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#OV su Letture sconclusionate

Quella di oggi è una storia di momenti sbagliati. Parla di vite che si tangono per i più disparati motivi, che potrebbero raddrizzare la rotta, che potrebbero cambiare. Questa storia parla di quando le opportunità si presentano proprio nel momento sbagliato e la vita sembra non dar pace a nessuno. E così avviene dal primo momento. In una cava di bauxite chiusa, una fila di ragazzi attende pazientemente il concerto di un cantante che riscuote un buon successo.

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#ov su RadioQuesta Sera

Senza cuore un narratore assomiglia a un pittore senza la tela.

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Intervista su ZestLetteratura

Per scrivere un buon romanzo quali sono i segreti fondamentali della scrittura?

Avere qualcosa da dire. Qualsiasi cosa, non importa che tipo di storia o di trama. Ciò che rende un romanzo buono è la necessità, spesso ma non per forza l’urgenza, di dire qualcosa. L’unico segreto per scrivere è avere la consapevolezza di quello che si sta per mettere al mondo. Se si ha consapevolezza della propria voce il romanzo sarà buono, perché sarà sincero

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#Ov su “Cinebrì”

Al centro di Overlove, come si evince dal titolo, vi è un sentimento che non è semplice amore. Va oltre. È esagerato. È Over. “Non abbastanza, quindi troppo. Troppo amore non è abbastanza amore”. Amare oltre misura è travolgente, ma poi ti annienta. È una droga. Significa sentirsi vivi solo nei momenti più intensi, sentirsi disposti a perdere tutto per non far svanire l’effetto. Ma l’effetto svanisce e ciò che resta è solo l’over senza il love.

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Conversando con Il Tè tostato alla Grande Invasione

Ho ascoltato autori esordienti parlare, felici, del proprio libro e della propria esperienza, ho chiesto in giro quale fosse il valore del festival, cosa fosse La grande invasione e su Twitter ho raccontato la risposta di Alessandra Minervini e che era lì per il suo primo romanzo, Overlove (Liberaria).

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La vita inedita di una scrittrice #21

By alessandra vitainedita

Sono alla quarta puntata dI Twin Peaks. Lo attendevo, lo ammetto. Molte visioni e allucinazioni di Lynch hanno nutrito i miei benefici malesseri pre-letterari. Solo che adesso, resto sbalordita e spaventata.

Il punto del sequel di Twin Peaks non è tanto quello di essere meglio o peggio della prima serie ma di esserlo, o non esserlo, rispetto alla realtà. La vita. Questa, la realtà (collettiva e individuale) rispetto a quando ci chiedevamo chi avesse ucciso Laura Palmer, è diventata alquanto peggio, quindi meglio, degli incubi di Lynch. Insomma, posso dire che finora non ho visto cose che voi umani: eccetera eccetera. (Grande plauso, comunque, alla battuta della rediviva Laura:” Sono viva e quindi sono morta”.)

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