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AMORE & GUERRA: LABORATORIO LETTERARIO SENTIMENTALE

AMORE & GUERRA

Laboratorio Letterario Sentimentale

Tutti i mercoledì alle ore 19, a partire dal 15 aprile.

Scrivetemi per informazioni e iscrizioni: info@alessandraminervini.info

“Amore e Guerra” è un laboratorio di scrittura dove ci si confronta con il dettaglio biografico per leggere e scrivere storie in cui il legame sentimentale rappresenta la relazione principale nella storia. Un legame che risponde a due movimenti narrativi: l’amore e la guerra. Che poi, sono la stessa cosa. Indivisibili. Nutrimento e fame. C’è una frase che sintetizza ciò che accade nei buoni romanzi:  “Bad decision make good stories”.  L’imprevisto genera, di solito, migliori accadimenti dal punto di vista narrativo. Questa è la nevrosi delle narrazioni autobiografiche (dichiarate o meno): mettere in scena la possibilità, l’imprevisto. Allargare il confine, superare il limite. Nascondere la vita, mimetizzare la messinscena: dire la verità mentendo. Gli obiettivi del laboratorio sono due: difendersi da se stessi come narratori e combattere gli stereotipi legati al racconto biografico, in particolare quello amoroso e bellico. Leggeremo per osservare come si possa scrivere d’amore senza sentimentalismi; scriveremo per metterlo in pratica. Stessa cosa per la guerra. Cosa c’è di più stereotipato della sofferenza, della morte e del dolore? E cosa c’è di più simile alla guerra dell’amore? La guerra e l’amore sono specchio, come la morte e la vita. Sono il legame che più inseguiamo e che più di altri è presente nella letteratura. Scrivere una storia partendo da questi due campi di battaglie è la sfida di “Amore e Guerra”.

In “Amore” la scrittura è legata all’osservazione. Non è semplice far emergere la propria storia, osservare se stessi. Ha a che fare con la consapevolezza e, in larga parte, con la gestione della verità.

In “Guerra” lavoreremo con il tempo dei sentimenti intenso come spazio di distanza. Quanto devo essere lontano da una ferita per poterne sentire il dolore senza più soffrire? In pratica, per scriverne.

“Scavare”, l’esordio di Giovanni Bitetto su EXlibris20

By alessandra PER UNA LIRA

Un’opera prima chiede a se stessa il motivo per cui stare al mondo. Di frequente mi imbatto in inediti che mettono volutamente in campo il meccanismo narrativo, ripreso nel momento stesso della scrittura. Svelano, senza lasciare dubbi, che ciò che stiamo leggendo è finto. Se per caso qualcuno avesse ancora qualche dubbio. Eppure, nonostante l’aperto disvelamento del gesto del narrare, sono tante le domande che scandaglia Scavare del pugliese Giovanni Bitetto, pubblicato da Italo Svevo Edizioni, per la nuova valorosa collana di narrativa curata da Dario De Cristofaro, Incursioni.

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Edmondo De Amicis, Il mio Maestro riscoperto

(Questa è la versione integrale del ritratto di Sylvia Plath, originariamente pubblicato in “Mimì” su “Il Quotidiano del Sud”, domenica  2 febbraio)
Con tutto il bene che si può provare per Edmondo De Amicis non può sfuggire che più di qualsiasi altro scrittore italiano, l’autore del Libro Cuore è affetto da secoli di pregiudizi legati al buonismo e alla portata patriottica del suo pensiero letterario. L’educazione d’un popolo si giudica dal contegno ch’egli tien per la strada. Con Cuore, l’opera che a partire dalla sua prima pubblicazione, nel 1886, ha consacrato l’autore a simbolo della buona educazione giovanile sia a scuola che in famiglia, è cresciuta la popolazione italiana, volente o nolente leggendo le avventure di Enrico e della sua classe: “Coraggio piccolo soldato dell’esercito. I libri son le tue mani, la tua classe è la tua squadra, il campo di battaglia è la terra intera e la vittoria è la civiltà umana.”

La sua fu tutt’altro che un’esistenza all’insegna del buonismo, ne è scorso di sangue sul suo nome. Innanzi tutto De Amicis, a dispetto dei luoghi comuni su di lui, non ha mai fatto l’insegnante. Nonostante non esista, forse, città italiana senza un istituto scolastico dedicato allo scrittore di origine ligure ma naturalizzato piemontese. Edmondo De Amicis nasce vicino Imperia (Oneglia) nel 1846 da una famiglia ricchissima che si trasferisce, due anni dopo, prima a Cuneo e poi a Torino, che diventerà la città di elezione dello scrittore. La sua è stata una formazione di matrice militare. A sedici anni era già nel collegio militare di Torino e a 22 parteciò alla battaglia di Custoza, nel 1866. Non si può raccontare De Amicis escludendo questo suo aspetto risorgimentale-patriottico. Per un ragazzo ricco e colto di allora non era un dovere, più una vocazione. La vita militare e i valori risorgimentali rappresentano un sogno. Rappresentano la libertà, la via di fuga dai “padroni austriaci”, l’indipendenza e soprattutto: educazione e cultura. Una casa senza libri è come un giardino senza fiori.” Essere risorgimentali significava essere giovani. Tutt’altro che parrucconi monarchici. Ora non immaginiamoci nemmeno De Amicis come un rivoluzionario maledetto. Nemmeno però come un secchione, ecco. A questo momento storico e personale dello scrittore si deve la stesura di Vita militare e l’inizio della sua attività di giornalista, a Firenze, specializzato in bozzetti militari.

Qualche anno dopo, intorno al 1870, spostò ilsuo interesse letterario dai campi di battaglia ai viaggi. Inn poco tempo, si dedicò al racconto di viaggio, ancora oggi considerato un ottimo esempio di reportage narrativo, girando per l’Europa e il Sud America.

La sua vita cambia drasticamente intorno al 1884 quando si traferisce con la moglie e i figli a Torino e, ispirandosi alla vita scolastica di questi ultimi, compone Cuore. Ma dimentichiamoci di immaginarci la famiglia De Amicis come la famiglia Cuore. Quella di De Amicis è stata una vita famigliare tormentata dalle numerose liti con la moglie a cui lo legava una relazione letteralmente senza cuore. Non sappiamo dove e a chi appartenga la verità. Sappiamo che la loro fu un’unione caratterizzata da continue scenate di gelosie e che Teresa soffrisse il suo essere in ombra sia come donna che come scrittrice, attività a cui avrebbe voluto dedicarsi anima e corpo. Il figlio dei due, Ugo, è l’unico ad aver intrapreso la carriera del padre dedicandosi alla scrittura di libri per ragazzi che, negli anni Cinquanta, ebbero una buona diffusione. Ma il dramma che spezzò definitivamente i cuori di tutti avvenne nel 1898 quando: Il suo figlio primogenito Furio, vinto forse da quella triste melanconia che incombe sulle anime la dolorosa morbosità dei giorni nostri, al primo disinganno si uccideva nel pomeriggio di ieri, in circostanze che il cronista, stretto dall’ingrato suo ufficio, narra più avanti. Verso il tocco di ieri un giovane sui venticinque anni (imprecisione), civilmente vestito, si recava al Valentino sulla montagnola di fronte alla Vaccheria Svizzera, e sedutosi sopra una panca si esplodeva un colpo di rivoltella alla nuca. Il corpo fu trasportato all’ospedale San Giovanni e colà venne da alcuni studenti di medicina riconosciuto pel lor compagno Furio De Amicis, figlio primogenito dell’illustre scrittore.
Nei primi del ‘900, De Amicis affianca l’attività letteraria all’impegno in alcune mansioni istituzionali. Diventa prima socio dell’Accademia della Crusca e poi consulente speciale del Governo nei temi legati all’istruzione e alla scuola. Muore nel 1908 per emorragia cerebrale, in Liguria. Viene seppellito nella sua adorata Torino. Il legame tra lo scrittore e il capoluogo piemontese non si estingue con la sua morte. Al Comune di Torino, per volontà di De Amicis, sono destinati tutti i diritti del libro Cuore. La sua intenzione era di istituire delle borse di studio per bambini poveri. Intenzione che sarebbe diventata realtà lla morte dell’unico figlio rimasto, Ugo, che avvene nel 1962. Ma il lieto fine non è previsto. Nonostante le direttive dello scrittore, il comune di Torino riceve solo ciò che corrisponde ai diritti italiani del libro Cuore. I diritti stranieri sono tuttoggi spariti in una misteriosa cassetta in Svizzera, dove si pensa ci sia anche il manoscritto originario del libro italiano per ragazzi più famoso nel mondo. Il caso De Amicis, negli anni Ottanta, diventa di interesse nazionale, ne parlano i giornali, ma nessuno è in grado di capire dove siano girati i soldi dei diritti esteri. La vita, anche dopo la sua morte, di De Amicis non è stata quel rose e fiori che superficialmente ci si aspetta. Perfino a livello letterario non ebbe così tanto seguito come si crede. Nonostante l’evidente impegno civile e umano che offrì al suo Paese, configurando per primo la bellezza che l’accoglienza nei confronti dei più deboli determina, quando gli altri erano gli italiani che emigrano verso Nord o inseguivano il sogno americano. Fu Italo Calvino, agli inizi degli anni ’70 a riscoprire lo scrittore, pubblicando le opere minori tra cui
Amore e ginnastica, dove lo scrittore rivela più di un impeto carnale e perfino ironico. Esiste anche un lato giocoso e spensierato di De Amicis. La cosa divertente è che corrisponde al suo lato oscuro, in perfetta asimmetria con quello che ci si aspetta e scoraggiando qualsiasi luogo comune. Evviva!

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