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La vita inedita di una scrittrice #23

By alessandra vitainedita

Questa volta si tratta piuttosto della vita inedita di una newsletter. Che è paralizzata da mesi. Per la precisione, non scrivo una newsletter dal 6 marzo. Quello che è avvenuto da quel giorno a oggi è esattamente il contrario di quello che avrei immaginato. Alcuni pensano che dedicare risorse materiali e immateriali alla promozione del proprio romanzo sia un gesto per se stessi. Lo pensavo anche io. Mi sbagliavo.  Tutto quello che ho fatto, l’ho fatto solo per il libro consapevole che senza di me non ce l’avrebbe fatta a camminare e ad andare avanti da solo. Quello di oggi è un contesto editoriale in cui se l’autore affida troppo il libro a qualcuno è molto probabile che il libro sparirà. Ecco, io sono sparita, in tutti questi mesi, ma Anna e Carmine no. Questo contava, questo conta.

Sono molto grata a tutte le (tante) persone che hanno letto, promosso e presentato Overlove, a chi ha speso anche solo un secondo della sua vita per parlarne o darmi una mano a farlo andare nel mondo. Sono stanca. Ma mai così piena di energia. Forse è anche questo l’overlove.

Prima della pausa estiva, voglio ricambiare la generosità e l’amore infinito che ho ricevuto durante questi mesi di #overtour. Quindi ho pensato a una specie di riffa, molto casual come me, con in palio tre schede di valutazione gratuite.

Chi può aggiudicarsele?

  • Chi è già iscritto alla newsletter
  • Chi si iscriverà
  • Chi ha letto Overlove e vuole dedicare al romanzo un pensiero, una foto, una citazione sui social

Come fare?

Basta aspettare la newsletter di lunedì 31 luglio dove vi racconterò anche un po’ meglio le novità che sto preparando: laboratori, letture, corsi, promozioni. E poi ci sono i limoni.

Dal 1 agosto al 4 settembre – Writing coach in promozione

A partire dal 1 agosto fino al 4 settembre, i percorsi di WRITING COACH sono in promozione.

Cosa significa? Che se prenoti un percorso entro il 4 settembre se prima ti costava un milione di euro adesso costa la metà.

Per saperne di più scrivimi: info@alessandraminervini.info

Per sapere di cosa di tratta, leggimi qui

oppure qui

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Su Exlibris20 consiglio “Teresa Batista stanca di guerra”

Esiste un talento che appartiene solo ai grandi della letteratura. Questo talento consiste nel non dare scampo ai lettori, non imboccarli come un genitore davanti a un neonato ma lasciarli liberi. Questo talento appartiene a Jorge Amado che con incrollabile tenacia non definisce mai Teresa Batista, pur raccontandola in tanti modi diversi come pezzi di un ingranaggio a volte perfetto a volte storto. Ho pensato a un motivo per cui sono rimasta incollata a questa storia. Non so se sia valido. Ma mi viene in mente una parola e questa è cambiamento.

Scritto nel 1972, Teresa Batista stanca di guerra è la storia di una ragazza venduta a quindici anni al Capitano Duarte, di cui diventa schiava d’amore e di tortura. Ma non sarà la morte del suo padrone a renderle la vita facile. La violenza verbale e fisica che subisce è lo strumento vile per “sfemminizzare” Teresa, indomita fanciulla dall’imperdonabile bellezza, per renderla invisibile alla sua stessa vita. Bambina, schiava, puttana, amante, innamorata, pasionaria, ballerina, femmina. Teresa “Non è facile alle lacrime, non piange: ma gli occhi asciutti le bruciano”. Per lei il dolore e l’amore si muovono tra le luci e le ombre, i lamenti e i suoni di un Brasile avvolgente e crudele.

Un romanzo storico, per alcuni etnico. Un romanzo che assomiglia a un poema cavalleresco in cui il cavaliere è una donna (“bocca di miele”) scritto come eseguendo una danza che fa avanti e indietro al ritmo del samba. Una storia un po’ magica. Di quelle che fanno sembrare ancora tutto possibile nella vita, nel bene e nel male. Una lettura che va fatta a occhi bassi, dentro una luce che si accende e si spegne tra i barocchismi strutturali (analessi e flashback, cambi di voce) e le descrizioni violentemente a crudo. Lo stile di Amado minimizza nei punti più alti e massimizza nei momenti più distensivi (le scene al cabaret o nei bordelli). Se potessimo rinominare questo romanzo, che nonostante l’anno di pubblicazione resta un classico universale, in cui il sadismo di De Sade abbraccia l’umanità della narrazione postribolare sudamericana allora potremmo definirlo una sorta di “Antigattopardo” brasiliano: tutto cambia perché tutto si rinnova. La passione secondo Amado non ha niente a che vedere con il tormento borghese o gli psicodrammi d’appartamento. Il dolore qui è un sentimento sporco che alla pietas letteraria preferisce un umorismo a tratti sconcio.

“Dal momento che lo chiede con tanta buona grazia, giovanotto, io le dico: con le disgrazie basta incominciare. E quando sono incominciate, non c’è niente che le faccia fermare, si estendono, si sviluppano come una merce a buon mercato e di largo consumo. L’allegria, invece, compare mio, è una pianta capricciosa, difficile da coltivare, che fa poca ombra, che dura poco e che richiede cure costanti e terreno concimato, né secco né umido, né esposto ai venti, insomma una coltivazione che viene a costare cara”.

N.B. Le citazioni appartengono all’edizione del 1975 (Einaudi, trad. di Giuliana Segre Giorgi). Sulla copertina c’è questa foto di Ronald Mesaros. Devo ringraziare Sergio ed Elena, della libreria Les Bouquinistes di Pistoia, per aver messo il libro in vetrina. Altrimenti non l’avrei visto, che poi l’ho preso per un regalo e allora tutto torna.

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#ov su “Altri animali”

Valentina Accardi consiglia per le vacanze Overlove.
Io invece consiglio.
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La vita inedita di una scrittrice #22

By alessandra vitainedita

Cose che succedono mentre lavoro, mio malgrado.

  1. Ricevere una lettera di presentazione in cui ci si auto-paragona a William Faulkner. No, grazie. Primo non è detto che mi piaccia Faulkner (per cui, sbagli); secondo: se mi piace tu non potrai mai essere come lui (per cui, sbagli moltissimo).
  2. Definire con fierezza il proprio lavoro: un autobiografia. Senza apostrofo. L’indeterminativo femminile quando si tronca va apostrofato. (Anche questa è un’autobiografia).
  3.  Provare gioia leggendo questa frase: “Sono molto contento della “sgridatura” dell’altra volta, avevo proprio bisogno di rallentare e far sedimentare un po’ di cose”.  Distruggere è l’unica strada per costruire una storia.

#ov su CriticaLetteraria

Overlove è una storia d’amore che inizia dalla fine, o meglio: è una storia che racconta la fine di una relazione importante in retrospettiva, osservandola attraverso lo sguardo tipicamente umano del senno di poi, che – insieme all’altro umanissimo sguardo compost di proiezioni verso un futuro nebuloso e indefinito – tutto colora di una luce crepuscolare e romanticamente satura.

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#ov tra le letture estive per “Il giro del mondo attraverso i libri”

Perché lo consiglio: per i colori della Puglia, per le sue descrizioni, le persone che la abitano. Per riflettere sui sentimenti, sull’amore, sulla mancanza, sugli eccessi.

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