiera è bella. Le fidanzate dei fornitori sono belle. Le fidanzate dei clienti sono belle. Le nuove clienti, quelle sono bellissime e poi c’è Gessica che è la più bella dello sciame. Ho un’indole caduca io, non riesco a dire di no a nessuna, e sento che questa arrendevolezza sentimentale mi fa bene. È la storia della mia vita: un po’ di piacere e un po’ di sofferenza. Il primo, il piacere, è maschio, la sofferenza invece è sintatticamente femmina.

Mi chiamo Gervasio. Sono nato in un paese in provincia di Parma dove fanno il vino buono e le donne belle. Al mio paese abbiamo tutti la erre allungata, tipo un brodo annacquato, e riflettiamo con la mente girovaga, tipo un vento caldo che risveglia il can che dorme.

Come tutte le donne del mio paese, anche mia nonna da ragazza era bellissima e faceva il vino buonissimo. A quindici anni lavorava in una vigna, vendemmiava. Un giorno il fattore le si avvicinò e le offrì seimila lire per assaggiarla, dietro la vigna. Mia nonna gli disse che non era per seimila lire che gli avrebbe fatto vedere il suo boschetto. Il fattore rispose che per seimila lire se ne sarebbe portate due, non una, dietro la vigna. «Vai», le aveva risposto lei. Lui restò, immobile. C’è una sua foto sul caminetto a casa di mia nonna che lo ritrae come quella mattina: paralizzato dentro. Mi somigliava molto, mio nonno. Anche io resto immobile dietro il bancone del bar: mi viene un buco al cervello che non si sposta né troppo di lato né troppo al centro.

A quel tempo non avevo ancora capito a cosa servono le donne, che sono un telescopio vivente a cui devi togliere il tappo, prima di tutto, per vedere le stelle. Ora attraverso gli occhi delle donne vedo cose del mondo che da solo proprio non riesco. Vedo me, per esempio. Vedo le cose belle di me, cose che davanti allo specchio non sono così belle.

“La disobbeddienza sentimentale”

Il 31 gennaio, a Palermo, ho un incontro d’amore. Venite e leggete questo romanzo.

Anna Maria Ortese: una donna piena di grazia

By alessandra Inspiring women

Da molto, moltissimo tempo, io detestavo con tutte le mie forze, senza quasi saperlo, la cosiddetta realtà: il meccanismo delle cose che sorgono nel tempo, e dal tempo sono distrutte. Questa realtà era per me incomprensibile e allucinante.

Se per alcune scrittrici provo ammirazione e devozione da lettrice, per Anna Maria Ortese provo amore da scrittrice. Le voglio bene, è un pezzetto di me. Il pezzetto di me che scrive e che in ogni istante mi manca. Le nostre parole dialogano in una direzione simile: rifiuto (quasi totale) di appigli realistici. Scrivendo fuggiamo in cerca di un riparo dalla realtà.

Scrivere è cercare la calma, e qualche volta trovarla. È tornare a casa. Lo stesso che leggere. Chi scrive o legge realmente, cioè solo per sé, rientra a casa; sta bene“.

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La vita inedita di una scrittrice #35

By alessandra vitainedita

“Scrivere è come sognare.”
Anna Maria Ortese, in versione specchio riflesso. Non sarà facile scrivere di lei, non sarà facile raccontarla: me lo ripeto, preoccupata, da quest’estate.

Adesso, con la sabbia incastrata tra le pagine di “Corpo Celeste” e ghiacciata dal gelo di oggi, sono contenta che ciò che sto per fare non sarà facile.

Niente di quello che sogno, in fondo, è facile.

Racconto vincitore del contest dei Teatri di Bari

L’appartamento si trovava in una piazza davanti al mare, all’ultimo piano di un palazzo che l’umidità aveva scorticato. Per fortuna, nonostante le cicatrici sulla facciata, il vento e la salsedine non lo rendevano meno attraente. Mi colpì subito, con quella finestra a tre vetrate che ogni giorno si illumina dentro i primi squarci di sole. È questo il punto della città dove nasce il giorno ed è qui che le cose si realizzano più in fretta. Chi vede il mondo prima degli altri, si sente sempre a casa”.

Giulia Focardi vince il contest “2019 battute per un anno di teatro”, questo il suo racconto ispirato dal mio incipit:

Il vento che arriva dal mare ha un altro sapore. Non lo puoi spiegare a chi non è nato davanti a quell’immensa massa d’acqua che nel tempo diventa tuo amico, amante, intimo confidente. “Che cos’ha di diverso” mi chiedeva spesso lui sorridendo. Rimanevo lì guardando oltre la sua spalla, in silenzio, gli occhi a cercare un appiglio, un faro, una boa, una barca. Poi cambiavamo discorso. E invece gli avrei voluto raccontare dei pescatori che ho sempre associato alle reti e mai alla pesca, quelle griglie di corda sempre ingarbugliate e annodate come gomitoli arruffati da gatti.

Il vento di mare non sa di sale, sa di lontano”, diceva mio nonno curvo a sciogliere nodi. “Il vento è testimone dell’assenza di frontiere”. E’ rincorrendo il vento che l’abbiamo trovata. Non la stavamo cercando, è lei che ci ha trovato. Abbiamo seguito le pietre bianche lisce delle viuzze dove le scarpe di gomma stridono come fosse una frenata di bicicletta. Seguivamo la luce, gli occhi stretti, mano nella mano. Non ci vedevamo ma era come se le ombre fossero più unite della carne. Siamo arrivati a quest’angolo dove il blu esplode e ti avvolge.

Lui ha detto: “Qui”. Solo questo. La mia ombra ha annuito. Già mi immaginavo affacciata a quella finestra, guardare il groviglio delle reti, le ombre solide che si mangiano le cose, la pennellata decisa del sole, il vento che fruscia i capelli. Abbiamo salito le scale quasi accecati da tutta quella luce. Lui mi ha stretto la mano due volte. Era il suo modo per dire sì, ci fermiamo.

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