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Cicchetti N. 7: “INVECE ERA UN’ALTRA”

By alessandra cicchetti

Quello che mi faceva arrabbiare era pensare che lei veniva con me come sarebbe andata con un altro, per esempio con Ferruccio. Mentre eravamo sul prato glielo dissi.

– Senti, tu vieni con me perché sono io o come vieni con me potresti andare con un altro, per esempio con Ferruccio?

E lei rispose: – Vengo con te perché sei te.

 E io le dissi: – Giuralo, Teresa.

E lei fece: – Teresa?

– Così – dissi io.

Invece lei: – Ma io sono Bianchina – disse.

Era vero. Era Bianchina, non Teresa.

– E Teresa? – chiesi.

– Non so – disse.

– Mi sembra d’averla vista andare con un altro, per esempio con Ferruccio.

A me seccava. Poi ci pensai.

– Ferruccio? – chiesi.

– Così – disse lei.

Allora mi ricordai: – Ma sono io Ferruccio.

Era vero. Ero Ferruccio, non Michele.

– Ci si confonde sempre – disse lei.

– Davvero – dissi io – capita sempre di confondersi uno con l’altro. Ma adesso siamo a posto.

– Sì – fece lei – tanto poi è lo stesso.

E si rimase sul prato fino a sera.

Italo Calvino, Invece era unaltra, in Calvino – Romanzi e Racconti

(Immagine: Conrad Roset)

“Epepe” #guestbook di Eleonora Lombardo

By alessandra guestbook

EPEPE

di Ferenc Karinthy

Adelphi-2015

Dalla copertina: Ci sono libri che hanno la prodigiosa, temibile capacità di dare, semplicemente, corpo agli incubi. Epepe è uno di questi. Inutile, dopo averlo letto, tentare di scacciarlo dalla mente: vi resterà annidato, che lo vogliate o no. Immaginate di finire, per un beffardo disguido, in una labirintica città di cui ignorate nome e posizione geografica, dove si agita giorno e notte una folla oceanica, anonima e minacciosa. Immaginate di ritrovarvi senza documenti, senza denaro e punti di riferimento. Immaginate che gli abitanti di questa sterminata metropoli parlino una lingua impenetrabile, con un alfabeto vagamente simile alle rune gotiche e ai caratteri cuneiformi dei Sumeri – e immaginate che nessuno comprenda né la vostra né le lingue più diffuse. Se anche riuscite a immaginare tutto questo, non avrete che una pallida idea dell’angoscia e della rabbiosa frustrazione di Budai, il protagonista di Epepe. Perché Budai, eminente linguista specializzato in ricerche etimologiche, ha familiarità con decine di idiomi diversi, doti logiche affinate da anni di lavoro scientifico e una caparbietà senza uguali. Eppure, il solo essere umano disposto a confortarlo, benché non lo capisca, pare sia la bionda ragazza che manovra l’ascensore di un hotel: una ragazza che si chiama Epepe, ma forse anche – chi può dirlo? – Bebe o Tetete.

Motivo per leggerlo: Perché le parole sono la soluzione prima e ultima dell’esistenza. Perché c’è sempre un piccolo enigmista dentro di noi che vuole risolvere le sciarade della vita. Perché racconta del futuro che ci possiamo attendere e la metafora dell’ascensore come luogo metafisico dell’amore è geniale. Perché la storia inizia in aria e finisce in mare ed è scritto con precisione e poca indulgenza per il protagonista.

Momento nella vita in cui l’hai letto (o consigli di leggerlo): L’ho letto l’anno scorso interamente sugli aerei che mi è capitato di prendere, desiderando man mano che andavo avanti nella lettura che una qualche avventura modificasse impercettibilmente le mie mete. Leggerlo ad alta quota aiuta a canalizzare diversamente la paura del vuoto.

Citazione preferita: “Non aveva mai pensato fino a che punto le situazioni potessero essere equivoche, e quanto fosse difficile determinare una e una sola reazione; ora ne fece l’amara esperienza. Alla stessa domanda, formulata a parole o mimando, riceveva risposte o troppo lunghe, quindi non interpretabili, o sempre diverse; oppure dei gesti- ma anche quelli, quante cose potevano comunicare!” (pag. 135)

Eleonora Lombardo scrive per Repubblica Palermo. La sua Bookerì è una Vucciria dei libri. Un meticcio franco-siciliano dove si modulano pensieri e pratiche sulla scrittura, la lettura e la creatività. Un giorno con lei scriverò un libro duale. Ma non sappiamo ancora quale giorno.

(#guestbook è la mia stanza degli ospiti dove non manca mai un buon libro. Per partecipare, leggi qui).

“Fervore” di Emanuele Tonon, 9 Luglio, Polignano (“Del racconto, il film”)

«Di quegli anni pieni di fervore, solo questo, veramente, ti resta: quella carità, quel limpido amore»

Sabato 9 Luglio alle ore 19 e 30 sono a Polignano. Dialogherò con lo scrittore Emanuele Tonon a proposito di “Fervore”, il suo ultimo romanzo (Premio Mondello 2016).

Saremo ospiti di “Del racconto, Il film”, un festival che, come ho già avuto modo di scrivere, tesse le trame di una storia autentica tra letteratura, cinema e territorio.

Cose da dire sulla scrittura di Tonon (sono tante).

Ho letto i primi romanzi di Tonon. E dovrebbero farlo tutti.  Tonon è un autore/mondo. Racconta l’indicibile attraverso il dicibile. In  “Fervore” fa di più. Viviseziona l’esistenza attraverso la scrittura.

Ho intenzione di chiedere a Tonon come si fa a scrivere come scrive lui. Sono curiosa di ascoltare la sua risposta. So che imparerò nuovi modi di guardare. Spero ci siate tutti, o in molti.

Vi aspetto il 9 Luglio alle 19 e 30,  con Emanuele Tonon, a Polignano a Mare – Lama Monachile (“guardando l’acqua scura” cit).

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