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#ov – Come fare fuori un personaggio secondario affettando zucchine bianche

Nel romanzo che sto scrivendo, ho appena ucciso un personaggio (secondario).

Per comodità lo chiameremo CI ESSE. Il primo è il nome, il secondo è il cognome.  Non me la sento di rivelare il suo nome per esteso.  Sarebbe come dargli i natali proprio ora che non c’è più e non ci sarà mai. Ho deciso questa cosa mentre tagliavo le zucchine bianche che ho acquistato per preparare la cena di stasera. Le zucchine bianche mi piacciono molto. Non ci sono sempre dal verduraio. Sono più tonde, mettono allegria e sono più buone, il che mette pure allegria (ma dopo, quando le mangi).

Ho ucciso CI ESSE seguendo due deliri narrativi nella mia testa.

Il primo. Due persone che stimo molto hanno letto il capitolo dove c’era CI ESSE e hanno fatto la stessa considerazione (con termini diversi e con diverse motivazioni dal momento che una persona legge manoscritti per professione e invece l’altra persona legge molti libri ma per piacere). La considerazione consisteva nel cercare di entrare in questo microplot dove era coinvolto l’ei fu personaggio secondario e non riuscirci. Entrambe non ci entravano proprio. Io ho pensato per mesi a questa cosa che non si entra e mi sono detta: allora adesso esco anche io dalla mia storia, o meglio da quella della buonanima CI ESSE, per un bel po’ e vediamo poi se  ci entro. L’esperimento che per comodità chiamerò poltergeist è perfettamente riuscito: una volta uscita dal corpo del mio personaggio secondario non ci sono più entrata.

Così sono passata alla fase due, il secondo delirio narrativo che mi ha portato a uccidere CI ESSE. Ovvero: questo non è un personaggio ma un cavallo di troia. Uno strumento neanche troppo invisibile per coprire dei buchi narrativi che non sapevo come giustificare.

Allora ho deciso che andava compiuto questo sacrificio. Ho ucciso CI ESSE e la storia non è cambiata affatto. Si è solo semplificata. Se un personaggio secondario resta lì attaccato ai protagonisti come un fastidioso eczema questo non è un personaggio ma un ingombro. E gli ingombri si eliminano. Come la cima delle zucchine.

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Guestbook – L’arte della gioia

By alessandra guestbook

Guestbook è la stanza degli ospiti del mio blog. Questo è uno spazio dove tutti possono, se vogliono, condividere una lettura per consigliarla. La scelta del libro è libera, ma siccome in molti mi hanno chiesto: “come devo scriverlo?”, allora ho ideato questo format qui che è anche un modo per rileggere e ripensare alla mia Goliarda.

#Guestbook, ti consiglio un libro che mi piace

  1. Titolo libro + nome autore + casa editrice: “L’arte della gioia” di Goliarda Sapienza. Prima edizione italiana per Stampa Alternativa, 1998

  2. Dalla copertina: “Nel romanzo, tutto ruota intorno alla figura di Modesta: una donna vitale e scomoda, potentemente immorale secondo la morale comune. Una donna siciliana, una «carusa tosta» in cui si fondono carnalità e intelletto, che attraversa bufere storiche e tempeste sentimentali protetta da un infallibile talismano interiore: «l’arte della gioia».Modesta nasce il primo gennaio del 1900 in una casa povera, in una terra ancora più povera. Ma fin dall’inizio è consapevole, con il corpo e con la mente, di essere destinata a una vita che va ben oltre i confini del suo villaggio e della sua condizione. Ancora ragazzina è mandata in un convento e da lí, alla morte della madre superiora che la proteggeva, in un palazzo di nobili. Qui, il suo enorme talento e la sua intelligenza machiavellica le permettono di controllare i cordoni della borsa di casa, e di convertirsi in aristocratica attraverso un matrimonio di convenienza. Tutto ciò senza mai smettere di sedurre uomini e donne di ogni tipo. Amica generosa, madre affettuosa, amante sensuale: Modesta è una donna capace di scombinare ogni regola del gioco pur di godere del vero piacere. Sfidando la cultura patriarcale, fascista, mafiosa e oppressiva in cui vive, Modesta attraversa la storia del Novecento con quella forza che distingue ogni grande personaggio della letteratura universale”.

  3. Motivo per leggerlo: Sentirsi liberi e libere. Il primo motivo è questo. “L’arte della gioia” è un romanzo sull’arte della libertà. La libertà di scrivere, di leggere, di morire, di vivere, di amare e di odiare. Bisogna leggerlo per scoprire e innamorarsi di Modesta. Ho scritto innamorarsi ma potrebbe anche essere odiare. In fondo in questo romanzo l’odio e l’amore sono la stessa cosa, sentimenti rivolti spesso anche agli stessi personaggi nel corso della storia. Modesta è un personaggio letterario icona. Come Anna Karenina, come Madame Bovary, come il Capitano Achab. Non ci sono Modeste di altri autori prima di lei. Prima di lei ci siamo noi, i lettori che dentro questa donna dalle mille forme e dalla infinite voglie rileggono alcuni pezzi della propria vita. Modesta è una combattente, un’eroina romantica, una stronza, una brava madre, una figlia pessima, una perdente, una vincente, un’arrivista, una buona samaritana. Cambia spesso nel romanzo come cambiano le situazioni storiche e narrative. Ma a una cosa è sempre fedele: a se stessa, a costo di essere ripudiata da tutti, compresi i figli.

  4. Momento nella vita in cui l’hai letto (o consigli di leggerlo): A un certo punto Modesta dice questa cosa: “Come potevo sapere che la felicità più grande era nascosta negli anni apparentemente più bui della mia esistenza?”. Ecco, io l’ho letto esattamente in quel momento lì. Nel mio buio creativo più grande, e ho capito da quel momento che anche il buio è una forma di vita che merita lo stesso rispetto della luce. Pensa a quando dormi. Massimo rispetto per i sogni. E allora secondo me il momento migliore per leggere questo capolavoro è quando il buio ti acceca, quando smetti di rispettare i tuoi sogni, quando nessuno sembra possa starti accanto accettando quello che sei o vorresti essere.

  5. Citazione preferita: “Il male sta nelle parole che la tradizione ha voluto assolute, nei significati snaturati che le parole continuano a rivestire. Mentiva la parola amore esattamente come la parola morte. Mentivano molte parole, mentivano quasi tutte. Ecco che cosa dovevo fare: studiare le parole esattamente come si studiano le piante, gli animali… e poi, ripulirle dalla muffa, liberarle dalle incrostazioni di secoli di tradizione, inventarne delle nuove, e soprattutto scartare per non servirsi più di quelle che l’uso quotidiano adopera con maggiore frequenza, le più marce, come: sublime, dovere, tradizione, abnegazione, umiltà, anima, pudore, cuore, eroismo, sentimento, pietà, sacrificio, rassegnazione. Imparai a leggere i libri in un altro modo. Man mano che incontravo una certa parola, un certo aggettivo, li tiravo fuori dal loro contesto e li analizzavo per vedere se si potevano usare nel mio contesto. In quel primo tentativo di individuare la bugia nascosta dietro parole anche per me suggestive, mi accorsi di quante di esse e quindi di quanti falsi concetti ero stata vittima”.

Un anno di #nottibianche

Oggi è il primo compleanno de #lenottibianche. Un anno fa pensavo che il miglior modo per  comprendere cosa scrivere è comprendere cosa non scrivere. E lo penso ancora. Grazie a tutti quelli che mi hanno seguito. Non è da me dare i numeri ma oltre 7000 condivisioni in un anno ecco può essere un buon inizio, per dare i numeri.

Reminder n. 1

C’è tempo fino a domenica per ricevere il primo bonus della mia newsletter.

Reminder n. 2

Se hai seguito un mio corso di scrittura, partecipa al #dopolavoroletterario. Invece se vuoi consigliare un bel libro a qualcuno, #guestbook fa al caso tuo anzi nostro.

Reminder n. 3

Con molta gioia ieri ho raccontato un po’ cosa facciamo nel percorso di scrittura #unastoriatuttapersé.

5 Consigli per scrivere di sé, di Alessandra Minervini

La prima volta che ho partecipato a un corso di scrittura narrativa ne ho scelto una sulla scrittura autobiografica, mi sembrava il modo più semplice per cominciare.
Alla prima lezione l’insegnante ci ha detto “Volete scrivere di voi? Sono tutti cazzi vostri”.
Si esprimeva in quella maniera, l’insegnante, e lì per lì non gli ho dato troppa retta.
Ma effettivamente, se pensavo fosse una maniera semplice per cominciare, presto mi sono accorta che semplice non era.
Questa pagina dei consigli è dedicata alla scrittura autobiografica, ed è a cura di Alessandra Minervini.
Alessandra è di Bari. Lavora come consulente per LiberAria e laScuola Holden.  Ha pubblicato racconti sulle riviste “Colla”, “Effe” e sta finendo di scrivere un romanzo che per il momento chiama #OV. Uno tra i romanzi più interessanti che abbia letto negli ultimi tempi. Sulla pagina degli Scrittori del Cantiere si può leggerne.
Ecco i cinque consigli sulla scrittura di sé di Alessandra Minervini.
1) Qualche anno fa la Scuola Holden mi ha chiesto di pensare un corso di scrittura che avremmo avviato insieme a Bari. Così è nato “Una storia tutta per sé”. Che considero un percorso più che un corso di scrittura. Un percorso in cui la parte da protagonista la svolge  la lettura. Si tratta di questo. Se tutti abbiamo una storia da raccontare, tutte (o quasi) le storie che scriviamo ci raccontano. Chi più, chi meno. E allora ho pensato che è meglio partire da questo, da noi, senza fare troppi giri di parole. Per cui per prima cosa, durante il corso, ci si fa una foto. E poi la si mette da parte.
2) Una cosa da fare, per esempio, prima di scrivere di sé è spostare l’ingombro. Cos’è l’ingombro? L’ingombro è quello che ci spinge a scrivere ma contemporaneamente ci allontana dalla scrittura. Non è un nemico. Più un buio. Un buio oltre la siepe della nostra immaginazione. Allora tutti insieme individuiamo questo ingombro. Che poi possono essere anche due, o tre.
3) Poi si scrive. Liberamente. Magari senza staccare le dita dalla tastiera. Si pesca un ricordo. Si prepara l’esca. L’esca è un colore, un odore, una voce, un sapore o una superficie che puoi conoscere solo tu.
4) A questo punto, pescato il ricordo puoi mentire. Puoi cioè iniziare davvero a inventare una storia tutta per sé. Come? Bisogna dire la verità mentendo. E non dimenticare che la vita è noiosa per cui figurati la narrazione della stessa.
5) Non dimenticare la lettura. Ecco cinque “storie tutte per sé” molto utili per questo percorso: L’arte della gioia, Goliarda Sapienza;Sembrava una felicità, Jenny Offill; Seminario sulla gioventù, A. Busi; Il compagno, Cesare Pavese; Lolita, Vladimir Nabokov.
(Questo articolo è precedentemente apparso su “Cantiere di scrittura“, ringrazio Gessica Franco Carlevero)

Leggere con #guestbook, scrivere con #dopolavoroletterario

Il lavoro da freelance ha una caratteristica in comune con la maggior parte dei lavori da freelance e questa caratteristica è la solitudine. Ho molti colleghi ma per confrontarmi con loro devo scendere al bar, scrivere una mail o collegarmi su skipe. Devo uscire di casa e prendere un caffè o fare una pausa pranzo con i pochi esemplari che svolgono un lavoro simile al mio (a Bari) oppure fare chilometri raggiungendo Torino (soprattutto) e Roma.

Tutto questo non è sempre possibile. Non è il massimo della comodità eppure questa solitudine, propedeutica in fin dei conti al tipo di lavoro che svolgo, mi pesa. Forse perché mi sono formata in ambienti dove il confronto, il dialogo e anche lo scontro (perché no) erano momenti contestuali molto presenti.

Quindi, ho pensato, ora che faccio? Mi invento un modo per sentirmi meno sola. Perché poi so di non esserlo, lo comprendo in quei pochi secondi che il kindle ci impiega per accendersi o che io impiego per scegliere un nuovo libro dalla libreria nera in corridoio.

Però, vuoi mettere le persone? Insomma sì. Il dialogo. Allora da questo sfarfugliante pensare sono nate due rubriche, che avevo anticipato nella newsletter,  che mi terranno compagnia, almeno nel blog.

Guestbook

Questo spazio è dedicato a tutti gli amanti dei libri. Quelle persone che si illuminano al solo pensiero di tornare a casa per leggere il nuovo acquisto. Quelle persone per cui le storie che leggono rappresentano uno svago, una risposta, una possibilità per ri-leggere il mondo, la propria vita, le relazioni e anche se stessi. Per me la lettura è stata ed è questo. “Guestbook” è la mia stanza degli ospiti dove non manca mai un buon libro. Gli ospiti, volontari o invitati da me, consigliano un libro che hanno amato. In passato, o il giorno prima. Non c’è alcuno scopo se non quello di diffondere l’amore imperituro per la lettura. Tutti i testi inviati non devono superare una cartella, 1800 battute spazi inclusi. Altra piccola regola, #guestbook è aperto a tutti ma se siete booklovers impiegati o coinvolti in professioni editioriali sarebbe meglio non consigliare un libro di un amico o edito dalle aziende per cui lavorate. In questo modo daremo vita a una sorta di book crossing virtuale. Per cui se siete amanti dei libri mandatemi il vostro #guestobook e lo pubblicherò sul mio blog ma soprattutto sarò felice di leggere, se non l’ho ancora fatto, il libro consigliato.

Dopolavoro Letterario

Questo spazio è riservato a tutte le persone che stanno seguendo, seguiranno o hanno seguito uno dei miei corsi di scrittura. Una volta al mese, magari anche due ma per ora una, pubblicherò sul mio blog un pezzo di un loro romanzo, un racconto, insomma una storia purché inedita cioè non pubblicata. Perché inedita? Perchè mi piace l’idea che il mio blog funzioni da amuleto e possa portare loro la fortuna e l’energia necessarie per trovare una collocazione editoriale. Aspetto di leggere.

9.11.15 Ovvero “La mia prima newsletter” #2

(Lunedì scorso ho inviato la mia newsletter. Adesso ti sei fatto un’idea di quello che, una volta al mese, ti scriverò. Ma sappi che questa idea è ancora parziale. Nel testo qui sotto manca una cosa, che è il regalo che avevo promesso. L’ho fatto, ma era riservato agli iscritti. C’è un modo per recuperarlo. Se ti iscrivi alla mia newsletter entro questa settimana, ovvero entro la mezzanotte di domenica 22 novembre, riceverai il bonus).

Newsletter n. 1
Non si finisce mai di iniziare

Chi sono

Sono Alessandra Minervini, vivo a Bari e per lavoro “aiuto le persone a scrivere la loro storia. Nel frattempo le persone che incontro mi aiutano a scrivere la mia”. Questa frase tra virgolette è l’incipit con cui si apre la home del mio sito. In realtà, molti di voi mi conoscono. Sono persone con cui lavoro, con cui vivo, con cui condivido progetti, con cui collaboro o che seguo per la stima che provo nei loro confronti. Un po’ come avviene per un genetliaco tondo, avevo voglia di festeggiare il mio nuovo inizio e avevo voglia di farlo con voi. Ma se ho fatto male, cancellarsi è facile e dal prossimo mese non riceverete più le mie nuove.
Del perché mi sia decisa a mettere su un sito web, ho scritto un paio di righe qui. In sintesi: iniziare una nuova storia. Non ho impiegato molto tempo per pensarci. Ho chiamato la web designer che mi piace, ho studiato e analizzato la mia storia professionale e ho scelto alcuni elementi per raccontare questo nuovo inizio.
 

Di cosa mi occupo

La mia attività si concentra su due aspetti della narrazione: editing e storytelling. Due parole straniere, lo so.
Quello che ho fatto negli ultimi dieci anni è stato raccontare, inventare, progettare, sviluppare e promuovere mondi narrativi. Mondi intimi e solitari, quelli delle persone che ho contribuito a trasformare in autori e scrittori; mondi collettivi e universali, quelli delle storie di piccole grandi imprese culturali.

Quello che farò nei prossimi dieci anni è esattamente la stessa cosa. Solo che lo farò come libera professionista. Certo l’inizio non sarà semplice, e per questo avrò bisogno di una mano e anche di nuove fonti di ispirazione.

– Per ispirarti cosa?
– Lo rivelerò questo mese nel mio blog.

 
Come possiamo collaborare

Sarà una stagione piena di inizi. Per cominciare vi racconto queste due storie.

  • La prima storia si chiama “(Per)corsi di scrittura” ed è un corso a tu per tu, come si diceva una volta, tra me e l’autore. Per questo motivo lo consiglio a chi ha già scritto una storia oppure la sta scrivendo. L’importante è che ci sia già l’idea complessiva (e complessa) di quello che si vuole raccontare. Le lezioni, di minimo un’ora, possono avvenire su skipe o dal vivo e ci sarà sempre un supporto anche via e-mail. 

  • La seconda si intitola “Una storia tutta per sé. Come raccontare se stessi e vivere felici”. Un laboratorio di scrittura adatto a chi ama leggere e a chi non scrive, perché non ha mai cominciato, perché ha smesso all’improvviso, perché non sa di possedere questo talento ma non vede l’ora di farlo. Il corso riparte a gennaio, a Bari, ma possiamo pensare anche ad altre date in altri luoghi. Mi date una mano?

Chi è interessato e vuole avere maggiori informazioni su queste e altre proposte può scrivermi qui: info@alessandraminervini.info

– Quindi nelle newsletter racconti solo quello che fai?
– No, questo è solo l’inizio.

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Dicono che lunedì prossimo ci vediamo a Molfetta

Lunedì 9 Novembre 2015, alle ore 19.00 sono a Molfetta. Sono con gli amici de “Il ghigno” per presentare un romanzo a cui tengo molto. Questo romanzo l’ha scritto Franco Arba e si intitola “Dicono che domani ci sarà la guerra”.

A questo romanzo tengo molto perché l’ho fortemente voluto. Fa parte delle MEDUSE che è la collana che curo per LiberAria.

A questo romanzo tengo molto perché ci ho lavorato parecchio e rappresenta il mio primo lavoro “storico”, nel senso che ci è voluto anche un bel ripasso, in particolare mi sono ristudiata l’entrata in guerra dell’Italia durante la Prima Guerra Mondiale. Cose importanti che non sapevo. E ho cercato, lavorandoci, di stabilire un immaginario parallelismo tra la precarietà dei giovani italiani di allora e quella di oggi. Ricordo le riunioni con Franco in cui dicevo che Enrico, il protagonista, è uno di noi, uno che ha perso il lavoro, la terra, l’amore, uno che combatte una guerra ogni giorno per sopravvivere, per avere ancora il coraggio e la forza di guardarsi allo specchio, di essere fiero di se stesso, di non tradirsi, di non perdere la memoria. Perché è anche un romanzo sulla memoria che definisce la vita e che ci si ritrova, in condizioni appunto precariamente belliche, a rincorrere per sempre.

E mi fa piacere che questo (ulteriore) aspetto sia stato notato e apprezzato da alcune persone, tra cui il giornalista e scrittore Giancarlo Visitilli che nella sua recensione scrive: “Ed è per tutto ciò che la guerra descritta da Arba emoziona, non tanto in rapporto alle morti, tante, troppe, che toccarono anche ai valorosi combattenti sardi, quanto per la guerra come questione privata. Si tratta delle guerre che non si combattono in trincea, ma nella propria personale esistenza, quando, durante le continue andate e i pochi ritorni, ognuno deve fare i conti con una guerra di posizione in rapporto solo ed esclusivamente all’amore”.

A questo romanzo tengo molto perché è una storia che continua a ricevere un’accoglienza calorosa tra i lettori, (raggiunta la prima ristampa in meno di un anno).  E questa cosa, questa cosa che si fanno storie che vengono lette, dicono che sia l’unico motivo valido per continuare a farlo.

Vi aspetto.

P.s. Questi sono tutti gli altri  appuntamenti   di Franco Arba in Puglia.

P.p. s. Chi non si è ancora iscritto alla mia newsletter?

La cucina del racconto #2

Mercoledì, 11 novembre, a Bari, alle ore 20.00, da Eataly, prosegue “La cucina del racconto”, laboratorio creativo di cucina e di scrittura. La serata di intitola  “Cucinare un Primo piatto / Come si costruisce il Personaggio Principale“.

Cose da dire sul primo appuntamento.

  • Grazie.
  • Prima di tutto agli amici e alle amiche che sono venuti a fare il tifo per me ricordandomi di essere una persona fortunata perché compresa e dunque amata, perché l’unica via per l’amore è la comprensione.
  • Quindi ipergrazie.
  • Se volete sapere come è andato l’incipit di questa storia, iscrivetevi alla mia newsletter e saprete ogni cosa.

Altre cose belle del primo appuntamento.

  • Il mio incipit de “La cucina del racconto” scritto da Eleonora Bellini, corsista del laboratorio.“Ogni volta l’inizio è quel momento di distacco dalla molteplicità dei possibili: per il narratore è l’allontanare da sé la molteplicità delle storie possibili, in modo da isolare e rendere raccontabile la singola storia che ha deciso di raccontare”. (Italo Calvino – Appendice alle Lezioni americane)Capannelli di persone attendono che cominci la prima lezione del corso “La cucina del racconto” all’ingresso dell’aula. Mi guardo intorno e tra loro non vedo nessuno che conosco. Mi avvicino alla vetrata che delimita il perimetro dell’aula per curiosare all’interno. Lunghi tavoli, tipo banchi di scuola, sobriamente apparecchiati, si rivolgono ad una grande e bella cucina professionale. Ho un sussulto di emozione, perché non ne ho mai vista una dal vivo. Il cuoco, nel frattempo, si sta portando avanti con la preparazione degli ingredienti delle ricette che realizzerà durante la lezione. E’ arrivato il momento di entrare. Decido istintivamente di sedermi nell’ultima fila, proprio come facevo durante gli anni di scuola. Ed in più, lì ci sono i banchi più alti, che consentono di avere una migliore visione di insieme dell’aula. Anche se dal retro. Cerco affannosamente nella mia borsa dei fogli su cui prendere appunti, avendo dimenticato di portare con me un quaderno o un taccuino. Scatto qualche fotografia alla cucina e all’aula. Poi faccio anche un selfie, da cui traspare tutto il peso della giornata misto all’ansia e alle aspettative per questo nuovo percorso durante il quale cui imparerò “come cibo e letteratura possano fecondarsi tra di loro” (cit.). Tutti in silenzio. La docente introduce il corso. Con la lettura del capitolo “Cozze alla Marinara alla Calvino” tratto da La Zuppa di Kafka di Mark Crick ha inizio questa prima lezione che intreccia l’incipit all’antipasto, con i carciofi in pastella che si abbinano all’appendice delle Lezioni Americane di Italo Calvino; la crema di carciofi che si amalgama all’incipit di “Lunar Park” di Bret Easton Ellis; e le crespelle al pesto e ricotta con salsa di pomodorini e cipolla rossa che anticipano un intermezzo ispirato a “Se una notte di inverno un viaggiatore” di Italo Calvino. Tutto annaffiato da un meraviglioso vino bianco e accompagnato dagli interventi dei corsisti.

Cose da dire sul secondo appuntamento.

  • Il menù del prezioso Gianni Rana, il cuoco che collabora con me in questo laboratorio. Sarà a base di primi (vegetariani). Tra gli ingredienti che utilizzerà ci sono il cacio, la zucca, il pepe, il riso e ingredienti segreti che svelerà solo mercoledì (insieme alle ricette.)
  • I libri che leggerò. Ne anticipo qualcuno. Il protagonista è un uomo che smette di scrivere per dipingere. Il secondo ha per protagonista una ragazzina che vuole diventare una scrittrice. Il terzo vorrei fosse il protagonista di un libro portato da voi.
  • Argomenti seri che renderemo divertenti: differenza tra narratore e protagonista.
  • Improvvisazioni varie,  tra i fuochi e  tra i libri.

 Cose da portare.

  • Gli esercizi a casa per chi li ha fatti.
  • Un libro che abbia un protagonista forte.
  • Un quaderno e una penna, per le ricette.
  • La puntualità.

Per Informazioni: Tel. +39 080 6180401
Per acquistare il singolo evento è possibile farlo direttamente presso la sede di Eataly Bari oppure online.

La mia prima newsletter

By alessandra NEWSLETTER

Sto scrivendo la mia prima newsletter.

Il giorno in cui Monica Vitti compie 84 anni.

Non ci sono legami tra i due eventi, tranne che sono felice di scriverla mentre rivedo vecchi film della Vitti che passa dal far ridere al far piangere con una classe che solo lei. E io amo la classe con cui le parole possono contraddire i sentimenti.

La mia prima newsletter arriverà il 9 novembre. Si intitola “Non si finisce mai di iniziare”.

Ne manderò una al mese.

Sarebbe bello se fossimo in tanti.

Non costa nulla.

Ci saranno dei bonus, non sempre ma molto spesso. Per il primo appuntamento inserirò un link da cui scaricare la lezione che ho tenuto sugli incipit il 26 ottobre scorso per #lacucinadelracconto. Letture, esercizi, ricette.

Per iscrivervi basta cliccare su iscriviti alla newsletter con il punto esclamativo.

Per cancellarvi basta cliccare su cancellami ma prima bisogna iscriversi.

La paura fa 40 (PPP)

By alessandra cicchetti

Nulla è più anarchico del potere, il potere fa praticamente ciò che vuole. E ciò che il potere vuole è completamente arbitrario o dettato da sua necessità di carattere economica, che sfugge alle logiche razionali. Io detesto soprattutto il potere di oggi. Ognuno oggi ha il potere che subisce, è un potere che manipola i corpi in una maniera orribile e che non ha niente da invidiare alla manipolazione fatta da Himmler o Hitler. Manipola trasformandone la coscienza, cioè nel modo peggiore istituendo dei nuovi valori che sono valori alienanti e falsi.I valori del consumo, che compiono quello che Marx chiama: “un genocidio delle culture viventi”.Sono caduti dei valori e sono stati sostituiti con altri valori sono caduti dei modelli di comportamento e sono stati sostituiti con altri modelli di comportamento. Questa sostituzione, non è stata voluta dalla gente, dal basso, ma sono stati imposti dagli illustri del sistema nazionale. Volevano che gli italiani consumassero in un certo modo e un certo tipo di merce e per consumarlo dovevano realizzare un altro modello umano.Il regime, è un regime democratico, però quella acculturazione, quella omologazione che il fascismo non è riuscito assolutamente a ottenere, il potere di oggi, il potere della società di consumi è riuscito a ottenere perfettamente, distruggendo le varie realtà particolari. E questa cosa è avvenuta talmente rapidamente che noi non ce ne siamo resi conto. È stata una specie di incubo in cui abbiam visto l’italia intorno a noi distruggersi, sparire e adesso risvegliandoci forse da quest’incubo e guardandoci intorno, ci accorgiamo che non c’è più niente da fare.L’uomo è sempre stato conformista. La caratteristica principale dell’uomo è quella di conformarsi a qualsiasi tipo di potere o di qualità di vita trovi nascendo. Forse più principalmente l’uomo è narciso, ribelle e ama molto la propria identità ma è la società che lo rende conformista e lui ha chinato la testa una volta per tutte agli obblighi della società.Io mi rendo ben conto che se le cose continuano così l’uomo si meccanizzerà talmente tanto, diventerà così antipatico e odioso, che, queste libertà qui, se ne andranno completamente perdute.

“LA RABBIA” di Pier Paolo Pasolini

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