Non si finisce mai di finire. Come si fa a terminare una storia.

In parte il motivo per cui sono dipendente dalla lettura è l’illusione di vivere in una storia che non finisce mai. In parte la mia dipendenza dai libri nasce dalla necessità di non arrivare mai alla fine di una storia, di non essere abbandonata dai personaggi che amo. In parte questo potrebbe sembrare un malessere. Lo è. Ma in parte.

Quello che trovo interessante per una persona, dipendente dalle parole come me, è la capacità che ha di portare avanti delle storie per sempre. Questo è ciò che chiedo a un romanzo. L’eternità. La postulo prima di tutto come lettrice. Quando comincio un libro, quando sfoglio per la prima volta le sue pagine accomodandomi nella lettura, quello che chiedo è:  non lasciarmi. Non farmi arrivare a un finale definitivo;  come avviene con la Natura fa lo stesso anche con l’arte. Fa che io possa sentirmi completa in un’esperienza che fa della sua incompiutezza la perfezione.

Il destino vuole che oggi, in Italia, il canone della compiutezza, io lo chiamo il paradigma orrorifero dell’excel, cerchi e obblighi non più solo alla chiarezza ma alla compilazione di un significato certo. Un tempo era la creazione di incertezze che si richiedeva a chi scrive. Oggi bisogna essere quasi compilativi per scrivere una storia se si  vuole che poi questa venga letta.

Ebbene questo mi fa parecchio pensare che forse, se si prosegue con il canone dell’excel, non avremo più, o almeno non spesso, in Italia, perché altrove non è così, leggete americani, lo dico da sempre e non mi sento affatto antipatriottica nel sostenerlo ma mi sento nel mondo, non avremo più, dicevo, opere d’arte. Capolavori mozzati, storie assurdamente realistiche, parole incompiute e per questo preziose. Come avveniva in passato. Penso a Buzzati dove non tutto torna, eppure. Penso a Tondelli, penso a Pavese. Penso alle loro incompiutezze senza le quali non avrebbero  senso.

La Natura è incompleta. L’Arte è molto simile alla Natura.

Dovremmo tutti scrivere come canta lei, come canta Etta James “At last”.

La sentite la fine? Io no. Non la sento. Sento un inizio. Definitivo.

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alessandra

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