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“Una storia tutta per sé” da LiberAria, a Bari

La scrittura può essere esplorata in diverse maniere tante almeno quante sono le esistenze di chi scrive. Una di queste è la scrittura del sé. Tutti abbiamo una storia da raccontare ma non sempre sappiamo come farlo. Un ricordo, la nostalgia dell’infanzia, un fatto luttuoso o una gioia infinita, l’inizio o la fine di un amore o più semplicemente una giornata particolare. Sono tantissimi gli stimoli e le suggestioni che ci fanno sedere davanti a un computer, o prendere in mano una penna, per cominciare a scrivere. Prima di iniziare però è importante sapere cosa vogliamo scrivere e per scoprirlo uno dei passi essenziale è sapere chi siamo. Gli scrittori si confrontano con la propria vita. A volte la raccontano sotto forma di diario o di romanzo biografico, altre volte la immaginano creando mondi alternativi.

Ogni storia dentro di sé contiene altre (micro)storie. Da dove vengono? Quante sono? Questo corso aiuta chi scrive, chi vuole scrivere o anche solo chi ama la lettura a scoprire il percorso più adatto per scrivere una storia tutta per sé.

Alcuni  argomenti trattati:

  1. I CINQUE SENSI: Come usare i nostri sensi per scrivere
  2. UNA STORIA TUTTA PER SÉ: Come allenare lo sguardo narrativo attraverso l’osservazione dei propri ricordi
  3. CARO DIARIO, TI SCRIVO: Come scrivere un diario letterario
  4. DIRE LA VERITÀ, MENTENDO: Imparare a scrivere un racconto (auto)biografico

Alla fine del primo modulo di “Una storia tutta per sé” si impara a conoscere la propria storia e si inizia a scriverla. Livello raggiunto (in media): ideazione storia e stesura incipit.

Sabato 29 ottobre, Libreria Assaggi, Roma #ov

L’#OverTour comincia con un’imperdibile ANTEPRIMA romana, sabato 29 ottobre alla Libreria Assaggi con lo scrittore Amleto de Silva e la giornalista de “Il Foglio” Simonetta Sciandivasci.

Ci vediamo a Roma alle 19.30, Libreria Assaggi via degli Etruschi, 4.

Per l’occasione Jack Frusciante rientrerà nel gruppo al grido di #giovanimerda.

“LA PRECARIA DALLA PIPA IN BOCCA” di Michele Scaranello #dopolavoroletterario 8

Ho conosciuto Michele molti anni, in uno dei miei primi corsi di scrittura baresi. Da allora ci siamo rivisti in altre occasioni e ho avuto modo di leggere le sue storie curandone l’evoluzione e ammirando profondamente un vizio di forma di questo scrittore: la caparbietà. Caparbio, come la protagonista di questo suo racconto che sembra nascere, con la dovuta reverenza, da un’anca di una nota signora letteraria col cagnolino.

(Immagine: ritratto di Cesarina Gualino di Felice Casorati)

LA PRECARIA DALLA PIPA IN BOCCA

di Michele Scaranello

Tutti mi chiamano Gildalarossa per via dei lunghi capelli cotonati che mi fanno somigliare a Rita Hayworth. Tutti, tranne i bambini cui ho insegnato. Per loro rimarrò la Maestra Flavia. Chissà se insegnerò ancora quest’anno. Magari a singhiozzo, come finora mi è capitato.

Se tutto andrà bene ricomincerò da una nuova scuola, da una nuova classe, dovrò ambientarmi a nuove facce. È una gradita condanna che si rinnova ogni momento , come il guardaroba di una modella .

Il supplizio per una maledetta cattedra è iniziato a fine estate. Anche quest’anno, divorata dalla spasmodica attesa di una mail, di un SMS o di una telefonata, ho sbirciato in continuazione il cellulare con la tensione catalizzante di un ragazzino che gioca al videogames preferito. Ho invocato santi e madonne, ho odiato i minuti, le ore, le giornate, tutte sfumate in un’attesa balorda e asfissiante. Da tempo, il mio freezer congela solo speranze, le ultime di un futuro migliore. Di cibo, poche tracce: il frigo, a metà settembre, l’hanno svuotato la crisi e la mia angoscia compulsiva.

Senza certezze siamo stati convocati in venti. Giubilo: ci siamo presentati in dodici. Non siamo all’ultima cena: nessun collega rinnegherà la sofferenza dell’altro e non ci saranno baci e abbracci di rito. Assistiamo impotenti alla croce delle nomination.

Alla fine dell’estate, l’ho saputo. Ce l’ho fatta. Insegnerò a Nichelino. Si ricomincia. Potrò comprare un nuovo foulard per arricchire di nuove fantasie  l’impermeabile beige, ormai sbiadito da pioggia e detersivi selvaggi; potrò  acquistare un barattolo di crema gianduia da spalmare sul pane. Acquisterò incensi orientali per nascondere l’umidità sfrenata che tappezza i muri corrosi e i tendaggi ammuffiti. E se riesco a risparmiare, prima di Natale potrò permettermi una pipa nuova

Durante le lezioni, anche nelle pause, resisto alla tentazione di armeggiare con la pipa. Preferisco aspettare e farlo in santa pace. Per me non è mai stato un dramma attendere e resistere. Anzi resistere e attendere. È una vita che lo faccio.

«Un’insegnante deve dare l’esempio! Un bell’esempio!» mi urlò la preside, questa volta assumendo un’espressione trasognata, molto più simile a una giovenca podolica. Il suo smascellare il chewing-gum m’innervosiva ed era altrettanto insopportabile e deplorevole.  Eppure, da insegnante di Storia e Educazione Civica, dovrei insegnare ai ragazzi che la nostra costituzione non ammette pregiudizi per sesso, religione, cultura o capricci epocali.  Ogni uomo, ogni donna di questa terra merita libertà e dignità per il solo fatto che esistono. Qualcuno sa dirmi perché un gesto che non lede nessuno dev’essere considerato così riprovevole? Perché questi insegnamenti valgono solo per i miei alunni?

Io fumo la pipa e me ne frego.. L’odore del tabacco satura le mie narici e mi riporta al bar che frequentavo da ragazza, ai suoi tavolini d’alluminio dove tutti fumavano indisturbati. In quel bar lavorava nonno Andrea: lui ora è in pensione. È l’unico a non incazzarsi per quel vezzo che mi ha tramandato. Lui era, anzi, è dolce e comprensivo. Quand’è morta la nonna mi ha regalato le vecchie pentole in rame e il suo lettone matrimoniale in ferro battuto. Gli metteva tristezza addormentarsi senza la compagna di una vita. Capisco la sua malinconia, ora che non condivido più con alcuno la gioia di abbandonarmi ai miei sogni.

Se faccio l’insegnante, lo devo al nonno. Lui mi ripeteva sempre: “Finché esisteranno buoni maestri, finché i giovani avranno coraggio, il mondo avrà un futuro”. Io l’avevo preso in parola, ma il mio coraggio all’epoca funzionava a corrente alternata, anzi rallentata, o forse ero vittima di un corto circuito.

Come ogni giorno ho attraversato la stazione di Porta Nuova, violata più dal rullare dei trolley che dalla corsa dei pendolari. È  il momento ideale per dare respiro alla mia pipa. Ogni boccata, ogni passo mi avrebbe riconciliato con il mondo, con la mia libertà. Sul cielo terso, ottobrino, poche nuvole stratificate si dilatano come arcate di sabbia ambrata. Dopo una settimana di nebbia, non c’è più traccia della saliva fuligginosa, insipida, che corrode e ingoia ogni oggetto dopo averlo ammantato nella sua coltre impalpabile. Presso il tabacco con uno stoppino e accendo la pipa con la solennità di un evento importante. Insieme al fumo acre e fruttato del tabacco m’invadono le immagini e i suoni della metropoli. Mi accomodo il basco e mi muovo sospinta dalle prime vaporate. Posso anche disperdermi. M’inebrio e godo in mezzo agli occhi incuriositi che si scatenano attorno a me.

«Piccola mia, per ogni scelta, per ogni desiderio, come per ogni condanna, c’è sempre un prezzo da pagare…»

 Le parole mi frustano, quasi fossero una sentenza inappellabile. Il silenzio avvolge il ricordo della sua voce.  Poi arriva lo stritolio dei tram, la musichetta metallica e demenziale di un cagnolino cinese mi riporta alla realtà. L’imbrunire è ormai complice dei bagliori alonati che inseguono l’orizzonte: scorrono e s’infrangono su finestre e vetrate. Un groviglio di riflessi digitali illumina l’oscurità, si sovrappone ai led delle automobili e incrocia la scia alternata di un semaforo. Pozzanghere insulse e oleose trattengono e cullano reflui di una civiltà mancata. Seguo i miei  passi incerti: strascicano, cadenzati. Fra le mani mi resta solo questo piccolo vizio senza colpa, me stessa.

Il dopolavoroletterario è la rubrica riservata a chi ha seguito un percorso di scrittura oppure uno dei miei corsi. Per partecipare basta inviarmi un testo, magari frutto del lavoro svolto insieme.

Per conoscere,invece, appuntamenti, corsi, presentazioni, libri, storie e quello che soffia nel vento iscrivetevi alla mia newsletter.

Da oggi comincia l’#overcontest, in palio tre copie di #ov

By alessandra overlove

“Una delle bellezze di questo luogo dopo quelle abusate, i trulli, le chiese, le frise, le spiagge, la pizzica, è la cava di bauxite. La bauxite è il materiale da cui nasce l’alluminio. La cava non è segnalata sulle guide ufficiali. Gli informatori turistici non conoscono la strada. La cava è fuori uso. Tecnicamente è una cosa rotta. Non serve a nulla. Non ci puoi fare l’alluminio. Non ci puoi fare il bagno. Ha l’aspetto di un lago ma non lo è. È un deposito acquifero naturale. Un luogo inutile come solo la bellezza sa essere. Chi ci arriva, di solito con qualcuno che conosce la zona, capirà. Non è difficile. Capire. Ciò che ora è finito, ha avuto inizio in quel luogo.”

Inizia così, il mio romanzo. Un inizio nato alla fine, da un dettaglio. In un luogo che esiste davvero, in Puglia, nel Salento, proprio vicino Otranto.

Da oggi fino al 26 ottobre, insieme con la casa editrice, LiberAria, cerchiamo storie che provengono dallo stesso luogo.

Quello che segue, in grassetto, è il regolamento. Partecipate. Ho voglia di leggere queste storie che, in qualche modo, si annoderanno alla mia.

Hai visitato anche tu la #cavadibauxite? Hai scattato una foto che ti ispira particolarmente? Ripensando a quel luogo quali emozioni ti tornano alla mente?
➠ Racconta i tuoi ricordi in 140 caratteri! Condividi la tua foto e la tua storia, aggiungendo l’hashtag #ov.
Puoi partecipare a #Overcontest postando la tua storia su#Instagram , su #Facebook e #Twitter.
In palio, per il vincitore di ciascun social, una copia di “Overlove”.
Hai tempo fino a mercoledì 26 ottobre.

La vita inedita di una scrittrice #11

Ho ancora un momento di titubanza sull’incipit. So che devo andare più a fondo e sto cercando di capire da quale dettaglio partire perché forse è il dettaglio che manca per l’incipit. Non so se mi spiego con “dettaglio”.

Ci sto pensando.

(Appunti “Overlove” #3)

La vita inedita di una scrittrice #10

Una delle prime cose che ho scritto quando ho iniziato “Overlove” è stato l’esergo che apre il romanzo: “La bambina è rimasta con me”.  Questa frase vale un racconto. C’è un prima e un dopo, anche senza scriverlo. C’è solo un volto che mi viene in mente quando la rileggo ed è quello di Marylin. In una contrazione spazio temporale, quella bambina è proprio lei.

In realtà la frase è tratta da una poesia che ho letto diversi anni fa e mi è rimasta nella testa. Ed è questa.

 “Un niente più grande” di Mariangela Gualtieri

La bambina è rimasta con me.

Non è mai nata.

Si sbilancia fra i miei precipizi

ride forte e lenta dorme

e  forte resta

resta sempre. Col suo cuore

che fa cuore col mio.

La bambina  di sole azzurrina.

La vita inedita di una scrittrice #9

– Mamma, il romanzo esce a fine mese.

– Ah, dai. Ti ho preso il salmone fresco.

-Poi la prima presentazione a Bari è il 9, da Laterza.

-Bene, ti faccio anche due zucchine alla griglia.

(Buon pranzo.)

La vita inedita di una scrittrice #8

Guardo qualsiasi cosa con malinconia e credo che nel romanzo questo debba appartenere al linguaggio, ecco di nuovo il dubbio che la voce non possa essere una voce narrante ma al massimo un personaggio, un’ambientazione. Il sole è splendido in Puglia, come lo è il mare, ma entrambi possono fare male, possono essere nocivi se consumati male. Non so, anche la Puglia e la sua innovazione trovo che sia una opportunità fantastica, ma anche una occasione persa. Non so come curare in modo consapevole questo sguardo acquerellato. Però pensare alla Puglia come una versione più soleggiata della Langhe, mi piace molto.

(Dagli appunti di Overlove #2)

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