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#ov su “Il giro del mondo attraverso i libri”

“Overlove” di Alessandra Minervini (LiberAria editrice, 200 pagine, 12 €) è suddiviso in tre parti – la prima e la terza narrate in terza persona, la seconda in prima persona -, è un libro dove il linguaggio usato dall’autrice è a tratti scorrevole, a tratti più barocco, con termini e paragoni che colpiscono; magnifiche sono le descrizione della Puglia, fotografata con leggerezza ma precisione, dove brillano i suoi colori e le sue sfumature, ma anche difetti e peculiarità.

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Presentazione de “La Congiura” ore 18.00, 30 maggio, libreria Laterza

By alessandra Uncategorized

Quando una persona che conosco, perché incontrata tra le storie dei miei corsi e laboratori, pubblica un romanzo io non mi stupisco. Lo ammetto. Perché conosco la storia che c’è dietro quelle storie: la determinazione, l’umiltà, la capacità di dialogare con gli altri e con se stessi, il riconoscimento del proprio fallimento e l’orgoglio di avercela fatta. Sono cose che uno pensa, dovute o retoriche. Invece no, io quando una persona lavora veramente alla propria storia e poi riesce a pubblicarla non mi stupisco affatto. No.

La persona di cui sto parlando è Federica Introna che ha appena esordito con “La congiura” che presentiamo insieme il 30 maggio da Laterza.  Le ho chiesto di raccontare un po’ cosa succede quando si lavora per anni alla stessa storia, lei ha scritto questo e la ringrazio.

Quando mi iscrissi al laboratorio di Alessandra, avevo appena terminato il mio romanzo, terminato nel senso che quello che avevo scritto aveva un inizio, uno sviluppo e una fine… ma era ben lungi dall’essere compiuto. Ne ero consapevole e per quello mi trovavo lì, non sapevo, tuttavia, quanto e soprattutto in che modo avrei dovuto lavorarci, come del resto tutti coloro che seguivano il corso con me: un bel gruppo di amanti della lettura e della scrittura, diversi per stile ma accomunati dal forte desiderio di apprendere.

Il laboratorio cominciò giustamente dall’incipit: dopo la prima lezione capii che io ed Epicari, la protagonista dell’opera, ci saremmo frequentate ancora per molto tempo…

La mia scrittura era chiara, documentata, aveva pure un certo ritmo, ma non possedeva l’incisività e la profondità indispensabili a valorizzare la materia complessa, direi “bollente”, che avevo scelto. Raccontavo la storia di una donna in crescita e in lotta, ma di fatto nelle pagine iniziali mi ero concentrata di più sui personaggi maschili: c’era Anneo Mela, c’era il Maestro, ma lei, la congiurata non emergeva come avrebbe dovuto. Fu allora che nacque “la mia dea”, che “nei suoi occhi d’ossidiana” accesi un lampo: fu allora che riuscii a fondare il mondo che avrebbe accompagnato il lettore nel resto del romanzo. E non fu un parto facile… Scrivere è riscrivere, più e più volte, finché le parole abbiano l’evidenza delle immagini e compongano in modo coerente il mosaico della vicenda.

Nel laboratorio imparai anche un altro aspetto importante per qualsiasi narrazione: snellire e limare i dialoghi,  andando alla ricerca della voce di ciascuno dei personaggi. Avevo letto Raymond Carver ma fino ad allora non sentivo di chiamare le figure che creavo “la mia gente”… Bene, pian piano Volusio Proculo, Calpurnio Pisone e tutti gli altri divennero proprio questo: “la mia gente”. Se l’autore non acquisisce dimestichezza con i personaggi non si capisce perché debbano acquisirla i lettori.

L’esperienza del corso insomma è stata fondamentale per fermarmi a considerare, sotto gli occhi critici di una valida guida, i punti deboli e i punti di forza del romanzo e iniziare a scavare in me stessa, nel mondo che mi circondava, nei referenti letterari, per raccontare davvero la storia di Epicari.

Overlove goes to “La grande Invasione” ad Ivrea

L’anno scorso, di ritorno da Ivrea, scrissi questa cosa qui. Avevo appena consegnato il romanzo, Overlove non era più una cosa mia. Era una #vitainedita fa. Quando ho scritto questa cosa, non avrei mai immaginato che, un anno dopo, con quel romanzo, sarei stata invitata tra gli esordienti. E invece, consultando il programma de “La grande invasione” è proprio così. Ci vediamo il 3 giugno alle 3 del pomeriggio che, per quanto mi riguarda, a livello di kabala va già benissimo.

#ov su TgTreRai Puglia

“La voce è l’ultima cosa che se ne va quando una persona sparisce, non si dimentica. Le parole diventano una lingua perduta ma le storie che ha raccontato continuano a esistere, mettendo alle strette chi rimane.”
Nella puntata di sabato scorso di “Ti consiglio un libro” Enzo Quarto consiglia la storia di Anna e Carmine.

Ecco il video (min.16)

“La congiura” di Federica Introna – #dopolavoroletterario n. 12

Federica Introna ha frequentato uno dei miei laboratori, diversi anni fa. Dal primo momento, Federica è stata per me Epicari: il nome che, durante le ore del corso, le scivolava tra le labbra due parole no e una sì. Il nome della protagonista del romanzo di cui aveva scritto la prima bozza e che , all’epoca, si chiamava “La congiurata”. Come lei stessa dice: “Il laboratorio cominciò giustamente dall’incipit: dopo la prima lezione capii che io ed Epicari, la protagonista dell’opera, ci saremmo frequentate ancora per molto tempo.” Da allora, scrivendo e riscrivendo, Epicari è diventata “La congiura” e Federica, dopo aver vinto l’ultima edizione del concorso Ilmioesordio, ha pubblicato con NewtonCompton che ringrazio per l’estratto tratto dal libro.

Marte lo attendeva lì. Il dio che aveva voluto i Romani a capo del mondo giaceva nel fango, imbrattato e impotente. Qualcuno aveva rovesciato il simulacro del nume, ma chi? E perché? Il cavaliere non ebbe il tempo di interrogarsi che dalla sterpaglia ai suoi fianchi due centurioni lo sorpresero brandendo le spade. «Sei finito!», lo minacciò quello che avanzava da destra. Anneo Mela schivò il colpo dell’avversario e travolse l’altro spronando il cavallo verso la macchia circostante. L’animale, benché sfiancato, gli obbedì e saltò il corso d’acqua che costeggiava il sentiero, addentrandosi nel querceto. Con grande fatica si spinse avanti per altre otto miglia finché, ormai esausto, si fermò dinanzi all’ingresso della villa di suo fratello. Era sul punto di chiamare i portieri per farsi aprire, quando alzò lo sguardo al cielo: nuvole leggere si muovevano all’orizzonte disegnando forme morbide e tonde come i petali delle rose e l’aria cominciava a riscaldarsi. Decise allora di aspettare. Scese da cavallo e lo legò a un albero; poi si tolse il mantello, lo stese a terra e ci si buttò sopra: avrebbe atteso lì che il sole sorgesse. La tensione e la sofferenza che lo perseguitavano da giorni si sciolsero in lacrime, le prime della sua vita, o almeno le prime di cui si ricordasse, e nel contatto con la terra umida il suo corpo trovò finalmente un po’ di riposo, mentre una calma inattesa si diffondeva in lui. Aveva con sé la lettera, la trasse fuori dalla sporta che aveva a tracolla con l’intenzione di rileggerla, ma i suoi occhi si chiusero, e subito la rivide. Gli voltava le spalle e incedeva fiera verso qualcosa che lui non poteva scorgere, poi si girava e gli sorrideva: nel suo sguardo d’ossidiana s’accendeva ancora un lampo. “La mia dea è ancora in piedi”, disse fra sé.

(DOPOLAVOROLETTERARIO È LA RUBRICA RISERVATA A CHI HA SEGUITO UN PERCORSO DI SCRITTURA OPPURE UNO DEI MIEI CORSI. PER PARTECIPARE BASTA INVIARMI UN TESTO, MAGARI FRUTTO DEL LAVORO SVOLTO INSIEME.PER CONOSCERE APPUNTAMENTI, CORSI, PRESENTAZIONI, LIBRI, STORIE E QUELLO CHE SOFFIA NEL VENTO ISCRIVETEVI ALLA MIA NEWSLETTER).

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