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#ov su “Ultima Voce”

Ma l’eccezionalità della scrittura della Minervini non sta solo nell’ardito utilizzo del vocabolario per rendere tangibili immagini ed emozioni ma nell’inaspettata scorrevolezza della sua scrittura che, insieme ad un concatenarsi di situazioni che ne garantiscono un ritmo costante, rende l’insieme della storia così intensa da tenere incollato il suo lettore fino all’ultima pagina.

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la vita inedita di una scrittrice #20

By alessandra vitainedita

Sto scrivendo alcuni pezzi sulla letteratura francese. Mentre studio, leggo questa frase: “La scrittura è l’ignoto. Prima di scrivere non si sa niente di ciò che si sta per scrivere e in piena lucidità”. L’ha scritta Marguerite Duras. Mi fa venire in mente questi mesi di spostamenti vari, fisici e mentali. Mesi in cui l’ignoto è vissuto come ventre materno; la lucidità che si muove al contrario della sopravvalutata serendipity. Mesi in cui non voglio trovare a caso ma scavare con criterio, oltre le mie stesse credenze. Devo molto all’ignoto. L’ignoto, quando scrivo, mi fa scegliere una strada che prima non esisteva. Non per raggiungere me stessa ma per liberarmene, totalmente.

(Fotogramma preso da questo film)

#ov per la Biblioteca San Giorgio d Martino Baldi

Il libro che forse più rappresenta Liberaria è Overlove, primo romanzo di Alessandra Minervini, sia per l’ambientazione pugliese della vicenda, sia perché la Minervini è l’editor principale della casa editrice, sia perché il romanzo rappresenta fino in fondo lo spirito annunciato di Liberaria, una “folle” sfida ai pericoli di fallimento e all’imperfezione.

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#ov a “Les Bouquinistes” di Elena Zucconi

Sono rimasta piuttosto sorpresa leggendolo per la varia umanità, mi verrebbe voglia di scrivere per il bestiaro, che popola queste pagine. I personaggi vengono descritti nel loro essere, nel loro presentarsi al lettore e tracimano dalla carta, dalla pagina scritta, per diventare esseri viventi a tutto tondo. Immagini nitide e ben delineate che, fra qualche anno, forse, pensando a qualcuno di loro, mi chiederò se mi è capitato di leggerne o piuttosto di incontrarli da qualche parte.

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#ov su “La bibliotheque italienne”

Qu’est-on prêt à faire par amour ? N’importe quoi, même se quitter. Anna a une relation avec Carmine depuis trois ans. Carmine est marié et il a une fille. Pas Anna. Ils se retrouvent et se quittent plusieurs fois, dans un tourbillon de passion et de culpabilité.

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Marilù Oliva a Bari, giovedì 6 aprile, Libreria Laterza

Sono molto felice di presentare giovedì 6 aprile “La Squola” con Marilù Oliva. Non ho inventato io la storia e i personaggi ma questi ultimi li ho aiutati a crescere, ho dato loro vitamine in più per camminare più forti nel mondo. Da soli.

“La Squola” è un romanzo per ragazzi, anche se io l’ho sempre definito un romanzo di ragazzi e di ragazze. Leggendolo si ha la sensazione di vedere i personaggi dentro le pagine, uscire. Svolazzanti entrare nelle nostre stanze. Cosa che, peraltro, fa parte della scrittura dell’autrice e che ho ritrovato nel suo ultimo bellissimo romanzo (Questo libro non esiste): Marilù quando descrive personaggi e ambientazioni scoppietta. Contiene una forza, la sua scrittura, che è è energia pura. Se ne frega delle pose, quando scrive Marilù (ri)vive.

“La Squola” è la storia di quattro studenti, Fil, Miluna, Cecio e Pauline del liceo artistico di Bologna, la Squola: detta così per la scritta che campeggia sul muro esterno dell’edificio dove qualcuno ha volutamente sbagliato a scrivere il termine.

A me piace prestare il fianco all’arte dei ragazzi,

ormai il mio muro è un museo all’aperto di avanguardie in erba, schizzi, parolacce.

E poesie. La più bella è in latino e non la so tradurre ma conosco il nome del poeta,

perché c’è scritto in maiuscolo CATULLO.

Fa così: “Odi et amo, quare id faciam fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior”.

Sono molto felice di incontrare Marilù Oliva: una scrittrice che osserva le cose. Quando le parlo,  mi guarda stretta negli occhi, deve essere così quando scrive, con quell’espressione che mi fa venire in mente una frase di Goliarda Sapienza de”L’arte della gioia”:  Hai nello sguardo come un vento che trascina.

Ci vediamo giovedì. I dettagli della presentazione sono qui.

#ov su “Gli stati Generali”

Quella che segue è contemporaneamente una microrecensione e una non-recensione. Microrecensione perché si parlerà di una frase, un rigo appena. Non-recensione perché c’è un conflitto d’interessi grande come un’amicizia.

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La vita inedita di una scrittrice #19

Anatomia di un laboratorio. Mercoledì a Campobasso terrò il primo laboratorio di scrittura “Amore e guerra”.  Con la guerra costruiamo i personaggi, il punto di vista, considerando che, spesso potrebbe trattarsi, di una storia vera. Come quella che racconta Parker in Anatomia di un soldato. Il narratore sceglie gli oggetti. Stivali, armi, tubi, fucili. E con gli oggetti, in prima persona, racconta il dolore, la morte e la sua guerra. A pag. 70 c’è una storia raccontata dal punto di vista della mina che lo ha colpito alla gamba, che lo ha trafitto, che gli ha cambiato la vita e anche il senso della morte. Una mina che trafigge un corpo volontariamente inerme, amore e guerra.

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