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Cosa c’è di nuovo nel cantiere di Gessica

Gessica Franco Carlevero è una mia amica, anche se non siamo mai state amiche. Nel senso che non ci incontriamo, non ci diciamo che cosa ci mettiamo per uscire e non ci lamentiamo mai della vita. Mai. E io per questo le sono grata, per l’amicizia che non ha interessi se non quella di essere delle compagne di viaggio.

Ha scritto questa cosa QUA.

“Cosa c’è di nuovo, gina?” goes to Turin

In realtà #gina non va a Torino. In realtà #gina torna a Torino che poi è casa sua. Quindi si potrebbe dire, anzi forse si deve, che il 28 ottobre alla libreria Luxemburg #gina torna a casa, cioè a #Torino dove è nata. Nata come storia, che poi è diventata il mio racconto, nata come personaggio e come sentimento. Se non avessi vissuto a Torino, non esisterebbe. Quindi io credo che i genitori di questo racconto siano due, io (che sono la madre) e Torino che invece è il padre. Direi forse il padre eterno.

#gina è il nome della protagonista del mio racconto e questo mio racconto fa parte di una antologia dedicata alle nuove voci femminili.

Il fatto è che io dovrei essere pacata e accennare perfino aneliti di spocchia, candidamente si capisce, nell’annunciare questa cosa della presentazione. Ma la verità è che non ci riesco. La verità è che ogni volta che entro in un tabaccaio o dentro un cinese o in alienante negozio di detersivi, ogni volta che vedo le bolle di sapone vicino alla cassa io vorrei acquistarle e soffiarle almeno fino a un momento prima di arrivare in libreria dove mercoledì prossimo parlerò del mio racconto con Marco Peano, Dario De Cristofaro, ideatore del progetto e con Marco Lazzarotto.

Questo racconto per me non è proprio solo un racconto pubblicato. Ma qualcosa in più. Una cosa che si specchia dentro un dolore doppio. Il momento in cui l’ho scritto (ma ormai son sette anni circa e quel dolore non c’è più)  e il momento in cui è stato selezionato e pubblicato(e insomma quel dolore invece ancora un pochino ce l’ho che non è manco un anno ma devo dire che #gina mi sta aiutando parecchio).

L’ultima cosa che volevo scrivere è che in realtà io parlo di Gina ma qui il protagonista è ‘Vasio.

(Nella illustrazione #gina nella versione illustrata da Francesca Protopapa alias il pistrice)

La cucina del racconto – Laboratorio di scrittura e di cucina

Lunedì, 26 ottobre, a Bari, da Eataly, comincia un nuovo laboratorio di scrittura e di cucina. Questo laboratorio si intitola “La cucina del racconto“.  Ogni appuntamento si articola secondo una doppia chiave di lettura del mondo: il cibo e i libri. Il tema del primo incontro è l’incipit (per me), l’antipasto (per la cucina di Eataly). La chiacchierata letteraria sarà un piccolo viaggio tra gli inizi dei principali romanzi e racconti che hanno fatto, o faranno, la storia della letteratura con incursioni piene di gusto da parte del cuoco che preparerà due antipasti, raccontando le rispettive ricette.

I libri li leggeremo insieme, li smonteremo e scopriremo come e perché l’incipit di un racconto o di un romanzo è fondamentale per avvicinare il lettore. (E non solo i lettori in libreria, quando il libro è ormai edito, ma anche per chi legge manoscritti di mestiere e spesso si trova a dover scegliere anche, ma non solo, in base alla prima sensazione che una storia trasmette).

Prepareremo antipasti – TUTTI VEGETARIANI – a base di crespelle, carciofi, ricotta, erbette (ma non necessariamente in questo ordine) e serviti su letture di Italo Calvino, Bret Easton Ellis, Anna Maria Ortese e accompagneremo tutto con un prelibato calice di vino.

Il laboratorio è rivolto a chi ama cucinare, leggere, scrivere, mangiare.  Non è necessario avere un romanzo nel cassetto per partecipare. Quello che serve è un cassetto. Il testo verrà da sé.

Vi aspetto in molti. Siete già tantissimi.

CONTATTI
Per Informazioni: Tel. +39 080 6180401
Per acquistare il corso intero o il singolo evento è
possibile farlo direttamente presso la sede di Eataly Bari opppure online:
http://www.eataly.net/it_it/la-cucina-del-racconto-corso-completo-eve7556

http://www.eataly.net/it_it/corsi/bari

Una storia tutta per sé – Come raccontare se stessi (e vivere felici)

Ti hanno detto che sei una persona simpatica. Che sei brillante. Si nota dalla timidezza risoluta. Chissà allora come scrivi bene. Che storie divertenti hai da raccontare. Ti hanno chiesto di provarci. Tu l’hai fatto. E ora stai leggendo questa roba qui che non sai neanche cosa sia ma parla di scrittura e scrittori e dello scrivere e delle #nottibianche passate davanti al foglio ingiallito dal tempo, allo schermo tremolante, alla parete sporcata dai libri sospesi sulle mensole, alla foto del tuo scrittore preferito che ti ricorda quanto non saprai mai eguagliarlo.

Provarci, e non riuscirci, ha trasformato la tua simpatia in autoreferenzialità; il tuo carattere brillante si è opacizzato e della timidezza è rimasta solo una sterile spocchia.

Sei diventato un aspirante scrittore, un futuro esordiente, una persona che si sentirà fallita per ogni virgola spostata.

Quindi non ti rimane che abbandonare tutto o iniziare un percorso di scrittura insieme. Un percorso individuale o uno dei corsi che sono in giro.

Forse non imparerai niente. Ma conoscerai meglio te stesso. Quel te stesso che scrive e non sa perché; quel te stesso che non scrive e non sa perché; quel te stesso che non conosce se stesso.

Sono tanti i motivi che fanno spendere intere notti bianche a scrivere e riscrivere, pensare e ripensare. A volte è solo sbagliato il momento. Ma non è mai troppo tardi per accendere una lucina dentro le Notti Bianche e scrivere una storia tutta per sé.

Se hai una associazione, un ente formativo o semplicemente uno spazio adatto a ospitare il mio corso contattami oppure #faigirarelavoce.

Profezie

Rileggere gli appunti di 12 anni fa e trovare questo: “Scriverò un romanzo che non avrà alcun senso se non quello di raccontare il mio basta.”  #ov

cicchetti #2

By alessandra cicchetti

I due, stesi sull’erba, vestiti, si guardano in faccia

tra gli steli sottili: la donna gli morde i capelli

e poi morde nell’erba. Sorride scomposta, tra l’erba.

L’uomo afferra la mano sottile e la morde

e s’addossa col corpo. La donna gli rotola via.

Mezza l’erba del prato è così scompigliata.

La ragazza, seduta, s’aggiusta i capelli

e non guarda il compagno, occhi aperti, disteso.

Tutti e due, a un tavolino, si guardano in faccia

nella sera, e i passanti non cessano mai.

Ogni tanto un colore più gaio li distrae.

Ogni tanto lui pensa all’inutile giorno

di riposo, trascorso a inseguire costei,

che è felice di stargli vicina e guardarlo negli occhi.

Se le tocca col piede la gamba, sa bene

che si danno a vicenda uno sguardo sorpreso

e un sorriso, e la donna è felice. Altre donne che passano

non lo guardano in faccia, ma almeno si spogliano

con un uomo stanotte. O che forse ogni donna

ama solo chi perde il suo tempo per nulla.

Tutto il giorno si sono inseguiti e la donna è ancor rossa

alle guance, dal sole. Nel cuore ha per lui gratitudine.

Lei ricorda un baciozzo rabbioso scambiato in un bosco,

interrotto a un rumore di passi, e che ancora la brucia.

Stringe a sè il mazzo verde – raccolto sul sasso

di una grotta – di bel capevenere e volge al compagno

un’occhiata struggente. Lui fissa il groviglio

degli steli nericci tra il verde tremante

e ripensa alla voglia di un altro groviglio,

presentito nel grembo dell’abito chiaro,

che la donna gli ignora. Nemmeno la furia

non gli vale, perché la ragazza, che lo ama, riduce

ogni assalto in un bacio c gli prende le mani.

Ma stanotte, lasciatala, sa dove andrà:

tornerà a casa rotto di schiena e intontito,

ma assaporerà almeno nel corpo saziato

la dolcezza del sonno sul letto deserto.

Solamente, e quest’è la vendetta, s’immaginerà

che quel corpo di donna, che avrà come suo, sia,

senza pudori, in libidine, quello di lei.

Cesare Pavese, “Lavorare stanca”

“Non si può pensare bene, né amare bene, né dormire bene, se non si è pranzato bene”

In Italia si consumano tante parole sul tema: editoria digitale sì, editoria digitale no. Ci vogliono convincere che sia  questo il cuore caldo della situazione editoriale italiana sconvolta dall’avvento del digitale come i monaci benedettini dalla macchina tipografica. Al dibattito non sono mai intervenuta se non una volta dal punto di vista del vantaggio per il lettore, soprattutto.

Quello che bisognerebbe chiedersi, in questo momento storico, in Italia è proprio un’altra cosa. Un tema che ci riguarda tutti, noi che lavoriamo nell’editoria. Qualcosa di più trasversale della morte, una livella virale e karmica. Come mai gli esuli editoriali, ovvero chi cambia/lascia/perde il lavoro con i libri si rifugia in cucina?

A questa domanda non c’è una risposta. Per questo è auspicabile invocarne un dibattito pubblico dedicato. La stampa scrive dei libri di cucina, dei progetti culinari. L’intervistato assume il punto di vista dell’#arrivatoallameta ma non racconta il passaggio, quello che c’è in mezzo.  Il procedimento per cui uno a un certo punto lascia la direzione di un giornale e si mette a fare pagnotte. Smette di mandare comunicati stampi e si inventa ricette.  La domanda è: perché se prima traducevi (quasi gratis) saggi sulla matematica oggi mi racconti come prepari il soufflé?

Non ci credete? Fatevi un giro tra i vostri contatti/amici editoriali. Ci troverete tavole imbandite che farebbero invidia ad Afrodita.

Ma non solo. Quante storie letterarie sono alimentate da descrizioni, immagini, scene, dialoghi culinari? E come mai uno scrittore appena si distrae un attimo dal dibattito (ebook sì/no), si precipita su instagram a pubblicare la foto della sua ultima ricetta? (Sgamato con questi miei click, sì)

Le ipotesi sono diverse. La cucina e la scrittura sono un po’ la stessa disciplina. Richiedono talento, creatività, precisione, abnegazione, dolore immenso e godimento effimero. Ma può anche essere che dopo aver trascorso tanti anni ingabbiati nella perturbante evanescenza del “bello scrivere” e del “figo leggere”, una persona abbia solo bisogno di concretezza. Un passaggio astrologico naturale: dall’aria alla terra.

Per quanto mi riguarda è così. Non conosco con esattezza il motivo per cui, dall’anno scorso, ho deciso di inaugurare i primi progetti letterari in cucina. ( L’ultimo, di prossima inaugurazione a Bari, è questo qui. Vi aspetto!)

Quando mi è venuto in mente di associare la cucina allaread more

Cicchetti #1

By alessandra cicchetti

“Il silenzio non è una pausa che s’inserisce quando si parla, ma un fatto in sé. Quando non si parla mai di sé stessi, non si discorre molto. Uno faceva sentire la propria presenza quanto più era in grado di tacere. A casa, come tutti, avevo imparato anch’io a interpretare nell’altro il movimento delle rughe del viso, delle vene sul collo, delle narici o degli angoli della bocca, del monto o delle dita, e non mi aspettavo che parlasse.
Nel silenzio generale che regnava nella casa, gli occhi di ognuno di noi avevano imparato a conoscere lo stato d’animo dell’altro. Ascoltavamo più con gli occhi che non con gli orecchi. Era nato un piacevole stato di lentezza, un sovraccaricarsi delle cose che si trascinavano e che noi ci portavamo dietro.

Le parole non hanno un peso simile perché non si fermano. Subito dopo aver finito di parlare, appena dette, le parole sono già mute. E si lasciano dire solo singolarmente, una dopo l’altra. A ogni frase tocca il suo turno solo quando è finita quella prima. Invece quando si tace viene fuori tutto insieme, e vi resta attaccato tutto quello che da lungo tempo non è stato detto, perfino ciò che non verrà mai detto. E’ una condizione più stabile che si racchiude in sé stessa. E il parlare è un filo che si spezza e che deve essere sempre riannodato.

Quando arrivai in città mi meravigliai di quanto parlassero le persone, per sentire sé stesse, per essere amiche o nemiche le une delle altre, per dare o ottenere qualcosa. E soprattutto di quanto si lamentassero quando parlavano di sé stesse. Nella maggior parte dei loro discorsi si coglieva l’abbinamento continuo di arroganza e autocommiserazione, tutto il corpo era mosso da un atteggiamento narcisista. Se ne andavano in giro con quel loro io sulla bocca, trito e ritrito. […]

Avevo bisogno di una spiegazione e scelsi la più semplice: quando i piedi poggiano su un terreno liscio, la lingua può o deve parlare senza avere pensieri nella testa.”

Herta Muller, Il fiore rosso e il bastone

(Per)Corsi su Misura

L’IDEA
Se hai un romanzo che non riesci a finire, una storia che non riesci a raccontare o un’idea  creativa che non riesci a sviluppare, possiamo lavorarci insieme progettando un percorso individuale. Questo percorso è fatto di letture, scritture ma soprattutto è un modo per stimolare la creatività. Una fonte di energia inesauribile e rinnovabile.

A CHI SI RIVOLGE
A tutte le persone che hanno un’idea per una storia ma questa storia non riesce a venire a galla. A volte urta i nervi, devasta la serenità; altre volte è la principale motivazione per sorridere guardandosi allo specchio.  Lavoro con chi scrive ed è alle prime armi; con chi scrive da tempo ma senza alcuna soddisfazione personale e pubblica;  con chi non ha mai provato a far leggere la propria storia a nessuno per paura di essere giudicato. Nel percorso su misura non succede. Tranquilli.

COME SI STRUTTURA UN PERCORSO SU MISURA

Si scrive. Ma prima ci si conosce. Per cominciare è utile mandarmi una mail con una proposta o una piccola bozza del progetto di scrittura a cui stai lavorando. Se tra noi scatta quella cosa lì, ovvero l’empatia per la tua storia allora possiamo iniziare a concordare un percorso di scrittura. Una volta stabilito che ci piacciamo, possiamo programmare una serie di appuntamenti, dal vivo o su skype o per email, in cui fare a pezzetti la tua storia. Ogni pezzetto sarà lo spunto per lavorare su un aspetto dello scrivere in generale e in particolare. Ad esempio, l’incipit è un pezzetto e noi ci lavoriamo fino a renderlo perfetto che vuol dire adatto a quello che vuoi raccontare.

COSA  SI FA IN UN PERCORSO SU MISURA

Ci saranno esercitazioni pratiche e brevi lezioni teoriche sulle tecniche della narrazione. In questo percorso il mio ruolo è seguire ogni passo che la tua storia ha bisogno di compiere. A seconda del tipo di narrazione posso fornire una scheda di valutazione (dove evidenzierò i wow e gli aspetti problematici della storia); dopodiché si riparte da zero come se io non avessi letto niente e tu non avessi scritto e insieme risolviamo e risolleviamo le sorti della tua storia.

QUALI OBIETTIVI RAGGIUNGO

Consapevolezza e disciplina narrative. Capacità di mettere in ordine alcuni aspetti del proprio talento.  Una nuova lista di libri bellissimi da leggere. La fine della tua storia. Che in questo caso è solo l’inizio.

COME FACCIO A  FIDARMI DI TE

Come fai a sapere che un libro ti piacerà prima di iniziare a leggerlo?

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come mi è venuto in mente di farmi il sito invece della barca

Non mi piace molto la parola sito. Mi sembra un sinonimo non riconosciuto di salma o di mausoleo. Preferisco web o rete. La prima rinfresca, la seconda espressione fa calore. Una commistione che mi assomiglia molto. Riesco a essere gelida e calorosa nello stesso sguardo.
È così che ho immaginato di iniziare a lavorare per questo spazio. Avendo bene in mente una rete, che partendo dalla vita e dall’esperienza, si è poi codificata nelle pagine che avete appena letto o state per leggere. Queste pagine raccontano quello che ho fatto, quello che voglio fare e quello che farò. Sono pagine senza tempo presente. Al presente ci penserà il blog. Che si intitola #unastoriatuttapersé. Sarà questo il salone delle feste, la piscina raso terra, il menù gourmant. Il posto dove voglio raccogliere le storie. A partire da oggi.
Andiamo per ordine. Funziona più o meno così.
#unastoriatuttapersé, è una specie di casa di scrittura, un ibrido che non esiste e che nasce dalle mie ossessive competenze: editing e creative writing.
Nel blog  racconterò alcuni libri che mi hanno fatto impazzire come la mayonese quando ci sono troppe uova. Ci sarà spazio anche per i libri degli amici che saranno appositamente evidenziati in giallo: “questo libro è di un mio amico/ mia amica” come è giusto che sia.

Ci saranno le mie storie, racconti, brevi reportage e soprattutto ci saranno le storie dei miei corsisti. E infatti. Chi ha partecipato a un mio laboratorio può, se vuole, spedirmi un racconto (creato durante il corso o meno) e io sarò lieta di renderlo pubblico perché se ho un’arma questa è a doppio taglio, ed è una fiducia estrema nelle storie di chi seguo anche a discapito delle mie.

Altre rubriche presenti nel blog:
#cicchetti, un sorso nudo e crudo di alcuni autori che amo molto
#guestbook, un libro consigliato da un mio amico o una mia amica
#abuso di parole, un dizionario riscritto da me su alcuni termini oggi violentati
#scrittorinvisibili, ironici ritratti inventati di scrittori che non incontrerete mai (forse)

– Quindi sei una blogger?

– No.

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