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Il Punto più alto – racconto pubblicato da Pastrengo

By alessandra Miei racconti

Ci chiamano Sale e Pepe. Abbiamo diciotto anni. Io ho la testa che sputa forfora, Pepe ha un neo massiccio sulla guancia. È il mio migliore amico. Non ha la barca. Possiede altri benefit. Pepe è bravo a scuola. Io cesso. Se i prof scocciano, li invito in barca. Chi resiste? E poi c’è sua madre che è una bona mondiale. Un giorno diventerà mia.

La sera del diploma: festa in villa da me. Siamo organizzati così. Sale mette i dischi. Pepe dice quali. Funky, afro, una cosa che spinge. Pepe sa, ha groove. Sale ha i contatti. Cento invitati. Mi viene da dire: sballo!, non rende l’idea. Ci sono i soliti della scuola, i diplomati dell’anno scorso, gli amici del tennis, del calcetto, del campus estivo, quelli degli scacchi, la classe del Conservatorio.

Nel pomeriggio vado da Pepe. Onoro con gli occhi le tette della madre: santissime, sanno di ciambella. Lei mi chiama manidimerda: ogni volta che la vedo mi cade qualcosa. Mi imbarazzo. Pepe: andiamo in un posto e porta la musica.

Ci vogliono quarantacinque minuti a piedi e un poco di affanno toracico per raggiungerlo. La strada è tutta in salita. Una rarità: è una zona piuttosto piatta. Appena si scavalla il paese, spunta la chiesetta bianca. Il punto più alto. Il mare si conficca sulle distese di ulivi senza gradi di separazione tra acqua terra e aria.
Quando una cosa non esiste, diventa l’unica cosa da vedere.

Amo tua madre, confesso. E lui: sei pazzo. Va bene, gli dico. Come quando in salumeria abbondano i grammi del cotto: “Lascio?” E rispondo: “Va bene”.
Poi ripeto: amo tua madre, è mia. Lui sostiene lo sguardo, alza il volume. La musica si scatena. Muovo i fianchi, ballo, non capisco il testo. A cosa servono le parole quando c’è un suono che sale.

È qui che ti uccido, gli faccio. Il tramonto devasta la chiesetta, sulla croce s’infilza l’arancio. L’ingresso è spalancato. Le sedute sono abbattute, sull’altare è cresciuto un ulivo, le radici ci contemplano come fedeli incantati. La musica sconosciuta è l’unica cosa che vibra sul suo corpo. Le ferite in mezzo alla gola si muovono a tempo. Lecco un dito di San Michele su cui è finito del sangue. Sa di liquirizia.

Sulla strada del ritorno mi sento come gli ulivi che esplodono sputando fuori le vecchie radici. Invecchiando, invece di abbassarsi, le foglie sui rami si piegano verso il cielo, toccano il punto più alto. Eppure, non sono mai stato un albero.

#ov su PerfectBook

Amore e musica, mancanze e ricerca della felicità, parole a lungo taciute e ascolto delle proprie emozioni: sono questi i principali ingredienti del romanzo Overlove di Alessandra Minervini (LiberAria Editrice). L’autrice ci fa entrare tra le maglie della narrazione, ci conduce alla scoperta del proprio mondo interiore che l’ha portata a scrivere la storia di Anna e Carmine. Un’intervista che, quasi come effetto di un flusso di coscienza, racconta la lunga gestazione dell’opera e l’intensità e il desiderio con cui questa è stata affrontata: scrivere – ci dice Minervini – è un processo creativo imprescindibile dalla conoscenza di sé.

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La vita inedita di una scrittrice #26

By alessandra overlove, vitainedita
(Mi arriva un messaggio in pvt, da una persona che non conosco. C’è scritto questo.)
Cara Alessandra,
ho scoperto il tuo libro qui in Thailandia, dove sono per lavoro, pochi giorni fa. Era nella piccola biblioteca nella reception di un hotel di Phuket, sicuramente dimenticato.  Io ne farò tesoro. Letto in una notte.
Conosco e amo quei luoghi e condivido quel genere di sentimenti, descritti con grande intelligenza e senza retorica.

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